Korgonthurus – Kuolleestasyntynyt (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEKuolleestasyntynyt (2020) è il terzo album dei finlandesi Korgonthurus.
GENEREUn black metal tipico ma con diverse sfumature, caotico ma senza essere troppo complesso.
PUNTI DI FORZAUno stile variegato al punto giusto e coi giusti cambi di registro, tanti spunti buoni o addirittura vincenti, una registrazione grezza ma valida, una scaletta di alto livello medio. In generale, più sostanza e meno difetti rispetto al precedente Vuohen Siunaus (2016).
PUNTI DEBOLIUna certa mancanza di hit, alcune sbavature qua e là, con i finlandesi che a tratti si perdono.
CANZONI MIGLIORISyyttäjäenkeli (ascolta), Nox (ascolta)
CONCLUSIONIKuolleestasyntynyt alla fine si rivela un album valido e godibile: non sarà così memorabile, ma farà al caso dei fan del black metal!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
80
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Vista la grandissima quantità di dischi che mi passano davanti ogni mese per Heavy Metal Heaven, non sempre un disco che recensisco mi rimane in mente. O meglio, a restarmi davvero impressi sono solo quei dischi memorabili o eccezionali: gli altri invece rimangono ricordi sbiaditi. Vuohen Siunaus dei Korgonthurus, di cui mi sono occupato nel 2016, è un caso esemplare: di quest’album nella mia memoria rimane poco più di un’ombra. E il motivo non è solo fisiologico: andando a rileggermi la recensione, ho scoperto che all’epoca considerai il disco poco memorabile, per quanto buono. È un difetto che per fortuna affligge meno i Korgonthurus in Kuolleestasyntynyt, terzo album nella carriera piuttosto discontinua di questa band di Helsinki, che tuttavia quest’anno raggiunge il ventennio. Uscito lo scorso 13 marzo grazie a Woodcut Records, è un album che dà l’idea di essere migliore rispetto al predecessore, mantenendone al contempo le caratteristiche. A livello stilistico, non c’è molta differenza: parliamo sempre di un black metal rabbioso e classico di base, ma senza disdegnare influssi death o più moderni. Si tratta di un suono variegato, caotico pur senza essere troppo complesso: soprattutto, in questa loro confusione, i Korgonthurus riescono a colpire bene. Merito in primis del fatto che, rispetto al precedente, le varie componenti del genere di Kuolleestasyntynyt sono amalgamate molto meglio.

Non è solo una questione di stile, tuttavia: si sente che i finnici qui hanno fatto un lavoro molto più accurato. Lo si può apprezzare per esempio nella presenza di parecchi spunti buoni o addirittura vincenti, più di quanto ci fosse in Vuohen Siunaus. In generale, il songwriting è quasi sempre di buon livello, come è evidente soprattutto nei tanti cambi di registro. Per quanto sempre oscura, l’atmosfera varia tra momenti aggressivi, soffocanti e altri invece ariosi e di gran pathos, in un riuscito gioco di sfumature. Inoltre, Kuolleestasyntynyt può contare su una registrazione valida, grezza ma non piatta come accade molte volte nel genere dei Korgonthurus. Insomma, all’album non mancano i lati positivi: purtroppo, però, qualche strascico dai difetti del precedente è inevitabile. Per esempio, parliamo di un disco che non si stampa troppo in mente, a causa della sua impostazione, in fondo molto classica. Ma, come già detto, accade meno che in passato: seppur non rimanga tanto anche dopo molti ascolti, Kuolleestasyntynyt si lascia alle spalle una gran bella impressione. Oltre a questo, i Korgonthurus lungo la sua durata ogni tanto si perdono, e non sono immuni da alcune pecche: la principale è la classica mancanza di hit che affligge molto metal oggi. Ma la media del disco è piuttosto elevata: in generale, parliamo di un album solido, che non rivoluzionerà il black metal ma sa farsi apprezzare.

Le danze cominciano in maniera espansa, da black atmosferico: un esordio che ha già subito un bel senso d’attesa. Rarefatto e cupo, sembra quasi voler dare il là a qualcosa di più atmosferico, ma poi i Korgonthurus cambiano strada con la Kuolleestasyntynyt vera e propria. Ci ritroviamo allora in un ambiente di gran potenza, all’inizio persino arrembante, per poi stabilizzarsi su una norma vorticosa, potente e truce. Il riffage di Insanis Xul è basso, cupo, con influssi non solo death ma anche dal metal moderno, e insieme allo scream alto di Corvus crea un grande impatto. Nella prima parte (e poi anche nel finale) questa norma si alterna con tratti invece più espansi ma desolati, a metà tra malinconia e cattiveria: un ibrido che funziona bene. Un po’ meno lo fa la parte centrale, all’inizio rallentatissima e malata, piacevole, sfocia però in uno sfogo da puro black metal, fin troppo classico. Almeno però ha il merito di essere gradevole e di non stonare troppo: nel complesso, ne risulta una title-track forse non eccezionale ma piuttosto buona (anche se visti alcuni spunti, forse poteva essere migliore). Di sicuro, va meglio con Tuhontuoja, con cui i finlandesi lasciano la freddezza sentita fin’ora per qualcosa di più espressivo, pur nella sua aggressività. Lo si sente in parte già all’inizio, quando dopo qualche colpo di Kryth sul rullante, parte una norma vorticosa, che poi a tratti si ripeterà nel pezzo: retta dal blast, ha però un che di melodioso. È un lato che presto i Korgonthurus sviluppano: le strofe sono sì arcigne come da norma del black, ma al tempo stesso evocano un gran bel pathos. C’è però spazio anche per qualcosa di più cupo, specie nella seconda metà, quando appaiono sezioni rallentate ma di aura oscura, abissale, persino apocalittica: opprimono con forza, ma non senza un filo di calore residuo. Lo stesso vale per i momenti esasperati che a tratti scoppiano tra questi stacchi più lenti: anch’essi nonostante la carica e la rabbia hanno più disperazione che altro. Il tutto in un pezzo breve ma significativo e di livello molto buono, che in Kuolleestasyntynyt fa la sua figura.

Con Syyttäjäenkeli, la musica cambia di nuovo rotta, ma solo in parte. L’avvio è debordante, con influssi doom e persino deathcore (!) che sommati creano qualcosa di impatto eccelso, uno schiaffo a ogni oscillazione del riff. Questa norma però comincia presto a scambiarsi con un’altra molto più calda e melodiosa, con persino una nota malinconica nel pur tempestoso black metal del gruppo. È un’anima che presto prende il sopravvento, e a cui anche l’altra si inchina: pur mantenendo l’impatto, al centro non manca un tocco d’emozione. Tocco che i finlandesi conferiscono attraverso una struttura caotica, ma tutta accomunata da ottime melodie, di gran impatto. Non ce n’è una fuori posto nell’evoluzione che porta fino al nostalgico finale, dimesso anche a dispetto del blast di Kryth, e poi ancor di più quando in chiusura tutto diventa melodico. È un altro passaggio di classe assoluta per un pezzo stupendo, uno dei picchi assoluti di Kuolleestasyntynyt! Con Riivatu, i Korgonthurus virano quindi verso la cattiveria, e stavolta davvero. Lo si sente già dall’inizio, influenzato dal death, che poi devia verso qualcosa di basso e oscuro a livello di riff, quasi di indirizzo doom, il che rende l’atmosfera molto abissale. Le due parti all’inizio si scambiano in maniera semplice, ma poco dopo è il turno di una nuova norma. Introdotta dal basso di Kryth, all’inizio sembra possedere ancora più cattiveria, presente nelle ritmiche e nello scream ferocissimo di Corvus, ma a tratti questa norma si alterna con passaggi più lenti, striscianti. C’è anche spazio per un breve momento tagliente alla fine, prima che la norma iniziale ritorni, anche più terremotante. Segna la fine di un episodio non brillantissimo, ma in fondo non è un gran problema: anche così sa il fatto suo, e nel disco non sfigura di certo!

La melodia che apre Yön lapsi è quasi di indirizzo folk: una componente che si mantiene, seppur nascosta, nell’intera prima metà il brano. Più che a livello di fraseggi, che virano presto verso il classico black, sono il ritmo oscillante e soprattutto la malinconia che se ne sprigiona a ricordare quel genere. È qualcosa che emerge soprattutto nei momenti in cui Corvus si propone in assoli melodiosi, profondi, addirittura ricercati. E anche quando il frontman usa la voce in maniera graffiante, l’aggressività non è mai spintissima. Al massimo c’è invece qualche impulso più lugubre e oscuro, ad alternarsi coi tanti invece espansi, avvolgenti. Sono peraltro divagazioni che fanno respirare questa lunga frazione, ma al centro i finlandesi cambiano strada su qualcosa di più movimentato, puro black metal tra ritmi vorticanti e riff a zanzara. Il sentimento però non è sparito: nella lunga fuga, piena di cambi di tempo e di volto, si ondeggia spesso tra disperazione, depressione calda e qualche fiammata della nostalgia precedente. È il segreto principale di un pezzo che a volte si perde ma di norma incide e si rivela ottimo! Va però ancora meglio con Nox, con cui i Korgonthurus chiudono Kuolleestasyntynyt: brano più lungo del disco coi suoi nove minuti e mezzo, è però molto significativo. Lo è da subito il tema principale, melodico ma al tempo stesso duro, un connubio che ricorda i migliori Mgła. È un tema che torna a tratti, seppur di solito il pezzo sia meno estroverso e tenda a nascondersi. Spesso il ritmo di Kryth è lento, e al di sopra le chitarre si intrecciano in vortici espansi, ineffabili, a tratti persino di vago retrogusto post-black. È una linea musicale che a tratti si incattivisce, ma altrove si apre anche, come quando spunta una desolante chitarra pulita a suonare nel vuoto. Non è l’unico passaggio rarefatto: se ne contano diversi lungo il pezzo, tutti ben disegnati. Ma nel corso dei minuti, la tendenza è verso una maggiore densità, finché la musica non torna alla norma iniziale e poi la ridipinge in maniera terremotante e cattiva. Ma senza dimenticarsi di dosare bene l’aura disperata e calda, che avvolge quasi sempre e solo a tratti lascia spazio alla pura ferocia. Ferocia che si spegne solo nell’outro, un breve frammento acustico di folk rock, quasi un commiato nostalgico dopo tanto dinamismo. È una chiusura adeguata sia per il disco, sia per il brano splendido che risulta il suo picco insieme a Syyttäjäenkeli!

Come accennato all’inizio, Kuolleestasyntynyt non è un album memorabile: anche dopo tanti ascolti, poco ne rimane in mente. Ma nonostante questo, si tratta di un lavoro piacevolissimo e di alto livello, a un ascolto attento: con alcuni spunti di classe e tanta sostanza, può fare al caso di chi ama il black metal. Se lo sei, perciò, non posso far altro che consigliartelo!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Kuolleestasyntynyt06:21
2Tuhontuoja05:09
3Syyttäjäenkeli06:33
4Riivattu04:14
5Yön Lapsi06:31
6Nox09:30
Durata totale: 
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Corvusvoce e chitarra solista
Insanis Xulchitarra ritmica
Krythbasso e batteria
ETICHETTA/E:Woodcut Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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