Convocation – Ashes Coalesce (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEAshes Coalesce (2020) è il secondo album dei finlandesi Convocation.
GENEREUn funeral doom metal che spesso e volentieri torna indietro verso il death; ha però anche un suo lato espanso e uno melodico.
PUNTI DI FORZAAtmosfere oscure, avvolgenti e con molte sfumature, sempre molto ben curate, ottimi spunti anche in fatto di impatto e melodie, un paio di pezzi di ottimo livello.
PUNTI DEBOLIUn songwriting non sempre a punto per quanto riguarda le strutture delle canzoni, una personalità non troppo forte. Soprattutto, a tratti un suono non memorabile.
CANZONI MIGLIORIMartyrise (ascolta), Portal Closed (ascolta)
CONCLUSIONISeppur non memorabile, Ashes Coalesce è un buon album a tinte funera doom/death metal: può essere apprezzabile per chi ama i generi dei Convocation.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
79
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Finlandia: una terra che, a livello metal, ha una grandissima tradizione, anche in generi che uno non si aspetterebbe. In effetti, quando uno pensa a questa nazione, all’istante gli verrà in mente la scena power metal o quella folk, o al massimo il suo particolare death melodico; la terra dei mille laghi ha tuttavia prodotto musica notabile anche in altri campi, per esempio il doom. In molti non ci fanno caso, ma il funeral è nato e si è sviluppato proprio in Finlandia, a opera di gruppi fondamentali come Thergothon e Skepticism. E se nel corso degli anni non si sono formati una scena così ricca né gruppi molto famosi – del resto suonando il genere è difficile esserlo – qualche nome continua a uscire fuori, anche in anni recenti. È il caso dei Convocation: duo nato a Helsinki nel 2013, da allora ha pubblicato due album, tra cui il secondo Ashes Coalesce risale allo scorso 3 luglio. Si tratta di un lavoro che si basa proprio sul funeral, seppur in molti frangenti se ne diparta: spesso infatti torna indietro alle origini del genere, con influssi death molto accentuati. Rendono il suono del gruppo più minaccioso e aggressivo, ma alla musica dei finlandesi non manca anche un lato melodico, né uno più espanso.

Ognuno di questi elementi è messo al servizio delle atmosfere evocate dai Convocation, che infatti sono il punto di forza assoluto di Ashes Coalesce. Avvolgenti, con diverse sfumature nella loro perpetua oscurità, si rivelano sempre molto ben curate. Di sicuro, sono il lato su cui il songwriting si concentra di più, forse anche un pelo troppo: gli altri lati della musica del gruppo non sono trascurati, ma neppure così incisivi. Se in alcuni momenti anche la potenza o la melodia colpiscono, altrove il tutto è poco memorabile, non si stampa bene in mente. Colpa anche di certe scelte a livello di struttura: se per atmosfera risultano coerenti, non valorizzano bene la musica in sé. È il principale difetto di Ashes Coalesce insieme a una personalità non troppo forte: a tratti il fatto che i Convocation non si distanzino troppo dal canone del loro genere pesa sulla loro musica. Lo stesso vale per l’altra: sono due pecche importanti, seppur in fondo non si rivelino troppo deleterie. Anche così, parliamo di un album che ha i suoi momenti, e per lunghi tratti funziona in maniera più che discreta.

Martyrise comincia da un intro ambient espanso, quasi vuoto, con solo pochi effetti. Una cinquantina di secondi di lenta crescita, poi tutto esplode: ci ritroviamo all’improvviso all’interno di coordinate funeral non troppo lente ma fangose. Con l’accoppiata tra il riff distorto e una tastiera che imita una chitarra pulita, il tutto coronato dal growl feroce di MN, ne viene fuori qualcosa di alienante. È una sensazione che rimane in scena anche quando la musica comincia ad alternarla con momenti più animati. A tratti densi, macinanti, altrove con una melodia persino più allucinata, sono coordinate che il duo col tempo abbraccia con più forza. Ci ritroviamo così, via via, in un pezzo sempre più labirintico e pieno di cambi di direzione. Il tutto all’insegna di un notevole nichilismo, che colpisce bene sia nei momenti più duri e orientati al death, sia nelle aperture che, di tanto in tanto, portano di nuovo una ventata di oscurità e di alienazione. Merito, in ogni caso, anche della prestazione di LL alla tastiera, a tratti in forma di organo, a tratti di pianoforte, dà un tocco estraniante in più. Ma anche dal punto di vista chitarristico il polistrumentista dei Convocation è fenomenale: gli incastri di riff sono sempre ben riusciti, e costituiscono il vero punto vincente del brano. Lo stesso vale per le dissonanze che, dalla metà in poi, si prendono la scena, fino a rimanere da sole mentre il pezzo si spegne, per lasciare spazio solo in un breve outro di lievi effetti. Lontane, echeggiate, di una psichedelia malata, sono un altro gran elemento per una traccia ottima, il meglio che Ashes Coalesce abbia da offrire!

The Absence of Grief entra in scena subito con potenza, seppur sia lenta, catacombale. È un’impostazione che, nei primi minuti, il pezzo non abbandona mai, neppure nelle sue variazioni. A tratti è un’oscurità opprimente, a tratti persino asfissiante, anche a causa delle urla spaventose di MN, mentre altrove è soltanto desolata, con persino un certo pathos, dato da melodie sottili ma apprezzabili. Sembra che la musica debba andare avanti così a lungo, quando i finlandesi cominciano a oscillare. Tra una frazione un po’ più agitata e una distesa all’estremo, è un raccordo che conduce a una falsariga di impatto. Sarebbe death doom da manuale, non fosse per la tastiera di LL, che suona come un organo e dà un tocco alienante, ben riuscito con le sue sonorità anni settanta. Dura fin’oltre la metà del pezzo, quando la cortina torna in parte ad aprirsi, con una rapida discesa che culmina in un’apertura lieve. Ma non dura molto prima che un nuovo macigno, lento ma non troppo, di gran cattiveria, cada di nuovo sul panorama. Se le sue coordinate non sono troppo dissimili a quelle precedenti, la durezza è anche maggiore: pur non macinando troppo, stavolta l’aura risulta davvero aggressiva. Solo nel finale i Convocation lo abbandonano, in un altro stacco ancor più malinconico denotato da melodie di vago retrogusto addirittura gothic/doom a tratti e una grande espansione, rappresentata persino da venature black in certi frangenti. Anch’essa, come il resto, a tratti incide, ma in altri momenti si perde. Proprio questo è il maggiore difetto di un episodio che in Ashes Coalesce non spicca troppo, pur rivelandosi in fondo di buona qualità.

Misery Form si apre davvero inquietante, con un arpeggio pulito ma sinistro, da film horror, su cui si posano echi e cori davvero inquietanti. Frammenti del genere rimangono anche quando, dopo poco meno di un minuto, il metal entra in scena: contando anche la sua lentezza estrema, ci si ritrova in un ambiente funeral doom davvero spaventoso. Ma ciò non dura: dopo un breve ritorno di fiamma dell’intro, che sembra voler dare il là a un nuovo panorama orrorifico, le ritmiche anzi si potenziano e diventano magmatiche. Anche questo però non dura troppo: presto il lato più atmosferico dei finnici torna alla carica. Sezioni eteree, quasi spaziali, pur nella loro tetraggine, cominciano così ad alternarsi con momenti invece più sentiti. Espansi, tristi, vedono voci pulite, anche di una cantante femminile, a inserire un tocco di delicatezza e di nostalgia. Il tutto è condito inoltre da qualche nuova, breve escalation più aggressiva e macinante e da momenti di pura alienazione, in cui i Convocation mostrano di nuovo il loro lato più dissonante. Questa progressione dura fin quasi alla fine, che svolta di poco: ci ritroviamo allora in un tratto strano, quasi rituale, con dei cori. La sua aura si rifà un po’ all’inizio, che poi torna anche nell’outro, spaventoso allo stesso modo. Certo, come in altri casi in Ashes Coalesce, non tutto incide: alcuni momenti tendono un po’ a perdersi. Per fortuna però non accade troppo: anche così abbiamo un pezzo piuttosto valido.

Portal Closed prende vita in maniera molto lenta e atmosferica, funeral doom metal ancor più rarefatto di quanto la band ci abbia fatto sentire fin’ora. Ricorda quasi l’opera dei precursori conterranei Thergothon e Skepticism, ma con un’aura più moderna per malinconia e profondità. Le sue melodie di chitarra ci accompagnano prima in maniera espansa, ma poi si prendono la scena, in qualcosa di davvero sentito. Aiuta l’emozione generale anche l’assenza totale di cantato: un’ottima scelta, che valorizza bene la magia creata dalle armonie. Questo lento crescendo va avanti per oltre tre minuti e mezzo, poi si spegne. Ma la canzone è appena a metà: il suo pathos continua infatti a fluire, prima attraverso una chitarra espansissima, che insieme a un organo etereo crea un panorama sottile, onirico. Ancor meglio in questo senso fanno le sonorità lievi e sintetiche che arrivano poi. Disegnano un panorama ambient delicato, triste ma in una maniera calda, persino amichevole, come un abbraccio solo in parte cupo. Va avanti a lungo, fino alla chiusura in cui le melodie della parte metal vengono in parte riprese da una desolata chitarra pulita, che riecheggia nel buio. È un finale davvero apprezzabile per quello che, in generale, forse i Convocation pensavano più come un outro che altro. Di fatto però è un esperimento molto ben riuscito, e all’interno di Ashes Coalesce non stona, anzi: rappresenta il meglio che il disco abbia da offrire dopo la opener!

Come tanti altri dischi del genere suonato dai Convocation, che è per sua stessa natura inaccessibile, Ashes Coalesce è un lavoro difficile da valutare. L’impressione generale che dà però è buona: parliamo di un lavoro godibile per buona parte della sua durata. È ben poco innovativo, e di sicuro non esalta: per gli amanti del funeral e del death/doom, però, può rappresentare lo stesso un lavoro degno di interesse.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Martyrise12:33
2The Absence of Grief13:40
3Misery Form10:59
4Portal Closed08:01
Durata totale: 45:03
FORMAZIONE DEL GRUPPO
MNvoce
LLtutti gli strumenti
OSPITI
A. Mäkinenvoce (traccia 2)
Tenebrous Tonchevparlato (traccia 2)
ETICHETTA/E:Dawnbreed Records, Everlasting Spew, Sentient Ruin Laboratories
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Sentient Ruin Laboratories, Anubi Press

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