Pröfane Oath – Unholy Hymns (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEUnholy Hymns (2020) è l’EP d’esordio del duo marchigiano Pröfane Oath.
GENEREUn black metal seminale con influssi thrash e persino heavy e speed. È un suono che deve molto ai primi Bathory, oltre che a Hellhammer e Sodom.
PUNTI DI FORZAUn suono di gran energia, un songwriting discreto che consente al gruppo di gestire bene la complessità e a incastrare riff in maniera efficace, dei buoni spunti. Ottima anche la voce sguaiata di The Unholy, un valore aggiunto per il duo.
PUNTI DEBOLIUna lieve omogeneità di contenuti, una forte mancanza di personalità, con la band che si rifà solo alle proprie influenze; in generale, una grande immaturità.
CANZONI MIGLIORIPossessed by Quorthon (A Tribute to Bathory)
CONCLUSIONIUnholy Hymns è un esordio gradevole e con qualche bello spunto, anche se i Pröfane Oath dovranno maturare e trovare una personalità più spinta in futuro.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
63
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Nel corso della mia gestione di Heavy Metal Heaven, mi è sempre piaciuto andare a scoprire gruppi dalla mia regione, le Marche. Amo in particolare occuparmi delle poche ma importanti eccellenze metal di qui; apprezzo però anche quando mi capita di trovare band non al top, specie se nascondono del potenziale. È proprio questo il caso dei Pröfane Oath: per ora sono una band immatura ma possono crescere, come dimostra il loro EP d’esordio Unholy Hymns. Titolo che, insieme al nome con l’umlaut nel monicker, già mette in chiaro quanto la band guardi soprattutto alle origini del black metal. Senza ascoltarlo, uno potrebbe pensare a un suono ignorante ispirato ai Motörhead in chiave più cattiva: il suono dei marchigiani invece punta più sull’impatto che sull’essere sguaiato. Per il resto però è un suono classico, black primigenio con forti influssi dal primo thrash e, più indietro, persino allo speed/heavy da cui entrambi i generi derivano. Il risultato finale ricorda molto i primi Bathory, oltre ad altre band seminali come gli Hellhammer e i Sodom, entrambe prese sempre nella loro primissima incarnazione.

All’interno di Unholy Hymns, insomma, non c’è nulla che non si sia sentito altrove: è proprio questo il principale difetto dei Pröfane Oath – oltre a una lieve omogeneità nei contenuti. Al di là di qualche spunto, per ora i miei conterranei non riescono ad andare oltre le proprie influenze: c’è bisogno di qualche guizzo di personalità in più. Senza, la musica del gruppo rimane un po’ amorfa, non focalizzata come potrebbe fare una band con più esperienza. Certo, risolvere il problema non sembra impossibile per i Pröfane Oath, anzi: forse è anche ovvio che Unholy Hymns sia così acerbo, visto che i due membri sembrano giovani dalle foto promozionali e che, soprattutto, la band esiste appena dal 2019. Risulta quindi positivo il fatto che, nonostante questa fretta, la band sia riuscita a proporre anche elementi buoni. Per esempio, Unholy Hymns può contare su un songwriting più che discreto: lo si nota nell’abilità dei Pröfane Oath a incastrare i vari riff in maniera efficace, e nella loro buona gestione della complessità. Per fare ancora meglio il duo dovrà migliorare un pelo a livello tecnico, per ora molto basilare (lo si sente in alcune sbavature nel corso dell’EP). Ma comunque, già ora ciò che riesce a proporre non è affatto male, come leggerai nella recensione.

Unholy Hymns parte da Worshipping the Antichrist: in principio è inquietante, con suoni lievi ma cupi su cui si staglia un parlato oscuro, preso forse da qualche film. Neppure un minuto, poi all’improvviso scoppia una tempesta del più classico black metal, truce e graffiante, retto dal blast beat di Drunken Bible. Il lato più old school dei Pröfane Oath esce fuori però quasi subito: presto, la norma iniziale lascia spazio a qualcosa di altrettanto frenetico e urgente, ma più vario. Se il ritmo rimane veloce, i riff cominciano a modificarsi, da frangenti più thrash a echi speed, passando per ritorni anche di influssi black che aggiungono al tutto un tocco oscuro molto convincente. Si tratta di un bel frammento strumentale, che introduce bene la norma principale, invece più lineare: scambia i ritornelli che tornano all’origine, con di nuovo il blast e lo scream acido di The Unholy, che gigioneggia parecchio, e strofe molto speed.graffianti. Ottimo anche il passaggio centrale: da classico speed delle origini (ricorda addirittura i primi Metallica a tratti), porta un po’ di ordine in un ambiente invece caotico, un fattore su cui peraltro il pezzo basa il suo successo. La confusione infatti torna presto, con un’escalation di potenza che culmina in un assolo molto slayeriano. Anch’essi, come gli altri, sono elementi non eccezionali ma validi per un episodio di buon impatto, non troppo lontano dal meglio dell’EP che apre!

Possessed by Quorthon (A Tribute to Bathory) fa proprio ciò che dice, e non solo. Se l’inizio, oscuro e black ma lento e quasi solenne, riporta quasi all’epoca vichinga del gruppo svedese, presto la musica svolta su coordinate quasi da heavy metal classico, che ricordano anche i Motörhead. È un’impostazione che torna nel corso del disco, seppur spesso in forma più “speed”, e con persino un vago retrogusto power. Ma esso è sempre accoppiato a qualcosa di più oscuro: lo dimostrano sia i ritornelli, potentissimi e “in your face”, sia le strofe, vorticose e truci. Sono separati da bridge strani: presentano incroci di melodie che generano un’aura arcana, che peraltro si sposa bene con la cupezza del resto. In ogni caso, si rivelano funzionali anche gli stacchi più thrash e rocciosi che si aprono qua e là, e anche quello finale, che invece guarda di nuovo all’anima motörheadiana dei Pröfane Oath, per corredarla con un assolo preoccupato – e nel finale un blast beat. Si tratta di un altro valore aggiunto per un buonissimo brano, il migliore in assoluto di Unholy Hymns!

Se fin’ora l’EP è stato di buon livello, i marchigiani con Virgin’s Vomit mettono in mostra i loro limiti. Se il suo riff iniziale ha già un bell’impatto, il blast beat sfoderato da Drunken Bible su cui viene adattato stona un po’, visto il suo carattere heavy. Anche i frangenti più preoccupati non funzionano granché: nonostante la voce sguaiata di The Unholy si dimostri ancora un punto favore del duo, hanno poco da dire. Meglio va invece nelle aperture più melodiche: ricordano addirittura i Running Wild, seppur riletti con un tocco più sinistro. Ma è una luce in qualcosa che per il resto rimane almeno in penombra: seppur con qualche spunto carino – per esempio, la veloce ma ben studiata frazione centrale – alla fine ne risulta un pezzo piuttosto anonimo. Di sicuro, coi suoi spunti, si poteva fare di meglio! Purtroppo, lo stesso si può dire di Crucis Alcoolica: ha dalla sua l’impatto, ma non molto di più. Fin dall’inizio, è un assalto che però finisce molto presto per diventare sterile. Se alcuni riff, specie di quelli più thrash, sono taglienti, il resto è un mare sì potente, ma in cui l’attenzione si perde presto, come mai successo prima in Unholy Hymns. Non è solo la banalità del tutto a condizionarlo, ma soprattutto il fatto che stavolta i Pröfane Oath sembrano procedere senza una direzione ben precisa. Di fatto, l’unico frangente con un po’ di appeal è la parte centrale, vorticosa all’inizio ma che pian piano si fa più ricercata, fino a una sezione preoccupata. Essa a sua volta sfocia in qualcosa di strano, obliquo, che ricorda persino i Death e il techno death più melodico. È uno spunto estraniante ma valido, che mi piacerebbe vedere sviluppato meglio nella musica del gruppo in futuro; tutto il resto però lascia a desiderare. Abbiamo in effetti il pezzo peggiore dell’EP che conclude!

In definitiva, Unholy Hymns si rivela un esordio gradevole e positivo, nonostante i difetti. Certo, per valutare la vera stoffa e le vere capacità dei Pröfane Oath ci vorrà un po’ più di tempo. Di sicuro, la band ha bisogno di trovare una maggiore personalità: spero che ci possa riuscire lavorando e crescendo. E che nel prossimo lavoro si possa ascoltare qualcosa di più personale, magari accoppiato con l’ottima energia che la band già possiede.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Worshipping the Antichrist06:53
2Possessed by Quorthon (A Tribute to Bathory)06:31
3Virgin’s Vomit04:04
4Crucis Alcolica04:21
Durata totale: 21:49
FORMAZIONE DEL GRUPPO
The Unholyvoce, tutti gli strumenti
Drunken Biblebatteria, tutti gli strumenti
ETICHETTA/E:autoprodotta
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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