SadDolls – Blood of a Kind (2017)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEBlood of a Kind (2017) è il quarto album dei greci SadDolls.
GENEREUn gothic metal con tutti i cliché classici del genere.
PUNTI DI FORZAUno stile che nonostante la mancanza di originalità non è banale, anzi è molto curato. Lo si sente in atmosfere con diverse sfumature, in un suono elegante, decadente e nello spirito ironico degli ellenici.
PUNTI DEBOLIUna scaletta un po’ ripetitiva a tratti, qualche pezzo meno bello, ma niente di che.
CANZONI MIGLIORICold Blood Inside (ascolta), Zombie Love (ascolta), Die Better (ascolta), Misery Revisited (ascolta)
CONCLUSIONISenza altre pretese che intrattenere, Blood of a Kind ci riesce molto bene, con grande consapevolezza: è perciò adattissimo a chi cerca del gothic metal fatto bene.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
86
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Se una parte minoritaria dei gruppi metal vogliono fare musica significativa, che rimanga impressa, la maggior parte non ha quest’ambizione. Al contrario, la missione di queste band è solo di intrattenere l’ascoltatore accodandosi a un determinato genere. È uno scopo molto più arduo di quanto possa sembrare: seguendo dei canoni classici, è molto facile cadere nei cliché e suonare scontati, poco appetibili. Per fortuna però c’è anche chi riesce: è per esempio il caso del gruppo di oggi, i greci SadDolls. Come si può intuire dal nome, suonano un gothic metal sui generis, con tutti i crismi classici di questo stile. Ma ciò non significa che sia trito: al contrario, la band ellenica sa come renderlo divertente, come dimostra per esempio in Blood of a Kind. Quarto album dei SadDolls uscito nel 2017, è un lavoro molto ben curato sotto diversi punti di vista. Lo stanno a dimostrare per esempio atmosfere impostate per avere diverse sfumature intorno allo stesso mood ombroso, e melodie che catturano. È un suono decadente ma elegante, grazie a dettagli ben riusciti come le partiture di tastiera. La miglior freccia al suo arco è però la scrittura: una scrittura abile ad abbracciare tutti i cliché del gothic metal ma senza suonare banale. Merito anche di una certa ironia: tra le righe, si sente che i SadDolls non si prendono troppo sul serio, seguendo invece la scuola dei capostipiti Type O Negative. È anche per questo che, nonostante sia un po’ ripetitivo, Blood of a Kind si rivela un ottimo lavoro, ben congegnato per intrattenere al punto giusto!

Un breve intro di effetti, che in breve si trasforma in una melodia sinfonica, poi Dunkelstein la riprende in una chiave subito da classico gothic metal. Anche la struttura si rifà con forza al genere: questa norma regge ritornelli potenti, divisi tra momenti in cui George Downloved usa quasi lo scream e altri più decadenti e tipici. Tradizionali sono anche le strofe, più di basso voltaggio, con la tastiera e la voce del cantante in evidenza, per poi cominciare una bella scalata più dura. A parte una frazione ombrosa e cantata al centro, non c’è in pratica altro in un pezzo semplice. Non sarà eccezionale, ma col suo livello più che discreto apre Blood of a Kind a dovere – pur essendo, al contempo, forse il punto più basso del disco! È perciò un’altra storia con Creep It Into You: comincia con un organo sintetico e una chitarra pulita, che rimangono in scena anche quando il tutto si accoppia al metal. Come da norma dei SadDolls, questa base reggerà poi anche i chorus: catturanti nella loro classicità, risultano efficaci il giusto. Le strofe sono invece più espanse: anche quando diventano più pesanti, il tono rimane dimesso e sottotraccia. A parte un tratto centrale introdotto da una voce femminile per poi trasformarsi in un assolo carino e in un finale ironico alla Type O Negative, non c’è altro. Il risultato finale è un pezzo semplice ma di buonissima qualità! Va però persino meglio con Cold Blood Inside, che inizia con la sua melodia di base, espansa grazie alle tastiere, lenta e con un bel piglio. Evoca un’atmosfera afflitta e desolata, sia in solitaria che soprattutto nei ritornelli: grazie a Downloved che canta una melodia azzeccatissima, toccano al cuore. Sono il momento topico del pezzo, ma anche le strofe non sono certo male: anche più lente e vuote, quasi depresse, aumentano la forza espressiva del tutto. Altrettanto dilatata è la sezione centrale all’inizio, con effetti quasi ambient in sottofondo; poi però comincia a risalire, fino a dare il là a un ritornello anche più emozionante. È la quadratura perfetta per un episodio splendido, uno dei migliori dell’intero Blood of a Kind!

Zombie Love comincia quasi con un moog progressive, seppur in aggiunta a un piano invece molto gotico. È il prodromo a un brano che dopo un breve sfogo iniziale, che anticipa già i suoi temi comincia subito ad alternare strofe e ritornelli. Di basso profilo, le prime hanno anche una bella potenza nel riff di Paul EviLßose e J. Vitu, ma non durano molto prima di aprirsi nei secondi. Da manuale del gothic metal, sono però catchy al punto giusto, e un tocco di delicatezza generale dà loro una marcia in più. Lo stesso vale per il resto: per quanto classico, prende bene e diverte dal primo all’ultimo istante, compresa la breve parte centrale e il finale, le uniche due piccole variazioni. Anche per questo abbiamo un altro ottimo pezzo, neppure troppo distante dal meglio del disco! Sin dal titolo, Sex in Church si conferma un pezzo ironico alla Type O Negative, e anche il cantante ospite J.P. Leppäluoto (ex Charon e Poisonblack) lo conferma all’inizio, con un tono roco che dà proprio quest’idea. La stessa sensazione esce fuori bene nei ritornelli, che ne riprendono l’impianto melodico in qualcosa di quasi zuccheroso ma efficace. Si alternano spesso con le strofe, all’inizio cadenzate dall’ottima scansione ritmica di Foivos Andriopoulos, prima di farsi un po’ più lineari. Da citare anche il passaggio al centro un pelo più espanso rispetto alla media dei SadDolls coi suoi toni da alternative rock/metal. Nonostante la differenza, si integra bene in un pezzo non tra i migliori di Blood of a Kind, ma risulta divertente al punto giusto! Un intro gestito dal quadrato basso di G.B., poi Kiss You in Hell parte di nuovo come il più classico dei pezzi gothic. La falsariga di base è formata da strofe in cui il bassista si fa di nuovo apprezzare, prima che crescano in potenza, e da ritornelli molto melodici. Stavolta Downloved duetta con una voce femminile per qualcosa di ombroso e di nuovo molto incisivo, specie a livello di melodie, classiche ma non scontate. E se un pelo di effetto già sentito aleggia stavolta, non dà troppo fastidio: anche così, il risultato finale è valido!

Quando sembra che ormai il disco non abbia più molto da dire, i greci cambiano nel finale con un trio di tracce quasi sperimentale, rispetto a quanto sentito fin’ora. Quella che osa di più è la prima Pale White Dracula: lascia perdere le ricercate tastiere sentite fin’ora per qualcosa di più cupo, minaccioso, sin dall’inizio in cui i synth accompagnano una base energica. Lo diventa anche di più col tempo: la norma di base è ritmata e cupa, ricorda quasi i Rammstein più truci. Una nota industrial filtra anche nelle strofe: strane e striscianti, sono però di basso voltaggio, quasi sussurrate. Poi però il tutto si fa più estroverso, quasi rabbioso grazie a Downloved che quasi urla, accompagnato da tastiere sintetiche che aumentano l’effetto obliquo. Un passaggio che sviluppa la componente alienante del resto completa un brano freddo, ma non per questo scadente. Nonostante la stranezza, si rivela di alto livello, e in Blood of a Kind non stona! Die Better riprende quindi in parte gli stilemi dei SadDolls, ma con maggior urgenza. Fin dall’inizio il ritmo è più dinamico, incalzante, pur mantenendo il suo impianto gothic, ben apprezzabile nella norma di base. È quella che regge i chorus, sognanti in un senso oscuro che dà i brividi: merito anche del cantante, delicato nello scandire un’altra bella melodia. Al solito, più spoglie sono le strofe: prima dominate dal basso e da eleganti tastiere, che rileggono i Children of Bodom in chiave gothic, col tempo si potenziano sulla stessa falsariga. Ottima anche il passaggio centrale, quasi alieno grazie al semplice assolo di quello che sembra un theremin. Insieme al chorus finale, anche più drammatico, è l’unica variazione di un brano semplice ma grandioso, a giusto un pelo di distanza dal meglio del disco! Ma in chiusura, con Misery Revisited, i SadDolls fanno anche meglio. Si comincia con un intro subito d’impatto, con le sue orchestrazioni sintetiche: stavolta la stessa norma non fa da sfondo ai ritornelli, anche più drammatici grazie alla voce del frontman. Sono il tramite tra strofe cupe, striscianti, e i chorus che introducono: anche più rumorosi, debordanti, hanno un’oscurità strana, quasi serena, ma al tempo stesso lacerante. Ottima anche la truce parte centrale, piena di suoni e con diversi passaggi stridenti, che danno all’oscurità un tono anche più intensa. Soprattutto, però, valida si rivela la scelta di svariare tra diverse frazioni, che quindi non si ripetono mai uguali le une alle altre. Vista la cura impiegata dai greci nel comporre il tutto, ne risulta un altro episodio topico del disco!

Per concludere, forse non serve ripetere che Blood of a Kind non sia nulla di epocale, e neppure di brillante per originalità. Ma se quel che vuoi è del gothic metal fatto bene, che sappia divertirti coi suoi stilemi principali sono certo che lo apprezzerai tantissimo. Forse non saranno tra le band più famose del genere, ma i SadDolls sanno come muoversi al suo interno con consapevolezza assoluta. O almeno, lo fanno meglio rispetto a tanti che si prendono ben più sul serio!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Dunkelstein04:10
2Creep It into You03:25
3Cold Blood Inside04:38
4Zombie Love03:51
5Sex in Church03:29
6Kiss You in Hell03:33
7Pale White Dracula03:52
8Die Better03:20
9Misery Revisited03:21
Durata totale: 33:39
FORMAZIONE DEL GRUPPO
George Downlovedvoce
Foivos Andriopouloschitarra
J. Vituchitarra
G.B.basso
Foivos Andiopulousbatteria
OSPITI
Mikki Chixxvoce (traccia 1)
J.P. Leppäluotovoce (traccia 5)
ETICHETTA/E:DarkTunes Music Group
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