Dead End Finland – Inter Vivos (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEInter Vivos (2020), quarto album dei finnici Dead End Finland, è un lavoro che stupisce.
GENEREUn suono fresco che parte da un death metal iper-melodico a cui si uniscono un’anima progressive più emotiva che tecnica e un mix molto efficace e musica sinfonica.
PUNTI DI FORZAUno stile originale e ben amalgamato, una gran cura specie a livello di melodie, ben congegnate per incidere al massimo, e atmosfere, molto avvolgenti.
PUNTI DEBOLIQualche rara sbavatura, una flessione molto lieve nella seconda parte.
CANZONI MIGLIORIDeathbed (ascolta), Closer to Extinction (ascolta), Lifelong Tragedy (ascolta)
CONCLUSIONIInter Vivos è un piccolo gioiellino, forse non per tutti i palati ma che farà la felicità degli amanti del metal più melodico!
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VOTO FINALE
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90
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Dopo anni di frequentazione del mondo metal, specie se in un ruolo come il recensore, diventa sempre più difficile restare stupiti dalla musica. La gran parte infatti, anche di alto livello, suona come qualcosa di simile ad altro che hai ascoltato in precedenza: pur apprezzandola, a livello emotivo non c’è più quella spinta di quando scoprivi certe sonorità all’inizio. Per fortuna, a volte però succede ancora di rimanere sorpreso: l’ultima volta in ordine di tempo per me è stata davanti a Inter Vivos dei Dead End Finland. Quarto lavoro di questa band di Helsinki, uscito lo scorso 24 gennaio grazie alla sempre vivace Inverse Records, è un lavoro fresco e molto interessante a partire dal genere. Se di base parte da un death metal iper-melodico, come quello di inizio carriera, i finlandesi lo hanno reso ancor più armonioso e pieno di influenze. Quella che spicca di più è un’anima definibile come progressive, puntata più sul lato emotivo che su quello tecnico del genere, ma c’è tanto altro. I più incisivi nel suono di Inter Vivos sono la musica elettronica e quella sinfonica: due lidi lontanissimi che però i Dead End Finland riescono a intrecciare in una maniera personale e riuscitissima. Ma c’è tanto altro nel loro suono: nelle melodie si ritrova a tratti un tocco gothic, mentre a rinforzare i riff sono presenti influssi groove metal o metalcore. Insomma, è un connubio molto originale, ma i finlandesi ci mettono anche tanto impegno, evidente nella loro estrema cura dei particolari. Lo sono soprattutto le melodie, ben congegnate per incidere al massimo, e le atmosfere, di norma molto avvolgenti. Sono studiate talmente bene che il gruppo riesce a incidere pur rimanendo negli stessi stilemi, senza variare troppo. Nonostante ciò ogni pezzo ha la sua melodia, simile ma non identica alle altre, le sue diverse sfumature e una personalità distinta: qualcosa non da poco, nel metal così omogeneo di oggi. E se è presente qualche sbavatura e qualche pezzo meno bello, in fondo non rovina lo spettacolo: anche così Inter Vivos è un album splendido, con cui i Dead End Finland si mettono in mostra alla grande!

Deathbed comincia subito con toni elettronici, una melodia che anticipa già i ritornelli, la cui base è la stessa, seppur arricchita sia a livello sintetico che di chitarre. Soprattutto però al loro interno spicca la melodia cantata da Mikko Virtanen con voce pulita, catchy ma al tempo stesso così lancinante da dare i brividi. Lo stesso spessore emotivo avvolge anche le altre parti, sia i piccoli stacchi più leggeri ma malinconici, sia le strofe. Più rabbiose e sul lato death dei finlandesi, hanno ritmiche moderne e pesanti corredate dal growl del frontman, ma ci sono anche tocchi di ricercatezza, soprattutto sinfonici. Il tutto in una teoria di luci e ombre che colpisce tantissimo a livello atmosferico, tanto è congegnata alla perfezione. Completa il quadro una bella sezione centrale, divisa da un momento a metà tra musica dance e orchestrazioni, con queste ultime che prendono il sopravvento nella seconda, dimessa parte. È la giusta chiusura di un pezzo intensissimo e meraviglioso un’apertura col botto! Ma il livello non scende di niente con Closer to Extinction: ha un avvio di elettronica e pianoforte di gran nostalgia, seppur stavolta più rilassata, meno drammatica. È il destino seguito dalla parte melodica della traccia: lo si sente bene nei chorus, di una depressione forte ma calda, tranquilla. Al contrario, la sua componente estrema si rivela più teatrale: tra orchestrazioni, fraseggi sintetici e riff grassi, potenti, a tratti di influsso metalcore, mentre altrove veloce e di vago retrogusto “bodomiano”, è un connubio alienante. Solo a tratti diventa più espressivo, come per esempio alla fine o in certi stacchi, però rari. Da citare è anche il finale, che dopo un apertura desolata, torna con un refrain anche più emozionante e pieno: la giusta chiusura per un’altra delle punte di diamante di Inter Vivos!

Dopo due pezzi più o meno intensi, con Lifelong Tragedy i Dead End Finland si votano ancor di più alla melodia. Lo si sente già all’inizio, una norma lenta e di gran tristezza, tra lo sfondo ritmico indistinto e il pattern elettronico al di sopra. Nel corso del pezzo, questa norma caratterizzerà soprattutto i chorus: eterei con la voce echeggiante e la base espansa, avvolgono molto bene nella loro forte malinconia, lacerante seppur calma. In ogni caso, il resto non è da meno: anche più lente, all’inizio le strofe sono morbide, ma col tempo si arricchiscono. Spunta a tratti i growl, ma sempre in accoppiata col pulito, e anche il riff non ha mai troppo impatto: perciò conservano fino alla fine il loro intimismo. Anche questo rende il contrasto tra le due parti sottile, ma molto funzionale: di sicuro un valore aggiunto per un episodio semplicissimo, senza grandi variazioni. Ma non importa: anche così il risultato è eccezionale, il terzo di una serie di picchi da urlo! Una serie che ora si interrompe, ma senza troppi rimpianti: merito di Tightrope, che torna sin dall’inizio a qualcosa di più movimentato, almeno a giudicare dai loop dei synth di Jarno Hänninen. E se poi il ritmo non scatta, presto le ritmiche diventano taglienti e grasse, con un influsso groove più spinto di altrove. È una base di gran potenza, che si evolve insieme al resto della musica: spesso la norma è diretta, ma a tratti diventa più cupa, grazie a un organo. Altrove invece il tutto si dilata, con orchestrazioni e synth a creare un panorama crepuscolare, intenso, in cui la voce e la chitarra sono echi più che altro. In parte, è quanto filtra anche nei chorus che seguono: ancora distesi, presentano però un riff più rimbombante, che regge la voce di Virtanen, a tratti doppiata dal growl. Il risultato è qualcosa di onirico ma di gran impatto, con l’aura drammatica, lacrimevole che riesce a evocare. Ottima anche la frazione centrale, che varia sui temi già sentiti fin’ora in qualcosa di più celestiale, freddo ma non in maniera aggressiva. È la coronazione di un pezzo forse non al livello del terzetto d’apertura, ma sempre validissimo!

Dopo un inizio di questo spessore, con Dark Horizon il livello di Inter Vivos abbassa, e di parecchio. Un inizio di basso voltaggio, con quello che sembra un theremin, poi la stessa melodia viene ripresa in chiave sinfonica. È una falsariga che torna giusto un paio di volte, ma anche il resto stavolta è più spostato sul lato sinfonico dei Dead End Finland. È presente sia nelle strofe, dove accompagna qualcosa di espanso e lento, pieno ma non troppo, sia nei ritornelli. Essi invece sono ricchissimi, ricercati, pieni di melodie che si intrecciano: sono ben fatte, ma per una volta quella cantata da Virtanen non colpisce tantissimo. È un destino comune, del resto, a quasi tutto il pezzo: nonostante sia piacevole, spesso manca un po’ di mordente, almeno a livello armonico. Lo stesso vale, per esempio, per il tratto centrale, potente ma poco incisivo e un po’ anonimo. Il risultato è discreto e nulla più: in un disco normale potrebbe essere piacevole, ma in un lavoro come questo quasi sparisce! È quindi il turno di Dead Calm, brevissimo interludio che per gran parte della sua durata è gestito dal solo pianoforte di Hänninen, delicato e progressivo. Solo al centro spuntano delle orchestrazione che spezzano la sua calma per qualcosa di enfatico, teatrale. Il tutto per poco più di un minuto e mezzo: un piacevole diversivo prima che War Forevermore torni a qualcosa di più oscuro, già dal cupissimo intro di pianoforte e orchestrazioni. Sono presenze che rimangono ad aleggiare anche quando il pezzo si sposta su qualcosa di più diretto e cattivo. Con un riffage quasi da alternative metal, creano un aura malata, di gran oscurità: un’aura che poi si scioglie nei passaggi eterei che sembrano quasi ritornelli. Quelli veri invece arrivano poi: meno rilassati e più potenti, sono però tristi e al tempo stesso liberatori; soprattutto, tornano a schierare una melodia riuscita. Non colpirà come quelle della prima metà, ma sa il fatto suo e incide bene. L’unica variazione a questa struttura è una breve sezione centrale quasi lugubre: non serve altro a un pezzo non eccezionale ma molto buono, che in un disco come Inter Vivos non sfigura!

Anche My Pain ha un’anima tenebrosa, evidente sin dall’avvio in cui i Dead End Finland ci propongono un nuovo mix di elettronica e sinfonia. Melodie seriose, cupe accompagnano poi anche la base metal a tratti, a volte insieme, altrove invece scorporate. Si alternano per esempio nelle strofe, che sono anche più oscure del resto, sia nei tratti macinanti che in quelli più aperti, mentre solo a volte la loro cappa si apre. Succede di norma nei dintorni degli efficaci refrain, che cambiano verso e si pongono sì nostalgici, ma in qualche modo speranzosi. A parte una sezione quasi da musica dance al centro, non c’è altro in un pezzo semplice ma godibile e di buonissima qualità: non è all’altezza dei picchi del disco, ma qui non stona! Va però ancor meglio con Born Hollow, che parte veloce e vorticosa, seppur molto melodica. La sua base regge anche i ritornelli: se all’inizio sono più lenti e desolati, con una melodia di malinconia molto efficace, poi accelerano di nuovo per un breve scatto. Nella struttura, questa norma si alterna con strofe di basso voltaggio, melodiose tra la voce di Virtanen e le venature sintetiche, e bridge invece ombrosi, persino aggressivi a tratti. Un nuovo intermezzo elettronico sulla trequarti, che dà poi il là a qualcosa di più compatto, chiude il quadro di un altro pezzo non molto complesso, ma validissimo! A questo punto, Inter Vivos è quasi alla fine: per l’occasione i Dead End Finland schierano In Memoriam. I suoi loop elettronici, ancora di influsso dance (seppur del tipo più profondo), fanno pensare a qualcosa che debba scattare da un momento all’altro. Ma quando lo fa, la musica è lenta, ariosa nella nostalgia sinfonica che riempie i momenti morti. Di solito però il panorama è più vuoto: le strofe sono quelle di una ballata. Una ballata peraltro ben riuscita, con la sua aura dimessa; i ritornelli però in tal senso facciano ancor di meglio. Di poco più densi e pesanti, hanno il giusto pathos, e completano un complesso di influsso gothic convincente: a me ha ricordato persino i Paradise Lost del periodo Draconian Times, pur con le dovute differenze. Non c’è altro in un brano lineare ma eccellente, non al livello dei pezzi migliori del disco che chiude ma neppure troppo lontano!

Alla fine di questi quaranta minuti, rimane un piccolo rammarico: se la sua seconda parte fosse stata al livello della prima, Inter Vivos poteva essere ancor migliore, forse perfino perfetto. Ma in fondo non importa: anche così parliamo di un gioiellino di album, con tantissimo da dire e da dare. Certo, forse non è per tutti i palati, vista la sua natura iper-melodica, quasi zuccherosa a tratti. Se però ami anche dischi del genere, allora il consiglio è di scoprire i Dead End Finland, e di corsa!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Deathbed03:33
2Closer to Extinction04:11
3Lifelong Tragedy04:46
4Tightrope04:59
5Dark Horizon05:32
6Dead Calm01:34
7War Forevermore04:23
8My Pain03:35
9Born Hollow04:03
10In Memoriam04:02
Durata totale: 40:38
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Mikko Virtanenvoce
Santtu Rosénchitarra e basso
Jarno Hänninentastiere
Miska Rajasuobatteria
ETICHETTA/E:Inverse Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:L’etichetta stessa

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