Fordomth – Is, Qui Mortem Audit (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEIs, Qui Mortem Audit (2020) è il secondo album dei Fordomth, e rappresenta una svolta stilistica rispetto al precedente I.N.D.N.S.L.E. (2018).
GENEREDi base un aggressivo black metal, arricchito però da ritorni doom che a tratti tornano verso il funeral del passato e anche da alcuni spunti death.
PUNTI DI FORZAUn suono non originalissimo ma neppure trito, oltre che distruttivo e ben equilibrato tra aggressione e oscurità. Una scaletta di buon livello medio, e con qualche spunto di vera classe.
PUNTI DEBOLIUno stile a tratti non del tutto amalgamato e un po’ amorfo, che ancora deve trovare la giusta direzione. Una scaletta un po’ inconsistente con le sue sole quattro canzoni per mezz’ora.
CANZONI MIGLIORIAudere (ascolta)
CONCLUSIONII Fordomth devono ancora imparare a manipolare meglio il loro suono; ciò non toglie tuttavia che Is, Qui Mortem Audit è un lavoro apprezzabile per i fan del black metal.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
76
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Svolte stilistiche: qualcosa che, per un gruppo, non è sempre produttivo. E, se lo è, non per forza da subito: se alcuni dopo il cambio di genere funzionano già bene, altri hanno bisogno di un rodaggio, di fare esperienza con le nuove coordinate. Per quanto mi è dato sentire, potrebbe essere quest’ultimo il caso dei Fordomth. Di questa band nata nel 2013 a Catania mi ero già occupato lo scorso anno: l’esordio I.N.D.N.S.L.E. mi aveva stupito molto in positivo, col suo ottimo funeral doom ipnotico, dalle venature post-metal. Già nell’intervista successiva, tuttavia, i siciliani accennavano a un cambiamento di rotta. Cambiamento concretizzato lo scorso 26 giugno, quando Is, Qui Mortem Audit ha visto la luce grazie a Auric Records. Si tratta di un lavoro in cui i Fordomth virano con forza verso un aggressivo black metal, giusto un influenza in passato ma ora divenuto il loro genere principale. C’è però spazio nel loro suono anche per alcuni ritorni doom: a volte puntano ancora verso il funeral, ma più spesso sono più pieni a livello ritmico e più aggressivi. Allo stesso scopo remano anche certi spunti death metal: con la loro violenta solennità, ricordano gruppi come i Behemoth.

Si tratta di uno stile a tratti un po’ discontinuo, ma altrove i Fordomth riescono ad amalgamare bene le varie componenti, in uno stile con molti riferimenti ma non troppo trito. I veri problemi di Is, Qui Mortem Audit sono altri, a cominciare da un po’ di inconsistenza. Quattro tracce sono sufficienti se sono molto lunghe in un album che lo è altrettanto, ma in una scaletta di appena mezz’ora sembrano un po’ poche. Ma la pecca principale è che, a livello di songwriting Is, Qui Mortem Audit appare ancora un po’ amorfo, come se i Fordomth cercassero di imboccare più strade. Il risultato è che la loro musica sembra a tratti non avere una direzione ben precisa, e perde parte della sua efficacia potenziale. In generale, i siciliani sembrano non essere ancora del tutto a proprio agio col proprio suono: la mia idea è che debbano fare esperienza e trovare una propria strada più convinta. Per fortuna, diversi passi in quella direzione sono stati fatti: in fondo a Is, Qui Mortem Audit la sostanza non manca. Con tanto caos, tanta distruzione e un buon equilibrio tra spirito selvaggio e oscurità, si tratta di un lavoro non solo di buon livello, ma che promette anche meglio per il futuro.

Senza alcun preludio, Esse entra subito in scena monolitica, con un riffage duro e influenzato dal death. È lo stesso che si può sentire nella voce di G.C.: invece dello scream che usa per quasi tutto il disco, tira fuori un growl bassissimo, che a me ha ricordato (seppur da lontano) quello di Mikael Åkerfeldt. Non che ci siano influssi prog, ma in generale a tratti per cattiveria questo attacco rimanda in parte ai momenti più oscuri e aggressivi degli Opeth. La sua evoluzione però, pian piano, conduce su terreni più black: all’inizio è uno stacco dissonante e moderno, ma col tempo le coordinate diventano più classiche. Non in maniera trita, però: la ferocia anzi è sempre al massimo, e colpisce molto bene, grazie al cantante che passa allo scream e alla chitarra taglientissima di G.B.. È una fuga che dura poco, prima di esaurirsi in un rallentamento tetro, cadenzato, di chiaro indirizzo sludge. La sua staticità, quasi asfissiante, stavolta rimane a lungo in scena, prima che la musica all’improvviso torni a fuggire. Ma è una breve fiammata, poi il tratto centrale perde ogni elemento metal. Costituito da uno sfondo di chitarra pulita e dal basso di M.R., con in più qualche altro eco, si rivela però inquietante, specie quando G.C. torna a farsi sentire, che sussurri o urli di dolore. Parliamo perciò di una calma perturbata: pian piano conduce a una ripartenza apocalittica, ma in qualche modo profonda, con anche un vago tocco melodico che mitiga la violenza rispetto a quanto sentito in precedenza. L’ombra tuttavia ritorna pesante e più aggressiva in alcuni sprazzi neri come la notte, che punteggiano la norma e la incupiscono senza staccarsene troppo. Ne risulta una fuga lunga ma sempre interessante: chiude un pezzo piuttosto buono, anche a dispetto di qualche spigolo tra i vari elementi!

Se già nell’ultima parte precedente era evidente l’influenza dei Mgła sul nuovo stile dei Fordomth in Is, Qui Mortem Audit, con Audere si fa anche più presente. Lo è moltissimo nel riff di base, scandito da G.B. sin dall’inizio: vorticoso e potente sul blast di V.C., ha però anche una certa profondità. È questo ad avvicinarla molto ai polacchi, seppur riletti in una forma più cattiva e truce: dopotutto, alla fine si tratta pur sempre di un assalto a tinte black, non distantissimo dal classico. Una natura più melodica compare solo in alcuni stacchi: rallentati, si pongono quasi sofferenti e depressi, ma stavolta si uniscono alla grande con l’altra anima. Il tutto va avanti per circa tre minuti, prima di sfociare di nuovo in un passaggio vuoto, stavolta desolato con la sola chitarra pulita. Ma è la calma prima di una tempesta che scoppia a metà traccia: seppur con qualche residuo precedente, ora la musica è un vortice truce. Presto però si riprende un lato più melodioso: quando accade però è la disperazione a dominare, evocata da G.C. e da un riff lacrimevole; entrambi ricordano molto il depressive black. È una bella frazione, avvolgente il giusto: lo stesso vale per la chiusura, che dopo il ritorno della norma iniziale, la contamina con un tocco delicato, ma senza che l’impatto venga meno. Ciò accade solo nell’outro, di nuovo vuoto e desolato. Chiude bene un pezzo che nonostante qualche momento morto si rivela godibilissimo e ottimo, il picco più alto del disco!

Una breve rullata di V.C., poi Scire aumenta ancor di più la ferocia e la frenesia rispetto a quanto Is, Qui Mortem Audit ci abbia fatto sentire fin’ora. Tra il blast beat, lo scream taglientissimo del frontman e le ritmiche di G.B., mai così esasperate, ci ritroviamo in una vera schiacciasassi, oscura e angosciante. E che diventa ancor di più uno schiaffo in faccia quando, dopo un minuto, i Fordomth tornano a mostrare influssi death, per un breve passaggio davvero lugubre e malvagio. Al suo termine, i siciliani fanno ritorno al black più macinante, ma solo per un momento, prima di una svolta che d’improvviso pone termine al nervosismo generale. Ci ritroviamo invece in un passaggio lento, sinistro, con armonizzazioni black ma anche un riff doom alle spalle, strisciante e di gran potenza. È una bellissima norma, e colpisce moltissimo con la sua aura sinistra ma in qualche modo quasi solenne, anche grazie a effetti come i vaghi cori che si evidenziano a tratti. Ottimo anche la sua ricomparsa nel finale, dopo una nuova fuga della falsariga dell’inizio. In pratica, non c’è altro in un episodio piuttosto lineare, e anche breve, almeno per gli standard del disco: in fondo però non è un problema. Al netto dei difetti della band qui, abbiamo un pezzo valido, neppure troppo lontano dal precedente!

Mors minaccia subito battaglia col suo attacco esasperato, da puro black del tipo più acido, che può contare su una frenesia allucinante. Ma poi i Fordomth si spostano con forza verso il loro lato doom metal, nella maniera più convinta mai sentita in Is, Qui Mortem Audit. È proprio questo genere ad animare quasi tutto il resto della canzone: all’inizio non manca una forte venatura black, amalgamata al meglio con l’altra norma in qualcosa di davvero malefico, subdolo. Ancor più statico, fin quasi a rasentare il funeral originale dei siciliani, è la norma che arriva poi, dopo un’ultima fiammata dell’inizio. Ci ritroviamo allora in una progressione di lentezza asfissiante, specie per il ritmo di V.C., che aggiunto ai vortici black di G.B. creano un panorama vertiginoso. Certo, ogni tanto tutto questo sembra perdersi, per esempio in qualche deviazione un po’ eclettica e obliqua: succede per esempio nel finale. Di solito, però, il complesso funziona a dovere: conclude quindi in maniera efficace una canzone che non fa certo gridare al miracolo, ma si rivela comunque di livello più che discreto. E dona perciò una chiusura per nulla fuori luogo a un album come questo.

Per concludere, come detto all’inizio i Fordomth devono ancora raggiungere la giusta familiarità col loro nuovo suono. Ed è anche normale: nei cinque anni dalla fondazione a I.N.D.N.S.L.E. hanno avuto molto più tempo per crescere, rispetto ai due passati dall’esordio a Is, Qui Mortem Audit. Ciò non toglie, comunque, che le premesse siano incoraggianti: parliamo lo stesso di un album breve ma intenso, e che al di là di sbavature, ingenuità e difetti si rivela di buona qualità. Per questo, se ti piace il black metal è un lavoro che ti potrà interessare. Anche se, per quanto mi riguarda, dai catanesi in futuro mi aspetto di meglio!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Esse08:51
2Audere08:02
3Scire06:41
4Mors07:42
Durata totale: 31:16
FORMAZIONE DEL GRUPPO
G.C.voce
G.B.chitarra
M.R.basso
V.C.batteria
ETICHETTA/E:Auric Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa, Mani in Faccia Promotion

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