Ecnephias – Seven – The Pact of Debauchery (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONESeven – The Pact of Debauchery (2020) è il settimo album degli importanti lucani Ecnephias.
GENEREUn gothic metal più cupo e orientato al dark rispetto a quello rilassato del predecessore The Sad Wonder of the Sun. Non manca però la stessa espansione a livello di atmosfera.
PUNTI DI FORZAUn genere personale che punta molto sulle atmosfere, valide e piene di sfumature. Un buon songwriting, diversi spunti di classe, una qualità media elevata.
PUNTI DEBOLIQualche cliché, una forte mancanza di hit, un filo di ridondanza.
CANZONI MIGLIORIThe Clown (ascolta), Rosa Mistica (ascolta)
CONCLUSIONINonostante i difetti, Seven – The Pact of Debauchery è un lavoro onesto, solido e godibile: potrà farsi apprezzare dagli amanti degli Ecnephias e del gothic metal più dark.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
81
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“Sempre alla ricerca di qualcosa”: così, nella recensione di The Sad Wonder of the Sun uscita a fine 2017, descrivevo gli Ecnephias. Lo facevo per sottolineare la grande varietà di generi toccati dalla storica band di Mancan nel corso degli anni: peraltro questa ricerca ancora non vede una fine, come dimostra Seven – The Pact of Debauchery. Settimo (come indica anche il titolo) album dei lucani, pubblicato dalla sempre valida My Kingdom Music lo scorso 20 marzo, è un lavoro che cambia ancora coordinate rispetto al precedente. Quando in The Sad Wonder of the Sun c’era un gothic metal rilassato, qua lo stesso genere si è fatto più oscuro: è molto centrato nel cosiddetto “dark metal”, con anche spunti puramente black. A Seven – The Pact of Debauchery non manca però l’espansione del predecessore: gli Ecnephias mantengono l’atmosfera sempre al centro della loro musica. Peraltro, lo fanno in maniera valida, con tante diverse sfumature: sanno essere rabbiose ma anche sentite, cupe ma non senza calore. Sono il punto migliore a favore del buon songwriting messo in campo da Mancan e soci, maturo e con diversi spunti di classe. Certo, dall’altro lato c’è da dire che ogni tanto gli Ecnephias cadono in qualche cliché del classico gothic metal. Ma niente che pesi troppo: di sicuro Seven – The Pact of Debauchery è un disco tutt’altro che derivativo. Il suo difetto vero è invece un altro: seppur sia godibile per quasi tutta la sua durata, con tantissime canzoni orecchiabili che si stampano con facilità in mente, c’è poco che esalti davvero. Insieme a un filo di ridondanza a tratti, questa mancanza di hit frena un po’ il disco, che senza sarebbe stato ottimo, o forse anche più. Chissà, nelle corde degli Ecnephias poteva forse esserci addirittura un capolavoro. Ma in fondo non importa: anche così, Seven – The Pact of Debauchery si rivela un lavoro di valore.

L’iniziale Without Lies attacca in maniera ambient, prima che su questa stessa base entri in scena un arpeggio delicato, accoppiato però con una chitarra quasi doom. È un inizio crepuscolare, ricercato, fascinoso, ma ciò che segue non è da meno. Presto ci ritroviamo infatti in un ambiente che sarebbe da gothic metal tradizionale, non fosse per la maggiore espansione atmosferica. Tratti calmi, già piuttosto buoni, si alternano con frazioni più movimentate e di influsso black, molto suggestive col loro tocco mogio. A metà tra i due mondi si collocano le strofe, distese ma capaci di essere potenti, col piano che si intreccia con potenti riff e la voce di Mancan che è quasi uno scream, seppur non troppo invasivo. Più calmi sono invece i brevi bridge, che tornano quasi all’inizio, e poi i ritornelli, calmi e dimessi. Rispetto al resto, sono la parte che colpisce meno, ma tutto sommato si rivelano godibili, e non stonano nel brano. Lo stesso vale per la buonissima parte centrale: comincia lenta, elegante, per poi svilupparsi in un angosciato assolo di Nikko. È un’ottima quadratura per un pezzo non eccezionale ma di buonissimo livello, che apre Seven – The Pact of Debauchery nella giusta maniera. È quindi il turno di The Night of the Witch: esordisce lenta, misteriosa, ma presto comincia a crescere, col basso di Mancan e il pianoforte, finché non ci troviamo in un ambiente gothic. All’inizio è quasi speranzoso, nostalgico, ma presto l’atmosfera vira al dark: lo si sente bene nelle strofe, truci e di basso profilo. Procedono lente e lineari fino ai ritornelli, più potenti ma solo di poco: rimangono ancora chiusi, ritrosi, arcani a modo loro. Anche stavolta, non brillano troppo: per fortuna però il pezzo si ritira su grazie ad alcuni particolari ben riusciti, come per esempio il passaggio al centro. Malinconico con la sua chitarra pulita, di vago retrogusto addirittura folk, ricorda le sonorità di The Sad Wonder of the Sun, ma non si integra male nella traccia. Traccia che non sarà il migliore qui dentro, ma si rivela comunque gradevole il giusto.

Primo dei tre brani cantati in italiano, Vampiri comincia in maniera anche più espansa che in passato. Quasi subito, la sua musica è dilatata, sognante anche se in un senso oscuro, sentito. La sua norma di base – che regge sia i ritornelli che alcuni momenti strumentali – di solito si svolge su una base doom, su cui Mancan canta una melodia quasi banale, ma che nonostante ciò funziona a dovere. Si alterna con sezioni anche più morbide, oscure grazie ad alcuni dettagli musicali (le tastiere, la voce del frontman) ma anche rilassate, a modo loro. Un assolo di quelli più intensi e sentiti al centro conclude il quadro di un pezzo molto semplice, ma certo non tralasciabile: si rivela anzi ottimo, neppure troppo lontano dal meglio di Seven – The Pact of Debauchery! Purtroppo, lo stesso non si può dire di Tenebra Shirts, che arriva a ruota: l’inizio è anche promettente, con la sua rinnovata malinconia ansiosa che sfocia in qualcosa da gothic classico. Poi però gli Ecnephias virano su qualcosa di più eclettico rispetto a quanto sentito nel disco, con strofe oniriche, piene di echi, quasi di tono post-rock a tratti. Neppure esse sono male, in realtà: il vero problema del pezzo sono i ritornelli, che cercano stavolta una certa aggressività e potenza. Ma invece stonano parecchio con l’atmosfera del resto, specie vista la loro natura spigolosa e aggressiva. Lo stesso effetto negativo lo fa la sezione centrale, per una volta poco riuscita: con i suoi tratti veloci, quasi shred a tratti, stride davvero e recupera solo in parte nei momenti espansi. Certo, non tutto è da buttare: nel complesso, come brano è piacevole, di certo non insufficiente. In un album come questo, però, si rivela poco più di un riempitivo, il punto in assoluto più basso di Seven – The Pact of Debauchery.

Per fortuna, a questo punto gli Ecnephias si ritirano su con The Dark, che sin dall’inizio rappresenta il meglio della malinconia gothic. La norma di base, che regge di nuovo i refrain, lo è molto, col pianoforte di Nikko su cui Mancan riesce a growlare e al tempo stesso a dare emozione. Più cupe sono invece le strofe, col loro riffage anche piuttosto tosto, accompagnato dalle tastiere e dal frontman che accentuano l’effetto. Si unisce però bene all’altra falsariga; lo stesso lo fa anche la parte centrale, che al posto dell’assolo schiera ritmiche truci, anche più oscure del resto. Niente di meglio, insomma, per chiudere una traccia solida e validissima! Run inizia quindi da un arpeggio misterioso e dal vago senso esotico a cui si accoppiano dei cori. Presto questa norma viene meno, ma il suo senso rimane in un gothic metal per nulla estroverso, alienato in sé stesso. È una caratteristica sia dei momenti strumentali, sia delle strofe. Poi però il pezzo si apre, mostrando più calore: lo fanno già i bridge, in cui di nuovo Nikko passa alla chitarra pulita. L’apice è tuttavia nei chorus: semplici, quasi intimisti, comunicano però una bella dose di tristezza, molto efficace. Apprezzabile anche l’unica variazione di rilievo, una sezione centrale soffice ma crepuscolare, con percussioni e chitarre pulite. Fascinosa il giusto, si inserisce bene in un episodio forse non da urlo ma molto buono! È però un’altra storia con The Clown: un inizio di musica elettronica, del tipo più oscuro e alienante, dà il là al riff della chitarra, che lo segue per poi svilupparsi. Ci ritroviamo allora in un’impostazione ossessiva: la falsariga principale alterna di continuo momenti plumbei, con ritmiche splendide, e altri più distesi, quasi celestiali ma in maniera oscura. Su quest’ultimo versante pendono anche le strofe: macinanti, con persino qualche influsso death, non si mettono granché in mostra. Sono però il contraltare perfetto per l’altra anima, in un gioco di aperture e di chiusure molto ben congegnato dagli Ecnephias. Ottima anche la parte centrale, ricercata e lacrimevole, con le sue tastiere quasi barocche. Nonostante la differenza, si integra alla perfezione in un pezzo splendido, il picco assoluto di Seven – The Pact of Debauchery!

Dopo un avvio tra percussioni e sonorità quasi industriali, Il Divoratore assume progressivamente dei toni quasi da ballad. Sono coordinate su cui il pezzo si muoverà per gran parte della sua durata: di base, la norma è costituita dalla sezione ritmica e da arpeggi puliti. Viene peraltro arricchita anche dal pianoforte e da Mancan, che solo di rado sfodera un cantato un filo aggressivo; col tempo però il tutto si potenzia. Passando per i bridge, più elettrici, giungono così i ritornelli, potenti e dolorosi. Nonostante un’altra linea vocale che sa un po’ di già sentito (sia per l’album, sia in generale nel mondo del metal melodico), si rivelano drammatici al punto giusto, con la loro bella carica di pathos. Valido si rivela anche il momento centrale, col suo assolo da metal classico però ben messo: un valore aggiunto per un buonissimo pezzo. Va però meglio con Rosa Mistica, con cui gli Ecnephias chiudono Seven – The Pact of Debauchery: un avvio ancor più industrial che in precedenza sostiene dopo pochi secondi un lead sinistro. È l’inizio dell’unico, vero pezzo del disco considerabile black metal, con la sua truce aggressività, ben avvertibile nella norma del ritornello. Aggressiva, resa anche più tenebrosa dalle tastiere, sempre ben presenti, colpisce con la sua cattiveria assoluta, data da Mancan e dalle dissonanze alle sue spalle. Ma anche le strofe non sono da meno: più espanse, hanno però sonorità lugubri, col persistere di suoni stridenti e il riff doomy al di sotto. Ottima anche la sezione centrale, l’unica che invece mostra un po’ di calore, col suo riffage da metal classico su cui si staglia un assolo sulla stessa linea, molto melodico. È la perfetta quadratura di un pezzo ottimo, il migliore del disco che chiude insieme a The Clown!

Per concludere, Seven – The Pact of Debauchery è un album onesto, piacevole e con diversi spunti interessanti, alcuni dei quali di classe assoluta. Insomma, è un lavoro degno di una band famosa e dalla lunga carriera come gli Ecnephias: i fan dei lucani, o anche solo del gothic metal più dark, ci andranno a nozze. Se lo sei, perciò, è un album che ti è ben consigliato!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Without Lies05:28
2The Night of the Witch05:26
3Vampiri05:03
4Tenebra Shirts04:20
5The Dark04:28
6Run05:14
7The Clown05:04
8Il Divoratore06:35
9Rosa Mistica04:17
Durata totale: 45:55
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Mancanvoce e basso
Nikkochitarra e tastiera
Demilbatteria e percussioni
ETICHETTA/E:My Kingdom Music
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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