Alkira – The Pulse (2019)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEThe Pulse (2009) è l’ultimo EP degli australiani Alkira.
GENEREMescola una base di thrash ‘n’ roll, della branca meno allegrotta e più orientata alla potenza, a forti rinforzi groove metal.
PUNTI DI FORZAUna discreta capacità di incidere, una scrittura varia e matura, una buona consapevolezza, una personalità decente nello stile.
PUNTI DEBOLIUna grande scarsità di buone idee, alcuni pezzi piatti e incapace di spiccare, qualche cliché di troppo in certi frangenti, una registrazione non pulitissima.
CANZONI MIGLIORIPowertrip (ascolta), Sludge Machine (ascolta)
CONCLUSIONIA modo suo, The Pulse è un EP piacevole, ma non all’altezza dei suoi migliori spunti, il che alla fine lo rende nella media: di sicuro gli Alkira possono fare di più!
ASCOLTA L’ALBUM SU:Bandcamp | Spotify 
ACQUISTA L’ALBUM SU:Amazon | Bandcamp 
SCOPRI IL GRUPPO SU:Facebook | Bandcamp | Spotify | Soundcloud Metal-Archives | Twitter
VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
63
COPERTINA
Clicca per aprire

“Carino, ma nulla più”: volendo essere sintetici, così si può descrivere The Pulse, nuovo EP degli Alkira. Band australiana nata nel 2009 con all’attivo due full-length e tre album brevi, ha pubblicato quest’ultimo lo scorso 29 novembre. Si tratta di un lavoro che a tratti tende a perdersi, ed è un peccato: dall’altro lato, ha anche dettagli interessanti, come per esempio lo stile. Di base parliamo di un thrash ‘n’ roll solido, di quello meno allegrotto e più orientato a potenza e impatto. In ciò, è aiutato da forti rinforzi più moderni, provenienti soprattutto dal groove, ma non solo: nello stile degli Alkira ci sono innumerevoli sfumature. Tutte votate, peraltro, allo scopo di incidere: uno scopo che The Pulse porta avanti in maniera non disprezzabile, anzi. In certi momenti, gli australiani riescono a incidere con gran forza, anche grazie a una scrittura almeno discreta. Una scrittura varia e anche matura, peraltro: la band è consapevole che si può incidere anche senza essere monotoni e senza andare a mille all’ora sempre.

A questo inoltre si aggiunge uno stile di personalità almeno discreta, seppur non brillantissima. Anch’essa è un valore aggiunto per gli Alkira, che anche per questo potrebbero fare bene: purtroppo però con The Pulse non ci riescono. La pecca principale, più castrante, si trova sul versante delle idee: quelle davvero buone scarseggiano al suo interno. Di conseguenza, gli australiani sono costretti ad annacquarle: il risultato è un EP che suona spesso abbastanza piatto. In generale, la musica del gruppo presenta giusto alcuni spunti che spiccano: per il resto è piacevole, ma non brilla granché. Unendo a tutto ciò qualche cliché di troppo in certi frangenti e una registrazione non pulitissima (ma è il meno, visto che ho sentito molto di peggio), il risultato è segnato. Come leggerai nel corso della recensione, parliamo di un lavoro più che decente ma non imprescindibile, anzi piuttosto nella media all’interno del suo genere di appartenenza.

The Pulse comincia con un riff lento e molto rockeggiante, nonostante la sua pesantezza sia quella del thrash. È la base che accompagna buona parte di questa fase iniziale, in alternanza con sezioni più quadrate, di chiaro spirito groove, con anche una buona potenza. È una parte valida, come lo sono i ritornelli: un pelo più melodici e preoccupati, mantengono però la voce abrasiva di Gregory Challis. Il resto della norma però non è altrettanto valida: nonostante l’energia, suona un po’ piatta. Insomma, questa prima parte rappresenta un po’ un manifesto dei pregi e dei difetti degli Alkira qui: per fortuna, gli australiani si ritirano su con forza nella seconda, quando i ritmi salgono. All’inizio non lo fanno troppo, seppur il brano sia già parecchio vorticoso, ma nel seguito lo diventano anche di più. Il riffage diventa turbinoso, quasi a livello black o death a tratti, e anche il resto è più cupo e aggressivo. Unito a parti più lenti, con bordate a tinte thrash e a tratti quasi sludge, è un finale di energia eccellente. Un piccolo gioiellino, insomma, in coda a un pezzo non del tutto riuscito, ma che risulta lo stesso buono.

Inflicting Damage comincia graffiante e thrashy: una natura che la contraddistinguerà anche in futuro. La norma principale è veloce, seppur non del tutto dritta al punto. A tratti infatti la band intraprende una strada classica, altrove le coordinate sono più scanzonate e da thrash ‘n’ roll, in uno scambio a volte persino tortuoso. Il tutto ha una buona energia, ma a parte questo non molto altro: colpa di una linea musicale non studiata a dovere, che a tratti varia troppo e perde di vista la musicalità. Musicalità non favorita neppure dalle idee del gruppo in sé: seppur alcune siano carine, in generale il tutto esalta poco. Gli unici momenti che spiccano di più sono quelli che abbracciano una norma quasi heavy e la lunga sezione centrale, ben gestita dalle chitarre di Challis e Joel Parkinson. Con l’assolo veloce all’inizio per poi svoltare su coordinate quasi doom, prima di una coda graffiante il giusto, sa bene il fatto suo. Per il resto, abbiamo un pezzo abbastanza anonimo, sufficiente e gradevole ma nulla più: in The Pulse non è molto appariscente.

Con Sludge Machine, gli Alkira rallentano i ritmi. Come suggerisce in parte il nome stesso, è un pezzo lento e fangoso sin dal principio, crepuscolare ma melodico, con la chitarra a scandire fraseggi. È un’anima che a tratti torna, per esempio nei ritornelli: preoccupati, con Challis che cerca di scandire una melodia anche a livello vocale, sono dimessi al punto giusto. Più dure e compatte sono invece le strofe, più votate all’oscurità: anch’esse però funzionano bene, come anche i bridge, melodici e con un influenza black che a tratti contagia anche le altre parti. È una componente che tra l’altro esplode bene sulla trequarti, un vortice che lascia la calma del resto per la frenesia. Il ritmo di Ryan Quarrington è in blast, il riff della coppia Challis/Parkinson è pulito e melodico ma “a zanzara”, e con la voce sempre raspante del frontman creano una bella preoccupazione. Come anche la conclusione, che torna quasi su toni doom o groove, si integra alla grande in un episodio più che buono, appena alle spalle del migliore dell’EP!

Pendulum torna verso sonorità più simili a quanto sentito all’inizio del disco, con un assalto iniziale anche di discreta potenza. Ma in breve, comincia quasi subito a perdere di appeal: succede per esempio con le strofe. Non solo sono un po’ scontate, ma soprattutto si rivelano molto anonime, non comunicano nulla. Un po’ meglio va coi bridge, crepuscolari e obliqui con le loro melodie strane, ma interessanti. Poi però la band dall’Australia rovina tutto con ritornelli senza carisma, senza una melodia distintiva, senza davvero alcun elemento che possa cogliere almeno un minimo l’attenzione. Completa il quadro un passaggio strumentale di trequarti ancora a tinte thrash nelle chitarre di Challis e Parkinson ma ancora molto scontato. La ciliegina sula torta, in negativo, di un episodio neppure piacevole, un riempitivo mediocre che rappresenta il punto più basso in assoluto per The Pulse.

Per fortuna, dopo l’episodio peggiore dell’EP gli Alkira schierano quello migliore con Powertrip: ha un inizio rockeggiante, col basso di Tyson Mahoney seguito da un riff che lo è ancora di più. È un’escalation che dura un po’, ma poi la musica cambia coordinate, cominciando a caricare a testa bassa. Il riffage thrash scandito dalla coppia Challis/Parkinson è vorticoso, velocissimo e di gran potenza: una base che poi reggerà in maniera efficace anche le solide strofe. Ottimi anche i bridge, sempre veloci ma convulsi, preoccupati, con melodie accoppiate però a un piglio di vago retrogusto black. Sono il giusto preludio a ritornelli che invece si aprono e rallentano: riprendono il tono divertente e thrash ‘n’ roll dell’inizio ma con una nota cupa, malata in sottofondo. La loro norma è efficace sia così com’è sia al centro, in cui viene ripresa in uno stacco lento ma cattivo il giusto, prima che la musica torni a scattare con un buon assolo, piuttosto classico. Ottimo anche il finale, un breakdown anche più maligno e strisciante, prima del breve scatto che sancisce la fine. È il giusto finale per un ottimo pezzo, il migliore in assoluto per quanto riguarda l’EP che chiude!

Per concludere, The Pulse è un lavoro piacevole a modo suo, pur senza esaltare. Non lo fa, a maggior ragione, se si considera che da alcuni ottimi spunti gli Alkira si rivelano una band almeno buona. Di sicuro, possono dare di più rispetto al mare del metal medio in cui si collocano con questo disco. La speranza, perciò, è che la prossima volta sappiano costruire un album con maggior cura e focalizzando meglio le idee!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1The Pulse04:40
2Inflicting Damage05:26
3Sludge Machine04:49
4Pendulum04:14
5Powertrip05:33
Durata totale:   
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Gregory Challisvoce e chitarra
Joel Parkinsonchitarra
Tyson Mahoneybasso
Ryan Quarringtonbatteria
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Black-Roos Entertainment

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento