Municipal Waste – The Art of Partying (2007)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEThe Art of Partying (2007) è il terzo album degli americani Municipal Waste.
GENEREIl suono diventato un marchio di fabbrica per gli statunitensi, un crossover thrash metal dritto al punto che sa sia essere divertente che aggredire.
PUNTI DI FORZAUn suono di ottimo intrattenimento e meno scontato della maggior parte del revival thrash metal odierno, un’ottima energia, qualche bella zampata.
PUNTI DEBOLIUn’eccessiva omogeneità di contenuti, che rende il tutto monotono. Una scaletta con poche hit.
CANZONI MIGLIORIThe Art of Partying (ascolta), Sadistic Magician (ascolta), Born to Party (ascolta)
CONCLUSIONIThe Art of Partying non sarà epocale ma è un lavoro molto divertente, consigliato a chi cerca del thrash metal non troppo derivativo!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
79
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Se leggi almeno da un po’ le mie recensioni su Heavy Metal Heaven, saprai che non ho grande simpatia per il revival thrash metal degli ultimi decenni. In particolare, non ho mai amato tutte quelle band sterili la cui musica non è altro che una mera imitazione dei cliché degli anni ottanta, senza aggiungere nulla di proprio. Per fortuna però non tutti sono così: c’è anche chi riesce invece a dare un’interpretazione del genere personale, che sa dare qualcosa di più. Per la maggior parte, si tratta di band sconosciute, ma in qualche caso la personalità ha avuto il riconoscimento che merita: quello più eclatante sono i Municipal Waste. Band importantissima per lo stesso revival, ha cominciato la propria carriera in un periodo in cui il thrash classico stentava. Qualche tentativo di riportarlo in auge prima c’è stato, ma molto timido: di sicuro, niente di paragonabile all’esplosione degli ultimi anni. Esplosione di cui i Municipal Waste sono all’origine, ma senza esserne una vera componente, almeno a livello stilistico. Se infatti la maggior parte dei gruppi si ispirano a nomi come Metallica, Testament, Exodus, Slayer e tanti altri, gli americani hanno sempre suonato un genere meno canonico. Uno stile peraltro piuttosto personale: è questo a rendere validi e sopra alla media dischi come The Art of Partying.

Terzo album dei Municipal Waste, è uscito in un periodo in cui già il genere cominciava la sua rinascita. Ma senza accodarsi alle tendenze: lontano dalla moda, quello al suo interno è il classico crossover thrash scatenato e divertente del gruppo. Non manca però una bella componente aggressiva, ben evocata non solo dalla registrazione tagliente come un rasoio e dalla potenza che il gruppo ha in sé, ma anche dalle sue tante influenze punk, sempre in evidenza. È uno stile che trascina bene, nonostante The Art of Partying non sia perfetto: purtroppo, il difetto che castra di più i Municipal Waste è la monotonia. Nonostante la bontà di quasi ogni sua canzone se presa a sé stante, nel complesso tende parecchio a ripetere le proprie idee. A tratti ciò fa venire il disco a noia, seppur in altri momenti gli americani sappiano trovare il guizzo giusto che rialza l’attenzione. Oltre a ciò, i Municipal Waste cadono in un altro difetto tipico del metal di oggi: The Art of Partying presenta poche hit, specie se contiamo che le canzoni in scaletta sono ben quindici. Il risultato finale è un po’ paradossale: nonostante la mezz’ora scarsa di durata, a tratti il disco suona un po’ prolisso e troppo lungo. Per fortuna, i momenti di vera e propria noia si contano sulle dita di una mano: di norma, nonostante il senso di già sentito, i Municipal Waste riescono a intrattenere bene. In generale, The Art of Partying è un disco divertente: poteva essere realizzato meglio, forse, ma anche così ci si può accontentare.

Una breve rullata di Dave Witte, poi ci ritroviamo subito all’interno di Pre-Game, da subito convulsa e di gran frenesia. A dominare sono i riff thrash di Ryan Waste, incastrati su un ritmo abbastanza veloce. Niente di particolare o anche di lontano dagli standard del genere, ma con la sua potenza e la sua schizofrenia costituisce comunque quaranta secondi di intro adatti, prima che la title-track entri nel vivo. Anche stavolta, i Municipal Waste non si perdono in convenevoli: entrano subito nel vivo delle strofe, veloci e con un’urgenza grandiosa, che nel corso del tempo diventa ancor maggiore. Ma The Art of Partying non corre soltanto: a tratti rallenta, come per esempio nei ritornelli. Più contenuti ma sempre di grandissima energia, vedono diverse voci alternarsi in una melodia semplice ma che si stampa facilmente in mente. A parte qualche breve variazione, il pezzo è tutto qui nei suoi due minuti. Non le serve altro, peraltro, visto che la qualità è già quella dei migliori dell’album a cui dà il nome! Ma la qualità non cala molto con Headbanger Face Rip, anche più scatenata e serrata che in precedenza. La sua progressione di riff, corredata dalla voce di Tony Foresta, è così veloce da essere a tratti stordente, e colpisce benissimo. Solo in rari frangenti invece la fretta si placa, per tratti non lenti ma un po’ più espansi. Non ammosciano il tutto, anzi lo fanno respirare bene: sia i ritornelli che la breve frazione centrale sono un valore aggiunto per un pezzo di ottima qualità!

Mental Shock comincia come una valanga preoccupata e anche abbastanza cupa, ma nel giro di poco diventa più esplosivo. I riff di Ryan Waste sono di quelli del crossover thrash più vitale, e danno una bella botta di vita. Ma a tratti il pezzo torna cupo: succede per esempio al centro, strisciante e arcigno col suo ritmo più lento. Ottima anche l’ultima parte, che unisce le due anime in qualcosa di duro e incisivo: è la ciliegina sulla torta di un episodio brevissimo ma ancora di gran efficacia! La successiva A.D.D. (Attention Deficit Destroyer) lascia da parte il dinamismo sentito fin’ora in The Art of Partying per un thrash quadrato, di tempo medio-alto. Ma poi i Municipal Waste tornano ad accelerare: comincia qui un’alternanza tra strofe sguaiate e ritornelli anche più pestati, urlati, graffianti. Se a tratti lo sono in maniera esagerata, di solito funziona bene; lo stesso si può dire per il momento centrale, che torna all’origine. È un’altra ottima componente per un pezzo valido, anche a dispetto del suo difetto! The Inebriator presenta quindi un inizio che spiazza: lento, truce, ha addirittura una nota doom ben più che vaga nel riffage (!). Nonostante tutto, è un avvio molto interessante, anche se poi gli americani partono nella stessa maniera di sempre – anche troppo per i miei gusti. Nella breve escalation della seconda metà, ci sono anche momenti particolari e che colpiscono, come quelli in cui Witte tira fuori un blast beat (forse per recuperare il macinare mancato nella prima parte?). Altri però sanno troppo di già sentito: il risultato di tutto ciò è carino, ma in fondo riuscito a metà, specie contando gli spunti che ha!

Lunch Hall Food Brawl è l’ennesima canzone a partire scatenata, senza troppi fronzoli. Anch’essa non è nulla di diverso rispetto a quanto sentito fin’ora, ma almeno è divertente a lungo, grazie a qualche buon cambiamento qua e là. Per esempio, spiccano i ritornelli, catturanti il giusto, o il rallentamento al centro, con uno dei rari assoli del disco. Sono dettagli molto buoni per un episodio che non esalta, ma neppure stona all’interno di un disco come The Art of Partying! I Municipal Waste fanno però meglio con Beer Pressure, che all’inizio si rilassa di nuovo. Ovviamente, è solo l’intro: la voce di un qualche dialogo, forse preso da un film, poi la musica torna vorticosa. E col tempo lo diventa di più: momenti più lineari e d’impatto si alternano con altri invece quasi angosciosi, seppur nella solita maniera potente a cui ci hanno abituato gli americani. Il momento che spicca di più è però quello al centro, più lento e melodico: colpisce sia per potenza che per l’assolo, e anche la preoccupazione evocata non è male. Ottimo anche il finale di cori sguaiati: chiude a dovere un pezzo non esaltante ma che sa bene il fatto suo! Purtroppo, lo stesso non si può dire di Chemically Altered: all’inizio è anche interessante, col suo approccio più punk della media. Il suo riff però non è molto incisivo, e la voce di Foresta non sempre riesce a valorizzarlo: va un po’ meglio invece quando gli americani lo ibridano con più thrash. Purtroppo, c’è anche spazio per alcune fughe che sanno davvero troppo di già sentito, peraltro poco integrate nel resto. In generale, la struttura cerca di variare, ma lo fa male, e il risultato è un pezzo piuttosto slegato, nonostante abbia i suoi momenti. Insomma, si rivela poco ispirato: è piacevole come ascolto a tempo perso, ma poco altro.

Per fortuna, a questo punto la scaletta si ritira su alla grande con Sadistic Magician. È un pezzo a cui sono affezionato, visto che è stato il primo che abbia ascoltato dei Municipal Waste, e anche in The Art of Partying, nonostante la similitudine col resto, spicca. L’intro del basso di Land Phil già attira l’attenzione, come anche il riff successivo, non sparato a mille all’ora e forse anche per questo tagliente. Lo è anche la norma di base: dissonante, col giusto tocco punk, colpisce molto bene con la sua cattiveria. Ottimi anche i ritornelli, scatenati e da mosh selvaggio; la stessa anima viene poi sviluppata nella frenetica parte centrale. Sono tutti valori aggiunti per un piccolo gioiellino, in assoluto uno dei picchi assoluti del disco! Open Your Mind comincia poi obliqua e dissonante, ancora con un influsso punk ben udibile. Ma poi gli americani tornano alle coordinate abituali, in questo caso tipiche ma con una buona energia. Aiuta a non annoiare e a non far pesare il senso di già sentito anche il fatto che stavolta non dura troppo a lungo. Si intervalla infatti con stacchi orecchiabili al punto giusto, e al centro anche con un tratto che ne sviluppa di più il senso melodico. Non serve altro a un pezzo breve per essere di livello almeno ottimo! Purtroppo, lo stesso non si può dire di Radioactive Force, che al di là di una buona energia ha poco da offrire di base. La norma, per quanto scatenata, è parecchio trita, non colpisce granché col suo dinamismo e il riff di Ryan Waste, molto simile a tanti altri già ascoltati in precedenza. Per fortuna, a tratti il pezzo rallenta e presenta stacchi lenti ma di buon impatto, che ne ritirano su un po’ le sorti. Ma non riescono a fare miracoli: abbiamo un pezzo piacevole e con dei buoni spunti, ma che oltre il livello discreto nel complesso non va.

Septic Detonation ha ancor più fretta dei pezzi precedenti: lo si sente sin dall’avvio, velocissimo e in cui a tratti Witte sfodera il blast beat. La struttura ci conduce veloci ai ritornelli, che rallentano ma sono di gran potenza, diretti proprio “in your face”. Col tempo inoltre il pezzo varia un po’, ma senza lasciar mai questa linea di impatto. Del resto, a un pezzo di meno di un minuto e mezzo non serve l’altro: il risultato è di impatto stratosferico! Anche Rigorous Vengeance ne ha parecchio, comunque: nonostante sin dall’inizio ricicli idee già sentito, il suo dinamismo riesce comunque ad avvolgere bene. Colpa anche di una struttura più varia, che alterna spesso rallentamenti e accelerazione, e vari anche a livello di atmosfera. Si va da momenti esplosivi come da norma dei Municipal Waste ad altri di gran preoccupazione, come mai si era sentito in The Art of Partying. Oltre a ciò, si rivelano buone le variazioni, come per esempio i nervosi ritornelli, coinvolgenti al punto giusto. Ne risulta un altro pezzo non eccezionale, ma di qualità molto buona! Tuttavia, è un’altra storia con Born to Party, che dopo un momento di caos iniziale parte con una furia palpabile. Ma si rivela uno sfogo molto breve, prima che il tutto si apra: il finale è più lento e presenta di nuovo un incrocio di voci diverse, a scandire la stessa melodia. Sul riffage di Ryan Waste, ne risulta un finale molto divertente per un altro pezzo fulminante. Ma non è un problema: anche così è divertentissimo, a poca distanza dal meglio dell’album che chiude. O almeno, lo fa in teoria: dopo qualche minuto di silenzio, c’è anche una breve ghost track. Di registrazione “da cellulare”, è un breve pezzo solo vocale che ricorda le canzoni pop metal anni ottanta. Un finale insomma ironico, che si adatta benissimo a un album del genere!

Per concludere, The Art of Partying non è un album eccezionale. Probabilmente non è neppure il migliore dei Municipal Waste, che potevano curarlo meglio, con più idee e meno ripetizioni. A parte questo però è lo stesso un gradino sopra alla media del thrash revival degli ultimi decenni. E se non ha grandi pretese se non quelle di intrattenere, non è un demerito: sempre meglio di chi ha solo l’intento di copiare il passato. Anche per questo, è più che adatto per chi desidera del thrash di intrattenimento e che possibilmente non sia troppo derivativo.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Pre-Game00:39
2The Art of Partying02:04
3Headbanger Face Rip01:51
4Mental Shock01:48
5A.D.D. (Attention Deficit Destroyer)02:12
6The Inebriator02:07
7Lunch Hall Food Brawl01:58
8Beer Pressure02:37
9Chemically Altered02:21
10Sadistic Magician02:09
11Open Your Mind01:55
12Radioactive Force02:27
13Septic Detonation01:20
14Rigorous Vengeance02:12
15Born to Party04:20
Durata totale: 32:00
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Tony Forestavoce
Ryan Wastechitarra
Land Philbasso
Dave Wittebatteria
ETICHETTA/E:Earache Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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