SunnO))) – White1 (2003)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEWhite1 (2003) è il terzo album dei celebri americani SunnO))).
GENEREIl tipico drone doom che ha reso famoso il gruppo, ma con alcune intuizioni che non lo rendono banale.
PUNTI DI FORZAAlcune piccole variazioni e influenze nascoste che rendono la musica godibile per lunghi tratti, in generale un livello molto alto.
PUNTI DEBOLILa terza canzone, A Shaving of the Horn that Speared You, non è all’altezza delle prime due, e abbassa sensibilmente la qualità del complesso.
CANZONI MIGLIORIThe Gates of Ballard (ascolta)
CONCLUSIONINonostante il suo difetto, White1 è un buonissimo album, consigliato ai fan del drone e dei SunnO)))!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
80
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Non ho paura di sbagliare, se affermo che, tra i sottogeneri del doom (che già di suo non è popolarissimo), il drone è quello più di nicchia. Mentre negli altri, anche nei meno accessibili (funeral, post-metal), ci sono comunque una manciata di band che è riuscita a raccogliere una certa fama, in questo genere non è successa la stessa cosa. Al massimo, le band drone celebri sono due: gli Earth e soprattutto i SunnO))). Seguaci dei primi, i secondi col tempo hanno superato i maestri: probabilmente, è la band più famosa nel suo genere, ma non credo che tutti quelli che li conoscono di nome li abbiano mai ascoltati. Capire perché non è difficile, peraltro: quella dei SunnO))) è musica davvero impenetrabile, difficile da assorbire nonostante la sua semplicità a livello di struttura. Ma se ci si riesce, se ci si fa prendere dal flusso, si capisce che il duo americano merita molto la sua fama, come dimostra per esempio White1. Terzo album uscito nel 2003, non è il più ispirato nella carriera del gruppo. Tuttavia, si tratta di un disco con diverse cose da dire, in primis a livello stilistico. Si tratta del classico drone dei SunnO))), espanso e con suoni-iper bassi, impiegato in lunghe canzoni ipnotiche. Ma al tempo stesso, non è banale: ci sono piccole variazioni e influenze nascoste tra le righe che lo rendono significativo e godibilissimo per lunghi tratti. Poteva esserlo anche in generale: purtroppo, a tratti White1 non è all’altezza dei suoi momenti migliori. Ma non sono dettagli così importanti: parliamo lo stesso di un lavoro di buonissimo livello, degno di un nome rispettabile come quello dei SunnO))).

È assolutamente inutile fare la mia solita analisi dettagliata, anche perché non c’è molto da descrivere nelle tre lunghe canzoni che riempono l’ora del disco. Mi limiterò perciò a dire, per esempio, che My Wall inizia in maniera cupa, un tappeto su cui l’ospite Julian Cope comincia subito a scandire una poesia. O, per meglio dire, è una sorta di flusso di coscienza in stile James Joyce, a tratti anche un po’ autocelebrativo nei confronti della band. La voce, per lunghi tratti quasi apatica, all’inizio mi era quasi indigesta: con gli ascolti, però, sono entrato nella sua dimensione, e ho constatato quanto si fonda bene con la musica del gruppo. Merito sia di questo ospite, cantante e poeta che sa come dare al tutto un tono teatrale, e come variare per non annoiare, sia della base. A tratti opprimente nella sua crescita, in certi momenti è invece davvero sottile, con un tono quasi post-rock nelle chitarre che la accompagnano. In ogni caso, le due componenti si intrecciano benissimo, con l’una che segue l’altra e viceversa: va avanti per quasi undici minuti e mezzo, prima che la voce sparisca. È in quel momento che la musica prende il sopravvento: mai di voltaggio troppo alto, si fa però più pervasiva. Tra fuzz espansi in pieno stile SunnO))), suoni ancor più bassi, echi stridenti, ci ritroviamo così in un ambiente mastodontico, monolitico nella sua oscurità. Non ci sono grandi variazioni, giusto piccoli cambi di arrangiamento qua e là: quanto basta comunque per rendere il panorama sempre avvolgente. E così, per oltre venticinque minuti prosegue un pezzo non eccezionale, ma di ottimo livello: di sicuro, un’ottima apertura per White1.

I fuzz finali espansissimi che terminavano la precedente quasi non si sono spenti che The Gates of Ballard entra in scena. Lo fa con una tensione elettrica, cupa, su cui Runhild Gammelsæter comincia a cantare quella che credo sia una canzone tradizionale in antico norreno. Sembra quasi una situazione simile al pezzo precedente, ma dopo meno di due minuti tutto cessa, e la musica cambia volto. Invece di limitarsi a drone lunghi ed espansi, stavolta le chitarre di Greg Anderson e Stephen O’Malley si producono addirittura in un riff. Grassissimo, doom puro, è molto semplice, ma sa il fatto suo, e riesce a colpire con la sua potenza. La sua ripetizione ossessiva, senza quasi variazioni, è inoltre ipnotica, anche per merito di alcune piccole variazioni. Quelle principali sono di una batteria: quasi aliena al resto della musica, come fosse uno strumento solista invece che uno ritmico, dà però un bel tocco alla base che segue. Qualche altra variazione fa il resto: di solito sono piccoli dettagli, mentre solo sulla trequarti il pezzo cambia, con un passaggio drone ancor più statico della media dei SunnO))). Arricchisce un brano semplice ma potentissimo, oltre che di atmosfera cupa; tuttavia, non è mai oppressiva, grazie anche a un lieve accenno stoner. Anch’essa contribuisce a quello che, senza dubbio, si rivela il picco assoluto di White1!

Se fin’ora il disco è stato ottimo, con A Shaving of the Horn that Speared You il livello si abbassa parecchio nel finale. All’inizio crea anche una bella attesa, coi suoi toni bassissimi, appena udibili, che poi torneranno in chiusura. Al centro però il tutto si rivela fin troppo statico: la norma di base è fatta dalle chitarre pulite, inquietanti, storte di Anderson e O’Malley, che di loro creano un bell’effetto desolato. La loro impostazione viene però a noia con facilità, e qualche variazione come i momenti più spogli oppure i lievi effetti sonori, vocali oppure di aspetto quasi sintetico, che spuntano con la norma ma non danno una grande mano. Il tutto si trascina stanco e monotono per lunghi, lunghissimi minuti: sono quasi diciotto, per la precisione. Certo, non è una noia asfissiante: alla fine l’atmosfera è discreta, e rende il tutto almeno gradevole come sottofondo. È per questo che alla fine abbiamo un pezzo decente, ma nulla più: purtroppo in un album come White1 non può che rappresentare il punto più basso per distacco. E l’idea è che, se al suo posto i SunnO))) avessero inserito un altro episodio almeno all’altezza dei primi due, il mio giudizio sarebbe stato ben più alto!

Dopo ripetuti ascolti, l’idea che mi sono fatto di White1 è che potesse essere migliore. Con solo le prime due canzoni e senza la terza, magari da sostituire con un outro, o comunque con qualcosa di più interessante, forse sarebbe stato un capolavoro. Ma in fondo, se non raggiunge quel livello non si trova molto più in basso: vale la pena di acquistarlo già solo per The Gates of Ballard. Per questo, lo ritengo consigliato ai (pochissimi) fan dei SunnO))) e del drone.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1My Wall25:16
2The Gates of Ballared15:32
3A Shaving of the Horn that Speared You17:52
Durata totale: 58:40
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Greg Andersonchitarra e basso
Stephen O’Malleychitarra e basso
OSPITI
Rex Rittertastiere
Joe Prestoncomposizione
Julian Copevoce (traccia 1)
Runhild Gammelsætervoce (traccia 2)
ETICHETTA/E:Southern Lord Recordings
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