Disamara – Notturna È la Quiete (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONENotturna È la Quiete (2020), è il primo album di Disamara, one-man band italiana fondata in Piemonte nel 2018.
GENEREUn black metal classico nella forma musicale, ma originale nella sua forma ideologica.
PUNTI DI FORZAGli strumenti danno vita a suoni durissimi che rispecchiano il significato delle liriche.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIAnime Vaganti (ascolta), Essenza Fine (ascolta)
CONCLUSIONINotturna È la Quiete non è un lavoro originale nello stile musicale, ma nelle liriche. Un disco che si rende completo nella sua ideologia e che potrà dare un bellissimo spunto per il prossimo capitolo.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
80
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Il black metal ha avuto sempre una sua poetica, e Disamara rappresenta al meglio questo aspetto più romantico e decadente del sottogenere più oscuro del metal.

Il progetto, nato in Piemonte nel 2018, ha come leader e unico componente il polistrumentista Maur, già membro di altre band non più attive come Septical Gorge, Malinvern, Depth, Aivarim e Theart. Non si tratta di una band come le altre, dato che, come si evince dal titolo, la lingua utilizzata nei testi è proprio l’italiano: potrebbe sembrare che la lingua italiana e un certo stile black metal risultino inconciliabili, ma la scelta, in fin dei conti, non poteva essere differente. Le atmosfere e le sensazioni che rievocano il black norvegese, sono state interiorizzate a tal punto che le liriche scivolano fuori in maniera del tutto naturale, soddisfacendo quello che è il vero e proprio intento dell’artista. Questo non vuol dire che Maur scimmiotti uno stile che non è suo, perché se da un lato riprende quello stile old school di influenza Darkthrone e Satyricon già ricalcato più volte, dall’altro i brani restano composizioni originali frutto della sua interiorità, capaci di trasmettere emozioni diverse in più punti distinti. I testi, infatti, sono tutti incentrati intorno al rapporto tra l’uomo e la natura, facendo riferimento anche a storie e leggende popolari e costituiscono il vero punto di forza dell’opera; l’utilizzo dell’italiano dona ulteriore fascino a queste ambientazioni.

L’ascolto parte con la prima Rivelazione: la produzione grezza e volutamente caotica porta in primo piano una batteria martellante ma anche molto elementare e spesso penalizza le chitarre che non sembrano avere una visibilità sufficiente. Tutto sommato, la melodia soffocante si rende comunque presente, mentre la voce è impostata nello screaming classico del genere. La song, lunga ed atmosferica, è prevalentemente furiosa e veloce, ma inserti di diverso tipo ne allentano qua e là la tensione, spesso sfociando nel doom. La coppia formata da La Rinascita Decadente e Pressione Profonda riesce a tenere quel mood scatenato all’inizio, procedendo ad un ritmo furioso (nella prima track citata), poi più blando (nella seconda), mantenendo un mood sempre oscuro. La Cantata dello Scorno, brano più lungo del lotto, presenta un incedere diverso rispetto agli altri brani, passando in più sezioni che dalle atmosfere sinistre tipiche dei Dark Funeral si spostano in un mood più atmosferico di stampo Drudkh, concludendosi addirittura con un bellissimo arpeggio acustico. Ci avviciniamo, quindi, alla parte finale dell’album, ma è proprio qui che ci attendono le tracce più sorprendenti: Anime Vaganti si porta verso confini più doom, mentre la finale Essenza Fine è una vera e propria sorpresa, che sembra rivelare l’inaspettata anima punk del musicista piemontese.

Alla fine dell’ascolto, bisognerebbe inquadrare il disco in due ottiche diverse: quella strumentale e quella ideologica. Se nella prima lo stile non risulta innovativa, poiché uno stile del genere abbiamo imparato ad apprezzarlo già con i giganti del black metal, dall’altra nasconde un significato profondissimo, dato che, come si intuisce dal titolo, l’album è stato registrato e mixato in perfetta solitudine, un grande merito dell’artista che, oltre ad aver suonato tutti gli strumenti e ha addirittura scattato, durante le sue escursioni nei boschi e nelle colline che circondano il posto in cui vive, le foto che sono andate a formare la copertina del disco.

Il nome stesso della band, spiega Maur in un’intervista, ha un significato simbolico: “La disamara altro non è che il frutto dell’acero che utilizza il vento come mezzo per riprodursi. Il concetto sta nell’evoluzione. Dal vento (ispirazione), vengo trasportato e porto con me quello che fa parte del mio bagaglio culturale per poter quindi dar vita a qualcosa che va oltre”. Gli amanti di questo genere di sonorità potranno di sicuro apprezzare questo album, soprattutto se riusciranno ad entrare in sintonia con il suo mood riflessivo ed intimista.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Rivelazione07:34
2La Rinascita Decadente07:47
3Pressione Profonda07:14
4La Cantata dello Scorno08:31
5Anime Vaganti05:45
6Essenza Fine08:03
Durata totale: 44:54
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Maurvoce, tutti gli strumenti
ETICHETTA/E:Naturmacht Productions
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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