To-Mera – Transcendental (2006)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONETranscendental (2006) è l’album d’esordio degli inglesi To-Mera.
GENEREUn progressive metal dalle mille sfaccettature, complesso e a tratti molto tecnico. Soprattutto però punta al lato atmosferico, in cui mostra una grande sensibilità mutuata dal gothic metal.
PUNTI DI FORZAUno stile molto originale nelle sue innumerevoli sfaccettature e nella sua natura espansa. Ottime atmosfere, sempre avvolgenti e oscure, di gran impatto; una maestria estrema nell’incastrare i tanti elementi, aiutata anche da un livello di cura altissimo per ogni particolare.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIPhantoms (ascolta), Born of Ashes (ascolta), Dreadful Angel (ascolta)
CONCLUSIONITranscendental è un lavoro davvero meraviglioso, con cui i To-Mera si rivelano una grandissima band. Dispiace che entrambi siano così poco conosciuti e sottovalutati: chi ama il progressive o il metal più crepuscolare dovrebbe tuffarcisi a capofitto!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
95
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Tra le varie scene che si sono formati nel corso degli anni nell’ambito del progressive metal, quella britannica è una delle più fresche e interessanti. Già a livello superficiale lo dimostrano nomi di punta come Haken e Threshold, ma anche tra le seconde linee si possono trovare band grandiose, come per esempio i To-Mera. Progetto nato nel 2005 nei dintorni di Londra, dopo un demo quello stesso anno esordisce sulla lunga distanza appena dodici mesi dopo con Transcendental. Messa così, si potrebbe pensare a una band che ha fatto le cose troppo in fretta e ha tirato fuori un album immaturo, come succede in moltissimi casi simili. Ma non è quello degli inglesi, che al contrario mostrano qui un suono maturo e consapevole all’estremo, a cominciare dallo stile. Quello di Transcendental è un progressive metal labirintico, ben supportato dall’alta caratura tecnica dei To-Mera. Di sicuro però non è un semplice sfoggio di bravura da parte della band: ogni svolazzo è anzi funzionale alla creazione di emozione e di atmosfera. Spesso di carattere oscuro, al servizio di quest’ultima si pongono anche le tante influenze diverse che si possono trovare nella sua musica. Vanno dal metal classico a quello estremo, ma senza lasciar da parte generi più gentili come post-rock e perfino jazz; tuttavia, quello che ispira di più i To-Mera è il gothic metal. Si può ritrovare in Transcendental a livello musicale, a tratti, ma soprattutto per sensazioni evocate, decadenti e drammatiche come da norma del genere.

È uno stile davvero originale, ma gli inglesi non si fermano lì. Dallo loro parte hanno anche un songwriting sorprendente nel vero senso della parola: realizza ciò che il progressive dovrebbe sempre fare, ossia stupire l’ascoltatore. Lo fanno per esempio le strutture tortuose, piene di virate: dimostrano la maestria assoluta dei To-Mera nell’incastrare tantissimi elementi tra i più diversi. E lo fanno, peraltro, senza lasciare da parte tutto il resto: Trascendental è molto ben curato anche dal punto di vista delle atmosfere, come già detto, e per la musica in sé, tra riff e melodie di grande caratura. Anche per questo motivo, parliamo di un album che, al di là della sua grande complessità, riesce per lunghi tratti a stamparsi in mente: qualcosa non da tutti, specie in ambito prog. Ciò però non vuol dire che sia facile da ascoltare: per assorbirlo tutto e scoprirne la meraviglia, ci vogliono centinaia di ascolti. Ascolti che però Transcendental merita davvero: quando ci si entra dentro, si scopre un vero capolavoro, con poco da invidiare al meglio proposto da gruppi ben più blasonati dei To-Mera!

Traces comincia con un lamento lontano di Julie Kiss nel vuoto, a scandire una melodia di vago sentore esotico. Una sensazione che peraltro aumenta col tempo, quando questa norma viene sostituita da lievi elementi folk medioerientali, accompagnati però dalla tastiera ambient alle sue spalle. Essa rimane ben presente anche quando tutto sparisce, e ci ritroviamo in un crescendo con la chitarra di Tom MacLean all’inizio compassata. Col tempo però, sotto la guida della sezione ritmica, comincia a scandire un assolo lontano, fascinoso, di quelli tipici del progressive metal. Dura qualche minuto, prima di spegnersi in un outro di pianoforte, leggero e delicato. È questo a introdurre Blood, che dopo un ulteriore preludio a presentare il riff principale in maniera effettata e leggera, esplode con forza. È l’inizio di una progressione che si mantiene rocciosa per buona parte della sua durata: alcuni momenti sono davvero energici, mentre altri si nascondono un po’ ma mantengono la durezza, come accade alle strofe. Esse hanno però un vago accenno gothic, che esplode meglio in quelli considerabili bridge e ritornelli. Senza rinunciare alla potenza, si spostano però su lidi atmosferici: tra frangenti convulsi, disperati e altri liberatori, è un affresco di gran bellezza, e il fatto che i To-Mera lo ripetano più volte la rende solo più efficace. Degna di nota anche la frazione centrale, da classico progressive ma senza perdere la preoccupazione del resto. Corona bene un brano breve ma già molto significativo, seppur per Transcendental il meglio debba ancora arrivare!

Dopo un pezzo tutto sommato lineare, con Dreadful Angel gli inglesi propongono il loro lato più arzigogolato. E lo fanno in maniera eccellente: ognuno dei tanti cambiamenti di volto sono ben riusciti, e anche se è difficile starvi dietro, tanto sono repentini, stupiscono e incidono alla grande. Merito del bel gioco dei contrasti, per esempio quando le falsarighe più potenti si mescolano con influssi più melodici. Oppure, del frequente cambio di dinamiche: a tratti si alternano tratti fragorosi ad altri di gran delicatezza, momenti più disimpegnati e altri di gran pathos. La band però riesce a vincere soprattutto grazie all’atmosfera, gestita con grande cura dei dettagli. Anche i tanti momenti iper-tecnici che stupiscono a tratti sono funzionali alla sua buona riuscita, e risultano sempre dosati con cognizione di causa. Lo stesso vale per i cambi di rotta totali rispetto alla canzone, come il momento folk al centro, col violino dell’ospite Josh Eisenthal o il finale roboante, con un riffage quasi death. Anch’essi, come gli altri, impattano bene in una canzone molto sfaccettata ma eccellente, poco distante dalle punte di diamante dell’album!

Phantoms inizia da dei lievi suoni dissonanti, come se qualcuno pizzicasse una chitarra dalla parte della paletta, ma poi comincia in maniera più potente. Anche in questo caso, la musica assumono toni graffianti, nel riffage cupo e potente di MacLean, a cui però si accoppia da subito una forte infelicità. Nascosta e contenuta nelle strofe, esplode poi in bridge espansi ma intensi, molto gotici. Possono sembrare quasi i ritornelli per melodia; quelli veri però arrivano a ruota, e con un riffage quasi melodeath e Kiss che canta in maniera quasi lancinante risultano drammatici, di impatto emotivo assoluto. Inoltre, stavolta i To-Mera non calcano troppo sulla complessità, come altrove in Transcendental: seppur con diversi cambi negli arrangiamento, la struttura si mantiene lineare per oltre metà pezzo. Ottimo anche ciò che segue: retta tutta dalla voce della frontwoman e del pianoforte di Hugo Sheppard, risulta lirica, melodiosa, delicata. Ma poi all’improvviso la musica diventa potente, con riff di carattere death e groove metal, in un’escalation all’inizio di puro impatto, seppur poi si orienti più al progressive. È questa chiave, pesante ma non senza un certo mistero, che poi introduce al meglio un nuovo ritornello e quindi un finale dilatato, caldo. È la giusta chiusura per un episodio splendido, uno dei migliori del disco!

All’inizio, Born of Ashes può sembrare quasi una ballata: presenta solo la voce di Kiss e una lieve chitarra acustica, peraltro in un incrocio morbido e di forte nostalgia. La sua infelicità e la sua delicatezza si confermano anche quando, dopo un minuto, la musica si potenzia, ma senza scattare: ci ritroviamo invece in un ambiente espanso, dominato dalle orchestrazioni. Un ambiente che, in breve, diventa anche più tenebroso, fino alla fuga di un vortice potente con un’urgenza angosciosa. Non è solo il ritmo, spesso guidato su tempi alti dal drummer Akos Piris: anche la struttura cambia spesso. Si va da momenti da power metal neoclassico ad altri più espansi, passando per tratti di influsso estremo e per altri scomposti e progressivi. Solo i refrain portano una ventata di stabilità nella musica: sognanti in una maniera oscura in principio, con un riff di impatto grandioso, si trasformano poi in maniera repentina, in qualcosa quasi allegro ma malinconico, di carattere ancora power. Eppure, non stona nella canzone, che seppur di norma sia cupa, ha decine e decine di sfumature diverse. Sfumature peraltro congegnate a meraviglia dai To-Mera: ogni istante del pezzo ha un suo perché, e nei suoi sette minuti l’unica mancanza è quella di un momento di noia. Abbiamo insomma un episodio perfetto, uno dei picchi assoluti di Transcendental col precedente!

Anche Parfum parte lenta, col pianoforte di Sheppard che, nel tempo, viene accompagnato da lievi sussurri. Circa un minuto, poi la musica svolta su territori progressive metal quasi classici – o almeno sembra farlo. Poi però gli inglesi tornano verso toni soffusi, con una sezione che vede la cantante da sola con la chitarra pulita di MacLeod. Anche questo dura poco, prima di rientrare in un ambito più duro, ma le “montagne russe” non ha finito di andare su e giù. Si va da momenti espansi ma di gran cupezza ad altri invece melodici, gothic metal puro non fosse per le dissonanze prog, da tratti più potenti ad altri rarefatti, di influsso doom. Il tutto inframezzato da diversi tratti tecnici: alcuni risultano sereni, ricordano persino i Dream Theater, altri invece sono tortuosi e cupi. Il tutto è ben pensato come da norma dei To-Mera, seppur solo a tratti riesca a imprimersi in mente come fanno altri brani in Transcendental. Ci riescono del tutto alcuni tratti più intricati e il potente finale, pestato al massimo; gli altri invece trascorrono in maniera piacevole, ma senza impressionare. Il risultato di tutto ciò è in assoluto il punto più basso del disco, anche se visto la qualità di quest’ultimo significa poco: la qualità infatti rimane ottima!

Il lungo preludio di Obscure Oblivion è dimesso, intimista nella sua oscurità. Con una chitarra effettata ed echeggiata che suona all’unisono col pianoforte, e più tardi la voce di Kiss, evoca una gran desolazione. È una sensazione che rimane in scena anche quando il pezzo prende una direzione più metallica. Sia nei tratti più veloci, di influsso gothic e power, sia quando il primo prende il sopravvento in momenti rallentati, è presente un pathos triste e a tratti lancinante. In effetti, una depressione esplicita, cosmica, e una tristezza invece rassegnata si inseguono e si alternano spesso lungo la traccia, che anche per questo è un continuo saliscendi di sfumature emotive. Ma sono tutte ben congegnate, tanto da attraversare anche molti dei momenti tecnici: tra di essi spicca quello di pianoforte al centro, intricato ma valido. Giusto la sezione seguente cambia direzione, con la sua potenza semplice, senza troppi pensieri. Ma non dura troppo, prima che l’essenza ombrosa dei To-Mera torni alla carica. Ne risulta un bel brano, a tratti un po’ rilassato per i miei gusti ma per il resto avvolgente il giusto. Non sarà tra i più in vista di Transcendental, ma al suo interno di sicuro non sfigura!

A questo punto, siamo agli sgoccioli con Realm of Dreams, che completa la discesa degli inglesi verso toni più dilatati: ha un altro intro “balladesco”, ma stavolta non è un’illusione. Se i passaggi più vuoti, occupati soltanto da voce e chitarra non sono diffusissimi (se non si conta quella lunga al centro) è vero che la parte metal stavolta di rado aggredisce. Nonostante alcune venature persino black nelle armonizzazioni, il ritmo di Pirisi rimane sempre lento, e il riffage è spesso contornato da orchestrazioni o da tastiere. Ogni elemento contribuisce a rendere il tutto più atmosferico, il che riesce bene: quasi in ossequio al titolo e al testo, ci ritroviamo in un ambiente onirico, oltre che molto melodioso. Se alcuni tratti sono un po’ più lancinanti, altri invece sono calmi e sognanti, come per esempio i ritornelli, mogi e di calda tristezza. Stavolta inoltre i To-Mera se la prendono con grande calma nell’evolversi, per qualcosa che di rado svolta su terreni tecnici, o su svolte repentine. C’è un grande relax, come mai prima in Transcendental, ma non è un problema: la musica respira molto bene anche così. Con la sua poesia e la sua ariosità, intrattiene e non annoia mai nei suoi quasi nove minuti e mezzo, anche con le poche variazioni comprese tra l’avvio e il finale in lento fade. Il risultato finale è splendido, un gioiellino non all’altezza del meglio del disco che chiude, ma neppure troppo lontano da quel livello!

In conclusione, Transcendental è un lavoro meraviglioso, non lontano addirittura dalla perfezione. L’unico suo difetto, se si può definire così, è l’essere poco conosciuto: viste le sue qualità, i To-Mera meriterebbero di certo più fama. È anche per questo che, se ti piace il progressive o anche solo il metal più crepuscolare ti consiglio di buttartici a capofitto senza pensarci troppo. Specie, poi, se ciò che cerchi nel prog è qualcosa di diverso, e sei stufo dei soliti gruppi che non fanno altro che plagiare i Dream Theater!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Traces03:14
2Blood05:36
3Dreadful Angel06:52
4Phantoms07:19
5Born of Ashes07:05
6Parfum06:33
7Obscure Oblivion06:18
8Realm of Dreams09:44
Durata totale: 52:41
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Julie Kissvoce
Tom MacLeanchitarra
Hugo Sheppardtastiere
Lee Barrettbasso
Akos Pirisbatteria
OSPITI
Brett Caldas-Limachitarra, orchestrazioni (traccia 5)
Josh Eisenthalviolino (traccia 3)
ETICHETTA/E:Candlelight Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:– 

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