Paganland – Galizier (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEGalizier (2020) è il quarto album degli ucraini Paganland.
GENEREUn black metal di origine pagan (ma non definibile così, visto il concept ambientato nella seconda guerra mondiale), ma con molte influenze, tra cui le principali sono il metal sinfonico e il folk.
PUNTI DI FORZAUna grande abilità nell’usare le proprie influenze in maniera funzionale alle atmosfere, che sono di grande spessore emotivo. Un’ottima capacità di variare tra vari registri, una registrazione equilibrata tra grezzo e nitido, diverse buone canzoni.
PUNTI DEBOLIQualche passaggio a vuoto, qualche cliché e soprattutto una relativa mancanza di pezzi che spicchino davvero.
CANZONI MIGLIORIIn the Heart of Forever (Назавжди у серці) (ascolta), UGA (УГА) (ascolta)
CONCLUSIONIPur senza raggiungere il capolavoro, Galizier lo sfiora: si tratta di un disco eccellente e adatto a chi ama il black metal a trecentosessanta gradi!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
88
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Se nel metal apprezzo chi nei propri testi affronta temi sociali, non amo invece chi va oltre e si spinge in territori politici o ideologizzati. Questo perché, per come lo concepisco, anche le branche più violente ed estreme del genere dovrebbero significare comunque libertà, anticonformismo. Uno scopo incompatibile con quelle che in fondo non sono altro che forme di schiavitù mentale e di adeguamento a precisi dettami imposti dall’alto. Per questo, mi capita a volte di rifiutare certe band che inviano materiale a Heavy Metal Heaven, se sono legate a certi temi. Ci sono però delle eccezioni: ne ho fatta una, per esempio, nei confronti di Galizier, quarto album degli ucraini Paganland. A partire dalla copertina, uno potrebbe (legittimamente) pensare che ci troviamo davanti al tipico gruppo black metal nazista. Ma è un’idea impropria: attraverso le informazioni per la stampa, la band ci tiene a far sapere che gli intenti del disco sono più che altro storici. In Galizier, i Paganland raccontano infatti degli ucraini che combattevano al fianco del Terzo Reich non per ideologia, ma solo per contrastare i russi. Da loro visti come invasori e come affamatori già dopo la carestia “Holodomor” che uccise migliaia di Ucraini negli anni trenta, l’inimicizia con loro va avanti ancora adesso – è recentissima l’ultima guerra tra Russia e Ucraina. Da questo punto di vista, i Paganland tracciano un parallelo tra ieri e oggi, in una chiave che a quanto ho capito è molto nazionalista. Ciò in fondo non è lontanissimo dall’ideologia nazista; tuttavia, alla fine ho deciso lo stesso di recensire Galizier. Il motivo? La sua musica.

In fondo, per come la fruisco io, è sempre stato il lato musicale a interessarmi di più, mentre dei testi mi è sempre importato poco – specie se cantati in una lingua a me sconosciuta come è appunto l’ucraino. E quella di cui parliamo qui è molto interessante, a partire dal genere. Si tratta da un black metal di origine pagan (anche se non lo definirei così, visto il concept dell’album molto fuori dai temi del genere), il che gli dà molte sfaccettature. Galizier per esempio le mostra nelle tante influenze dei Paganland, come per esempio quella folk, espressa però di rado tramite gli strumenti tradizionali. Spesso anzi, oltre alle venature di chitarra, si esplica in una componente sinfonica, peraltro ben studiata. Seppur non sia mai troppo complessa o ricercata, dà una bella atmosfera al tutto, sottolineando a dovere i momenti più drammatici. Momenti che peraltro sono molto presenti in Galizier: i Paganland si dimostrano dei maestri nell’evocare atmosfere calde, avvolgenti. È forse questo lo scopo principale della loro musica, e gli ucraini sono abili a raggiungerlo: ognuno dei tanti elementi è ben studiato per essere funzionale a ogni canzone. In più, il gruppo può contare su una grande capacità di variare: i Paganland schierano sia passaggi aggressivi che melodie, sia impatto che atmosfere espanse. In generale, Galizier è ben fatto e focalizzato, anche grazie a una giusta concisione, che taglia ogni possibile riempitivo. Mettiamoci anche una registrazione equilibrata, nitida ma senza perdere il lato grezzo tipico del black, e c’erano tutti gli ingredienti per un capolavoro. Purtroppo, i Paganland non riescono a raggiungerlo: colpa di qualche passaggio a vuoto, di qualche cliché e soprattutto di una relativa mancanza di pezzi che spicchino davvero. Ma per fortuna, Galizier non ne risente troppo: anche così, parliamo di un lavoro di livello medio elevatissimo!

La opener Brody-Feldbach (Броди-Фельдбах)è il classico intro black metal, con le sue sonorità ambient però già mischiate con spunti sinfonici. Ne vien fuori un affresco che alterna tratti dimessi ma quasi solenni, grazie anche alle percussioni marziali al di sotto, e altri invece misteriosi, spaziali. Il tutto per quasi due minuti che fanno già pregustare ciò che verrà dopo, e che esploderà con The Legionary (Легіонер). Un breve accenno sinfonico, poi ci ritroviamo subito nella sua tempesta, al tempo stesso malinconica, grazie alle orchestrazioni e alle melodie, e movimentata. Quest’ultima anima prende poi il sopravvento nel tempo, con lunghe frazioni gestite dal blast beat di Lycane, truci ma non senza un certo calore, almeno all’inizio. Nella fase finale invece l’impatto prevale, con una frazione davvero cupa, di influsso death molto chiaro. In ogni caso, a dividere queste anime sono presenti delle aperture: all’inizio sono espanse e malinconiche, sia quando i Paganland si alleggeriscono, sia quando pestano un po’ di più. Più avanti, però, sulla trequarti e in chiusura, alcune sono più brillanti: a gestirle è un flauto sintetico, che dà un tocco di luce. Non stona però in un pezzo di ottimo livello, che apre a dovere Galizier. Va però meglio con In the Heart of Forever (Назавжди у серці): comincia in maniera molto angosciata, preoccupata, con le orchestrazioni accoppiate a una base da black melodico. È un affresco molto intenso, lancinante, e col tempo lo diventa anche di più, in un gioco in cui il ritmo si espande e si concentra senza cambiare molto. Ma quando entra in scena lo scream sguaiato di D.L., all’interno della musica penetra una venatura oscura: in sottofondo, esplode poi con la fuga al centro. Black metal dei più scatenati, non ha però la freddezza tipica del genere, nonostante le tastiere alienanti: anche qui, a dominare è la disperazione. Proprio questo sentimento avvolge l’intera traccia e la rende efficace all’estremo: ne beneficia ogni parte, compreso il finale. È un’evoluzione di gran melodia, con la componente sinfonica quasi toccante che domina fino a un finale di intrecci da metal quasi classico. Peccato solo per la chiusura in fade dopo solo quattro minuti e mezzo: sembra un po’ troncata, e di sicuro avrei preferito sentire le stesse idee sviluppate meglio. Nonostante questo, però, tutto il resto è di altissimo livello: anche col suo problema, abbiamo comunque il punto topico del disco!

Un inizio lento, quasi esitante, si trasforma poi nella corsa convulsa di Ideology (Ідеологія), che evoca subito un’idea di durezza. Ma presto la sua cappa si apre: ci ritroviamo così in un tratto più semplice dal riffage moderno, quadrato, in cui le tastiere del leader Ruen danno un bel tocco di melodia folk. È un dualismo che si ripete nella struttura di base, che pure varia abbastanza: se alcuni momenti tornano, altri appaiono una volta sola. Comunque sia, dopo un po’ sembra che la componente più aperta prenda il sopravvento: lo fa nella frazione centrale, elegante e di spirito folk accentuato. Poi però il tutto si fa arcano, oscuro, con un tratto espanso, dal riffage quasi doom di Eerie Cold su cui si stagliano synth spaziali. E anche quando il black metal riprende, è atmosferico: si tratta di un finale dimesso, stanco, di cupa depressione. È una sensazione che colpisce bene e ci accompagna fino al campionamento finale, una registrazione d’epoca che stride (in maniera voluta e riuscita) col resto vista la sua allegria. Si tratta di una gran conclusione per un buon pezzo: forse in Galizier è il meno bello, ma questo vuol dire poco, visto che il livello rimane alto! UGA (УГА) comincia quindi in maniera pestata, quasi furiosa col blast di Lycane, ma senza grande aggressività: è più la solita preoccupazione dei Paganland a dominare. È un inizio poderoso, arricchito anche dalle tastiere di Ruen, di nuovo di tono spaziale, ma poi la musica cambia strada e si fa più strisciante. All’inizio il ritmo è ancora movimentato, ma già sono presenti spunti folk che poi in seguito domineranno. Ci ritroviamo così in una lunga progressione black/folk metal in cui si alternano melodie di tastiera e persino di chitarra, i cui giri ricordano molto quelli del secondo genere. Sono tratti quasi speranzosi, ma altrove il tutto è più drammatico e oscuro, e passata la metà si fa anche aggressivo. È un breve sfogo, che poi si apre in qualcosa di più melodico, potente ma col ritorno della tastiera spaziale. Dà il là a una nuova escalation di gran potenza, con le sue influenze thrash inedite ma che ci stanno davvero bene. È forse il passaggio migliore qui, ma anche il resto è grande. Ben studiato per incidere, neppure troppo tortuoso (molte delle sue melodie si ripetono anche nel finale), ne risulta un brano grandioso, poco lontano dal meglio del disco!

Un breve intro d’ambiente, con suoni “estivi” poi Galician Night (Галицька ніч) parte subito con uno dei suoi temi di base, seppur scandito per ora solo dalla chitarra. È la base anche di varie frazioni che torneranno: la prima è occupata dall’ottimo assolo di Eerie Cold, melodico in maniera intensa a livello emotivo. Il meglio si rivela però quello considerabile un ritornello: spunta nella seconda metà e suona non solo orecchiabile, ma anche di gran pathos, lancinante il giusto. Ma anche il resto non scherza: ottime sono per esempio le strofe, circolari e macinanti come si sente di rado nel black, e più vicino a un moderno thrash sui generis. Nonostante questa particolarità però, col loro impatto funzionano a dovere. Ottimi anche i vari stacchi che le inframezzano: che siano aperture folk o momenti frenetici ma d’atmosfera, funzionano molto bene dove sono piazzati. Da citare inoltre anche il lungo e piacevole outro con un bell’arpeggio di chitarra pulita, a tratti di retrogusto post-rock. È un altro elemento ottimo per un episodio di qualità elevata! A questo punto, Galizier è quasi alla fine, segnata da Von Wachter (Фон Вехтер). Un altro breve campionamento, preso probabilmente dal discorso di qualche personaggio storico, poi prende vita un’accoppiata tra una base black e un lato sinfonico più folk e prominente che mai. È una gran bella norma, ma anche il resto funziona: lo fanno sia i momenti più ombrosi, alienanti e orientati al black classico che spuntano qua e là, sia gli spunti folk a cui spesso si accoppiano. E se ogni tanto i primi ammosciano un po’ il tutto, non è un gran problema: nel complesso, la canzone funziona. Aiuta in ciò anche la conclusione: dopo una breve pausa, denotata dal rullante marziale di Lycane, rilegge tutto quanto sentito fin’ora in una nuova fuga. Passionale, disperata, con sotto anche un campionamento che la rende più suggestiva, è la chiusura di un pezzo non eccezionale ma valido, certo non una conclusione deludente per un disco così!

Per concludere, alla fine Galizier arriva persino a sfiorare il capolavoro. Poteva anche raggiungerlo, forse, ma magari ci si dovesse accontentare più spesso di un disco del genere! Parliamo infatti di un album che rimane realizzato con cura e con ottime idee musicali: un ascolto godibilissimo per chi ama il black metal a trecentosessanta gradi. E che io reputo adatto anche per chi, come me, di solito non ama i dischi troppo ideologici o che almeno si avvicinano a quel mondo!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Brody-Feldbach (Броди-Фельдбах)01:59
2The Legionary (Легіонер)05:28
3In the Heart of Forever (Назавжди у серці)04:27
4Ideology (Ідеологія)05:26
5UGA (УГА)05:11
6Galician Night (Галицька ніч)05:25
7Von Wachter (Фон Вехтер)04:53
Durata totale: 32:49
FORMAZIONE DEL GRUPPO
D.L.voce 
Eerie Coldchitarra e basso
Ruentastiera
Lycanebatteria
ETICHETTA/E:Blackest Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Light Media

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