Defechate – Overthrown into Oblivion (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEOverthrown into Oblivion (2020) è l’EP d’esordio per i nostrani Defechate.
GENEREUn death metal tecnico ma non troppo complesso: punta più su oscurità e impatto, ben evocate dalle dissonanze del gruppo e dal grunt di Giuseppe Tatangelo.
PUNTI DI FORZAUn genere originale, una buona capacità di rendere la propria musica efficace, diverse buone soluzioni personali e inedite, grandi prospettive per il futuro.
PUNTI DEBOLIUna registrazione di basso livello, alcune ingenuità, una scaletta un po’ ondivaga.
CANZONI MIGLIORIRotten Planet Dies (ascolta), The Pulsing Crust (ascolta)
CONCLUSIONIOverthrown into Oblivion è un EP buono ma soprattutto incoraggiante: crea curiosità per ciò che i Defechate potranno fare in futuro!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
68
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Come ho detto in molte recensioni, nel mondo del metal c’è sempre bisogno di band originali, per evitare il ristagnamento. Devono però essere band valide: non basta proporre un suono personale, è opportuno anche supportarlo con buone idee se non si vuole suonare sterili. A volte mi sono capitate band di quest’ultima categoria, ma per fortuna altre riescono a coniugare questi due pregi: è per esempio il caso dei nostrani Defechate. Il loro primo EP Overthrown into Oblivion, uscito all’inizio di quest’anno, è un album acerbo, ma mette lo stesso in mostra elementi interessanti, a partire dallo stile. Come si può intuire dal nome, parliamo di death metal: in particolare, è dell’incarnazione più tecnica. Questo però non significa vortici continui di chitarra o iper-velocità costante, come nel technical death più tipico. Al contrario, i Defechate appartengono alla branca che apprezzo di più, quella in cui le doti musicali sono al servizio di oscurità e impatto. Overthrown into Oblivion si fonda infatti su strutture semplici, condite con tecnicismi dissonanti che rendono il tutto più malato. È uno scopo ben aiutato dal grunt basso di Giuseppe Tatangelo: già sentito con gli Antipathic, aggiunge un elemento brutal che non sta male nella musica del gruppo.

Insomma, parliamo di uno stile personale, ma come già accennato i Defechate hanno anche buone idee nella loro musica. In Overthrown into Oblivion, sono parecchie le soluzioni anche originali e inedite che il gruppo riesce a tirar fuori. Il loro songwriting mostra già degli ottimi spunti e una buona consapevolezza, che brilla anche al di là di alcuni difetti. Per esempio, è facile accorgersi della registrazione abbastanza scadente. Tra il mastering che cambia da traccia a traccia e un suono sporco e piatto, amatoriale, il suono del gruppo non viene molto valorizzato. Ma in fondo ci sta, considerando che Overthrown into Oblivion è il loro primo EP, come ci sta che i Defechate siano ancora un po’ immaturi. Con qualche scalino e qualche scelta che stride con la musicalità generale, il loro stile andrà affinato, per renderlo più scorrevole. Ma in fondo la band è già sulla buona strada: parliamo comunque di un esordio già molto incoraggiante!

Un breve preludio qusai thrash, poi ci ritroviamo subito in Electrocution, che si segnala subito per urgenza. Il ritmo non è velocissimo per gli standard del genere ma evoca subito una tendenza al movimento. È una caratteristica che si accentua poi in quelli considerabili ritornelli, più vorticosi e terremotanti, grazie anche alla doppia cassa dell’ospite Fred Valdaster. Sono dei passaggi col giusto impatto, grazie soprattutto al riff, semplice ma d’impatto; purtroppo, delle strofe non si può dire lo stesso. Tendono un po’ troppo a divagare tra le note, a essere oblique in una maniera a tratti vicina al death ‘n’ roll ma senza lo stesso impatto, il che limita il loro effetto: l’atmosfera che evocano è insipida. Un po’ meglio va invece con l’altro momento tecnico, quello al centro, quasi progressivo per poi farsi più truce e grezzo, ma senza mai abbandonare un’anima scomposta. È un passaggio carino, che arricchisce un pezzo altrimenti con poco appeal: in Overthrown into Oblivion è il punto più basso. Di sicuro, i Defechate fanno molto meglio con Rotting Planet Dies: parte espansa prima di assumere di nuovo un piglio thrashy. Ma in meno di un minuto, la musica scatta: ci si ritrova allora in un ambiente quasi stordente per potenza, cattiveria. Merito non solo del grunt di Tatangelo, ma soprattutto del riffage di Luke Scurb, dissonante e allucinato al massimo: nonostante il suono che lo valorizza poco, ha lo stesso un grande impatto. È una norma che va avanti a lungo, intervallata solo di tanto in tanto da qualche stacco più aggressivo e classico, che non ne compromette l’aura malata. È un lungo fluire, intervallato solo sulla trequarti e nel finale da due ritorni di fiamma dell’inizio. Del resto, non serve altro a un pezzo semplice ma splendido, il picco assoluto dell’EP!

Overthrown into Oblivion ci mette giusto cinque secondi per proiettarci nel suo vortice, marciume sonoro quasi caotico ma di discreto impatto. È una confusione che però a tratti ritrova ordine, per esempio con azzeccati stacchi da puro death tecnico. C’è anche spazio per passaggi più lunghi e articolati, seppur in fondo siano lineari: a tratti macinanti, altrove sono espansi, riflessivi. Nonostante questo, si integrano bene: una variazione importante per un brano che i Defechate confezionano di nuovo con pochi ingredienti. Oltre a queste frazioni, c’è spazio soltanto per un paio di aperture vuote, quasi spaziali al centro e nel finale. Tuttavia, non vuol dire che il tutto sia noioso: al contrario, mantiene viva l’attenzione lungo tutta la durata. Abbiamo un episodio non eccezionale ma valido, che nell’EP omonimo non stona! La successiva The Pulsing Crust parte ossessiva, alienante, con il ritmo pestatissimo della doppia cassa di Nephros, su cui si staglia un riff espanso, a tinte quasi black metal. A sorreggerlo c’è però il basso ben udibile di Tatangelo: lo stesso strumento che col tempo si prende la scena. Accade nella seconda metà, in tratti espansi in cui è una cupa base per i synth di Scurb, che disegnano un panorama alienato, di gran cupezza. Aiuta in questo un ritmo non eccessivo, l’assenza di chitarra e a tratti il frontman: tutti elementi preziosi per la buona riuscita della musica. Tuttavia, sono presenti anche tratti più diretti e potenti: tra influssi thrash e death ‘n’ roll, sono meno oscuri. In essi però c’è una certa preoccupazione, che stavolta consente loro di non stonare. Sono anzi un ottimo elemento per una traccia di alto livello, poco distante da Rotten Planet Dies, e non solo. Col suo spirito sperimentale, è anche quella che promette meglio per il futuro: se i Defechate sapranno sviluppare bene queste suggestioni, potranno diventare ancor più originali.

A questo punto, Overthrown into Oblivion è alle ultime battute: c’è rimasto spazio soltanto per La Morte, la Stessa, che comincia in maniera tecnica e obliqua, senza strappare. Ma dopo un istante, fugge in una corsa davvero frenetica, retta dal blast beat. Non è del tutto amelodica, però: al contrario, spesso in scena c’è la chitarra di Scurb, a disegnare un lead angoscioso, che aumenta l’oscurità del tutto. Il vortice si acquieta un po’ solo coi ritornelli: espansi, cupi, quasi con un retrogusto death/doom, sanno colpire il giusto. Merito anche di Tatangelo, che per una volta canta in italiano (seppur il suo grunt sia comprensibile a stento!). Questi due passaggi si alternano con piccole variazioni, ma in fondo nella stessa maniera lineare a cui i lucani ci hanno abituato fin’ora. Unica eccezione sono le due sezioni battenti e cadenzate che appaiono al centro e nel finale: quest’ultima tra l’altra presenta di nuovo interessanti venature sintetiche. È la giusta conclusione di un buon episodio: non sarà trascendentale, ma come chiusura di un disco così non c’è male!

Per concludere, Overthrown into Oblivion è un lavoro già di buon livello. Ma il suo pregio maggiore è il suo essere molto promettente in chiave futura: se i Defechate sapranno superare le ingenuità e i difetti presenti qui, potranno fare grandi cose nei prossimi dischi. Sono curioso di sapere se così sarà: nell’attesa che il tempo possa dirci di più, io me lo auguro. Se non altro perché di gruppi freschi come loro il metal ha sempre bisogno!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Electrocution03:26
2Rotten Planet Dies03:59
3Overthrown into Oblivion04:18
4The Pulsing Crust03:46
5La Morte, la Stessa03:59
Durata totale: 19:28
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Giuseppe “Tat0” Tatangelovoce e basso
Luke Scurbchitarra e tastiera
Nephrosbatteria
OSPITI
Fred Valdasterbatteria (traccia 1)
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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