Tiberius – A Peaceful Annihilation (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEI Tiberius sono un quintetto scozzese dedito ad un prog metal molto moderno e A Peaceful Annihilation (2020) è il loro primo full-length.
GENEREIl prog proposto dalla band assume un tono decisamente melodico e sfiora a tratti sonorità djent.
PUNTI DI FORZAL’idea della band c’è, funziona e potrebbe dare il via ad una serie di lavori di spessore. Le melodie pensate per colorare le articolate ritmiche dallo spirito progressive colpiscono nei punti giusti.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORILeviathan (ascolta), The New Subjogation (ascolta), Republican (ascolta)
CONCLUSIONIRecuperate questa perla. Che siate appassionati di prog o metal moderno, o semplicemente curiosi per i toni entusiastici di questa recensione, è (quasi) garantito che non vi pentirete di scoprire A Peaceful Annihilation e i Tiberius.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
90
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Il primo atto in formato full-length degli scozzesi Tiberius porta il nome di A Peaceful Annihilation e raccoglie in sé tutta la bontà della proposta stilistica del quintetto. Si tratta di un esordio su buoni livelli caratterizzato da una schiettezza compositiva notevole, che lancia la band nel panorama internazionale con ottime premesse.

La dinamicità delle ritmiche disegnate dalle chitarre è uno dei tratti distintivi del progressive messo in piedi dai Tiberius. C’è in tutti i brani una chiara volontà di creare un’atmosfera il più possibile melodica ma che al contempo sia modellata su tempi parecchio aggressivi. In questo tentativo vengono aiutati da un’altra scelta vincente operata sull’utilizzo delle chitarre; ad accompagnare le sezioni più vivaci dei pezzi si può sentire spesso un giro di accordi suonato in modo molto chiaro e “aperto” (alla Devin Townsend, per intenderci). L’uso così spregiudicato e massiccio di power chords – che fa da sfondo alle complesse ritmiche – dà origine ad un sound particolarmente profondo di cui l’album beneficia in misura sostanziale. Nonostante una struttura strumentale che per la sua natura potrebbe risultare ostica ad un orecchio poco abituato, la band di Edimburgo riesce a catturare l’attenzione grazie a dei giri melodici che risultano estremamente efficaci. Sembra palese che questo disco non rivoluzionerà il genere cui fa riferimento, né aggiunge alla conversazione qualcosa di troppo innovativo. Eppure al suo interno c’è quel quid che è impossibile da ignorare: che siano i ritornelli, i bridge, i passaggi di djent o più in generale la colorata firma compositiva dei Tiberius, non si può negare il contatto diretto che si instaura fra il concept che sta alla base della loro musica e l’ascoltatore. È come se lo stile della band, pur vivendo di una notevole tecnica (che non fa mai male), scelga di raccontare anche le sue più elementari emozioni. Questo aspetto non è necessariamente determinante nella valutazione di un album, ma il modo in cui il quintetto britannico lo ha snocciolato è meritevole di una menzione, nonché di lode.

Tiberius, vi aspettiamo al varco per la seconda prova che, come è noto, rimane il test più difficile per qualunque artista. La prima, in ogni caso, è stata davvero un colpaccio.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1The New Subjugation05:03
2Mechanical Messiah04:21
3Skylark06:13
4Fidelity Lost04:30
5Anchor04:00
6Leviathan05:53
7Dissipate05:15
8Republican05:07
9Swansong05:38
10Kaituma07:37
Durata totale: 53:37
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Grant Barclayvoce
Chris Fosterchitarra
Jahan Tabrizichitarra
Ryan Andersonbasso
Nick Kellybatteria
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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