Mesarthim – Pillars (2016)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEPillars (2016), EP degli australiani Mesarthim, è il degno successore dello splendido full-length d’esordio Isolate (2015).
GENEREÈ lo stile già sentito nel predecessore, un black metal atmosferico con un lato elettronico molto spinto, debitore di musica come la trance e la new age.
PUNTI DI FORZAUno stile non solo originalissimo ma studiato nei minimi dettagli, un songwriting attentissimo che cura ogni particolare a livello di melodie e soprattutto di atmosfere. In generale, della musica sognante e dalle mille sfumature, che colpisce moltissimo a livello emotivo.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIOrbiting (ascolta), Constellation (ascolta)
CONCLUSIONIPillars si mantiene sullo stesso livello di perfezione di Isolate, e conferma i Mesarthim come un gruppo grandioso, tutto da scoprire!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
80
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Grazie a Heavy Metal Heaven, nel corso degli anni, mi è stato possibile scoprire tanti album bellissimi. Pur essendo solo una frazione del totale di quelli che ci vengono inviati con una richiesta di recensione, sono album che mi sono rimasti nel cuore. Così tanto che sceglierne uno solo sarebbe molto limitante: ce ne sono moltissimi che meritano. Tuttavia, se fossi proprio costretto a questa decisione, non avrei grandi dubbi: opterei per Isolate, album d’esordio dei Mesarthim. Recensito nel 2016, circa un anno dopo dopo la sua uscita, è l’unico full-length “su richiesta” a cui abbia mai dato il pieno dei voti. Ed è stato un giudizio che ancor oggi confermo: di rado prima di allora avevo sentito del black metal non solo originale, ma anche vitale e pieno di emozioni in quel modo. A diversi anni di distanza, il ricordo in me è ancora vivo, e non ho mai smesso di tenere nel cuore questo misterioso gruppo australiano, né la voglia di scoprire anche il resto della sua discografia. È per questo che ora mi ritrovo qui a recensire Pillars: EP diretto successore di Isolate, uscito nel marzo del 2016, mantiene intatto quanto di buono i Mesarthim hanno fatto nell’esordio. A partire dal genere.

Come nel full-length d’esordio, anche qui gli australiani suonano un black atmosferico di base neppure troppo distante dalla norma. Il loro vero punto di forza è però l’aggiunta di un lato elettronico molto spinto, debitore di musica come la trance e la new age, e studiato in maniera eccelsa. Aiuta Pillars a evocare una marea di emozioni e di sfumature diverse: un compito in cui i Mesarthim non hanno perso neppure un briciolo della loro classe. Il loro songwriting rimane perfetto, curando ogni particolare a livello di melodie e soprattutto di atmosfere, piene di sfumature e molto diverse dalla media del solito black. Se non altro, mai la cupezza feroce tipica del genere domina nell’EP: parliamo invece di un disco sognante, a tratti solare, a tratti di gran malinconia, ma sempre ben studiato. Questo lato dei Mesarthim è così penetrante, così coinvolgente che va oltre anche qualche piccola sbavatura, come per esempio può essere la registrazione, non proprio perfetta. Ma non è neppure troppo sporca, e in fondo non importa: anche così Pillars è ben altro rispetto al classico EP. Non è un breve contenitore fatto per accogliere pezzi meno validi o diversi rispetto alla discografia principale del gruppo. Al contrario, è un album quasi completo (visti anche i trentasette minuti di durata) e soprattutto valido, tutto da scoprire.

Un brevissimo intro ambient, d’attesa, poi Pillars entra in scena sognante, espansa. All’inizio è solo la chitarra a scandire il riff, accompagnato da lievi cori sintetici, ma pian piano su questa base spunta una di quelle melodie di synth che rendono meravigliosa la musica dei Mesarthim. Innocente, serena, arricchisce una norma distesa e con giusto un po’ di malinconia. È quella che regge buona parte del pezzo, con pochi cambi, ma non è un problema: la sua atmosfera è ottima. E lo diventa anche di più quando spuntano dei tratti più movimentati. Al tempo stesso dolci e di nostalgia fortissima, hanno un impatto assoluto, specie a livello emotivo. Ottima in particolare la prima, con la sua delicatezza commovente, ma anche il crescendo della seconda, che parte dalla pura musica elettronica per poi esplodere con soave pathos. Sono le uniche variazioni importanti di un pezzo lungo oltre tredici minuti, ma mai noioso: il risultato anzi è subito eccelso, unico. Ma va anche meglio con Orbiting, che lascia da parte il relax del brano precedente per un tono più preoccupato e acceso. È evidente subito nel riffage melodico impostato dall’anonimo chitarrista (come il cantante, si firma solo “.”), presto raggiunto da venature da musica dance/trance, suoni scelti benissimo e intessuti alla perfezione nel contesto. Insieme allo scream, ne viene fuori un quadro intensissimo, davvero toccante, forse il passaggio migliore dell’intero EP. Ma anche il resto non è male: i tratti più lenti che spuntano qua e là al contrario aiutano la canzone a respirare bene. Ottimi soprattutto quelli nella seconda metà: con la loro melodia ricercata, malinconica, colpiscono dritto al cuore. Sono la giusta quadratura per un pezzo davvero meraviglioso, uno tra i picchi di Pillars e in generale della carriera dei Mesarthim!

11 torna a qualcosa di più disteso, ma non senza un lieve lato ansioso. Nella norma di base, è presente tra le righe di un’impostazione espansa, quasi rilassata nonostante qualche nota oscura a tratti. Viene però fuori meglio negli stacchi più vorticosi, in cui la vena black degli australiani è più forte, specie a livello ritmico, che è debordante. È una tendenza che al centro prende anche il sopravvento, per un tratto molto dilatato e crepuscolare, di un’oscurità tesa ma senza perdere calore. In ogni caso, il tutto è scritto a meraviglia: le melodie come sempre sono studiate al meglio, variano e non annoiano mai, mentre a mancare sono i momenti morti. Certo, c’è anche da dire che parliamo del punto più basso all’interno di Pillars: questo però significa solo un pezzo straordinario, ma poco meno rispetto agli altri. Per il resto, la qualità è talmente elevata che sarebbe tra i picchi nel novantanove percento dei dischi là fuori! Tuttavia, i Mesarthim fanno anche meglio con Constellation: inizia con un delicato preludio elettronico, che già precorre la melodia di base del brano. È quella che, dopo un breve crescendo, esplode: coi synth ancor più prominenti che in passato, dall’appeal quasi dance sia per sonorità che per carica zuccherosa, la stessa melodia crea vari panorami. La norma di base, seppur un pelo crepuscolare, ha anche un che di avvolgente, vivo. A volte però gli australiani la modificano, per sezioni lacrimevoli, di intensità lancinante, che colpiscono bene. In ogni caso, in tutto ciò ottima la prestazione di . alla batteria: dà un ritmo cadenzato inusuale per il black, ma che rende il tutto ancor più d’impatto. Il risultato è una splendida escalation, che dura però poco prima di spegnersi in un outro che torna verso il preludio. Già vuoto in principio, per poi diventare ancor più lieve, appena udibile è il gran finale di una traccia splendida, la migliore dell’EP che conclude insieme a Orbiting!

Trentasette minuti saranno anche tanti per un semplice EP come questo; per musica così bella, tuttavia, si rivelano addirittura scarsi. È questo l’unico difetto, se così si può considerare, di Pillars: per il resto, parliamo di un altro lavoro magnifico, perfetto sotto ogni punto di vista. Con quattro capolavori su quattro canzoni, riesce addirittura a confermarsi sui livelli spaventosi del precedente, una missione quasi impossibile. Certo, forse non sarà adatto a chi dal black metal vuole altro, per esempio ferocia, alienazione o atmosfere fredde. Ma se non sei troppo schizzinoso e accetti anche altre sensazioni in musica, il consiglio può essere solo di scoprire i Mesarthim. E di corsa!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Pillars13:23
2Orbiting06:11
31111:03
4Constellation06:44
Durata totale: 37:21
FORMAZIONE DEL GRUPPO
.voce
.tutti gli strumenti
ETICHETTA/E:Avantgarde Music
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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