Domande e Risposte – Ærgewinn

INTRODUZIONE

È sempre un piacere quando, invece della fugace recensione di un disco, una band mi concede di seguirla a lungo, osservandone gli sviluppi, la crescita, i cambiamenti stilistici e di approccio. Se poi accade sin dalle primissime mosse discografiche, ancor meglio: osservare un giovane gruppo crescere è sempre bello, oltre che interessante. È per questo che apprezzo molto chi stabilisce un rapporto di collaborazione continuo con me, mandandomi tutti i propri dischi: è stato per esempio il caso del progetto Ærgewinn. One man band di Matteo “Grindead” Colantonio, l’ho vista nascere col primo EP Bærnan e poi crescere col secondo, Down. Quest’ultimo tra l’altro è di buonissima fattura: anche per questo, ho chiesto a Colantonio di partecipare alla nostra rubrica di intervista, a cui ha risposto in maniera concisa ma interessante.

LOGO DEL GRUPPO
Clicca per aprire
  
MATTIA LORONI:Per cominciare, ti va di raccontare la storia del tuo progetto ai lettori di Heavy Metal Heaven?
MATTEO “GRINDEAD” COLANTONIO:Il progetto è nato in modo molto spontaneo: con il mio gruppo principale, i Grodek, stavamo attraversando un periodo di pausa, così mi sono avvicinato al mondo dell’home recording, ho iniziato registrare le prime demo e una volta diventato completamente indipendente ho deciso di cominciare questo progetto, con l’idea di creare un qualcosa che fosse soltanto mio, senza compromessi di nessun tipo.
MATTIA LORONI:Down è uscito ormai da diversi mesi. Ci puoi dire come è stato recepito, soprattutto (ma non solo) dalla critica di settore?
MATTEO “GRINDEAD” COLANTONIO:Direi bene, i giudizi che ho ricevuto sono stati positivi, soprattutto mi ha fatto piacere notare che tutti gli ascoltatori di qualsiasi tipo abbiano percepito l’atmosfera e le sensazioni che volevo trasmettere, e questa è la cosa che conta di più per me.
MATTIA LORONI:Il progetto Ærgewinn brilla sin dall’inizio di uno stile molto più lineare e con meno variazioni rispetto ai canoni di death e black metal. Più che su potenza o inaccessibilità, punta tutto su atmosfere ipnotiche: come è nato questo particolare intento? Ed è stato difficile applicarlo a un genere di solito diverso come il tuo?
MATTEO “GRINDEAD” COLANTONIO:No, non è stato affatto difficile, anzi, nella musica l’atmosfera è la cosa che più mi interessa, sia come ascoltatore che come musicista. L’idea è quella di mantenere certi suoni e certe sensazioni come costante, mentre i generi possono mescolarsi praticamente senza limite, vedo infatti che spesso servono almeno due o più sottogeneri per definire ciò che faccio, mentre le emozioni e le visioni che la musica evoca sono sempre più o meno le stesse e questo mi dimostra che sto andando nella direzione giusta.
MATTIA LORONI:Un altro fatto che ho notato è come Down sia molto più maturo e curato rispetto al precedente Bærnan. Hai lavorato molto per raggiungere questo risultato nei pochi mesi che separano i due album o è stata una crescita naturale?
MATTEO “GRINDEAD” COLANTONIO:E’ stata una crescita abbastanza naturale, Bærnan è stato utile per iniziare a definire la direzione e l’identità del progetto, una volta fatto questo è stato più semplice lavorare sui brani perché c’era più consapevolezza rispetto a prima e sono riuscito a concentrarmi di più sui dettagli di ogni brano.
MATTIA LORONI:I miei pezzi preferiti dell’EP sono la title-track e The Dreaded: ti andrebbe di raccontare qualcosa di più su questi due pezzi, magari qualcosa sulla musica, sul testo o in generale qualche aneddoto?
MATTEO “GRINDEAD” COLANTONIO:In generale non ci sono grossi aneddoti perché tutti i brani li scrivo da solo quindi nascono dalle visioni e dalle sensazioni che i vari riff mi ispirano e viceversa. Down è sicuramente il mio brano preferito fra tutti quelli che ho scritto ed è stato anche quello su cui ho lavorato di più, l’avrò riscritto da capo almeno un paio di volte. Dopo aver buttato giù il primo riff l’immagine che avevo in mente era quella delle catacombe di Parigi (da qui la frase ‘’c’est ici l’empire de la mort’’ del ritornello) infatti il testo riguarda il rapporto tra l’uomo e la morte, tra il mondo di sopra e quello di sotto, un rapporto pieno di sensazioni contrastanti, dalla disperazione alla nostalgia, dall’orrore alla serenità, proprio quelle che volevo trasmettere con questo brano… The Dreaded invece si è sviluppata in modo più immediato, esprime appieno sia l’anima bestiale che quella gotica del progetto, è un dialogo con l’ ‘’orribile’’ belva, l’antico nemico che ci portiamo dentro, per vedere quanto in basso riesce a portarci…
MATTIA LORONI:Domanda classica: quali sono le tue principali influenze musicali in relazione al progetto Ærgewinn?
MATTEO “GRINDEAD” COLANTONIO:Direi Bloodbath, soprattutto quelli degli ultimi dischi, Entombed, Mayhem, ma anche Paradise Lost, Opeth, Katatonia… In generale cerco di prendere spunto da tutti i sottogeneri più oscuri del Metal
MATTIA LORONI:Altra domanda che faccio sempre: ci sono musicisti lontanissimi da death e black metal che però ami, o addirittura che riescono a influenzare la tua musica?
MATTEO “GRINDEAD” COLANTONIO:Certo, il più lontano che mi sento di citare è Ludovico Einaudi, perché in realtà quando ero piccolo ho iniziato a studiare musica suonando il piano e sono cresciuto imparando molti dei suoi pezzi. Ciò che ammiro di più di lui è la capacità di scegliere poche note ma essenziali, esattamente quelle che servono per ricreare la visione che vuole evocare nell’ascoltatore, con pochissimi fronzoli. Da questo punto di vista la sua influenza in un progetto come il mio direi che è evidente. Comunque ascolto anche molti gruppi che non fanno metal come Spiritual Front, Amesoeurs, Kirlian Camera, Bohren & Der Club of Gore…
MATTIA LORONI:Il mondo della musica, è noto, è uno dei più colpiti dal coronavirus. Per esempio, molte band che vivono di live, hanno visto crollare i loro introiti. Tuttavia una one man band da studio non ha grandi problemi in tal senso: in generale, la mia impressione (ma sentiti libero di contraddirmi) è che i progetti come il tuo non siano stati messi in crisi come quelli di altri tipi a causa di questa emergenza. Credi che in futuro potremo vedere più esempi di one man band nel metal? E in generale, quale pensi possa essere il futuro della musica post-epidemia?
MATTEO “GRINDEAD” COLANTONIO:Si alla fine la pandemia non ha colpito direttamente il mio progetto, il problema più che altro è stata la quasi totale assenza di ispirazione e concentrazione che sicuramente mi ha rallentato, ma niente di più alla fine. In futuro secondo me ci saranno più one man band ma questo a prescindere dal virus, perché adesso formare band non è più una necessità come prima, quindi molti cominceranno da soli per formare una band successivamente magari. L’unica cosa positiva che questa pandemia potrebbe portare è far tornare più gente ai concerti, visto che molti ne avranno sentito la mancanza in questi mesi.
MATTIA LORONI:Quali sono i progetti futuri del progetto Ærgewinn?
MATTEO “GRINDEAD” COLANTONIO:Il mio obiettivo è trovare una cerchia di persone che percepisca le mie stesse sensazioni ascoltando questa musica, non importa quante saranno ciò che conta è che sentano fino in fondo ciò che voglio esprimere. Per il resto ho un altro Ep con vari ospiti in cantiere e spero di poter portare i miei brani dal vivo il prima possibile, anche se per ora non è una priorità.
MATTIA LORONI:L’ultima risposta è sempre a piacere. Sentiti pure libero di concludere quest’intervista come preferisci. 
MATTEO “GRINDEAD” COLANTONIO:Grazie per l’ospitalità e la passione che dimostrate di avere per la musica, soprattutto per quella emergente, in questo periodo in cui il metal sembra essere in decadenza rispetto a qualche tempo fa bisogna guardare al futuro con ancora più convinzione di prima
RECENSIONI DI HEAVY METAL HEAVEN SUL GRUPPO:

Down
Bærnan

SCOPRI IL GRUPPO SU:

Facebook
Bandcamp
Youtube
Spotify
Soundcloud
Metal-Archives

LA COPERTINA DI DOWN
MATTEO "GRINDEAD" COLANTONIO DI ÆRGEWINN

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento