Idolos – Ahi Cab (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEAhi Cab (2020) è il primo album degli Idolos, misterioso progetto francese.
GENEREUn black metal atmosferico con melodie di stampo post-black e molti spunti di carattere depressive.
PUNTI DI FORZAUn alone di affascinante intorno alla band, alcuni spunti di ottimo livello, capacità di songwriting più che discrete. In generale, una band con un buon potenziale e una personalità decente.
PUNTI DEBOLIAlcuni momenti più anonimi, alcune sbavature, un po’ di immaturità.
CANZONI MIGLIORIThe Summoners (ascolta), Blue Blooded Beings (Extraterrestrial Track) (ascolta)
CONCLUSIONIAhi Cab è un EP discreto, che mette in mostra gli Idolos come una band interessante, seppur i francesi abbiano ancora molta strada da fare per maturare.
ASCOLTA L’ALBUM SU:Youtube | Bandcamp | Spotify 
ACQUISTA L’ALBUM SU:Amazon | Bandcamp 
SCOPRI IL GRUPPO SU:Facebook | Spotify | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
66
COPERTINA
Clicca per aprire

Tra i vari generi del metal, il black è senza dubbio il più imperscrutabile. E non solo per le atmosfere di alcuni suoi gruppi: anche a livello dei musicisti spesso c’è un notevole alone di mistero. In molti per esempio si nascondono dietro a pseudonimi, o addirittura non rendono nota la propria formazione. Me ne sono capitate diverse, nel corso degli anni: in pochi tuttavia riescono a battere quanto fanno i francesi Idolos. Non solo non è noto da quanti né da quali musicisti sia composta la lineup: soprattutto, affermano di essere discendenti del popolo della perduta Atlantide, e di venire dal pianeta Venere. Sono dichiarazioni bizzarre, senza dubbio, ma che a modo loro danno un fascino antico e spaziale agli Idolos. Fascino che però filtra solo in parte nella loro musica (e non quanto sarebbe preferibile, almeno per me), come dimostra Ahi Cab. Primo EP dei francesi, uscito all’inizio dell’anno per Anthrazit Records e ristampato a fine aprile da Wolfmond Production (quest’ultima è la versione su cui si basa la recensione), è un album che ha poco di spaziale, come altri esempi. E molto (a volte anche troppo) di classico.

Lo stile di Ahi Cab è un black metal atmosferico di base non troppo lontano dagli standard del genere. Per fortuna, gli Idolos gli danno qualche tocco in più, con notevoli aperture dalle melodie vicine al post-rock. La vera marcia in più dei francesi è però nei forti spunti depressive, non tanto a livelli di testi (centrati invece sul misticismo maya) quanto a livello di sonorità. È questo lato a dominare in un songwriting a tratti interessante: certi spunti di Ahi Cab mostrano delle ottime qualità. Altrove però gli Idolos si dimostrano un po’ carenti e non del tutto maturi, incappando in alcune sbavature. In particolare, la loro musica ha buoni spunti accanto a momenti che invece non spiccano troppo: si perdono un po’ per colpa di un certo anonimato. Per fortuna, non succede troppo spesso: tra buone atmosfere, che variano dalla freddezza tipica del black a un calore malinconico di indirizzo depressive, e un suono grezzissimo ma adatto al suono degli Idolos, Ahi Cab si rivela interessante. Non sarà grandioso, ma di sicuro mostra qualcosa da dire e almeno discrete potenzialità, che vengono sfruttate in parte e che potranno esserlo in toto in futuro.

Prolog comincia in maniera sinistra, con un arpeggio di chitarra pulita e vari suoni ad accompagnarla. Sopra si staglia subito anche una voce in spagnolo (sembra quella del papa, ma non ne sono sicuro al cento percento): anch’essa va avanti insieme alla musica per oltre due minuti. È in effetti un po’ troppo, per tanto vuoto, e finisce per perdere un po’ d’effetto, diventando prolissa. In fondo però non dà poi così fastidio: è un intro adatto per The Deeds Above, che poi ne esce in una maniera da classico black metal. È un buon attacco, di giusta cattiveria, e la sua ripetizione ossessiva non annoia, grazie anche alle variazioni con cui gli Idolos lo ripropongono. Meno validi sono invece i tratti che separano questa norma: un po’ nascosti, strani, cercano di evocare un’atmosfera vuota, ma ci riescono poco. E non solo: la struttura stop ‘n’ go del brano alla fine finisce un po’ a venire a noia. Per fortuna, la seconda metà ritira su l’attenzione: lo fa a partire dal centro, che unisce le due anime e se ne esce con uno splendido assolo. Ancor più bello è quello della trequarti: dopo un tratto drammatico il giusto, esplode con la sua tristezza e melodia infinite, molto penetranti e sentite. Ritira su bene un pezzo che, visti i difetti, non si rivela grandioso ma almeno discreto.

The Summoners esordisce in maniera calda ma al tempo stesso oscura, black metal melodico di stampo depressive in piena regola. Ma questa situazione non dura: presto la musica si apre, con una chitarra pulita che segue le stesse note del riff principale in qualcosa di mogio, di chiaro influsso post-rock. Un genere che poi torna anche nei ritornelli, in cui l’anima post-black di Ahi Cab scoppia in tutta la sua forza. Accanto alla loro anima più cattiva, gli Idolos schierano melodie del genere, per un risultato insieme infelice, lancinante, ma quasi liberatorio. È un’anima che torna anche altrove, seppur con diverse sfumature: a volte è questa serenità disperata a colpire, altrove invece sono più la cupezza e la disperazione. Il tutto in ogni caso va avanti per circa tre minuti, prima di spegnersi: il brano però non è ancora finito. Il centro è occupato infatti da una lunga frazione morbida, riflessiva, con chitarre pulite e di nuovo un orientamento al post-rock. È un passaggio che cresce pian piano: sembra quasi voler rimanere su queste coordinate a lungo, ma dopo due minuti il black metal riesplode. E non è più gentile o malinconico: l’atmosfera è diventata fredda, truce, tempestosa. È un’evoluzione breve ma ben impostata, e incide tra riff a zanzara gelidi il giusto, e lo scream rabbioso dell’ignoto cantante. Porta a termine nel migliore dei modi un pezzo molto valido, il migliore in assoluto dell’EP.

The Maiden and the Tree si apre minacciosa, coi tanti suoni che accompagnano un riff black metal lento e mai così grezzo per quanto riguarda la registrazione. Per un po’, la staticità domina, anche quando la musica si fa più rarefatta: è una processione quasi funebre, grazie anche a fraseggi di chitarra che ricordano da lontano il doom più lento. Pian piano però il ritmo sale, seppur di poco, e con esso l’aura drammatica: grazie a melodie depressive e a vari suoni, messi nei punti giusti. Purtroppo, non accade sempre: a tratti qualche piccolo cambio di arrangiamento aiuta a non annoiare, ma altrove il tutto si rivela piatto. Colpa di un’eccessiva ridondanza: in fondo l’impianto del riff rimane sempre lo stesso, a eccezione del finale, che si apre e si orienta verso il post-black, prima della coda finale post-rock. Per il resto, abbiamo un episodio riuscito a metà: sarà decente, ma si rivela comunque il punto più basso di Ahi Cab.

L’EP nella sua versione originale si chiudeva qui: quella della Wolfmond però presenta un ulteriore pezzo, Blue Blooded Beings. Bonus track (anzi, “extraterrestrial track” stando agli Idolos) forse più recente del resto, presenta qualche piccola novità. Sin dall’inizio, i suoi toni sono più sognanti e ariosi rispetto al resto dell’EP: si rifà molto al black melodico, un genere che ai francesi riesce bene. Di base, la norma rimane sempre la stessa, un riff dissonante ma al tempo stesso trasognato, bello. Regge sia i momenti strumentali, sia le strofe, per lasciare il campo solo per i ritornelli: anch’essi però sono delicati, forse anche in maniera accentuata. Il tutto, corredato da voci in scream e in urlato depressive, crea un quadro mogio, quasi intimista nella sua disperazione. A quest’atmosfera contribuiscono anche alcuni particolari validi, come per esempio un bello stacco; tuttavia, tutto ciò è destinato a essere spazzato via. Passata metà infatti all’improvviso tutto cambia: pur non perdendo del tutto il calore, il panorama si fa più oscuro, arcigno, feroce. Col tempo però la disperazione riprende forza, grazie a melodie depresse che colpiscono bene e nel finale anche con dei cori e uno splendido assolo. Nel complesso, il risultato è un pezzo ben composto e di alto livello: non solo è alla pari con The Summoners, ma fa sperare ancora meglio per il futuro della band.

Insomma, alla fine Ahi Cab si rivela un EP d’esordio discreto. Ma per gli Idolos, la strada è ancora lunga: c’è molto da lavorare e da maturare, per emergere dalla media del black metal. Un risultato che peraltro sembra alla portata della band francese: gli spunti qui presenti, se sviluppati, potranno dare risultati migliori in futuro. Ma come sempre, chi vivrà vedrà.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Prolog02:19
2The Deeds Above06:31
3The Summoners07:25
4The Maiden and the Tree06:27
5Blue Blooded Beings (Extraterrestrial Track)05:41
Durata totale: 28:23
FORMAZIONE DEL GRUPPO

ETICHETTA/E:Wolfmond Production, Anthrazit Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento