Ærgewinn – Down (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONE Down (2019), secondo EP di Ærgewinn (progetto solista del musicista abruzzese Matteo “Grindead” Colantonio) è un album che mostra dei passi in avanti rispetto al precedente Bærnan (2019).
GENERE Un mix di death e black ossessivo e ipnotico, col secondo genere più preminente rispetto al passato.
PUNTI DI FORZA Strutture semplici e ossessive, atmosfere ben curate dalle molte sfumature, una buona personalità.
PUNTI DEBOLI Qualche sbavatura, ancora qualche ingenuità, una registrazione ondivaga.
CANZONI MIGLIORI The Dreaded (ascolta), Down (ascolta)
CONCLUSIONI Down è un buonissimo EP, ancora un po’ immaturo ma che mostra degli ottimi passi in avanti per quanto riguarda il progetto Ærgewinn.
ASCOLTA L’ALBUM SU: Youtube | Bandcamp Spotify
ACQUISTA L’ALBUM SU: Amazon | Bandcamp
SCOPRI IL GRUPPO SU: Facebook | Bandcamp | Youtube | Spotify | Soundcloud | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
72
COPERTINA
Clicca per aprire

Ho già avuto, in passato, la possibilità di relazionarmi col progetto Ærgewinn. È passato poco più di un anno da quando, nell’aprile del 2019, mi sono occupato del suo brevissimo EP d’esordio, Bærnan. Da allora, il mastermind Matteo “Grindead” Colantonio, giovane musicista di Vasto (Chieti) non ha perso tempo. Risale allo scorso 12 dicembre il secondo parto della sua one man band, Down: un album anche più interessante del precedente. Lo è per esempio a livello stilistico, dove Ærgewinn porta avanti il discorso di Bærnan: di base è rimasto lo stesso personale mix di death e black metal, ossessivo, battente e ipnotico, col secondo genere più preminente rispetto al passato. Per il resto, anche le strutture semplici sono state mantenute, seppur qui Grindead tenda a variare di più. Peraltro, lo fa con consapevolezza: se a tratti abbraccia con forza il black e altrove più il death, lo fa senza mai snaturarsi. In più, Down brilla per la maggior cura delle atmosfere: si sente che il mastermind di Ærgewinn ha lavorato bene su questo frangente, mettendo in campo molte sfumature, tutte ben dipinte. C’è da dire, a questo punto, che ancora non tutto è bene al suo posto: all’interno dell’EP trovano ancora posto qualche sbavatura e qualche ingenuità. Anche la registrazione mi ha fatto un po’ storcere il naso. In alcune canzoni è pulito e di ottimo livello, nonostante la grezzezza, in altre invece suona troppo sporco, come se non si fosse fatto alcun lavoro, neppure minimo, di mastering. Ma nessuno dei due difetti è troppo rilevante, in fondo: anche così, Down è un EP valido, che mette bene in mostra le buone doti musicali del progetto Ærgewinn.

Tombgazer comincia subito col suo tema di base, scandito dalla chitarra di Grindead. È melodico e a modo suo addirittura elegante, ma al tempo stesso ha un che di ombroso: lo si sente meglio quando entra nel vivo. Questo fraseggio si ripete allora sopra una base bassa, grassa, goffa in una maniera voluta, che ne esalta la pesantezza; lo stesso fa il growl, lontano e quasi sullo sfondo. È una bella falsariga, purtroppo penalizzata dalla registrazione peggiore dell’EP: con la sua eccessiva sporcizia, si fa quasi fatica a seguire il pezzo. Lo stesso vale per le frazioni in cui la norma si fa più vorticosa e martellante: si sente che hanno una bella carica, sia in fatto di energia che di alienazione, ma non riescono a incidere al meglio delle loro possibilità. Gli unici frangenti che lo fanno sono quelle più aperte, come l’inizio o il lungo passaggio di centro, che sviluppa lo stesso tema in maniera più espansa. Ma in fondo anche il resto non è male: nonostante il grosso difetto, come apertura per Down è più che discreta. Va però meglio con Much Older, che sin dall’attacco pende sul lato più death di Ærgewinn. È un death metal quadrato, quasi industriale a tratti per la potenza ordinata che sa evocare; pian piano però il lato black del progetto filtra. Se all’inizio sono lievi dissonanze, i ritornelli svoltano con forza su questo genere. Con la loro oscura, truce agitazione, quasi angosciosa a tratti, colpiscono piuttosto bene. Anche il resto però non è male in una canzone breve e piuttosto semplice: a parte queste due parti presenta solo un finale che le unisce in qualcosa di ancor più preoccupato. Ma non è un problema: pur non impressionando, il risultato finale è di buona qualità!

Un avvio effettato, strano, dà il là a The Dreaded, canzone altrettanto bizzarra almeno nella sua norma principale. Il suo riffage principale, ancora a tinte death, è lento e ossessivo, il che rende sin dai primi secondi il tutto come una processione alienante, onirica. Aiuta in questo anche il lead al di sopra, di origine black: lo stesso che prende poi il sopravvento nei refrain. Sempre lenti ma più pestati, grazie al basso e alla batteria, ben udibili sotto al riff black, sono ancora più vertiginosi e abissali del resto. Ottimo anche il finale, che sviluppa questa seconda anima in qualcosa di più espanso e desolato, con persino quelli che sembrano dei cori. È un altro elemento ottimo per un piccolo gioiellino di canzone, in assoluto la migliore dell’EP! Ma non va troppo peggio con Down, che segue a concludere il quartetto e cambia strada di nuovo verso il black metal. All’inizio però non manca una nota graffiante, data dal riff del basso di Grindead, ancora ben udibile, che vortica alle spalle della chitarra. Spesso però il tutto si apre per qualcosa di più lento e ondeggiante, oltre che malinconico: il risultato ricorda da vicino il black metal atmosferico. C’è anche spazio per qualche venatura di vago retrogusto addirittura folk a tratti, che però ben si sposa con l’oscurità generale, e per un finale anche più dilatato del resto. Quasi sognante ma in maniera oscura, aumenta di tono man mano, fino ad assumere quasi un’aura drammatica, ma non per questo meno nichilista. Il tutto inoltre beneficia di una bella scrittura, stavolta varia e con diversi cambi di arrangiamento. È un altro valore aggiunto per un episodio splendido, il migliore del disco che chiude col precedente!

Tirando le somme, Down è un buonissimo EP: poteva essere eccezionale senza alcune sbavature, specie in fatto di registrazione. Ma in fondo sono problemi risolvibili: ciò che conta è che Ærgewinn abbia fatto passi in avanti a livello musicale, e tanto mi basta. Certo, Grindead deve ancora crescere per sfruttare al meglio le potenzialità del suo progetto. Rispetto a Bærnan si sente però che già parecchio lavoro è stato fatto in tal senso. Ecco perché sono ancor più curioso nei confronti di questa one man band e del suo futuro!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Tombgazer05:12
2Much Older03:55
3The Dreaded03:44
4Down04:47
Durata totale: 17:38
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Matteo “Grindead” Colantoniovoce, tutti gli strumenti
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento