Subtype Zero – Ceremonious Extinction (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONECeremonious Extinction (2020) è il più recente EP degli americani Subtype Zero.
GENEREUn thrash metal ispirato molto agli Slayer e ai Sepultura; di questi ultimi, la band presenta anche diversi influssi death.
PUNTI DI FORZAUn’ottima carica, un songwriting con una discreta cura all’origine di qualche bella zampata. Da parte della band, una buona capacità di non suonare scontati, nonostante la sua musica non sia niente di nuovo.
PUNTI DEBOLIQualche cliché di troppo, qualche sbavatura, una registrazione un po’ ballerina, una scaletta un po’ inconsistente.
CANZONI MIGLIORIEsoteric Illusion (ascolta), Six Paths of Pain (ascolta)
CONCLUSIONISeppur non imprescindibile, Ceremonious Extinction è piacevole, e dà buone sensazioni su quelle che sono le qualità dei Subtype Zero.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per i demo
67
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Discepoli degli Slayer”: volendo usare solo tre parole, così si possono descrivere i Subtype Zero. O almeno, è quanto ne esce da Ceremonious Extinction: recente EP di una carriera iniziata in Ohio nel 2013 (col nome di Cringe, prima del monicker definitivo adottato nel 2018) ma fitta di uscite da allora, è un lavoro che risente molto di Tom Araya e soci. In pratica l’unica differenza è la presenza di diversi influssi death più cattivi, che insieme alla voce di Hector Rivera a tratti ricordano da lontano i Sepultura. Per il resto però il thrash dei Subtype Zero si ispira molto agli Slayer: non solo a livello stilistico, peraltro. Ceremonious Extinction presenta anche una buona carica, forse non al livello della storica band americana ma neppure troppo sotto. In generale, pur non mostrando nulla che non si sia sentito altrove, l’EP non dà mai troppo fastidio, né suona troppo scontato. Si tratta anzi di un disco realizzato in maniera attenta e valida: si sente che i Subtype Zero non hanno buttato lì le prime idee che gli sono uscite in sala prove. Ciò rende Ceremonious Extinction almeno godibile per gran parte della sua (breve) durata. Certo, non sarà l’album che ti cambia la vita né un prodotto eccellente, a causa anche di qualche sbavatura, di qualche cliché di troppo e di una registrazione un po’ ballerina. Tuttavia, ha almeno il pregio di trovarsi mezzo gradino sopra l’anonimato della solita massa di gruppi: in un genere come il thrash che ormai ha poco da dire, non è poco!

Quattro colpi di Harrison Good sul charleston, poi ci ritroviamo subito nella progressione di Esoteric Illusion, che comincia a macinare in maniera quasi stordente. In ogni caso, il riffage è sempre tagliente come un rasoio: subito gli americani mostrano un grande impatto, che non li abbandonerà mai lungo tutto il pezzo. Di sicuro lo possiede la norma, dirette e slayeriane al punto giusto. La stessa anima si mantiene per buona parte di questa prima metà, fa eccezione un breve tratto in cui Hector Rivera si avvicina al growl su una base che assume un influsso death evidente. Più riottosa si rivela invece la parte finale, in continuo e frenetico movimento, con altri incastri ben riusciti fino all’urlato finale. Ne risulta una scheggia breve ma godibilissima e di buon livello, appena sotto al meglio del disco per qualità! Va però ancora meglio con Ethereal Spirit, traccia che all’inizio si mantiene su un tempo medio classico, graffiante, di puro thrash. Al centro però la velocità si innalza, prima con una frazione ancora di retrogusto death, specie nel riffage. Un blast beat, poi però i Subtype Zero tornano al thrash, con una sezione più cattiva; ancora però non è finita. Il finale è infatti tortuoso, quasi tecnico a tratti, ma senza perdere nulla in potenza. È l’ottimo finale di un bel pezzo, che in Ceremonious Extinction non sfigura!

Pezzo più lungo dell’EP, Immortalized parte in maniera quasi preoccupata, oltre che vintage. Il suo thrash metal ricorda infatti quello diretto degli anni ottanta, almeno all’inizio: dopo poco però il tutto si spegne. È l’inizio di una fase molto lenta, che parte da un tratto vuoto, con suoni espansi (un fischio, un arpeggio semi-pulito) per poi crescere. Lo fa all’inizio molto lenta, ma dopo poco all’improvviso gli americani partono. Ci ritroviamo allora in un pezzo potente, che tra spunti più classici e modernismi riesce a evocare un certo impatto, seppur non eccezionale. Va meglio invece quando il pezzo varia, con sezioni di vago retrogusto thrash ‘n’ roll nel riffage di Steve Buhl e Nick McGroder, oppure qualche rallentamento, o ancora momenti di stampo più death. Buono anche il passaggio sulla trequarti, tutto “on speed”; per il resto però il brano non coglie troppo l’attenzione. Abbiamo un pezzo discreto e piacevole, ma che risulta il meno apprezzabile all’interno di Ceremonious Extinction. Di sicuro va meglio con Six Paths of Pain, che in parte stona col resto per la registrazione, del tutto diversa, più cupa e quadrata di quanto i Subtype Zero ci abbiano proposto fin’ora. Per il resto però ha carica da vendere, col suo avvio tra thrash e death che pende sul primo genere, quando Rivera stavolta tira fuori vocalizzi degni di Tom Araya. Potente, sguaiata, la sua ugola accompagna una progressione tutta giocata in velocità, in cui i vari passaggi si alternano l’uno dietro l’altro in maniera repentina. È una bella fuga, che si arresta soltanto nel finale, più rallentato ma strisciante e rabbioso allo stesso modo. Il suo unico difetto è di terminare con un fade in maniera quasi troncata, dando quasi un senso di incompletezza. Per il resto però si rivela un buonissimo brano, il migliore in assoluto dell’EP che chiude!

Per concludere, Ceremonious Extinction è il classico prodotto di cui non sentiresti la mancanza, ma una volta che lo hai incontrato ti intrattiene. I suoi dieci minuti abbondanti di distruzione sono molto piacevoli, e pur non essendo un EP troppo significativo svolge il suo lavoro in maniera discreta. Certo, per valutare al meglio i Subtype Zero ci sarà bisogno di qualcosa di più sostanzioso e pieno di contenuto. Intanto però l’impressione che si ricava da loro è positiva: di sicuro, un po’ di curiosità me l’hanno fatta venire.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Esoteric Illusion02:18
2Etheral Spirit02:44
3Immortalized04:33
4Six Paths of Pain02:17
Durata totale:  11:52 
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Hector Riveravoce
Steve Buhlchitarra
Lance Buckleybasso
Harrison Goodbatteria
Nick McGroderchitarra (tracce 1 e 3)
ETICHETTA/E:Seeing Red Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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