Children Of Bodom – Are You Dead Yet? (2005)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEAre You Dead Yet? (2005) è il quinto album dei celebri finlandesi Children of Bodom.
GENEREMescola il classico death metal ipermelodico del gruppo (seppur con meno influssi power) con qualcosa di più duro. Riprende quanto già sentito in parte nel precedente Hate Crew Deathroll (2003) e lo spinge più avanti, con un bel quantitativo di riff groove metal e persino venature alternative.
PUNTI DI FORZAUn suono equilibrato e coerente come evoluzione per il gruppo, un ottimo impatto, una buona dose di ispirazione, alcune canzoni di altissimo livello.
PUNTI DEBOLIUna certa discontinuità a tratti, sia nella scaletta ondivaga sia nella composizione delle canzoni.
CANZONI MIGLIORIIn Your Face (ascolta), Trashed, Lost & Strongout (ascolta), We’re Not Gonna Fall (ascolta)
CONCLUSIONIPur non essendo il migliore album dei Children of Bodom, Are You Dead Yet? è un lavoro solido e di ottimo livello, da (ri)scoprire anche per chi lo sottovaluta!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
83
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Nella propria storia ascoltatore, ognuno ha i propri “feticci”, album che uno ricorda come tappe della propria crescita personale. E non serve che siano per forza capolavori del genere, o album che hanno aperto le porte a nuovi orizzonti musicali: in certi casi, si trovano solo per una casualità sul tuo cammino. Per esempio, a modo suo per me lo è stato Are You Dead Yet?, quinto album dei Children of Bodom. Ricordo che alla sua uscita, nell’ormai lontano 2005, fu uno dei primi CD che acquistai di quella che sarebbe diventata una collezione di settecento dischi, ancora in crescita. Non che fosse stato un acquisto ragionato: all’epoca quasi ogni album era preso d’impulso, senza prima leggere recensioni o ascoltarne la musica (del resto Youtube era all’epoca appena agli esordi, e altre piattaforme simili non esistevano). E anche come ascoltatore, all’epoca ero molto immaturo: di sicuro non sapevo valutare la musica nella maniera di oggi. Anche per questo, mi ricordo che all’epoca apprezzai abbastanza Are You Dead Yet?, ma non quanto gli altri album in mio possesso dei Children of Bodom. Solo anni dopo avrei scoperto che non ero il solo: si tratta di un album controverso, che ha scontentato molti fan dei finlandesi. Ma col tempo, io invece l’ho rivalutato.

Non è solo per questa storia, e per l’affezione che provo nei confronti di un disco della mia giovinezza. Anche col mio metro di giudizio di ascoltatore ormai scafato, valuto Are You Dead Yet? come un lavoro degno del nome dei Children of Bodom. Anche se il gruppo guidato da Alexi Lahio rispetto ai precedenti cambia direzione – il probabile motivo per cui l’album non è apprezzato –, non è una svolta in peggio. Se non altro, non rinnega il passato: da un lato, il death iper-melodico che la band ha creato è ancora lì, seppur stavolta si conceda meno influssi power. Dall’altro invece i finlandesi si spingono oltre nel tragitto più duro già intrapreso in parte dal precedente Hate Crew Deathroll. Lo fanno incamerando un grande quantitativo di influssi dal thrash moderno e soprattutto dal groove metal, una presenza costante in Are You Dead Yet?. In più, i Children of Bodom implementano anche influssi alternative e anche dall’allora nascente metalcore: a qualcuno può far storcere il naso, ma tutto sommato si integrano bene nel suono del gruppo. Un suono che, per queste ragioni, è meno ricercato e più diretto all’impatto rispetto al passato. Ma non mancano melodie e tastiere: in generale, la band riesce a mantenere un ottimo equilibrio tra il suo stile classico e questa componente moderna. In un’evoluzione coerente con quella che è la sua storia.

Si tratta di una buonissima freccia all’arco di Are You Dead Yet?, ma i Children of Bodom condiscono il tutto anche con una dose adeguata di ispirazione. Parliamo infatti di un prodotto ben realizzato, con diverse ottime idee e una capacità notevole in fatto di atmosfere e soprattutto di impatto. Certo, c’è anche da ammettere che i detrattori non hanno proprio tutti i torti: Are You Dead Yet? non è esente da alcuni difetti. Il principale è una certa discontinuità, con canzone valide ma altre che lo sono meno. E anche negli stessi brani, in certi casi, i Children of Bodom mescolano buone idee e altre poco interessanti. In generale, parliamo di un disco un po’ ondivago, che perde nel confronto coi precedenti, grandi lavori. Questo però in fondo non vuol dire granché: se uno non pretende sempre e solo il massimo, preso a sé stante Are You Dead Yet? si rivela un album ottimo. E più che degno di far parte della discografia di un nome famoso come i Children of Bodom.

Living Dead Beat comincia strisciante, con sonorità quasi industrial a cui presto si unisce una melodia di tastiera semplice, quasi banale. È la guida su cui, dopo poco, entra in scena una chitarra, cadenzata e molto da metalcore/alternative metal: una componente che rimarrà spesso in scena anche poi. Se a tratti i finlandesi arricchiscono questa base dei loro soliti elementi, come per esempio le tastiere, o deviano verso il melodeath, per esempio le strofe sono quasi nu metal. Cadenzate, con Laiho che sembra quasi rappare, seppur in screaming, sono abbastanza cattive e oscure, e in fondo non danno troppo fastidio. Buona anche la progressione, che immette sempre più elementi tipici del gruppo fino ai bridge, pieni di fraseggi di chitarre. Introducono ritornelli riottosi, in cui Janne Warman accompagna qualcosa di piuttosto intenso, preoccupato ma anche aggressivo grazie al frontman. A valorizza il tutto, è presenta una frazione centrale spigolosa ma di buona potenza nei suoi diversi incastri, oltre che valida anche in fase solistica. È un buon elemento per un pezzo godibile per lunghi tratti, seppur si collochi sotto alla media di un album che non introduce in maniera proprio eccellente. Un breve interludio strisciante, pieno di suoni inquietanti, poi Are You Dead Yet? entra in scena in maniera riottosa. La velocità impostata dal drummer Jaska W. Raatikainen è elevata, come anche l’urgenza, ma poi la musica si apre, per momenti invece più atmosferici che ricordano i vecchi Children of Bodom. Anche le strofe non hanno grande fretta: granitiche e sul lato groove del disco, hanno però un buon impatto nella loro potenza. Non che la band abbia perso il dinamismo: esso anzi rispunta fuori, nei momenti strumentali e anche nei ritornelli. Non velocissimi ma aggressivi, colpiscono anche col loro giro vorticoso in lead, che regge bene Laiho fino al potente coro finale. Ottimo anche il tratto centrale, roboante e cattivo, tra i riff e gli assoli del cantante e del neo arrivato Roope Latvala (forse uno dei protagonisti del cambiamento stilistico). Aggiunge un tocco di classe a un episodio di livello molto alto!

If You Want Peace… Prepare for War è ancora orientata al metal moderno già dall’avvio: un influsso ben presente in tutto il pezzo. Mentre le tastiere sono al massimo un lieve tappeto, che peraltro dà un tocco angosciante al tutto, al centro c’è l’incastro tra un riff dietro l’altro. Tra quelli di influsso thrash e i tanti groove, che siano diretti oppure rapidi e vorticosi, ci ritroviamo in un pezzo mirato tutto alla potenza. Lo dimostrano per esempio le strofe, truci al punto giusto, oppure ancor meglio i ritornelli, di grinta assoluta, il che si traduce in una grande potenza. La melodia invece è solo un abbellimento sporadico, per esempio in questi ultimi: solo in rari stacchi torna fuori, per qualcosa di mogio. Fa eccezione solo la sezione centrale, in cui per qualche minuto si rivede l’anima power estremo che ha fatto grandi i Children of Bodom in passato. Nonostante la differenza, si rivela un elemento valido per un altro pezzo forse non eccelso, ma di buonissimo livello: in Are You Dead Yet? non sfigura di certo! Purtroppo, è ora il turno di Punch Me I Bleed: lenta e atmosferica, cerca di replicare la bellezza di Angels Don’t Kill dal predecessore, ma non ci riesce granché. L’inizio è anche promettente, con la sua accoppiata di potenza, melodia ed espansione, date da un riffage a tratti quasi doom e del bel lavoro di Warman. A funzionare meno sono invece i momenti più aggressivi: seppur lenti e con un riffage non male, ancora orientato al groove metal, spezzano un po’ la magia creata in precedenza. Non aiutano poi elementi come il primo bridge: sottotraccia, risulta però poco funzionale e privo di mordente. Il secondo, un pelo più dinamico, funziona meglio: entrambi introducono ritornelli efficaci, seppur anch’essi non si stampino troppo in mente, nonostante una melodia intensa. Lo stesso vale anche per il tratto centrale, tutt’altro che memorabile a parte qualche raro momento. Contribuisce a creare un pezzo carino, godibile, ma che rappresenta comunque il punto più basso in assoluto del disco, e nel confronto con gli altri sparisce.

Per fortuna, a questo punto Are You Dead Yet? si ritira su alla grande con In Your Face, con cui i Children of Bodom fanno proprio ciò che promettono col titolo! Un avvio non troppo calmo, in cui una chitarra scandisce un riff cadenzato, comincia poi a ingrandirsi, a farsi più roboante in un’escalation “a cascata”. Tra momenti melodici e di tastiera e altri invece davvero potenti, ci si muove su sentieri lenti, ma poi il pezzo spinge con forza sull’acceleratore, su una norma da melodeath quasi classico. È una fuga a perdifiato che sembra voler proseguire a lungo, ma a tratti c’è spazio anche per qualche rallentamento. Ma non è un problema, come dimostrano certi stacchi che sembrano quasi essere i refrain: arrabbiatissimi, con Laiho che vomita rabbia e un riffage solido come una montagna, colpiscono bene fino al finale convulso. Lo stesso vale anche per i veri ritornelli: al contrario depressi, incidono a dovere con il pathos che evocano. Non danno neppure fastidio i tratti che riprendono l’inizio: pur spezzando un po’ il dinamismo generale, sono efficaci con la loro anima strisciante. Si rivelano un altro elemento di qualità per una mazzata di gran effetto, tra i brani migliori del disco! La successiva Next in Line comincia già poco confortevole, e dopo poche battute entra nel vivo in maniera preoccupata. Il ritmo di Raatikainen è veloce, il riffage nervoso, per una norma davvero d’impatto. Ma il resto non è da meno: seppur sottotraccia, le strofe guidate soprattutto dal basso di Henkka T. Blacksmith creano una bella sensazione d’attesa. Sensazione che, nell’alternanza con l’altra falsariga, si fa pian piano più forte, finché non arrivano i ritornelli, unico vero neo del pezzo. Non sono malaccio, ma mancano un po’ di energia, il che alla fine di una progressione così valida stride un po’. Per fortuna, tutto il resto è valido, compresa la parte centrale, divisa tra una prima metà di belle bordate ritmiche e una con la solita ricercatezza solista dei Children of Bodom, espressa sia da Warman che dalle chitarre. È un elemento valido per un pezzo di buona qualità, anche a dispetto del difetto: di sicuro, in Are You Dead Yet? non sfigura!

Bastards of Bodom esordisce sempre grassa e moderna, ma presto vira verso un maggior respiro melodico, che la ammanta per quasi tutta la durata. I tanti momenti dinamici, per esempio beneficiano di splendide melodie delle chitarre e della tastiera, toccanti in certi casi. Lo stesso vale per le strofe: più contenute, lente e potenti a tratti, hanno però una loro dolcezza, oltre a essere incisive. Il lato dolce colora in maniera ricercata anche i chorus, più aggressivi e di rabbia palpabile grazie al solito Laiho. L’unico momento davvero potente è la sezione di centro, coi suoi grassi riff groove; degno di nota anche quello poco prima del finale, un assolo di gran tristezza. Il tutto si rivela un gran bel florilegio, variegato al punto giusto: forse a tratti è un po’ spigoloso nel mescolare le sue varie anime, ma per il resto si rivela ottimo. Va però ancora meglio con Trashed, Lost & Strongout: primo singolo di Are You Dead Yet?, fa capire bene il perché della scelta. Un avvio strisciante, da metal alternativo, nel giro di meno di trenta secondi vira sui canoni più classici dei Children of Bodom. Col suo andamento preoccupato ma melodico, monopolizza la canzone a lungo, sia in forma “pura” che contaminata da riff più pesanti. Lo scambio tra i due mondi costituisce gran parte delle strofe, sempre più tese (e anche mogie, grazie ad alcuni riusciti stacchi solisti) fino ai chorus. Pieni di suoni, quasi sinfonici, si pongono liberatori e di gran potenza, ed esplodono davvero bene. Ottima anche il tratto di centro, massiccio coi suoi riff moderni, e quello invece delizioso di trequarti, pieno di assoli. Entrambi arricchiscono un pezzo grandioso, appena alle spalle del meglio del disco! Va però ancora meglio con la conclusiva We’re Not Gonna Fall, che si apre con un bel riff, tagliente e di influsso thrash. Funziona bene lungo il pezzo, sia da solo sia con le tastiere: anche gli altri però non scherzano. Sia i momenti più “bodomiani” ed espansi che quelli più potenti, con anche un piglio da death classico a tratti, si alternano in maniera efficace. Stavolta i finlandesi realizzano un gioiello, incastrando varie parti in maniera a volte anche tortuosa, ma sempre efficace, fino allo scoppio dei ritornelli: di assoluto impatto emotivo, rabbiosi ma anche disperati, colpiscono benissimo. Ottimi anche i due momenti, al centro e nel finale, striscianti e quasi alternativi, unica variazione alla norma base insieme all’assolo sulla trequarti, vorticoso ma di buon pathos. Si integrano bene in una traccia brevissima ma splendida, un finale col botto per un disco così!

Per quanto mi riguarda, insomma, Are You Dead Yet? è un album tanto valido quanto sottovalutato. Sì, forse poteva essere migliore, fosse stato tutto al livello della sua seconda parte. E d’altra, parte, è ovvio che chi non ama molto il metal moderno e sonorità più alternative potrebbe storcere il naso al suo cospetto. Ma per tutti gli altri, il consiglio è di tornare ad ascoltare e riscoprirlo: si ritroveranno davanti un lavoro solido e di alto livello, che potrà piacer loro ben più di quanto si ricordano. O, in alternativa, una bella scoperta per chi finora non ha mai avuto il piacere di farlo proprio a causa dei tanti giudizi negativi pubblicati alla sua uscita!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Living Dead Beat05:18
2Are You Dead Yet?03:56
3If You Want Peace… Prepare for War03:57
4Punch Me I Bleed04:51
5In Your Face04:12
6Next in Line04:19
7Bastards of Bodom03:25
8Trashed, Lost & Strungout04:02
9We’re Not Gonna Fall03:17
Durata totale: 37:17
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Alexi “Wildchild” Laihovoce e chitarra solista
Roope UKK Latvalachitarra ritmica, backing vocals
Janne Jameson Warmantastiere
Henkka T. Blacksmithbasso e backing vocals
Jaska W. Raatikainenbatteria
ETICHETTA/E:Spinefarm Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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