Ad Vitam Infernal – Infernal Comedy (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEInfernal Comedy (2020), è il primo album dei francesi Ad Vitam Infernal.
GENEREUn death metal con forti sfumature brutal.
PUNTI DI FORZALe melodie e le ritmiche sono veloci, aggressive, violente, e riescono nell’intento di mantenere la tensione ai massimi livelli senza mai stancare l’ascoltatore, ma anzi coinvolgendolo nella dimensione sonora più terrificante possibile
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIAbject (ascolta), Rise! Our Souls… (ascolta), Insane Prayer (ascolta)
CONCLUSIONIInfernal Comedy è un lavoro ben riuscito che lascia ben intravedere per un futuro nuovo capitolo.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
85
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Un anno difficile come il 2020 non ferma il settore del metal, sempre pronto a presentare nuovi lavori che lo arricchiscono. Uno di questi è proprio il debutto degli Ad Vitam Infernal, che si aggiunge alle già numerose novità di quest’anno.
La band, nata a Nantes nel 2017 per volontà di Samuel Girard (voce) e Jérôme Mahé (chitarra, basso), si presenta al debutto assoluto solamente quest’anno con il full-length Infernal Comedy per Lavadome Productions, un lavoro che, già dal nome, lascia intravedere la sua essenza. I francesi, infatti, si immergono in un death metal di chiara influenza old school in cui l’incedere spedito di formazioni come Morbid Angel e Deicide incontra un sound duro e saturo dalle sfumature brutal e, alle volte, anche thrash. Tutte le tracce seguono una struttura precisa e compatta che si rivela uno dei punti di forza dell’album: la tensione, infatti, rimane sempre ai massimi livelli senza mai stancare l’ascoltatore, ma anzi coinvolgendolo nella dimensione sonora più terrificante possibile. A dare man forte alla musica, inoltre, saranno le liriche, totalmente ispirate al primo libro della Divina Commedia e all’immaginario demoniaco che solo quest’opera sa evocare. Ci si imbatterà, quindi, in un’atmosfera da vero e proprio girone infernale, caratterizzata da un sound serrato, cupo e dannato nell’animo che, seppur non innovativo, si presenta diretto e terremotante, con un impatto che non si esaurirà neanche dopo pochi ascolti.

La partenza velocissima è affidata alla title-track, che si apre furiosa e arrembante in piena tradizione brutal: i blast beats supersonici sorreggono i riff schizofrenici e le urla strazianti di Girard, per poi rallentare e lanciare il brano nella sua marcia infernale. In un growl profondo e soffocante, il singer pronuncia l’incipit del brano, ovvero “Abandon all hope ye who enter here“, la traduzione inglese del celebre verso “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate” tratto dal terzo canto dell’Inferno della Divina Commedia. Ciò che segue è una pura cavalcata Vader-iana che ben incarna l’atmosfera dell’opera del Sommo Poeta: la batteria avanza serrata con un basso granitico, facendo da base ad una chitarra in tremolo caotica e al ruggito opprimente di Girard. Dopo una breve pausa, ci si imbatte in un’accelerazione vorticosa in stile Nile che riversa tutte le parole d’odio e di sofferenza del cantante, per poi passare alla seconda strofa che ritorna ai ritmi principali. Fino alla sua sinistra conclusione, la traccia non molla mai la tensione, destreggiandosi in momenti fulminanti sempre al limite del brutal death e appesantendo sempre di più la sezione strumentale, ma questo non è altro che l’inizio. La seconda Abject è un altro episodio efferato, in cui il ringhiare di Girard lascia spazio a dei momenti parlati che trasmettono l’idea della preghiera rivolta a un Dio che non può rispondere. Si tratta, però, solo di brevi parentesi, perché la canzone continua nella sua violenza tramite momenti veloci e schizofrenici, specialmente in un finale eseguito in numerosi cambi di tempo. La terza Hell Hunger si apre con delle chitarre in tremolo che lanciano una vera mazzata sonora: non lascerà scampo all’ascoltatore per il suo impatto, non ci sarà il minimo rallentamento se non solo nel finale criptico in cui nostri ci regalano degli assoli melodici di buon gusto. A riportarci nella furia cieca dell’album ci pensa la seguente God Shall Not Take Your Hand, un vortice di puro death metal in cui Girard improvvisa una conversazione immaginaria tra l’inquisitore Tomas Torquemada e i demoni che lo accompagnano verso l’inferno, con la consapevolezza che Dio lo ha abbandonato nelle mani di Lucifero. Nelle successive No Sides e To Cross the Rivers, i nostri ci portano sulle rive dell’Acheronte, il fiume che nella Divina Commedia è attraversato da Caronte, facendo trasparire, tramite la loro violenza, quell’atmosfera di disperazione che solo le anime dirette verso l’Ade possono provare. I rallentamenti non mancheranno, soprattutto per far spazio a qualche assolo melodico, ma il mood tenebroso rimarrà sempre il fattore dominante di entrambe le canzoni. In Rise! Our Souls… l’attenzione si sposta al settimo cerchio dell’inferno, quello in cui si trovano i violenti e i bestemmiatori, e Girard si immedesima in uno di loro per gridare la loro vendetta e la loro ascesa verso il paradiso per sconfiggere le anime celesti. Dal punto di vista stilistico, è una delle canzoni più violente e brutali dell’intero album, sprigionando una cattiveria inaudita sotto tutti i punti di vista: non si riuscirà mai a controllare la velocità delle ritmiche, né l’intensità del growling, con le chitarre che assumeranno sempre la funzione di furia demolitrice tramite le melodie sinistre. L’album giunge al termine con l’ottava Insane Prayer, il cui testo non è altro che un dialogo fittizio tra lo stesso Dante e Lucifero ispirato all’ultimo canto dell’Inferno. Inizialmente, il cantante utilizza un parlato evocativo per immedesimarsi nel Sommo Poeta che invoca l’aiuto divino sotto un tappeto di riff lenti e minacciosi, ma quando interviene Lucifero tutto torna ad essere abissale come prima. Non ci sarà più spazio per momenti più lievi: la batteria torna a percuotere incessantemente, mentre il growl prende di nuovo il sopravvento anche sulla voce di un Dante ormai sofferente, fino ad un finale misterioso.

Non poteva mai esserci un debutto migliore di questo. Gli Ad Vitam Infernal hanno dato alla luce un album di un impatto devastante, in cui un death metal veloce e brutale si è rivelato il terreno fertile per un songwriting colto e profondo che riesce pienamente a dipingere l’immaginario infernale descritto da Dante Alighieri nella sua opera. L’unico effetto collaterale può essere riscontrato nelle tracce che, prese singolarmente, sembrano ripetitive e senza un minimo di originalità, ma visto nella sua interezza, Infernal Comedy è un lavoro ben riuscito che lascia ben intravedere per un futuro nuovo capitolo. Se già in passato vi siete trovati a vostro agio nella “selva oscura” del death metal, gli Ad Vitam Infernal fanno per voi.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Ad Vitam Infernal02:47
2Abject04:42
3Hell Hunger05:10
4God Shall Not Take Your Hand04:06
5No Sides03:10
6To Cross the Rivers06:05
7Rivers! Our Souls…04:04
8Insane Prayer05:40
Durata totale: 35:44
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Samuel Girardvoce, drum programming
Jérôme Mahéchitarra, basso, drum programming
ETICHETTA/E:Lavadome Productions
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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