Entombed – Left Hand Path (1990)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEUscito il 4 giugno 1990, Left Hand Path, primo album degli Entombed, segna l’inizio dell’era del death metal svedese.
GENEREIl tipico “Sunlight Sound”: un death metal con le chitarre ultra-ribassate che per la prima volta qui appaiono su disco.
PUNTI DI FORZAUn nuovo modo di affrontare il death metal che poi influenzerà molti gruppi del genere e lancerà la scena svedese con tutte le sue sperimentazioni. Ma oltre all’innovazione, ci sono anche la qualità e diversi elementi freschi e originali, che precorrono il futuro.
PUNTI DEBOLIUn po’ di immaturità, espressa (ma solo in alcuni frangenti) in una certa monotonia e nella scarsa cura nei dettagli.
CANZONI MIGLIORILeft Hand Path (ascolta), Drowned (ascolta), Supposed to Rot (ascolta), But Life Goes On (ascolta)
CONCLUSIONISe la sua importanza storica supera la qualità intrinseca, lo fa per poco: Left Hand Path non è solo un album importante ma anche un gioiello di puro death metal svedese!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
95
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Alla fine degli anni ottanta, il death metal puro, quello che non era più una forma più violenta del thrash ma un genere a sé, era una questione squisitamente americana. Mentre negli Stati Uniti uscivano i primi, seminali lavori di band come Death, Morbid Angel, Autopsy e Terrorizer, altrove il genere non aveva la stessa portata. Era rilegato all’underground, o suonato da band che ancora avevano un approccio più classico e thrash: all’alba degli anni novanta, però, la situazione cominciò a cambiare. Diversi luoghi nel mondo acquisirono la propria scena locale: molte di esse rimasero di secondo piano anche negli anni successivi, spesso limitate al più puro underground. Alcune però riuscirono a elevarsi e a raggiungere una certa fama, come per esempio quella olandese o quella polacca. Il caso più eclatante è però quello della Svezia: tra tutti gli stati del mondo, è l’unico che può rivaleggiare davvero in popolarità con l’America in ambito death metal. La sua scena, che nel corso degli anni ci ha regalato decine di band importanti e ha sperimentato in tante direzioni, in primis inventando il death melodico, negli anni ottanta era solo un abbozzo. Solo nel decennio successivo comincia la sua esplosione, un’escalation che ha una data precisa di inizio: il 4 giugno del 1990, il giorno in cui vide la luce Left Hand Path degli Entombed. Parliamo di un album davvero storico, e non solo per esser stato il primo di una band death metal dalla Svezia (primato che peraltro merita The Awakening dei Merciless di qualche mese prima, seppur il suo non sia proprio death “puro”). Soprattutto, è l’album che ha fatto conoscere al mondo il suono ultra-ribassato “made in Sunlight Studio” insieme a Sumerian Cry dei Tiamat, registrato prima ma pubblicato dopo (giusto di tre giorni, il 7 giugno).

Si tratta di un’impostazione musicale da allora abbracciata da centinaia di band, e non solo in Svezia. Non a caso, oggi si sente parlare di “Swedish death metal” proprio in relazione a chi, ancor oggi, è influenzato dal suono primigenio di gruppi come gli Entombed. Ma Left Hand Path non ha solo lanciato una nuova maniera di affrontare il death classico: al suo interno ci sono anche tutti i prodromi, per esempio, di ciò che la band diventerà in futuro, quando creerà il death ‘n’ roll. Ma soprattutto, con la sua natura meno legata a velocità e precisione folle e la sua maggiore melodia rispetto al suono d’oltreoceano, apre la strada alle nuove correnti del genere che si svilupperanno in Scandinavia negli anni successivi. Ascoltando bene Left Hand Path, si può sentire infatti come a tratti gli Entombed precorrano il melodeath di Gothenburg, seppur alla lontana. Anche per questo, parliamo di un disco storico e fondamentale; come spesso accade in questi casi, però, anche la qualità intrinseca non è da sottovalutare. Col suo suono profondo di potenza allucinata al servizio di tante grandi canzoni, si tratta di un lavoro di altissimo spessore. Non è perfetto, questo no: a tratti anzi Left Hand Path suona invecchiato male e un po’ ingenuo. Si sente come gli Entombed fossero giovanissimi all’epoca, e come non importasse loro di suonare un po’ monotoni, o di curare troppo la composizione dei pezzi. Ma in fondo non importa: anche così parliamo di un classico assoluto e di un capolavoro, che ancora a trent’anni di distanza riesce a brillare moltissimo!

Left Hand Path ha un avvio che è subito leggenda, con un urlo disperato, preso forse da qualche vecchio film, che dà poi il là a un attacco debordante. Di urgenza assoluta, cattivo come non mai, è il principio di un terremoto assoluto in fatto di potenza e cattiveria. Tra il riffage in continuo movimento di Uffe Cederlund e il growl rabbioso di Lars-Göran Petrov, si crea un panorama aggressivo, ma soprattutto oscuro. È quanto evoca il tono ribassato, che dà al tutto un tono malato, poco confortevole. Ma nel giro di circa un minuto, la furia si placa: ci ritroviamo allora in un’apertura lenta, quasi di carattere doom. Desolato e lugubre al massimo, va avanti prima con pesantezza, per poi diventare ancora più espanso, con un assolo dimesso, persino triste a modo suo. Ma poi la musica riparte, un’escalation rapidissima che porta addirittura a uno dei rarissimi blast beat del disco. E, subito dopo, il pezzo certo non si spegne: ci ritroviamo invece in una corsa a perdifiato di potenza assoluta, da brividi. I tanti incastri tra momenti vorticanti e nervosi, passaggi di gran potenza e altri più lineari ma sempre d’effetto incidono a meraviglia, prima che l’energia cominci a decadere. Ma non è ancora finita: quello che sembra un outro, col tema del film horror Fantasmi del 1979, poi il metal torna a riesplodere. Ancora una volta, però, il gruppo si mantiene su coordinate lente e doomy: è oscuro, ma in qualche modo anche intenso e riflessivo. È, in pratica, il primo seme da cui poi tante band svedesi successive cominceranno a sperimentare e ad allontanarsi dal death classico. Ma oltre a questo, è il finale mitologico di una traccia che lo è altrettanto, non solo uno dei picchi di Left Hand Path e della carriera degli Entombed, ma io direi addirittura del genere!

Dopo un macigno imponente come questo, saggiamente la band di Stoccolma piazza Drowned, più lineare e diretta ma senza perdere di qualità. Al contrario, già l’inizio è molto incalzante, col suo ritmo di gran frenesia: un impeto che però si stoppa presto, per qualcosa di più malvagio, contorto e lento. Ma anche questo è un attimo: la falsariga vera e propria è invece una lunga cavalcata oscura, che macina riff a profusione. Sono tutti ben riusciti, come splendida è l’atmosfera apocalittica che se ne sprigiona: da questo punto di vista, il pezzo colpisce con grandissima efficacia. Ottima anche la parte centrale, divisa a metà tra un tratto vagamente death ‘n’ roll, che anticipa il futuro del gruppo, e un finale di nuovo doom, stavolta malatissimo e di oscurità feroce. Merito dello scream di Petrov, qui echeggiato e spaventoso: dà un tocco in più a un altro pezzo perfetto, che col precedente forma un uno-due da K.O. totale! Dopo tanta cattiveria era difficile ripetersi, ma con Revel in Flesh il livello non scende poi molto. La sua falsariga si regge su un ritmo cavalcante, ancora con un sentore death ‘n’ roll stavolta più che vago, su cui si posa un ottimo riffage. A tratti però questa base si apre, a tratti in rallentamenti lugubri a dir poco; altrove invece Nicke Andersson sfodera il blast beat, per qualcosa di convulso. C’è anche spazio per tratti ancor più movimentati: anch’essi potrebbero quasi appartenere agli sviluppi stilistici futuri degli Entombed. Ottima anche la frazione centrale, invece di vago retrogusto thrash prima del veloce assolo di Alex Hellid, uno di quelli tipici di Left Hand Path. Correda un pezzo non alla pari dei precedenti, ma vuol dire poco: la qualità rimane elevatissima, un piccolo gioiellino di death metal!

Una rullata di Andersson dà il là a When Life Has Ceased, pezzo che si muove a lungo su un ritmo veloce ma più basso degli standard. Ciò che cerca di evocare è piuttosto un senso malato e strisciante, il che per gran parte del tempo le riesce bene. Merito del riffage di Cederlund, come sempre sugli scudi: in certi frangenti però il tutto suona un po’ goffo. Non so se per colpa del cantato di Petrov, che a tratti si sposa male con ciò che ha sopra, ma in alcuni frangenti la musica suona poco efficace. Per fortuna, altri passaggi sono taglienti, specie nella seconda metà. All’inizio semplice e pestata, con persino qualche vaga venatura black, si spegne presto in una nuova apertura doom, di quelle a cui gli Entombed ci hanno già abituato. Poi però la musica torna a correre, sempre più tempestosa e aggressiva, fino a ritrovarci nel più puro death metal classico, di grandissimo impatto. Merito anche del buon assolo: sigilla il finale perfetto di un pezzo lontano dal meglio di Left Hand Path. Ma non importa: anche così è valido, e tra mostri così riesce a non sfigurare troppo! Va però meglio con Supposed to Rot, che si segnala subito per il suo riff iniziale, graffiante ma riconoscibile e persino orecchiabile, almeno in relazione al death. Dà presto il là a un pezzo convulso, retto tutto da un riffage debordante che colpisce molto bene nelle sue piccole ma importanti variazioni. Questa fuga in pratica dura tutta la canzone, con un’unica pausa (a eccezione del breve outro in fade) al centro: anche questo rallentamento possiede una forza notevole che lo rende tagliente. È un altro particolare riuscito per un pezzo bellissimo: non è al livello del duo iniziale solo per poco!

Un breve intro dal riff quasi virtuoso, distorto però ancora dal suono ribassatissimo del disco, poi But Life Goes On torna a correre. Per lunghi tratti, la potenza è la solita che la band ci ha proposto, con un riffage anche più grasso del solito, a tratti con persino un vago sentore groove. Sono fughe distruttive, che poi però si arrestano davanti ai ritornelli: riescono a essere catchy anche se Petrov li canta in growl, e anche a dispetto di un’aura sinistra e apocalittica spintissima. Ottimo anche il tratto centrale, che inizia nichilista per poi animarsi, con un assolo di alta caratura, melodico ma ben integrato nel resto. È un altro elemento riuscito per un pezzo tra i più riconoscibili di Left Hand Path, vista la sua particolarità. Ma non c’è solo quello: anche in generale, il livello rimane altissimo, neppure troppo lontano dalle punte di diamante del disco! Bitter Loss comincia quindi lenta e tombale, oltre che lugubre, ma non in senso death/doom: si sente che c’è il freno a mano tirato, che gli Entombed vogliono partire. Ma quando lo fanno, in loro c’è meno foga di quanto ci si potrebbe aspettare: il riff è vorticoso, cupo ma quadrato, poco propenso a correre. È un’ottima norma, ma poi il pezzo cambia ancora, e abbandona la solidità per qualcosa di più sfilacciato. Il riffage di Cederlund ha stavolta un che di death ‘n’ roll e soprattutto di punk, richiamato spesso anche dal ritmo. Il tutto gli toglie un po’ d’impatto, ma in fondo non troppo: anche così, la musica funziona. Lo fanno in special modo gli stacchi più vorticosi che appaiono qua e là o i ritornelli, in cui Petrov urla tantissimo, in maniera quasi drammatica. Grandiosa si rivela anche la sezione centrale, un incastro di riff uno più bello dell’altro e di scambi repentini, coronato anche dal cantante, che a un certo punto passa al pulito. Insieme all’assolo, arricchisce un gran passaggio di un pezzo non all’altezza dei migliori del disco, ma sempre ottimo.

All’inizio di Morbid Devourment, gli svedesi abbassano di parecchio il ritmo. L’attacco è in pratica death/doom, seppur con qualche curioso sprazzo più veloce. Mezzo minuto, poi la musica comincia a macinare di più, ma rimane su un mid-tempo venato di thrash, che dopo poco rallenta pure. Ma la norma di base non è ancora entrata in scena: lo fa poco dopo, strappando su qualcosa di vorticoso e magmatico. È un lungo maelstrom di gran potenza, che dura a lungo ma con diverse variazioni: a tratti più accessibile, di solito però carica a testa bassa. Ottima anche la lenta evoluzione che affronta col passare del tempo, e che la porta su lidi quasi stordenti. Merito non solo del solito muro di suono di Cederlund, in certi casi davvero un pugno in faccia, ma anche delle tantissime variazioni. Alcune conducono il brano addirittura vicino al melodeath, altri invece riprendono gli influssi doom sentiti in apertura. Quella che si fa notare di più è però sulla trequarti, una frazione in nove ottavi particolare ma che non ha nulla di tecnico. Al contrario, anch’essa suona obliqua e malata, dando un bel tocco in questo senso al complesso. Lo stesso compito viene svolto al meglio dal finale arrembante e anche più energico di ciò che è venuto prima. Il risultato finale è una piccola gemma, lunga ma mai noiosa: in quasi tutti i dischi sarebbe uno dei picchi, e anche in Left Hand Path fa la sua figura!

Abnormally Decesased comincia grassa, goffa in una maniera che sembra voluta per darle ancor più impatto. Ma subito dopo, gli Entombed accelerano su coordinate veloci e macinanti, che però mostrano un po’ di stanchezza: alcuni passaggi sanno ormai di già sentito. Per fortuna, altri invece spiccano abbastanza: per esempio, lo fa la norma principale, rumorosa col suo riffage acido di influsso punk. Anche le sezioni da death classico non danno particolare fastidio, e anzi corredano bene il tutto. Lo stesso vale per l’animata parte centrale: tutti questi dettagli concorrono a un pezzo non eccezionale ma buono. E il fatto che anche così sia il peggiore del disco la dice lunga sul valore di quest’ultimo! In ogni caso, se mai ce ne fosse stato bisogno, nel finale la scaletta torna su altissimi livelli con The Truth Beyond. Sin dall’inizio ha un’aura davvero aggressiva, anche nella grande oscurità data dal lento, lungo avvio a tinte death/doom. E anche quando, dopo mezzo minuto, la velocità aumenta, al centro c’è sempre questa sensazione: è un panorama oscuro e mai troppo veloce. A ciò contribuisce un riffage saggio, che non aggredisce troppo ma è ben studiato per la costruzione dell’atmosfera, e la prestazione di Petrov, che urla con rabbia anatemi contro la religione. Un po’ si accelera solo al centro, per qualcosa che di nuovo riecheggia del futuro death ‘n’ roll degli Entombed, puntando di più sulla potenza. Il ritmo quasi punk adottato da Cederlund si mantiene poi anche nel finale, che però svolta di nuovo su aggressività e oscurità. È con vera ferocia che si conclude l’ennesimo brano di altissimo livello, in questo caso neppure troppo lontano dai picchi del disco!

Se la versione in vinile di Left Hand Path finiva così, quella in CD sin dalle prime edizioni includeva due altre tracce, a metà tra bonus track e pezzi effettivi. La prima Carnal Leftovers parte con un tocco punk, mescolato però a un dinamismo rabbioso, che sale a tratti verso il blast. È una fuga diretta, che dura a lungo: solo a tratti si apre con frazioni quadrate e più lente, ma sempre di gran potenza. Tuttavia, il suo macinare dura poco prima di fermarsi in un rallentamento truce: è il preludio a un finale piuttosto crepuscolare, meno esplosivo e più oscuro, ma sempre efficace. Conclude una canzone breve ma intensa, che di sicuro nell’album “regolare” non avrebbe sfigurato. Lo stesso, a ragione ancor maggiore , si può dire per Premature Autopsy, che dopo un inizio classico, di quelli tipici degli svedesi, stupisce. Ciò che si nota di più è il cantato di Petrov, stavolta effettato ed echeggiato per apparire quasi mostruoso. Un effetto forse un po’ grottesco, ma che a me è sempre piaciuto: conferisce al pezzo non solo un tocco originale ma anche una grande oscurità. Lo fa soprattutto nei bridge e nei ritornelli, di nuovo orecchiabili in una maniera difficile da trovare nel death metal. Ma anche il resto non è da meno: forse il momento migliore della traccia è quello al centro, all’inizio caotico e velocissimo, per poi calmarsi via via, fino a toccare il fondo in fatto di lentezza. È però l’inizio di un nuovo crescendo davvero splendido, con un riff di chitarre dietro l’altro di una potenza da brividi, grazie anche a qualche influsso thrash metal. È un altro particolare eccellente per una canzone che lo è altrettanto: volendola considerare nella tracklist vera e propria, sarebbe a poca distanza dai suoi picchi!

Come dicevo all’inizio, Left Hand Path ha il merito di essere il primo album a presentare al mondo il Sunlight Sound. Per questo, oltre che per l’influenza che queste tracce hanno avuto sul death metal successivo, la sua importanza storica è tale da superare persino il suo valore intrinseco. Ma lo fa giusto di poco: abbiamo sempre un gioiello nel suo genere, che nonostante alcune ingenuità brilla ancora di luce propria a tanti anni dall’uscita. Ecco perché, se ti piace il death e ancor di più quello di stampo svedese, è un album che non può mancarti. Non solo perché il tuo genere preferito comincia qui: soprattutto, per le tante ore di godimento che ti saprà procurare!

Circa trent’anni fa, il 4 giugno del 1990, Left Hand Path degli Entombed inaugurava la lunga e prolifica tradizione del death metal svedese. Per questo, oltre che per la sua qualità, per il suo suono ribassato e seminale, che influenzerà tantissime band future, per contenere diversi semi di ciò che la scena svilupperà in seguito, è un lavoro fondamentale. Per questo, celebrarlo a trent’anni di nascita con una delle nostre recensioni storiche è stato quasi obbligatorio!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Left Hand Path06:37
2Drowned03:57
3Revel in Flesh03:39
4When Life Has Ceased04:07
5Supposed to Rot02:00
6But Life Goes On02:56
7Bitter Loss04:19
8Morbid Devourment05:21
9Abnormally Deceased02:56
10The Truth Beyond03:24
11Carnal Leftovers (bonus track)02:55
12Premature Autopsy (bonus track)04:24
Durata totale:   
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Lars-Göran Petrovvoce
Alex Hellidchitarra solista
Uffe Cederlundchitarra e basso
Nicke Anderssonbasso e batteria
ETICHETTA/E:Earache Records
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