Domande e Risposte – Witches of Doom

INTRODUZIONE

Seppur a me piaccia moltissimo farlo, di rado capita di poter seguire a lungo la carriera di una band. Che sia per colpa delle poche uscite della stessa, o perché ci si “perde di vista”, spesso una recensione è una finestra singola su un gruppo, senza che ce ne siano altre a dare una migliore vista sulla sua intera carriera. Per fortuna però ci sono anche delle eccezioni: una delle migliori per me è quella dei romani Witches of Doom. Ho avuto la possibilità di seguirli fin dal 2014, l’anno del loro esordio Obey: quello stesso anno, tra l’altro, per la prima volta ho avuto il piacere di intervistare il gruppo su queste pagine. È un piacere che ho deciso di rinnovare quest’anno in occasione dell’uscita del terzo album Funeral Radio. Anche stavolta, come la precedente, a partecipare alle nostre “Domande e Risposte” è il chitarrista del gruppo, Federico “Fed” Venditti.

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MATTIA LORONI:La prima volta che vi ho intervistato eravamo alla fine del 2014. Ti va di raccontarci come è proseguita la vostra carriera in questi quasi sei anni?
FEDERICO VENDITTI:Ciao! innanzitutto è un piacere ritornare sulle vostre pagine. Dall’ultima volta che abbiamo parlato è passata tantissima acqua sotto i ponti, nel 2014 era appena uscito il nostro debutto Obey e il gruppo stava insieme da un anno circa, insomma come succede di solito eravamo pronti a suonare un po’ ovunque per farci conoscere. Subito dopo siamo andati in tour nei paesi baltici, poi nel 2015 abbiamo registrato la cover degli U2 New Year’s Day con Paul Bento (ex Type o Negative e Carnivore) alla chitarra solista. Questo singolo ha avuto ottimi riscontri di critica e pubblico. Nel 2016 siamo tornati in studio avvalendoci in cabina di regia di Fredrik Folklare (Unleashed) e abbiamo pubblicato Deadlights, un disco più gothic e elettronico rispetto al debutto, album che ci ha avvicinato a un pubblico più dark e meno metal. Dal 2017 in avanti abbiamo subito tanti cambi di line up anche se il nucleo originale composto da me e Danilo è rimasto invariato non alterando il sound del gruppo. Questo non ci ha impedito di registrare due cover, una dei Joy Division e un’altra per il tributo della Black Widow ai Death SS. Il 2019 si è rivelato un anno pieno di impegni perché ha visto il nostro ritorno in studio di registrazione e il supporto europeo per l’ex Misfits Michale Graves. Il 2020 invece è iniziato con la pubblicazione del terzo capitolo Funeral Radio, al quale sarebbe dovuto seguire un tour ma causa Covid è stato rimandato.
MATTIA LORONI:Dato che Funeral Radio è uscito ormai da alcuni mesi, potrai tracciarne un bilancio. Come è stato accolto dal pubblico del vostro gruppo? E come dalla critica di settore?
FEDERICO VENDITTI:Per quanto riguarda la critica direi alla grande! Per questo disco abbiamo ricevuto quaranta recensioni e tante richieste di interviste e non solo dall’Italia, cosa mai accaduta prima, tutte positive o addirittura entusiastiche. Il disco è molto richiesto anche dal pubblico e molti dicono che sia il nostro lavoro migliore. Cosa che mi suona strana dato che molti concordavano sul fatto che Obey fosse il nostro apice qualitativo, quindi toccare con mano tanto entusiasmo ci ha sorpreso positivamente. In genere il terzo album è quello decisivo e sembra che abbiamo tagliato il traguardo.
MATTIA LORONI:Rispetto al precedente Deadlights, questo vostro nuovo album è meno eclettico: guarda piuttosto alle sonorità più spoglie del vostro esordio omonimo, pur senza copiarlo. Da dove nasce questa volontà di “tornare indietro”?
FEDERICO VENDITTI:Come dicevo prima tutti guardavano ad Obey come il nostro punto più alto e quindi abbiamo pensato, “perché non fare un disco che sia una via di mezzo tra il primo e Deadlights?”. Accontentare tutti è impossibile e non ci è mai interessato come obiettivo, alcuni dicevano che appunto Deadlights era poco metal, altri che lo preferivano al debutto. Naturalmente quando si compone non si va con il pilota automatico e le cose sono uscite diversamente da come pensavamo inizialmente. Il disco pur avendo dei rimandi ad Obey suona diverso, ha molti elementi che richiamano il metal anni ottanta e novanta rielaborati a modo nostro, non tralasciando lo stoner. Le tastiere che erano molto presenti su Deadlights qui hanno fatto un passo indietro, ma non sono scomparse, anzi rimangono un fattore fondamentale per il sound dei Witches of Doom. Ci sono brani come Master of Depression che richiamano Danzig e Alice in Chains, così come Queen of Suburbia i Cult e ToN. Il nostro obiettivo come band, e su questo sono totalmente d’accordo con la vostra recensione, è quello di non ripeterci due volte pur mantenendo riconoscibile il nostro stile musicale.
MATTIA LORONI:Per continuare sempre sullo stesso tema: pur guardando a Obey, Funeral Radio presenta meno componenti stoner, e più invece dall’hard rock classico. Integrare un genere così lontano dal gothic/doom nel vostro genere è stata una scelta consapevole, studiata in maniera conscia, o vi è venuta naturale?
FEDERICO VENDITTI:L’hard rock è presente in alcuni brani come Queen ad esempio, ma le nostre influenze rimangono sempre le stesse, cioè un mix tra gothic, doom, stoner e new wave anni ottanta. Anche quando prendiamo elementi hard rock cerchiamo di renderli sempre nostri e conferirgli il nostro marchio cupo ma melodico. In genere ci facciamo trasportare dal mood delle canzoni verso una direzione, ma ripeto: per noi questi cambiamenti sono del tutto spontanei. Se per hard rock intendi Danzig, DAD e Cult allora si assolutamente, ma questi ingredienti ci sono sempre stati nel nostro sound, forse prima erano più nascosti di adesso. Se mi chiedessero di fare una sintesi del nostro suono direi che è un mix tra Danzig, Cult, Alice in Chains, Paradise Lost, Moonspell, Monster Magnet, Depeche Mode, Ozzy, White Zombie e Metallica.
MATTIA LORONI:Come ho scritto nell’intervista, i miei pezzi preferiti sono la title-track, November Flames e Hotel Paranoia. Ti va di raccontarci qualcosa, magari qualche aneddoto, su questi tre brani?
FEDERICO VENDITTI:November Flames è un brano che effettivamente si distacca dagli altri secondo me dal momento che è più potente ed ha riferimenti a band come Korn, Ozzy ed addirittura ci sono delle melodie che si rifanno alla new wave anni ottanta. Anche qui credo che siamo riusciti ad incorporare un suono più moderno che forse si avvicina di più alle canzoni di Deadlights, November ha diverse parti elettroniche pur non perdendo la potenza delle chitarre. Il ritornello finale che si ripete sulla parte lenta è stato aggiunto in studio quasi casualmente in fase di missaggio. Hotel Paranoia è un brano lunghissimo che ha, specialmente nella seconda parte strumentale, tanti riferimenti a band metal degli anni ottanta come Iron Maiden, Metallica e Slayer. Le risate finali sono un nostro tributo a Master of Puppets.
MATTIA LORONI:Finora in carriera non avete pubblicato un album uguale all’altro, e sono sicuro che anche le vostre prossime mosse potrebbero riservare delle sorprese. Qual è lo stimolo che vi spinge sempre a esplorare, a non fermarvi mai, come invece fanno la maggior parte delle band una volta trovato il proprio suono caratteristico?
FEDERICO VENDITTI:Mi fa molto piacere che hai colto questa nostra caratteristica, molte band vogliono puntare sul sicuro ripetendo le solite cose, noi invece no perché abbiamo sempre ammirato gruppi come i Cult, i Faith No More o Marilyn Manson. Il nostro stile come sai è un mix tra goth-doom e stoner ma ci piace aggiungere delle sfumature nuove per rendere interessante la proposta. Credo che un gruppo che ha qualcosa da dire prova a mischiare le carte in tavola prendendosi dei rischi, altrimenti si scade nella noia. Ci sono gruppi bravi che iniziano copiando, che ne so, dai Black Sabbath e ricevono tanti complimenti, poi il secondo disco è uguale al primo e l’interesse del pubblico scema, se invece provi a mischiare diversi generi magari alla fine crei un tuo sound riconoscibile e non l’ennesima copia della copia del gruppo famoso.
MATTIA LORONI:La volta scorsa vi ho chiesto quali fossero le vostre influenze, quindi stavolta non c’è motivo per rifarlo. Vi chiedo però: ci sono gruppi nuovi e giovani, sorti in questi ultimi sei anni, che hanno attirato la vostra attenzione? O addirittura, da cui anche dei veterani come voi hanno potuto imparare qualcosa?
FEDERICO VENDITTI:Questa è una domanda difficile. I dischi migliori degli ultimi anni sono quelli di gruppi veterani che ancora danno da mangiare polvere ai gruppi più giovani, penso allo splendido The Pale Emperor di Manson o a The Nothing dei Korn. Dico questo da recensore, ascolto musica vecchia e nuova in continuazione e mi piacerebbe affezionarmi a nuovi gruppi così come facevo d ragazzino, ma se si escludono le copie carbone di gruppi famosi non c’è molto. Le mie band nuove preferite sono i Death the Leveller, band doom irlandese di grande talento, poi i Sky Valley Mistress gruppo inglese stoner blues con cantante donna alla Janis Joplin ed infine i bravissimi Zodiac gruppo rock blues tedesco di assoluto valore. Eccetto queste band che ho menzionato non mi viene in mente altro…
MATTIA LORONI:In questo periodo, una domanda sul grande evento del 2020, ossia l’epidemia di coronavirus, è inevitabile. L’ho chiesto ad altri, e lo faccio anche con voi: come vedete il futuro della musica e in particolare di quella metal, nel mondo post-pandemia?
FEDERICO VENDITTI:Se posso azzardare un pronostico credo che si tornerà a suonare live in posti chiusi e nei festival dopo la commercializzazione del vaccino quindi nell’autunno del 2021 e questo sarà un disastro per la già malandata industria musicale metal. Rimarranno in piedi solo quei gruppi e locali più forti, tutti gli altri saranno destinati a scomparire. Paradossalmente potrebbe essere un bene perché rimarranno in piedi i progetti più solidi e tante band improvvisate scompariranno nel nulla, magari spariranno gli odiosi tributi che intasano i locali di mezzo mondo. Per le vendite sarà durissima specialmente per i gruppi underground come noi, ma forse chi risparmia dai mancati concerti magari comprerà il fisico delle band.
MATTIA LORONI:Sempre sulla stessa linea: cosa ci si deve aspettare dal futuro degli Witches of Doom?
FEDERICO VENDITTI:Ti do una notizia in anteprima: abbiamo quasi completato la stesura del nuovo album e se non ci sono altri intoppi torneremo in studio entro la fine dell’anno per registrare. Il nuovo disco sarà diverso dall’ultimo, sarà più pesante, cupo e luciferino. Tutti i nuovi pezzi profumano di zolfo, ve lo posso garantire.
MATTIA LORONI:Il finale è sempre a piacere. A voi la libertà di concludere quest’intervista come preferite.
FEDERICO VENDITTI:Invito tutti i vostri lettori che non ci conoscono a dare un ascolto a Funeral Radio; se poi vi piace, compratelo. Supportate l’underground sempre!
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