Doomraiser – The Dark Side of Old Europa (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEThe Dark Side of Old Europa (2020) è il quinto album dei romani Doomraiser.
GENEREMeno ignorante e più atmosferico, oltre che più vicino al metal classico rispetto al passato dei capitolini.
PUNTI DI FORZAUna buona evoluzione stilistica, sprazzi di classe a tratti in qualche bella zampata.
PUNTI DEBOLIUna certa omogeneità, una registrazione non del tutto soddisfacente, una scaletta ondivaga e non sempre memorabile.
CANZONI MIGLIORIThe Dark Side of Old Europa (ascolta), Tauroctony (The Secret Cult of Mithras) (ascolta), Loathsome Explorer Interpolation (ascolta)
CONCLUSIONI 
ASCOLTA L’ALBUM SU:Bandcamp | Spotify | Soundcloud
ACQUISTA L’ALBUM SU:Amazon | BandcampEbay
SCOPRI IL GRUPPO SU:Sito ufficiale | FacebookBandcamp | Youtube | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 100
73
COPERTINA
Clicca per aprire

Se segui Heavy Metal Heaven da qualche anno, forse saprai che i Doomraiser sono uno dei miei gruppi italiani preferiti. Trovo i loro primi due album, Lords of Mercy del 2006 e Erasing the Remembrance di tre anni dopo, uno più bello dell’altro; anche il terzo Mountains of Madness (2011) è di alto livello. È per questo che, quando mi è stato proposto il loro quinto album, The Dark Side of Old Europa, uscito lo scorso 24 gennaio, non ci ho pensato due volte ad accettare. È stata una decisione d’istinto, ma non così proficua col senno di poi: parliamo del primo album dei Doomraiser fin qui che non mi abbia stupito in positivo. E sì che i punti interessanti non mancano: in primis lo stile, che invece è stato una bella scoperta. Non avendo avuto purtroppo la fortuna di ascoltare il loro quarto disco Reverse (Passaggio Inverso), in cui c’erano già i semi di quest’evoluzione, mi sono ritrovato davanti un suono rinnovato rispetto al passato. Sempre doom metal è, ma meno “drunken” e ignorante com’era una volta, e più serioso (non è un caso se i Doomraiser hanno lasciato da parte i loro pseudonimi e oggi usano i loro veri nomi). In particolare, The Dark Side of Old Europa ha lasciato da parte quasi tutte le influenze più stoner e oblique dei primi album: si è invece accentuato il lato più atmosferico dei romani, meno psichedelico e più profondo. È stato fatto anche grazie a un avvicinamento, a livello sonoro e filosofico, al doom più classico, soprattutto quello internazionale. Non mancano però accenni anche al suono peculiare che negli anni si è sviluppato da noi in Italia.

Per me quest’evoluzione non è affatto disprezzabile, anzi: è importante per un gruppo cambiare e maturare, se non si vuole rischiare di ripetersi. I difetti di The Dark Side of Old Europa sono altri: in primis, la sua essenza un po’ a sprazzi. Se negli scorsi dischi i Doomraiser riuscivano a creare tantissimi passaggi memorabili, qui ci riescono meno: il risultato sono alcuni pezzi ottimi, ma altri che lasciano a desiderare. Colpa anche di una certa omogeneità: parliamo di un lavoro in cui i capitolini si ripetono più di quanto sarebbe opportuno, e più di quanto abbiano mai fatto. Oltre a questo ci si mette anche una registrazione non eccelsa: forse impostata per suonare “live”, risulta però un po’ grigia, un po’ rimbombante, ed esalta poco la potenza dei Doomraiser. In generale, The Dark Side of Old Europa è un lavoro poco ispirato in cui si fa fatica a riconoscere la band che ha inciso per esempio un Lords of Mercy. Non sarà del tutto scadente, ma ammetto che dai romani mi aspettavo molto di più!

Il disco esordisce con Passage, intro strumentale piuttosto tipico, adatto a far entrare subito l’ascoltatore nell’oscurità del disco. Si comincia da dei fuzz alti, quasi stridenti di chitarra: pochi secondi, poi a essi si affianca una base doom lenta, semplice ma minacciosa al punto giusto. È una base che va avanti costante per parecchio, ma senza annoiare, grazie alle pennellate oscure disegnate alle sue spalle, per poi cambiare in breve nell’ultimo mezzo minuto di durata. Nel complesso, è un intro valido, non male come partenza prima che Chimera entri in scena, purtroppo mettendo subito in evidenza il suo problema principale. Sin primo ascolto, il suo riff di base, veloce e vorticoso, mi ha fatto storcere il naso: non è affatto banale, ma ha qualcosa di goffo che me lo rende indigesto. Succede soprattutto nell’incarnazione iniziale e nei rallentamenti che la riprendono: quando si fa più strisciante e rotondo sotto alle strofe, dà meno fastidio. Per fortuna, inoltre, spesso i romani cambiano direzione e lo evolvono: funzionano meglio sia i passaggi di melodie sinistre che si aprono a tratti, sempre veloci, sia soprattutto la sezione di centro. Lenta e sentita, richiama i migliori momenti di pathos suonati dai capitolini in passato (Another Black Day Under a Dead Sun, soprattutto), ma senza troppa nostalgia. Al contrario, a rendere funzionale questo passaggio c’è un’aura sentita, meno arcigna, evocata bene sia dalla voce di Nicola Rossi (pulita invece che roca e pastosa, come spesso accade nel corso del disco) che dall’assolo che segue. È l’elemento migliore di un pezzo per il resto non del tutto riuscito: è piacevole per lunghi tratti, ma non al livello dei migliori Doomraiser.

Un breve intro parlato, con alle spalle qualcosa di quasi sinfonico, poi The Dark Side of Old Europa esplode con potenza, un riff classico ma di buon impatto. Ne assume ancor di più quando si evolve per reggere i ritornelli, sognanti nella loro cupezza grazie al frontman, che canta una melodia quasi grunge/alternativa però ben integrata nel contesto. Più concentrate e potenti sono le strofe, con Rossi più roco e aggressivo e le chitarre di Marco Montagna e il nuovo acquisto Giuseppe Nantini che si accodano, coi loro vortici lenti ma minacciosi. All’inizio le due anime sono distinte nettamente, ma da poco prima di metà in poi cominciano a unirsi all’insegna di qualcosa di dilatato. Tra momenti di poco più potenti e altri invece del tutto psichedelici e melodici, è una progressione ipnotica che avanza per lunghi minuti. Se qualche suo passaggio è un po’ meno appetibile, la maggior parte degli altri funziona bene, e alcuni spiccano: penso per esempio al misterioso assolo centrale, addirittura di chitarra acustica. Si integra bene nei toni occulti del pezzo, e precede bene un finale ancor più nascosto, oscuro ed etereo con i suoi tanti elementi incrociati in maniera meno lineare di quanto i Doomraiser facciano di solito. Nel complesso, è una bella conclusione per un pezzo piuttosto buono, non troppo distante dal meglio del disco a cui dà il nome!

Anche Tauroctony (The Secret Cult of Mithras) parte da un preludio, stavolta dimesso con la chitarra pulita a cui solo dopo qualche secondo si affianca quella distorta. È l’inizio di un crescendo che con lentezza conduce infine la musica ad abbracciare un doom potente e arcigno, ma molto espanso: lo si sente già all’inizio, quando i toni sono energici ma in scena ci sono anche i synth spaziali di Rossi. Poi però la norma iniziale torna per iniziare un’altra evoluzione, stavolta guidata dalla voce del frontman, che da toni più calmi arriva pian piano a urlare al centro, sulla stessa falsariga resa però più potente. Anche in quei casi però l’atmosfera dilatata, quasi allucinata non lascia la scena: avvolge tutto, i momenti più spigolosi come quelli denotati da melodie lacrimevoli. Solo sulla trequarti l’aura si fa un po’ più estroversa e diretta, per un bel momento di gran potenza, che poi porta avanti la norma del ritornello già sentita nella prima metà. Ma è solo un attimo: dà poi il là a una coda anche più alienante, col suo ritmo più sostenuto su cui si stagliano riff ossessivi, synth, armonizzazioni e melodie. Il tutto mischiato in un caos però efficace al punto giusto nella sua psichedelica oscura: un finale appropriato, insomma, per un ottimo pezzo, uno dei picchi assoluti di The Dark Side of Old Europa.

Terminal Dusk parte subito diretta, seppur non manchi l’impostazione atmosferica dei Doomraiser qui. Ma stavolta i romani pendono sul loro lato più d’impatto: lo si sente già dopo qualche secondo, quando parte una falsariga di base quadrata, ben cadenzata dal ritmo di Daniele Amatori. È una norma ossessiva, che colpisce bene sia in solitaria che sotto alla voce quasi stonata (in maniera voluta) di Rossi e va avanti a lungo. In principio, si arresta solo davanti ai chorus, più aperti a livello ritmico ma potenti con la loro impostazione molto doom. Dopo tre minuti scarsi, tuttavia, la musica prende un’altra direzione: lasciato da parte l’impatto, ci ritroviamo in un ambiente psichedelico, oscuro, etereo. Col tempo, diventa sempre più espanso, fino a toccare un apice poco prima di metà, quando spunta una chitarra pulita e una tastiera che le dà un tocco quasi prog rock. Ma poi in breve la pesantezza si riprende, e dopo una sezione apocalittica non troppo lunga, ancora molto espansa, torna all’origine. Ancor più ridondante, ma senza suonare noiosa, è un progressione che batte sullo stesso tasto per qualche minuto prima di esplodere in un nuovo chorus e poi spegnersi. È con coda lunga oltre due minuti, gestita da lievi chitarre pulite sotto alla voce di Rossi – ma anche un breve istante con, sullo sfondo, anche chitarre quasi black metal (!) – che termina un pezzo di quasi dieci minuti, ma con pochi momenti morti. Non sarà il migliore all’interno di The Dark Side of Old Europa, ma il suo livello è almeno buono!

Dopo una fila di buone canzoni, con Häxan il livello si riabbassa. Sin dall’inizio sembra un po’ confusa, e il suo riff di base è doom metal piuttosto generico, senza particolare appeal. Non aiuta la voce del frontman, che si integra male al suo interno, cercando di creare qualcosa di lugubre ma fallendo a causa di un’eccessiva teatralità. Il risultato cambia di poco con i refrain: virano verso qualcosa di più espanso, ma anch’essi non trovano il pathos a cui miravano. Per fortuna, a salvare la baracca c’è il passaggio centrale: lungo, potente e con un bell’incastro di riff, di solito incide bene. Merito di un’impostazione a tratti persino seriosa alla maniera dell’epic doom, ma senza perdere la dimensione dilatata dei Doomraiser qui. Il risultato è un gran bell’elemento: quasi dispiace che sia incluso in una canzone invece così anonima. Anche con questo pregio a ritirarla su, rimane sempre sottotono, sufficiente e nulla più, il che la rende il punto più basso in assoluto di The Dark Side of Old Europa. A questo punto, è il turno di Continuum pt. 1 (Suspended in Darkness): all’inizio, con la sua chitarra pulita solitaria nel vuoto dà quasi l’idea di essere un breve interludio pacifico, o addirittura una ballata. Poi però spunta il basso di Andrea Caminiti, seguito presto da Amatori: guidano in breve la traccia a esplodere di nuovo nel metal, seppur espanso. Il riff a tratti è potente, ma intorno a sé ha sempre molti suoni sintetici, che rendono la musica eterea, di gran effetto. Il tutto per tre minuti validi: sarà solo un intermezzo, ma si rivela lo stesso una pausa piacevole!

La conclusiva Loathsome Explorer Interpolation rappresenta un piccolo esperimento rispetto a quanto sentito fin’ora nel disco. All’inizio in realtà i toni non cambiano molto: il ritmo è lento e le chitarre di Montagna e Nantini al di sopra nemmeno troppo potenti. Preferiscono evocare un’aura plumbea, quasi funerea, che scorre avvolgente anche nei momenti potenti che spuntano qua e là. O almeno, ciò accade finché, dopo un paio di minuti, la direzione cambia del tutto: il ritmo si fa più animato e anche l’atmosfera, più leggera nonostante qualcosa di sinistro sia rimasto. È un’evoluzione in vecchio stile per i Doomraiser, specie in certi momenti, estroversi e di influenza quasi hard rock, ma dura poco. Presto, l’anima più ombrosa di The Dark Side of the Old Europa rispunta, per qualcosa di crepuscolare, oscuro ma di gran potenza a partire da un riff ossessivo. Ci accompagnerà a lungo, sorreggendo la voce di Rossi come le altre melodie, a tratti di chitarra, altrove sintetiche e a tratti di gusto persino prog o post-rock che vi appaiono sopra. È un passaggio lungo, ripetitivo, che cambia volto del tutto solo sulla trequarti, diventando anche più cadenzato e lento. È su questa base, possente e di gran impatto, che il cantante comincia a scandire una litania, sempre più circolare e ridondante col tempo, come in un vortice di cupezza e follia crescente, vertiginoso. Si tratta di un finale azzeccatissimo per una traccia che lo è altrettanto: per quanto mi riguarda, è il pezzo migliore della scaletta insieme a Tauroctony!

Come ho già detto all’inizio, per quanto riguarda la mia personale opinione The Dark Side of Old Europa è stata una mezza delusione. Certo, oggettivamente si tratta di un lavoro più che discreto, consigliabile a chi ama il doom metal in generale; tuttavia, dai Doomraiser speravo di ascoltare qualcosa di molto più valido. E non lo dico da fan nostalgico: a me non dispiace questa loro nuova dimensione più atmosferica. Spero anzi che in futuro, se è ciò che vorranno fare nel loro percorso artistico, affinino un po’ meglio questo suono, e possano tornarsi a esprimere con la classe che, sono convinto, i romani ancora possiedano!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Passage03:03
2Chimera05:34
3The Dark Side of Old Europa06:29
4Tauroctony (The Secret Cult of Mithras)08:30
5Terminal Dusk09:30
6Häxan07:14
7Continuum pt. 1 (Suspended in Darkness)03:02
8Loathsome Explorer Interpolation08:35
Durata totale: 51:57
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Nicola Rossivoce e synth
Marco Montagnachitarra
Giuseppe Nantinichitarra
Andrea Caminitibasso
Daniele Amatoribatteria
ETICHETTA/E:Time to Kill Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Anubi Press

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento