Trollfest – Villanden (2009)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEVillanden (2009) è il terzo album dei norvegesi Trollfest.
GENEREÈ il classico suono del gruppo norvegese: un folk metal che parte da una base estrema unita a elementi che la rendono però festaiola e divertente al massimo.
PUNTI DI FORZAUna grande capacità di intrattenere e di evocare sensazioni festose, un’ottima varietà interna tra diverse sfumature, tante canzoni di alto livello. In generale, un album molto coinvolgente.
PUNTI DEBOLIUna scaletta un po’ ondivaga e a tratti troppo “leggera”.
CANZONI MIGLIORIVillanden (ascolta), Die Kirche undt der Mache (ascolta), Festival (ascolta), Trinkenvisen (ascolta)
CONCLUSIONIVillanden non sarà epocale come album, ma il suo scopo di divertire lo svolge al massimo. Per chi ama il folk metal più scanzonato, i Trollfest sono una band da tenere in considerazione!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
83
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Tra i nomi noti del metal, vi sono quelli che tutti apprezzano; e poi, ne esistono anche alcuni che, pur avendo raggiunto un buon livello di fama, rimangono controversi. C’è chi li ama e chi li odia, e in certi casi i secondi sono in numero molto più alto rispetto ai primi. A quanto mi è dato di sapere, i Trollfest appartengono proprio a quest’ultima categoria: nonostante il buon seguito, molti fan anche del folk metal tendono a snobbarli. Come spesso accade in casi simili, faccio un po’ fatica a capire perché: forse sarà per l’impostazione di questa band norvegese, che al contrario di tanti non si prende per niente sul serio. Per quanto mi riguarda, questo è un valore aggiunto, e dà una marcia in più ad album come Villanden: terzo full-length dei Trollfest risalente al 2009, ha molto da dare. Ad animarlo, c’è il folk metal che è diventato un marchio di fabbrica del gruppo: parte da una base anche estrema, con influssi black e death. Si unisce però a ritmi scatenati, elementi folk di grande energia e anche originali (oltre ai soliti strumenti, spesso c’è anche un sassofono, usato però più come un’allegra tromba). Il tutto all’insegna di un gran senso di divertimento, che i Trollfest riescono a evocare bene per gran parte di Villanden. Merito non solo di Trollmannen, probabilmente l’unico cantante al mondo a riuscire a ridere in scream: anche a livello musicale i norvegesi dimostrano un grande talento in tal senso.

Il risultato è della musica quasi sempre scanzonata e festosa, anche nei momenti più aggressivi in cui il gruppo la impiega. Ma, al tempo stesso, non è ripetitivo o noioso: seppur il songwriting sia focalizzato in senso “allegro”, i norvegesi hanno anche la capacità di variare senza fatica tra molte sfumature. A tratti i Trollfest abbracciano con naturalezza l’oscurità, o addirittura la profondità emotiva: questo tra l’altro rende Villanden tutt’altro che ripetitivo e noioso. I suoi problemi semmai sono altri: in primis, il fatto che non tutto spicchi nella scaletta, che è un po’ ondivaga. A tratti la band si perde, come se la sua ironia fosse portata troppo oltre, al punto che neppure per gli stessi membri la propria musica sia più di uno scherzo. Questo rende un po’ “leggerini” alcuni pezzi: per fortuna però non succede molto spesso. In generale, anche con le sue sbavature Villanden rimane un disco di gran intrattenimento, con cui i Trollfest dimostrano di essere una band talentuosa. E sottovalutata.

Nonostante il pandemonio che seguirà a breve, Villanden si apre in maniera tranquilla con Wo bin ich jetz aufgewacht?, in cui i Trollfest evocano addirittura qualcosa di serioso. O almeno, è così in apparenza: all’inizio sulla sezione ritmica gli arpeggi di chitarra pulita, di chiaro indirizzo folk, sembrano quasi malinconici. Ma poi, col tempo, mostrano una natura più vitale: quando poi arrivano in scena anche il mandolino e il sax, si intuisce bene l’ironia dei norvegesi. A livello musicale, il tutto non è male come intro, anche nonostante la lunghezza: tra ottime melodie e qualche influsso esotico nel finale, abbiamo una bella apertura, prima che Der JegerMeister esploda. Introdotta dalla risata di Trollmannen, ci ritroviamo in un vortice velocissimo, retto in principio dal blast beat di TrollBANK. Anche quando il ritmo diventa quello più tipico del folk però il dinamismo è sempre al centro: ciò non impedisce al pezzo di essere divertente, con le melodie in primissimo piano. Nonostante un po’ di oscurità e di aggressività, questa parte è sempre animatissima: diventa un pelo più seriosa, paradossalmente, quando rallenta, per ritornelli truci seppur animati. Per la prima parte, la struttura sembra semplice, alterna solo queste due parti, ma poi i Trollfest virano verso qualcosa di ancor più aperto. Con cori da taverna e un ritmo davvero ballabile, è una componente davvero divertente, una delle più in vista dell’intera canzone. Da citare è anche il finale: spezzettato, quasi orientale per influssi, cambia strada ma senza stonare, nonostante la differenza radicale col resto. Porta a termine in maniera efficace un pezzo non tra i migliori di Villanden ma ottimo e adattissimo come apertura!

Uraltes Elemente si basa sin dall’inizio su un giro particolare. Su uno sfondo scomposto a livello ritmico, quasi progressive – che mette in mostra le doti musicali dei norvegesi – si staglia il riff potente di Mr. Seidel, che fa da sfondo ai tanti suoni folk. Torna a tratti lungo il pezzo in questa forma, ma più spesso il gruppo lo evolve, esplorando in diverse direzioni. A tratti è un po’ più sottotraccia, mentre altrove si pone potente, graffiante, esplosiva, come in quelli che si possono considerare i chorus, molto pestati. Questa progressione si ripete giusto un paio di volte, con le dovute variazioni, prima di tornare all’origine e concludersi: parliamo di un pezzo davvero breve nei suoi tre minuti e poco più. Forse anche questo contribuisce a renderlo meno visibile degli altri, seppur in fondo non importa: anche così il risultato è buono e godibile il giusto. Ma va molto meglio con Villanden, in cui i Trollfest tornano a proporre qualcosa di più diretto, oltre che dinamico. Già all’inizio i giri folk sono velocissimi, e nel tempo anche le ritmiche le seguono in un bel maelstrom, un’evoluzione di tendenza sempre più convulsa fino a diventare una tempesta. Si pone abbastanza preoccupata, nonostante tutto: i toni sono pesanti e oscuri. Ma di sicuro i norvegesi non sono diventati troppo seri: presto virano su qualcosa di divertente, con Trollmannen che imita il verso di un’anatra e sonorità quasi da film western alle sue spalle, molto ironiche. Questa norma alterna subito con frazioni invece piuttosto estreme, in cui la chitarra di Mr. Seidel assume un chiaro tono death metal, in accoppiata anche con momenti furiosi di TrollBANK. Ma anche questo scambio non dura: presto la musica svolta in una lunga coda, espansa e retta da una melodia quasi malinconica, scandita dagli strumenti e anche dai cori. C’è ancora un po’ di ilarità, ma tutto sommato il tono non è proprio luminosissimo. In ogni caso, è un finale adeguato per un bellissimo pezzo, uno dei picchi del disco col suo stesso titolo!

Per, Pål og Brakebeins Abenteuer non è nulla di atipico per un disco di questo genere. Breve frammento che lascia da parte il metal, abbraccia una norma “da taverna”, con Trollmannen che duetta con dei cori su una base semplice, guidata dalla fisarmonica di Arvid fra Lørenskauen. La melodia è catturante, l’atmosfera pure: nonostante il minuto scarso, insomma, abbiamo un pezzo che si stampa bene in mente! La successiva Der Uhr ist skandaløst schändlich, comunque, non riprende subito a correre: per tutta la sua durata anzi si muove con relax, sia a livello musicale che di atmosfera. Al netto di qualche momento più dissonante, di origine black metal, tutto il resto è calmo e solare, con le sue melodie quasi giocose su ritmiche scomposte, di influsso persino progressive. A tratti questa base va avanti sottotraccia, mentre in altri momenti è più estroversa. Degno di nota anche la sezione centrale, che unisce le due parti in qualcosa di strano, tra ripartenze e stop in cui escono fuori delle chitarre pulite. Ha però un bel senso esotico e un’aura valida: chiude il cerchio di una canzone breve e non al top in Villanden, ma comunque di valore! I Trollfest fanno però meglio con God Fart: un breve intro, poi ci ritroviamo subito in una corsa a perdifiato. Con un ritmo scatenato e tutti gli strumenti velocissimi che lo seguono (specie i tipici giri folk di Manskow e Dag Stiberg), è animata da un senso di estremo divertimento. Un senso che rimane per gran parte dei meno di due minuti del pezzo, compreso il passaggio centrale, strano e obliquo coi suoi parlati ma ballabilissimo. Non c’è molto altro in una scheggia impazzita ma molto divertente, che colpisce alla grande!

Festival comincia in una maniera appropriata al suo titolo, con musica da circo velocizzata e trasportata in un contesto folk metal. Di base, questa impostazione regge gran parte dei momenti, seppur con diverse variazioni: a tratti è semplice come in principio, altrove invece si fa più vorticosa, come nei ritornelli. Con un piglio quasi drammatico, lasciano da parte il divertimento del resto per qualcosa di strano, allucinato: in qualche modo, tuttavia, colpisce bene. Il momento migliore sono però quelli considerabili come bridge: resi terremotanti da TrollBANK, con un filo di inquietudine, non perdono però il divertimento di ciò che precede, in un dualismo che funziona bene. Ottima anche la sezione centrale, l’unica meno che dinamica nel pezzo: riesce lo stesso a fare il suo, con un tocco di nostalgia che non ci stona, anzi. Conclude un episodio davvero bello, a giusto un’incollatura dal meglio di Villanden! A questo punto, i Trollfest abbassano i toni con En ny erfaring, altro interludio spogliato da ogni traccia di metal. Tipica canzone da taverna o persino da balera, col suo ritmo in tre quarti con la fisarmonica in vista, va avanti a lungo col suo allegro coro. Si cambia solo al centro, quando sullo stesso ritmico il gruppo si propone in qualche melodia classica che ricorda il folk metal più serioso in chiave acustica. È l’unica variazione di un pezzo lineare ma mai noioso: forse sarà poco più di un intermezzo, ma in fondo risulta lo stesso godibile e divertente il giusto!

Se fin’ora l’album è stato valido, i norvegesi hanno riservato il meglio per la fine. Lo dimostra in primis Trinkenvisen, che sin dall’inizio, dalla cassa di TrollBANK che la introduce, è nervosa: una sensazione che deflagra insieme alla canzone. Anche i soliti turbini folk impazziti stavolta non hanno la solita gioia distruttiva, ma anzi si pongono angosciati. Soprattutto, però il grosso del lavoro lo fanno le ritmiche di Mr Seidel, stavolta dure e spesso orientate verso il black. Si mostrano sia nelle strofe, monoliti in costante fuga, sia i più lenti refrain, con cori feroci e ritmiche comunque dure. Non escono da questa chiave neppure i tratti più espansi, in cui torna ancora un retrogusto prog: anch’essi sono ammantati di un velo oscuro. Non c’è molto altro in una canzone in fondo semplice, ma di gran impatto per sensazioni evocate: nonostante la differenza, vola a poca distanza dal meglio della scaletta. Ma con Die Kirche undt der Mache, scelta per chiudere Villanden, i Trollfest fanno anche meglio: anch’essa manca del brio del resto, e all’inizio sembra anche più ansiosa. Ma poi il tutto si apre, per refrain poderosi: con un coro addirittura epico, di impatto assoluto, incidono alla grande. Anche stavolta, inoltre, la struttura è lineare: a parte quest’alternanza non c’è altro che un tratto centrale strisciante, in cui la band vira su lidi addirittura atmospheric/depressive black metal, ma senza che questo si unisca male al resto. Ottimo anche la parte conclusiva, con un chorus su cui i norvegesi calcano ancor di più in fato di pathos, prima di una lunga coda folk, prima tranquilla, poi dominata dalla fisarmonica in qualcosa di solenne. È una chiusura adeguata per una canzone splendida, la migliore del disco insieme alla title-track: come finale non poteva esserci di meglio per un disco così!

Al di là di qualche sbavatura, insomma, Villanden è un gran bell’album. Non sarà epocale, ma in fatto di divertimento svolge in grande stile il suo lavoro, e quasi dispiace che sia così sottovalutato. Certo, fosse stato tutto come la seconda metà, poteva essere addirittura eccezionale, ma non è una buona ragione per snobbarlo. Se anzi ti piace il folk metal più caciarone e scanzonato, ti posso soltanto invitare a scoprirlo. E a goderti le ore di intrattenimento sguaiato che i Trollfest sapranno regalarti!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Wo bin ich jetz aufgewacht?02:02
2Der JegerMeister04:22
3Uraltes Elemente03:13
4Villanden04:01
5Per, Pål og Brakebeins Abenteuer00:57
6Der Uhr ist skandaløst schändlich03:21
7God fart01:55
8Festival03:48
9En ny erfaring02:26
10Trinkenvisen03:45
11Die Kirche undt der Mache07:26
Durata totale: 37:16
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Trollmannenvoce
Mr. Seidelchitarra
PsychoTrollbasso
TrollBANKbatteria
OSPITI
Manskowfisarmonica
Dag Stibergsassofono
Arvid fra Lørenskauenfisarmonica (tracce 5 e 9)
Per Spelemannvoce addizionale (tracce 2 e 3)
ETICHETTA/E:Twilight
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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