Odraza – Rzeczom (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONERzeczom (2020) è il secondo album dei polacchi Odraza.
GENEREUn suono che di base oscilla tra lidi classici e pulsioni moderne del black metal, con in più una buona tendenza a svariare e a sperimentare.
PUNTI DI FORZAUno stile variegato e mai noioso, ben supportato da una scrittura grandiosa, che sa sempre stupire e premere sui tasti giusti nei diversi registri che attraversa. Il risultato è un suono alienante e di gran impatto, ben supportato anche da una registrazione al tempo stesso nitida e selvaggia il giusto.
PUNTI DEBOLIGiusto una lievissima flessione al centro, ma niente di davvero incisivo.
CANZONI MIGLIORIRzeczom (ascolta), W godzinie wilka (ascolta), Bempo (ascolta)
CONCLUSIONICon Rzeczom, gli Odraza hanno inciso un vero capolavoro, che ogni fan del black metal dovrebbe scoprire!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
92
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Se si parla di metal estremo, la Polonia possiede senza dubbio una delle scene più rilevanti al mondo. Seppur pochi gruppi siano riusciti a raggiungere una fama vera e propria (Behemoth, Vader, Hate, Decapitated e più di recente gli Mgła), il suo panorama underground è stato sempre vitale e ricco. Specie, poi, negli ultimi tempi, in cui mi è capitato di scoprire diverse band interessanti: un caso eclatante è quello degli Odraza (monicker che in polacco significa “disgusto”). Duo nato a Cracovia nel 2009, da allora non ha avuto una carriera molto densa, con appena due full-length in undici anni. Ma se per quantità non brillano, la qualità dall’altra parte è indiscutibile, come dimostra molto bene il secondo album Rzeczom. Uscito lo scorso otto maggio grazie all’attiva etichetta locale Godz ov War Productions, si tratta di un lavoro davvero speciale. Lo si intuisce già dalla copertina, qualcosa che non si vede spesso, soprattutto in un disco non di orientamento melodico come questo. Di base, infatti, la musica degli Odraza oscilla tra i lidi classici e le pulsioni moderne del black metal. I polacchi peraltro lo fanno in maniera molto naturale, senza spigoli: Rzeczom di conseguenza si rivela un album molto vario, con diverse trovate prese da quasi ogni incarnazione del genere e anche alcune influenze esterne.

Il tutto è mescolato molto bene in qualcosa di maturo, consapevole scritto a meraviglia. Il songwriting del gruppo è davvero grandioso: sa sempre stupire e premere sui tasti giusti, che voglia essere aggressivo, oscuro, allucinato o magari spostarsi su lidi più melodici. Il risultato è un suono alienante, di grandissimo impatto sia atmosferico che musicale: considerata anche la già citata capacità di cambiare le carte in tavola degli Odraza, Rzeczom non annoia mai. Non lo fa neppure considerata la lunghezza di oltre cinquanta minuti: nella maggior parte dei dischi black sarebbe eccessiva, mentre qui i momenti morti sono piuttosto rari. A tutto ciò si unisce anche una registrazione magnifica, col perfetto equilibrio per il genere dei polacchi: è sporca, selvaggia, dissonante, ma anche nitida il giusto affinché si senta ogni strumento. Valorizza bene i riff e le atmosfere di Rzeczom, e rappresenta un ulteriore contributo alla buona riuscita di un album splendido, in cui gli Odraza si segnalano con forza!

Una specie di carillon, lontano e malinconico, apre le danze, ma non dura che un soffio: nel giro di una decina di secondi, una rullata di batteria ci introduce già nella tempesta di Schadenfreude. Una tempesta che sembra spegnersi in breve, con un interludio che torna verso coordinate soffici, ombrose poco dopo quest’esordio, con lievi chitarre; poi però il vortice riprende. Tra momenti davvero devastanti per intensità, con un riffage che è un notevole pugno in faccia, e altri grassi e possenti, con anche influssi death, si crea un panorama feroce, di gran insicurezza, angosciosa persino. Il muro di suono è di grandissimo impatto, e il ritmo aiuta l’effetto: sempre veloce, in alcuni momenti diventa persino travolgente, per passaggi che esasperano la potenza generale. Soprattutto, brilla il gioco di cambi repentini di una struttura tortuosa, ma molto ben impostata per graffiare e per esasperare (in senso buono) l’ascoltatore, con la sua corsa a perdifiato. Una corsa che solo nel finale comincia a mitigarsi, prima con alcune melodie e poi con una breve coda lenta, quasi stanca dopo tanta fatica. È l’ottima chiusura di un vero gioiello, che apre il disco in grande stile – seppur il meglio debba ancora arrivare!

Con Rzeczom, gli Odraza dimostrano di saper far ben altro che solo spingere (come del resto è alla portata quasi tutte le band del loro genere). E, peraltro, dimostrano che al black metal non serve necessariamente la velocità: lo dimostra già l’attacco. Retto dal ritmo semplice della batteria, che pesta ossessiva sulla cassa per un effetto già potentissimo, ha al di sopra un riffage strisciante magnifico, di vago influsso sludge metal per malignità. Nel corso del pezzo, i polacchi lo ripetono varie volte: a tratti rimane in questa forma primigenia, mentre al centro si propone in maniera particolare. Allucinata, espansa, ha influssi post-rock e persino folk, che colpiscono bene prima di una pausa di basso voltaggio, che ricorda addirittura i migliori Opeth. Ottima anche la norma con cui questa base si alterna: caotica, a tratti senza neppure una struttura ben definita, evoca però un bel senso strisciante, poco confortevole, grazie a qualche altro influsso doom. In generale, qui il duo oscilla a lungo tra ordine e caos fino al finale, che spinge all’improvviso sull’acceleratore per qualcosa di malvagio e possente all’inizio. Ma poi svolta su una norma addirittura orecchiabile, seppur abbia anche una bella aggressività, grazie al riffage dissonante e anche al cantato di Stawrogin, che oscilla tra cupo ma pulito e il suo solito scream cattivo e sguaiato. Non ci poteva essere finale migliore per un episodio stupefacente in ogni senso, incredibile, non solo uno dei pezzi migliori del disco a cui dà il nome ma in generale uno dei picchi raggiunti dal black negli ultimi anni a mio avviso!

Se con la precedente Rzeczom ha raggiunto la perfezione, gli Odraza non si allontano troppo da essa con W godzinie wilka. Dopo un avvio di melodie sinistre, parte con potenza, con un riffage di vago retrogusto punk a cui si sovrappongono ancora fraseggi di chitarra alienanti, di gran impatto. È una norma che si alterna all’inizio con momenti meno più aperti, molto di attesa, denotati da belle melodie, che formano un altro muro di suono, seppur poco tempestoso stavolta. Del resto, anche l’altra parte non è così aggressiva; punta, ancor più del resto del disco, a lidi atmosferici, eterei nella loro oscurità. Lo stesso lo fa la sezione di centro, espansa, con suoni di chitarra pulita che aumentano la carica estraniante del tutto. Ma col tempo la potenza torna pian piano a salire, fino al finale, un’escalation che lascia da parte il lato melodico sentito finora per qualcosa di pura cattiveria, con un riffage magmatico da parte di Stawrogin e Priest. Col tempo esso si fa sempre più dissonante e cattivo, fino a un finale che all’improvviso si arresta. È un bello schiaffo alla fine di una canzone splendida: non sarà tra il meglio del disco, ma giusto per un pelo!

Visto che, come detto, in Rzeczom gli Odraza sperimentano in tante direzioni, al suo interno c’è spazio anche per alcuni pezzi considerabili come ballad. Ballad, ovviamente, non classiche, ma anzi piene di influssi black metal, come …twoją rzecz też dimostra ora. Un intro calmissimo, con la sola chitarra, poi ci ritroviamo in un ambiente tipico del genere, seppur della branca più melodica. E, col tempo, la leggerezza prende ancora il sopravvento: all’inizio, la norma iniziale è bizzarra, col suo ritmo in tre quarti su cui oltre agli scream di Stawrogin si staglia una melodia sottile, di marca folk. È una norma che al centro si fa anche più bislacca, rarefatta e fuori tempo come se fosse qualcosa di uscito in sala prove durante una jam qualunque. Il suo effetto stranente è però voluto: serve a preparare una nuova ripartenza, che torna all’inizio e ci propone un bel passaggio di black melodico, malinconico ma non senza una sua nota oscura. Ben rappresentata dallo scream dl frontman e da alcune dissonanze, a tratti si fa più evidente, seppur altrove il lato armonioso della musica torni fuori, come nel semplice ma ricercato assolo sulla trequarti. È un altro elemento ottimo per un pezzo semplice ma altrettanto valido: pur non spiccando in un album così sa il fatto suo. Sarà pure il suo punto più basso, ma è solo per l’eccezionalità assoluta di ciò che ha intorno: in un lavoro normale infatti sarebbe infatti molto più visibile!

Più che un pezzo a sé stante, Długa 24 è quasi una coda del precedente. All’inizio è persino più melodica, con toni quasi da ballad, con solo lievi dissonanze black alle spalle di Stawrogin, che canta anche in maniera apprezzabile con la sua voce pulita. Circa un minuto e mezzo così, poi però il tutto si fa più cupo, con un’evoluzione che in breve ci riporta su lidi più canonici. Anche per questo, parliamo di un raccordo riuscito, che nel giro di due minuti dà il là in maniera efficace a Świt opowiadaczy: al suo interno, torna il suono dissonante e truce che gli Odraza ci avevano già proposto nella prima parte di Rzeczom. All’inizio semplice, nel giro di poco diventa travolgente, per un assalto selvaggio che ancora una volta impatta alla grande. Tra lunghe fughe in blast, a tratti davvero convulsi, stacchi riottosi, di grande spinta, e qualche apertura però sempre piuttosto arcigna, ne esce fuori una struttura che aggredisce bene. Ma poi il lato più moderno dei polacchi comincia a filtrare e a prendere il sopravvento: poco prima di metà, all’improvviso, il flusso potente del pezzo si spegne. Ci ritroviamo allora in un ambiente onirico, sinistro tra echi vocali e di chitarra, ma anche con una sua eleganza, data da un lato post-rock che col tempo si sviluppa bene. A prevalere alla fine è proprio questa delicatezza: va avanti a lungo, finché il ritmo della batteria non comincia ad addensarsi. E poi, in maniera altrettanto repentina, lancia una nuova fuga, all’inizio inquieta ma che presto diventa distruttiva, pur mantenendo un tocco di preoccupazione. Che, anzi, nel finale torna fuori, con nuove venature post-rock che rendono il tutto alienante, quasi spaziale. È la ciliegina sulla torta di un episodio solidissimo: non brillerà tra il meglio del disco, ma si rivela comunque un piccolo gioiellino!

Brano più semplice della media del disco, Młot na małe miasta vede sin dall’inizio dominare un riff black metal piuttosto classico, retto però da un mid-tempo non troppo veloce. Tornerà fuori varie volte lungo il pezzo: in certi frangenti presenta ancora dissonanze di vago retrogusto post-black, che a tratti prendono anche il sopravvento, altrove invece è più quadrato, specie quando regge lo scream di Stawrogin. Il tutto in una struttura stavolta lineare: al di là di alcune ottime variazioni, gran parte della base alterna quest’anima con le suddette aperture, con un buon respiro. Degna di nota anche l’unica, grande svolta sulla trequarti: strana e contorta, con accenni persino progressive, si divide tra un avvio più rarefatto e toni rituali alla fine. Come anche la breve chiusura sottotraccia, è solo una breve divagazione per un pezzo ancora solido e ottimo: seppur con …twoją rzecz też dimostra condivida la posizione di peggior traccia di Rzeczom, rimane degna di stare in un album così! Va però meglio con Najkrótsza z wieczności, seconda e ultima ballata inserita dagli Odraza. Comincia mogia, di una depressione sottile ma d’impatto, grazie al buon lavoro delle chitarre pulite e anche a lievi rullate militari, che rendono l’infelicità più solenne. Insieme alla voce di Stawrogin, quasi gotica, questa norma va avanti per un po’, prima di cominciare una lenta crescita che la porta su lidi più black. Ma per quanto più animata, rimane sofferente, calda: una sensazione evocata sia dagli assoli sia dallo scream del cantante, più doloroso che altro. Il tutto va avanti per buona parte della canzone, prima di perdere vigore. Un breve interludio mogio ma dal ritmo movimentato, quasi folk, poi la fiamma ricomincia a bruciare, per una breve ma intensa frazione in cui la chitarra solista si fa valere di nuovo. Conclude un pezzo particolare ma di altissimo livello, a suo agio anche in un disco di questa qualità!

Bempo sorge mentre il pezzo precedente si sta ancora chiudendo e sin dall’inizio della sua crescita si pone in maniera truce. Il suo riff vorticoso cresce in volume, ma poi il tutto stacca per qualcosa di più intimista e morbido, seppur anch’esso sia oscuro, lugubre. Ma la deflagrazione è rimandata solo di pochi secondi: quando arriva, è poderosa, colpisce con la forza di un treno in corsa impazzito. Toccato questo apice, il duo si calma, ma giusto di poco: la frenesia rimane ad alti livelli, come l’aggressività di Stawrogin e dei riff che sostengono il suo scream. Ci ritroviamo così in una lunga corsa repentina, con diverse variazioni ma tutte giocate sula velocità e sulla cattiveria, a cui col tempo si unisce però l’atmosfera, pesante e sempre più spaventosa. Ma poi, a metà, la situazione in parte cambia: seppur l’oscurità rimanga forte, in qualche modo i polacchi le danno un tono più caldo e preoccupato. È ciò che evoca la lunga fuga finale: lascia da parte la complessità sentita fin’ora per martellare col suo riff di base. Ma senza annoiare: già il riff del frontman e di Priest di suo avvolge bene con la sua natura ipnotica, ma gli Odraza ci mettono anche del proprio, con alcune begli stacchi di batteria o l’assolo di trequarti, veloce ma al tempo stesso melodico. Il risultato finale di tutto ciò è un pezzo splendido, a poca distanza dalle punte di diamante di Rzeczom!

A questo punto, il disco è arrivato alle sue ultime battute, ma c’è ancora spazio per Ja nie stąd, ultimo esperimento coraggioso dei polacchi. Episodio più lungo dell’intera scaletta senza paura di essere del tutto strumentale, comincia delicata, come una ballad tradizionale. Ma dopo circa due minuti di atmosfera, svolta su qualcosa di particolare: in parte siamo ancora su lidi black, ma ci sono influssi heavy e persino hard rock, quello degli anni ottanta. Il tutto però impostato come da norma del duo polacco su qualcosa di ombroso e in questo caso anche sentito, con uno spessore emotivo altissimo. La stessa norma prosegue a lungo, ma senza annoiare: merito in primis dell’atmosfera, aiutata anche da alcune piccoli ma importanti cambi di arrangiamento. Contribuiscono anche i brevi momenti più tempestosi ed estremi che arrivano a tratti a punteggiarla, fino a prendere il sopravvento passata la metà. Ci ritroviamo allora in una fuga convulsa e pesante, grazie a influssi death nel riff vorticosissimo di Stawrogin e Priest che la regge. Ma non manca anche un tocco di inquietudine: col tempo si riprende il sopravvento con forza. Culmina nel passaggio di trequarti, intensissimo nel suo spirito angosciato, persino drammatico. Colpisce bene fino al breve finale, invece duro e pesante. È quindi di pura forza il finale di un episodio ancora una volta di qualità eccelsa, che chiude a dovere un album bello come questo!

Forse arrivati a questo punto non serve neppure sottolineare come Rzeczom si riveli alla fine un album splendido, con alcuni dei pezzi black metal più belli ascoltati negli ultimi anni. Certo, forse senza la (lievissima) flessione al centro poteva anche essere perfetto, ma è inutile avere un qualsiasi rimpianto, visto il livello raggiunto anche in questo modo. Ecco perché, se ami il black metal, il consiglio può essere uno soltanto: corri a scoprire gli Odraza!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Schadenfreude04:18
2Rzeczom05:21
3W godzinie wilka04:50
4…twoją rzecz też05:43
5Długa 2402:06
6Świt opowiadaczy06:01
7Młot na małe miasta05:41
8Najkrótsza z wieczności05:06
9Bempo06:29
10Ja nie stąd08:01
Durata totale: 53:36
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Stawroginvoce, chitarra, basso, batteria, altri strumenti
Priestchitarra, basso, batteria, altri strumenti
ETICHETTA/E:Godz ov War Productions
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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