Bloody Souls – The Devil’s Hole (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEThe Devil’s Hole (2020) è il primo album degli abruzzesi Bloody Souls, a due anni dalla fondazione della band.
GENEREUnisce l’oscurità del doom classico e la potenza di un heavy metal non troppo moderno, con in più influssi hard rock e stoner.
PUNTI DI FORZAUn genere non originalissimo ma neppure trito, una discreta freschezza, una volontà encomiabile di variare e sperimentare.
PUNTI DEBOLIUn estro eccessivo, che porta a smarrire la musicalità dei brani. Diversi scalini e diverse ingenuità; delle buone potenzialità però non valorizzate a dovere, una registrazione un po’ secca.
CANZONI MIGLIORIThe Devil’s Hole (ascolta), Bloody Souls (ascolta)
CONCLUSIONIThe Devil’s Hole è un esordio carino ma immaturo: di sicuro i Bloody Souls dovranno lavorare e crescere per sfruttare le loro potenzialità.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
73
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Heavy e doom metal: due generi che, negli ultimi anni, sono stati mescolati più di quanto sia mai successo prima. Spesso a farlo sono band che cercano di rileggere la lezione dei primi Black Sabbath in una chiave più pesante e moderna: questo però a volte porta a dischi derivativi, con idee trite e poco appetibili. Per fortuna però c’è chi ha anche qualcosa di più da dire: in parte, è questo il caso dei Bloody Souls. Band abruzzese nata nel 2018, ha bruciato le tappe fino a pubblicare, lo scorso 21 febbraio, il suo primo full-length The Devil’s Hole. Si tratta di un lavoro che, a dispetto delle sue ingenuità, si pone interessante a partire dallo stile. Mescola l’oscurità del doom classico alla potenza di un heavy metal sui generis ma di stampo non troppo moderno, in un mix che riesce a dare il giusto spazio a entrambe le anime. In più, i Bloody Souls schierano alcune influenze hard rock e stoner, ben integrate in un suono poco originale ma non trito. Al contrario, The Devil’s Hole riesce ad avere una discreta freschezza, conferita dall’intento di variare da parte del gruppo, di non limitarsi ai soliti cliché e alle solite strutture musicali.

È una volontà di sperimentare encomiabile, ma purtroppo gli abruzzesi non l’hanno ancora affinata nella giusta maniera per ora. La pecca principale di The Devil’s Hole è proprio il fatto che, nell’estro di stupire a tutti i costi, i Bloody Souls perdano di vista la musicalità generale. Le atmosfere e le melodie, per quanto a tratti efficaci, andranno studiate meglio in futuro, per evitare scalini come quelli che si trovano nel disco. In più, la scaletta risulta un po’ ondivaga, e ci sono pochi pezzi che spiccano: in generale, The Devil’s Hole si rivela immaturo. I Bloody Souls hanno probabilmente corso troppo con la fretta di esordire, e questo ha minato la loro possibilità di sfruttare a pieno le loro capacità. Capacità che peraltro sembrano ottime: almeno un paio di pezzi sono di alto livello, e anche il disco in sé non è poi così male. Semplicemente, non vengono molto valorizzate, né dal gruppo né dai particolari di contorno (penso alla registrazione, non terribile ma abbastanza secca, oppure alla scarna copertina). Ed è proprio in questo ambito che i Bloody Souls dovranno migliorare in futuro, se vorranno far fruttare al meglio il loro talento.

Senza alcun intro, The Devil’s Hole entra subito in scena col suo riffage principale, doom metal grezzo e primigenio, già di grandissima pesantezza. È un fatto udibile sia quando esso è da solo, sia nei ritornelli: semplici, scanditi dalla voce abrasiva di Johnny Hell, sono però efficaci il giusto. Lo stesso vale per le frazioni più macinanti ma sempre doomy e truci che spesso li accompagnano: fanno un’ottima figura, con la loro carica strisciante. Nella prima parte, si alternano con brevi strofe più aperte, ma questo non dura troppo a lungo: presto la strada cambia. Giusto un paio di minuti, e ci ritroviamo in un ambiente più movimentato, a tinte hard rock che imitano in pieno i Black Sabbath. Dall’assolo a là Tony Iommi al riffage, tutto ricorda gli inglesi, seppur aggiornati a oggi, il che conferisce al complesso una nota stoner. Ma non è allegro o rilassato: anche qui c’è una nota cupa, come c’è nella frazione successiva, che rallenta e si fa più melodica, ma con un velo di oscurità. È sottile, ma poi torna ad addensarsi nel finale, in cui gli abruzzesi tornano a pestare, mostrando per la prima volta il loro lato più heavy. È un altro bel passaggio, con la giusta carica: va avanti a lungo ma non annoia mai, anche grazie a una manciata di riuscite variazioni. È perciò un gran finale per un episodio splendido, il migliore di The Devil’s Hole!

Come spesso capita, Bloody Souls è un po’ autoreferenziale: si sente subito quando Johnny Hell inizia con “we are Bloody Souls”. Lo fa su una base lenta, con una serie di accordi doomy scanditi però da una chitarra pulita: non dura molto, prima che spunti il riff distorto. Ci ritroviamo allora in un ambiente lento e mogio a modo suo, col tono cupo e doloroso evocato dalle chitarre del cantante e di Peter Masterieni. È una base che va avanti un po’, ma poi la strada cambia all’improvviso. Nel giro di qualche secondo, il frontman lancia qualcosa di debordante, veloce, potente, con ancora influssi hard rock che però non durano troppo. Questa norma si alterna con tratti più quadrati e heavy, seppur l’influsso doom non sia sparito. Comunque sia, è una parte valida e divertente, come anche il vorticoso finale, che dopo poco più di tre minuti e mezzo porta un pezzo non eccezionale, ma poco sotto al precedente! Madhouse comincia quindi con nuovi influssi stoner doom nel suo riff iniziale, che segue il breve intro del basso di Mirco Muskyo. Poi però si velocizza, spostandosi su una base heavy che cerca di essere più graffiante. Stavolta però è troppo brillante, il che cozza con l’aura plumbea dell’altra parte, in un contrasto poco riuscito, a tratti piacevole ma senza impressionare. Per fortuna, dura poco, prima che gli abruzzesi cambino direzione, stavolta verso toni più dimessi e soffici. Una lunga frazione retta tutta dalla chitarra acustica, delicata ma crepuscolare, dimessa, dà così il là a un nuovo crescendo, stavolta ben fatto. La sua escalation raggiunge picchi drammatici, guidata dal riffage vorticoso e dalla voce di Johnny Hell, e colpisce con gran forza. È un grande elemento per un pezzo però riuscito a metà: è carino, ma poteva essere eccezionale!

Solve et Coagula inizia di nuovo senza troppi convenevoli con un riffage doom già molto cupo. E col tempo, lo diventa anche di più: quando accelera, il riffage principale si fa più graffiante, e assume un piglio davvero sinistro. È a questa atmosfera che si rifanno anche gli altri momenti con cui esso si alterna, per esempio le strofe, sempre truci pur essendo più espanse. Lo risultano anche i ritornelli, obliqui e dissonanti, ma efficaci in maniera discreta con il loro mood lugubre, ben aiutato dall’aggressività del frontman. Tuttavia, pur spiccando alla fine non risultano troppo incisivi: non valorizzano bene il brano, pur non castrandolo troppo. Meglio va invece con gli altri passaggi, per esempio quello al centro. Con la sua calma e un organo dal suono vintage, da film horror, è sinistro il giusto, e ricorda addirittura certe cose dei Black Hole. È un buon elemento per un pezzo che pur non facendo gridare al capolavoro lo è altrettanto, e non stona in The Devil’s Hole! Va però meglio con Living in Darkness, che inizia preoccupata, quasi allucinata. È la stessa base che i Bloody Souls usano per i ritornelli, statici ma evocativi nella giusta maniera. Il resto però è diverso, più animato: in tal senso brillano le strofe, col loro riff incalzante, heavy doom di alto spessore. Nonostante il lieve scalino tra le due parti, il tutto funziona bene. Va ancor meglio però dopo la metà, quando la musica si rilassa un po’ di più, ma senza perdere la sua oscurità, che si fa più dilatata e avvolgente. Ottimo anche il finale, con un assolo rockeggiante su una base solida che torna a correre. È un altro bel passaggio per un pezzo valido, non al livello della opener ma neppure troppo più in basso!

Demon’s March comincia con un riff doom davvero classico, forse anche troppo: in certi momenti, il tutto suona un po’ scontato. Non aiuta poi il fatto che si ripeta parecchio, anche nelle strofe, dove è scandito dal basso di Mirco Muskyo invece che dalle chitarre: il risultato però è lo stesso. Per fortuna, in altri frangenti il brano suona più efficace: succede nei ritornelli, resi più intensi da Johnny Hell, che urla parecchio. In generale, questa prima parte è piacevole: purtroppo, non si può dire lo stesso della seconda. Con stacchi di un riffage che non si limita a ispirarsi ai Sabbath ma sfiora il plagio, alternati con momenti che cercano di essere brillanti ma suonano piatti, non ha grande fascino. L’unico elemento decente è un assolo carino, ma per il resto abbiamo una seconda metà poco valida. Correda un pezzo discreto e godibile ma nel complesso non troppo attraente. Va però ancora peggio con Belphagor, con cui i Bloody Souls decidono di chiudere il disco: lo si sente già dall’inizio, con una melodia vocale banale su una base anche interessante, melodica, da ballata. È un’anima che torna nel pezzo in una chiave ancor meno appetibile, col suo riffage doom poco efficace, nonostante il bassista ci metta qualcosa di interessante coi suoi giri. Non ritirano su le sorti del pezzo nemmeno gli stacchi che appaiono tra una di queste parti e l’altra: circolari, cercano di essere alienanti e in parte ci riescono pure. Vengono però a noia con facilità, e col tempo finiscono per risultare perciò piatte. L’unico momento che abbia qualcosa da offrire è la parte centrale, cupa e vorticosa, grazie alla doppia cassa di Friedrich Angel. Per il resto però abbiamo il pezzo peggiore in assoluto dell’album, che meritava un finale più degno di questo riempitivo bruttino.

Per concludere, The Devil’s Hole è un esordio carino, ma che sembra avere le migliori prospettive nel futuro del gruppo. I Bloody Souls avranno però parecchio da lavorare per raggiungere la piena maturità: per ora la loro musica è una gemma ancora grezza e incompiuta. Una gemma che si spera, in futuro, la band riesca a modellare e a far brillare come merita!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1The Devil’s Hole06:34
2Bloody Souls03:37
3Madhouse05:23
4Solve et Coagula06:04
5Living in Darkness04:50
6Demons’ March04:00
7Belphagor04:35
Durata totale: 35:03
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Johnny Hellvoce e chitarra
Peter Masterienichitarra
Mirco Muskyobasso
Friedrich Angelbatteria
ETICHETTA/E:(R)esisto Distribuzione
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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