Ossario – Ossario (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEOssario (2020) è l’EP d’esordio dell’omonima band siciliana.
GENEREDi base un black metal canonico, ispirato ai grandi nomi, seppur con qualche venatura da altri generi (soprattutto death).
PUNTI DI FORZAAlcuni buoni riff e spunti, un’esperienza ben percepibile da parte dei tre musicisti del gruppo, un’energia notevole: sono gli elementi all’origine di un paio di buoni pezzi.
PUNTI DEBOLIUn suono che non riesce a staccarsi dai cliché classici del genere, il che sfocia nella mancanza di personalità. Colpa anche di una certa indecisione da parte del trio sulla direzione da prendere.
CANZONI MIGLIORIMillennial Fears (ascolta)
CONCLUSIONIOssario è un EP gradevole, anche se il gruppo siciliano deve lavorare un po’ per sfruttare al meglio le qualità almeno discrete che possiede!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
64
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Se si parla di black metal, la Sicilia senza dubbio una delle zone più fiorenti d’Italia. Seppur poche sue band abbiano raggiunto anche solo uno status di culto, la regione più meridionale del nostro paese a livello underground ha una scena viva, che sforna ogni anno decine di nuove band. Appartiene alla scena siciliana anche quella di oggi, gli Ossario. Nati giusto quest’anno dall’unione di tre musicisti già molto attivi nel genere, non ha perso tempo: risale appena allo scorso 5 giugno il loro EP omonimo. Si tratta di un lavoro in cui questa fretta è ben udibile, soprattutto nella mancanza di una direzione precisa. E sì che qualche spunto per raggiungerla c’era: di base quello degli Ossario è il più classico dei black metal, molto ispirato a Mayhem, Immortal e Dark Funeral. I siciliani aggiungono però venature da altri generi (soprattutto death, ma non solo), seppur non siano troppo accentuate. È un genere non del tutto ligio a quello che è il canone del black; al tempo stesso però non riesce a staccarsi dai cliché classici del genere, il che rende gli Ossario privi di personalità. Colpa anche del fatto che a tratti i siciliani sembrano indecisi se assumere molti più influssi o rimanere ”puri” nel loro stile primario. Il risultato limita la resa possibile dell’EP: un peccato, contando che gli spunti positivi comunque non mancano. Tra i buoni riff schierati dalla band e in generale l’energia notevole che gli Ossario riescono a evocare, sono percepibili non solo le qualità, ma anche l’esperienza dei tre musicisti che ne fanno parte. E l’idea che ne deriva è che, con un po’ di personalità e di focalizzazione in più, il gruppo potrà fare bene con queste doti, in futuro.

Dopo un breve campionamento, We’re All Born to Die entra in scena subito aggressiva, con un riffage black tagliente dal vago retrogusto death a tratti. Quest’ultimo si accentua a tratti, per momenti ancor più cupi e vorticosi, di ottimo impatto. Per il resto però il brano è più acido, alla maniera del black metal classico: nel suo sviluppo, fatto di accelerazioni vorticose ma anche di rallentamenti più cadenzati, cerca piuttosto un’aura truce. In parte riesce anche a raggiungerla, seppur altrove il suo filo musicale un po’ si perda: in generale, pochi dei riff inanellati dai siciliani riescono a catturare davvero. Gli altri invece si limitano a scorrere, in molti casi gradevoli ma nulla più. È questo il vero problema di un episodio che risulta perciò anonimo, poco appetibile: non una grande apertura per Ossario, col suo punto più basso! Di sicuro va meglio con Millennial Fears, che comincia lenta e arcigna. Circa mezzo minuto, poi il batterista Anamnesi (che avevo già apprezzato anni fa col suo progetto solista) lancia con pochi colpi di rullante una fuga. Dura per buona parte della prima metà del brano, il che è un bene, viste le ritmiche graffianti; anche le frazioni più rallentate con cui si alterna però non sono malaccio. Macinanti, truci al punto giusto anche grazie allo scream di Krost Von Barbarie, corredano bene l’altra norma, dandole un tocco di cupezza e di malvagità che non stona. Le due parti si scambiano un paio di volte prima che, nel finale, la musica perda un po’ in dinamismo. Tra momenti lenti ma battenti, altri invece tombali, di influsso addirittura doom, altri ancora sinistri al massimo, si rivela un’ottima chiusura. Nonché un altro elemento riuscito per un pezzo piuttosto buono, il picco assoluto dell’EP!

All’inizio, Torment Sweet Torment sembra ancora abbracciare una norma quasi doom, ma nel giro di qualche secondo gli Ossario svoltano su qualcosa di più strano. Di base il riff di Schizoid si ispira addirittura al thrash metal, ma riletto in una maniera allucinata, molto obliqua, che genera un’aura scomoda, malata. È quanto si accentua anche di più nella falsariga più vorticosa e black in cui il pezzo si evolve: tra momenti davvero feroci e altri alienanti, con cerchi ritmici ispirati di nuovo al death, è una parte quasi stordente. L’unico momento più ordinato sono i ritorni di fiamma dell’inizio: che siano identici oppure contorti in quello che, alla larga, può essere considerato il ritornello, fanno bella figura di sé. In generale, parliamo di un episodio di grande energia distruttiva, e che per questo sa bene il fatto suo: non sarà al livello del precedente, ma neppure troppo distante! Arrivati a questo punto, siamo già alla fine di questi quindici, intensi minuti: Ossario si chiude con Rigor Mortis Boner (Necromance), che si apre con un altro riff di ispirazione death. Stavolta però, per quanto potente, sa un po’ di già sentito: per fortuna, i siciliani col tempo lo evolvono in un senso meno stantio. Le piccole variazioni funzionano in maniera discreta: quelle maggiori però impressionano molto di più. Che sia per un passaggio strano, di vago influsso punk, oppure un rallentamento catacombale come quello al centro, le deviazioni maggiori suonano efficaci. Il resto invece, per quanto piacevole, non spicca troppo. Il risultato di tutto ciò è una traccia non negativa, ma tutt’altro che eccezionale: anche questo le consente di rappresentare al meglio i pregi e i difetti dell’EP in cui è contenuta!

Come ho già detto all’inizio, il bisogno che emerge più forte dall’EP è quello di una maggiore personalità. Per raggiungerla, però, gli Ossario dovranno lavorare parecchio: per ora ancora non hanno trovato la loro strada, e rischiano di smarrirsi nel mare magno delle band medie, se non ne imboccano una ben precisa. Le capacità per farle le hanno: dopotutto Ossario è gradevole, e mette in mostra un potenziale almeno discreto. Come sempre, se ce la faranno o meno solo il tempo potrà dirlo, ma io auguro al trio che così sia. Sperando che, la prossima volta, il loro nuovo tentativo sia realizzato con più focus e meno fretta!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1We’re All Born to Die04:07
2Millennial Fears03:48
3Torment Sweet Torment03:35
4Rigor Montis Boner (Necromance)03:40
Durata totale: 15:10
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Krost Von Barbarievoce
Schizoidchitarra
Anamnesibatteria
ETICHETTA/E:Southern Hell Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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