Verano’s Dogs – Summoning the Hounds (2018)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONESummoning the Hounds (2018) è l’album d’esordio dei Verano’s Dogs
GENEREUn deathgrind molto classico
PUNTI DI FORZALa voce acida del cantante Ulderico, una buona scrittura, omogeneità meno spinta che nella media del genere, una discreta capacità di intrattenere
PUNTI DEBOLIRegistrazione un filo grezza, l’omogeneità che a tratti incide
CANZONI MIGLIORISummoning the Hounds (ascolta), Holiday in Baskerville (ascolta), The Rising of the Necrotic Hound (ascolta)
CONCLUSIONISummoning the Hounds non è un lavoro epocale ma si rivela buono e di gran intrattenimento!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
77
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Nella mia lunga esperienza con Heavy Metal Heaven, ho imparato che non tutti i gruppi cercano di lasciare la propria impronta su un genere, innovare o creare un capolavoro. C’è anche chi vuole soltanto intrattenere gli ascoltatori: in questo non c’è nulla di sbagliato, specie se si ha l’abilità giusta per farlo. È il caso del gruppo di oggi, i Verano’s Dogs: come indica il loro monicker, vengono da Roma (per chi non lo sapesse, il cimitero del Verano è uno dei più famosi della città). Nati nel 2015, arrivano all’esordio due anni dopo con Summoning the Hounds: un lavoro senza grandissime pretese ma godibile. Ad animarlo è un deathgrind piuttosto classico, seppur con alcuni spunti di personalità che lo aiutano a non suonare banale. Ciò che spicca di più è la voce acida e urlata di Ulderico, una costante, mentre il growl non appare mai, al contrario della maggior parte del genere. Contando che spesso le ritmiche dei Verano’s Dogs sono invece più sul death metal, il risultato è un ibrido non proprio canonico, ma interessante.

A parte questo, però, a livello di riff Summoning the Hounds non è niente che non si sia già sentito altrove; tuttavia, i romani riescono a farlo funzionare bene. Merito di una scrittura di norma valida, che a tratti regala qualche ottima zampata e qualche spunto vincente. Certo, a tratti il disco non è immune da un difetto usuale per questo tipo di musica, l’omogeneità: ogni tanto idee, ritmi e dettagli tendono a ripetersi. Per fortuna, succede meno della media del genere, e non incide molto sulla resa complessiva del disco. Lo stesso vale per la registrazione di Summoning the Hounds, non ottimale per valorizzare al meglio la potenza dei Verano’s Dogs ma meno grezza di altri casi: in fondo l’energia non ne risente troppo. In generale, parliamo di un lavoro che non fa gridare al miracolo, ma riesce a divertire bene: qualcosa che lo rende almeno un gradino sopra alla media del metal di oggi!

Un breve intro inquietante, con i suoni di un canile e urla disperate, poi nel giro di trenta secondi Summoning the Hounds parte in una maniera che stupisce. I Verano’s Dogs non attaccano subito con impatto, ma con un momento di caos di quelli di solito piazzati alla fine, per poi stabilizzarsi su una base potente ma non troppo veloce. Il dinamismo deve aspettare un altro mezzo minuto, quando il pezzo entra nel vivo in maniera molto incalzante. La struttura di norma si gioca tra momenti veloci e quasi sguaiati, e altri più diretti, retti dal blast beat di Pablo. C’è però spazio anche per qualche rallentamento inquietante e malato, e anche per alcuni cambi di ritmo repentini che danno al tutto un tocco di complessità e di schizofrenia. Il risultato di tutto ciò è una bella tempesta, che scorre bene ed evoca una bella oscurità: il risultato è appena al di sotto dei pezzi migliori del disco a cui dà il nome! Un breve attacco vorticoso, death/grind più che classico, poi Keeper of Hades prende una via altrettanto tradizionale. Tra il ritmo punk e le ritmiche vorticose, è una norma efficace e dritta al punto, ma spesso i romani si trovano a variare. A tratti sono rallentamenti alienanti, che ricordano da lontano addirittura il metal più tecnico, ma altrove sono soltanto sfoghi di pura cattiveria. In ogni caso, molto buoni le tante variazioni inserite dal gruppo: che siano melodie lugubri, passaggi in cui si sente il basso ancora punkeggiante di Ulderico o lanci di potenza, tutto funziona bene. E se a volte la musica è un pelo troppo obliqua, accade solo di rado: per il resto ne risulta un episodio di buonissima qualità!

Bark at the Grave se la prende con calma all’inizio, almeno rispetto agli standard del genere. Il ritmo è veloce ma non troppo, e a un certo punto cala anche, quasi a livelli death/doom; è però giusto un attimo di tranquillità prima della tempesta che arriva poi. Per lunghi tratti in blast beat, riesce a essere esasperata e angosciosa anche nei momenti meno pestati. Merito anche del buon lavoro della chitarra di Pompeo, non solo a livello di ritmiche ma anche in alcune dissonanze interessanti. Certo, ogni tanto la musica è un po’ troppo caotica per i miei gusti; è però un difetto davvero da poco per un brano ancora una volta riuscito. Se fin’ora Summoning the Hounds è stato di alta qualità, con Mind Necropolis il livello si abbassa un po’. L’assalto iniziale dei Verano’s Dogs è potente ma un po’ sterile, niente che non si sia già sentito nei primi pezzi; molto meglio va invece quando la musica rallenta e si fa lugubre, plumbea. La struttura oscilla spesso tra questi due mondi, con la seconda che per fortuna prende il sopravvento e presenta anche un bell’assolo e un finale riottoso. Non prima, tuttavia, di un tratto centrale strano, dissonante a volte in maniera riuscita, ma altrove lo è troppo. È un altro fattore per un pezzo gradevole al punto giusto ma nulla più, di certo ben lontano dai picchi dell’album. All’inizio, la seguente Cannibalism and Agricolture sembra prediligere l’approccio fangoso già sentito a tratti fin’ora. Pochi secondi, tuttavia, e il ritmo sale con forza: ci ritroviamo così in un vortice con pochi stacchi e tanto macinare. Non è anonimo stavolta, grazie a un buon numero di cambi di volto che evitano il rischio di annoiarsi. Di solito sono piccoli e si giocano sempre in velocità; solo al centro (e in breve sulla trequarti) c’è spazio invece per un rallentamento che riprende l’inizio. È l’unica variazione di un brano breve e col giusto impatto: non spiccherà tantissimo, ma è buono e godibile il giusto!

Un inizio lento e cupissimo, che ricorda il death più lento e persino certe sue contaminazioni doom, poi Holiday in Baskerville accelera. Ma stavolta lo scopo dei capitolini non è la velocità pura: nonostante qualche bello stacco in blast, nella norma principale il ritmo è medio alto. L’atmosfera che si sprigiona da ciò è più arrabbiata e riottosa che oscura: lo stesso evocano i momenti più veloci, in cui Ulderico urla molto. C’è anche spazio per un ritorno di fiamma dell’inizio: ancor più fangoso, si integra bene in una canzone scritta a meraviglia. Con ogni particolare ben impostato per colpire alla grande, si rivela un piccolo gioiellino, tra le indubbie punte di diamante di Summoning the Hounds! Dopo Rabid Moments, il solito pezzo grind caciarone lungo undici secondi, è quindi il turno di The Hound (A Lovecraft’s Tale), che parte dal basso sferragliante e distorto del cantante. Presto i Verano’s Dogs lo seguono al completo, per qualcosa di esplosivo che poi si trasforma in un mid-tempo sottotraccia, abbastanza marcio. Non mancano però scatti di puro dinamismo: lungo tutto il pezzo, momenti debordanti e rapidi si alternano con altri invece rallentati ma non meno inquietanti. La prima anima col tempo si sviluppa di più, in molte forme, ma c’è anche spazio per lunghi passaggi oscuri, spesso arricchiti da Pompeo di melodie sinistre e dissonanti. Certo, ogni tanto questa progressione è un po’ generica, ma di norma sa come attirare l’attenzione: il risultato finale, pur non eccezionale, è almeno buono.

Deadly Whisper inizia in maniera terremotante grazie soprattutto a Pablo, che sostiene bene una base rabbiosa. È un grande esordio, come buono è ciò che segue, una fuga convulsa a tinte death davvero di gran potenza; col passare del tempo però il pezzo si adagia un po’. Seppur concepito in maniera efficace, a tratti sa parecchio di già sentito, quasi che ormai i romani avessero finito le idee, e si stessero riciclando. Certo, non sempre è così: i momenti che il drummer rende cadenzati col rullante sono molto interessanti e piacevoli, come anche quelli più caotici e rabbiosi di norma. Il resto però è un po’ anonimo: ne risulta un pezzo discreto ma non esaltante. Per fortuna, in coda a Summoning the Hounds i Verano’s Dogs piazzano un’ultima grande zampata con The Rising of the Necrotic Hound. Inizia col suo riffage grassissimo, semplice ma esaltante, che colpisce alla grande: lungo il pezzo, si ripresenta spesso in alternanza con frazioni più dirette. Con ritmiche di retrogusto punk e persino heavy classico, sono però di grandissimo impatto; merito anche di Ulderico, che qui duetta col growl di Demian (Airlines of Terror). C’è però spazio per grandi variazioni: alcune abbracciano il death metal tradizionale, altre presentano dissonanze che ricordano persino il black a tratti (!). Il tutto concentrato in un turbine breve ma davvero intenso, che colpisce con la forza di un pugno in faccia: il risultato è eccezionale, un finale col botto per il disco!

Come già accennato all’inizio, Summoning the Hounds non è certo l’album che può cambiarti la vita, o quello che rivoluzionerà la musica. Se però ti piace il deathgrind, lo troverai un ascolto godibilissimo e onesto, con una buona sostanza e pochi momenti morti. Per questo, mi sento di consigliarti i Verano’s Dogs: forse possono ancora migliorare, ma per ora già sono una band di livello più che discreto!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Summoning the Hounds03:06
2Keeper of Hades02:02
3Bark at the Grave02:22
4Mind Necropolis02:33
5Cannibalism and Agricolture01:54
6Holiday in Baskerville02:47
7Rabid Moments00:11
8The Hound (A Lovecraft’s Tale)02:38
9Deadly Whisper 03:28
10The Rising of the Necrotic Hound02:37
Durata totale:  23:38
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Uldericovoce e basso
Pompeochitarra
Pablobatteria
OSPITI
Alex Gorevoce (traccia 3)
Demianvoce (traccia 10)
ETICHETTA/E:Metal Age Productions
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:La band stessa

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