Ravenstorm – Infernum (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEInfernum (2019) è l’album d’esordio dei bolzanini Ravenstorm.
GENEREUn black metal melodico con forti influssi da un death che lo è altrettanto nel suo senso più classico. Il tutto interrotto a volte da intermezzi folk.
PUNTI DI FORZAComponenti del genere integrate bene, tante piccole influenze che arricchiscono lo spettro sonoro, tanti spunti che prometono bene per il futuro.
PUNTI DEBOLIAtmosfere discontinue, una personalità ancora non del tutto definita, una certa immaturità.
CANZONI MIGLIORISehnsucht (ascolta), Infernum pt II (ascolta)
CONCLUSIONIInfernum è un buon EP, niente male come esordio: mette in mostra i Ravenstorm come una band da seguire, visto il loro buon potenziale!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
69
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“Immaturi ma interessanti”: volendo essere stringati, così si potrebbero definire i Ravenstorm. Giovane band nata a Bolzano nel 2014, ha esordito con l’EP Infernum nello scorso mese di settembre. Si tratta di un lavoro con diverse ingenuità ma anche molti spunti che promettono bene, in primis il genere: di base è un black metal melodico. Gli altoatesini lo rafforzano con influssi provenienti da un death metal altrettanto melodico, del tipo però più vecchio stile – seppur non manchino elementi più moderni. Nelle mani dei Ravenstorm, queste due componenti si integrano bene, tanto che spesso è difficile capire dove finisce l’una e dove comincia l’altra. In più, Infernum presenta altre piccole influenze che ne arricchiscono lo spettro sonoro: quelle che spiccano di più sono gli interludi di chitarra pulita, spesso di origine folk. Nell’ambito di un concept “dantesco”, si alternano coi pezzi metal in una maniera non noiosa: questo già dice qualcosa sui bolzanini, visto che di solito facendo così viene fuori un disco troppo spezzettato.

Non che Infernum sia privo di difetti: come già detto, al suo interno i Ravenstorm suonano ancora un po’ immaturi. Lo si può sentire soprattutto nelle atmosfere: a tratti discontinue, in futuro dovranno essere curate un po’ meglio. Ma il problema principale degli altoatesini è la personalità: il loro genere ne ha già in parte, ma a tratti anche loro si adeguano ai soliti cliché. Per fortuna, in entrambi i campi i Ravenstorm sembrano già essere un passo sulla giusta strada: Infernum è la fotografia di un gruppo in crescita. Un gruppo, peraltro, che ha già alcune idee chiare, in fatto di musicalità e passione ma anche di professionalità. Lo si può vedere per esempio nella copertina dell’EP, classica ma per niente banale, oppure in una registrazione adatta al contesto, non troppo grezza e nitida in maniera eccezionale rispetto a esordi simili. Tutti fattori che arricchiscono Infernum e lo rendono un EP certo non perfetto, ma interessante!

Le danze cominciano da Beatitudinem, intro molto classico, specie se consideriamo il lato black dei Ravenstorm. All’inizio ci sono i suoni di passi, un effetto pioggia e il gracchiare di un corvo, il tutto molto lieve: è su questa base che, dopo un po’, penetra un arpeggio folk malinconico, intenso ma lento. Va avanti per pochi secondi per poi dare il là a The Forest King, che però ancora non scatta. Per qualche istante, è ancora lento, malinconico, con una melodia di chitarra che ricorda addirittura gli Agalloch. Ma poi il pezzo cambia strada: quando esplode è sì orientato a un black malinconico ma più d’impatto e meno d’atmosfera di quanto uno si aspetterebbe. Non mancano gli influssi melodeath degli altoatesini: sorreggono spesso il riffage, e in certi momenti escono con più forza. Accade per esempio dopo circa un minuto, una sezione frenetica, strana ma non sgradevole nel suo. Tuttavia, l’altra anima è più presente: gran parte delle ritmiche gli si rifanno, seppur non in senso freddo. È anzi una grande pathos, molto lancinante, a dominare per gran parte del pezzo. Aiuta molto quest’aura dimessa anche la struttura impostata dai Ravenstorm, che è abbastanza ariosa: piena di pause e di ripartenze, di passaggi melodici e sentiti, sale molto di rado di velocità. Degno di nota anche il passaggio finale: ancora di influsso folk, stavolta vago, è un pelo più aggressivo del resto, e col riffage black di Riccardo Coviello e Tobias Donati, più potente della media colpisce bene. È un valore aggiunto per un brano non eccezionale ma più che discreto, un’apertura carina per Infernum nonostante sia pure il suo punto più basso.

Altro interludio di carattere folk, Desperandum è un po’ meno cupo del precedente e più disteso. Il suo arpeggio continuò però contiene sempre una buona nostalgia, che col tempo aumenta anche. Anche per questo, è tutto sommato un’introduzione valida per God of Nothing, che emerge poi con una melodia quasi da post-metal. Ma in breve i toni si fanno più pesanti: un passaggio che potenzia questo esordio, poi la musica svolta su qualcosa di più pestato, strisciante. Se la base non è troppo veloce, la doppia cassa di Matteo Furlan e lo scream estremo creano un’aura disperata e al tempo stesso aggressiva, che colpisce bene. È l’inizio di una progressione che col tempo i Ravenstorm rendono più dinamica e pesante, oltre che più cupa. Tra accelerazioni alienanti, passaggi pesanti, cadenzati e altre invece che guardano all’inizio, rileggendolo però in maniera più malefica e oscura, è un’ottima evoluzione. Va avanti per poco, però, prima di perdere in dinamismo, con una parte vorticosa, quasi caotica ma espansa, che poi si spegne in una coda melodica. Tra una chitarra acustica e delle voci pulite, quasi angeliche, è una passaggio etereo, ineffabile, ma il pezzo non è ancora finito. In chiusura, in breve il metal riprende, per qualcosa però di altrettanto crepuscolare, con anche un buon assolo di chitarra. È la giusta quadratura di un episodio non eccezionale ma buono e godibile il giusto!

Delicata e più breve della media di Infernum, Mortem è più un intro che altro. Presenta solo un arpeggio, quasi un eco ai temi della successiva Sehnsucht, che poi si aggancia con un altro preludio, ancor più vicino ai suoi temi di base. È di ottima malinconia, una sensazione che poi domina anche nel pezzo vero e proprio, quando esplode dopo circa un minuto. Stavolta il ritmo di Furlan è in blast beat, ma il riffage al di sopra, per quanto di puro spirito black, non è per niente gelido, anzi, evoca panorami desolati, tristi, intensi. Lo stesso lavoro viene svolto dallo scream doloroso in queste strofe; anche quando Coviello passa al growl nei ritornelli il risultato però cambia poco. Più lenti e con un riffage semplice ma splendido, di gran melodia, evocano una disperazione lacerante, che colpisce benissimo. Ad aiutare questa atmosfera c’è anche il fatto che, rispetto alla media dei bolzanini, la struttura è più lineare: questo scambio si ripete due volte, con giusto poche variazioni e una coda in cui le due anime si fondono in forma più melodiosa. Ottimo anche l’unico cambiamento “maggiore”, la sezione centrale, in cui la potenza del resto lascia spazio a qualcosa di vagamente evocativo, ma al tempo stesso melodico e intimista. Fa respirare bene un’ottima canzone, la migliore dell’EP nonché quella che fa meglio sperare per il futuro dei Ravenstorm!

Infernum pt I è un altro intermezzo molto breve, stavolta cantato da Coviello che sussurra i titoli degli altri interludi sentiti fin’ora su un arpeggio, prima di dare il là alla seconda parte. Anch’essa, come spesso fatto dagli altoatesini, parte da una chitarra pulita, seppur più alienata e meno orientata al folk. Dura un attimo prima che cominci a crescere un pezzo potente ma sulle stesse coordinate: solo dopo quasi un minuto la musica si fa più estroversa. Ma non in maniera esplosiva: ci troviamo invece in un ambiente tempestoso, che di lì a poco comincia a variare spesso. Tra momenti più turbinosi, veloci e altri rallentati ma minacciosi al massimo, grazie a riff dissonanti e alla voce rabbiosa al di sopra, è una progressione che colpisce molto. Lo fa sia nella prima metà che nel finale, pesante grazie al ritorno di più influssi death e persino di vago retrogusto metalcore a tratti. Solo al centro invece la traccia respira un po’. Con una frazione delicata e lontana, ancora di tono semi-folk lontano, quasi poetico, crea un crescendo quasi sognante seppur di orientamento oscuro, malinconico. È un valore aggiunto per un buonissimo pezzo, neppure troppo distante da Sehnsucht! A questo punto, i giochi sono finiti: c’è rimasto spazio solo per Via Crucis, a metà tra un intermezzo e un brano vero e proprio. Comincia con un arpeggio per poi svoltare su un black metal molto melodico, un riff che varia a lungo su una melodia malinconica. La voce completa un’esplosione che si esaurisce in breve, prima di mettere la parola fine al disco, con gli stessi effetti sonori con cui si era aperto. Tutto sommato, pur non facendo gridare al miracolo, come chiusura non è male!

Per concludere, al momento i Ravenstorm sono una buona band; tuttavia, se sapranno maturare, curare il loro lato atmosferico e migliorare la personalità, potranno diventare ottimi, o forse anche di più. Tra le sue tracce, Infernum evidenzia le grandi potenzialità degli altoatesini, non del tutto espresse. Per questo, se mi sarà possibile continuerò a seguire questi giovani, per vedere come riusciranno a crescere e a evolversi!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Beatitudinem01:05
2The Forest King05:06
3Desperandum01:11
4God of Nothing05:48
5Mortem00:28
6Sehnsucht05:16
7Infernum, part I00:34
8Infernum, part II04:26
9Via Crucis02:19
Durata totale:  26:13
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Riccardo Coviellovoce e chitarra
Matteo Alibardivoce e basso
Tobias Donatichitarra
Matteo Furlanbatteria
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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