Kalahari – Theia (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONETheia (2020) è il secondo EP dei forlivesi Kalahari.
GENEREUn groove metal che esplora in varie direzioni: a tratti pende su coordinate melodiche, altrove è più compatto, in altri frangenti aggressivo grazie a influssi metalcore e death metal.
PUNTI DI FORZAUn suono non originalissimo ma neppure troppo sfruttato, qualche zampata ben piazzata qua e là.
PUNTI DEBOLIUna certa mancanza di direzione per canzoni che suonano discontinue, alcune ingenuità sul versante compositivo, un po’ di immaturità diffusa.
CANZONI MIGLIORIFollowers of the Lich (ascolta), Zombie Night (ascolta)
CONCLUSIONINonostante i difetti, Theia è un EP che promette bene per il futuro; i Kalahari devono però fare ancora un po’ di esperienza per sfruttare al meglio le proprie qualità.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
65
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“La potenza è nulla senza controllo”, recitava una vecchia pubblicità. Seppur sia soltanto una frase fatta a scopi promozionali, al suo interno nasconde del vero, specie se parliamo di metal. All’interno del suo mondo, avere la giusta pesantezza non basta, senza la guida di un songwriting consapevole e coerente, che possa darle un senso. È proprio questo, in parte, che manca ai Kalahari: band nata a Forlì nel 2016, ha pubblicato il suo secondo EP Theia (riprendendo il titolo dal pianeta che si è scontrato con la Terra e ha fatto nascere la Luna, miliardi di anni fa) lo scorso 26 giugno. Si tratta di un lavoro che suona a tratti ingenuo, seppur un’idea di fondo già ci sia, e anche non troppo scontata. Quello dei romagnoli è un groove metal che esplora in varie direzioni: a tratti pende su coordinate melodiche, altrove è più compatto, in altri frangenti ancora aggressivo, grazie a influssi metalcore e death metal.

Questa varietà a tratti è un pregio per Theia, ma altrove può rappresentare un peso, quando i Kalahari non riescono a dare coerenza alla propria musica. Lo si sente sia nella scaletta, sia a volte nelle stesse canzoni: alcune sono anche ben coese, ma altre tendono a mancare di una direzione e suonano discontinue. Certo, niente di drammatico o di incorreggibile, anzi: è un difetto perdonabile, vista anche la giovane età che si può intuire dalle foto promozionali dei Kalahari. Questo tra l’altro dà anche un senso ad alcune ingenuità presenti sul versante compositivo: non tutti gli spunti di Theia sono ottimi. In generale, l’idea che ne esce è quella di un album ancora immaturo, che però rappresenta un tentativo di crescita per buona parte riuscito. Dopotutto, i forlivesi possiedono già un proprio suono, non originalissimo ma neppure troppo sfruttato. E qualche zampata ben piazzata qua e là rende l’EP positivo, oltre che incoraggiante per il futuro.

Theia prende vita in maniera molto calma, con un intro lievissimo ma molto inquietante. È da questo sfondo che emerge un primo frammento musicale, dimesso e crepuscolare, fatto di arpeggi lievi e di un assolo che ricorda quasi il post-rock più oscuro. Ma dopo circa un minuto, la sua morbidezza si rompe quando i Kalahari virano sulla potenza: le chitarre di Gino Annicchiarico e Gabriele Meglio cominciano di colpo a pennellare un groove metal molto duro, vertiginoso nel suo vorticare continuo. È la base che regge soprattutto le frazioni strumentali: quelle cantate sono un po’ più ritmate, ma sempre taglienti, grazie anche alla voce di Nicola Pellacani, pulita ma preoccupata. A tratti inoltre il cantante devia anche verso il growl, per momenti grassi e da metal moderno, ben inseriti nell’aria opprimente della traccia. Lo stesso lavoro viene svolto in maniera adeguata dal passaggio centrale, che vira in maniera progressiva verso la melodia. All’inizio è sempre animata, ma poi al centro diventa alienante, con le ritmiche che spariscono. Solo per un momento, tuttavia, perché poi il groove torna a esplodere con forza, più lento ma di gran impatto. È la giusta variazione per un pezzo non memorabile, anche a causa dei difetti dei romagnoli qui; tutto sommato si difende, e come apertura per l’EP omonimo non è male!

Followers of the Lich inizia cadenzata, lenta, quasi con una sua solennità. Mezzo minuto, tuttavia, e il gruppo cambia ancora direzione, stavolta verso il dinamismo. Ci ritroviamo in un ambiente non troppo aggressivo ma incalzante, col suo riffage semi-thrash che coinvolge molto bene. I ritornelli invece rallentano, ma senza che questo ammosci il pezzo: col loro spirito ombroso e una melodia che stavolta si stampa bene in mente, sono efficaci il giusto. Ottime anche le due variazioni presenti: l’assolo al centro è classico ma valido, e ancor di più lo è il breakdown finale, con influssi death e persino doom che lo rendono davvero sinistro e cattivo. È il giusto finale di una canzone breve ma completa nella sua semplicità: è questo a renderla il punto in assoluto più alto di Theia! I Kalahari però non abbassano molto l’asticella con Zombie Night. Il riff iniziale, scandito dal basso di Joshua Pini e poi dalle chitarre, è un po’ un cliché per il groove e anche per l’alternative metal, ma non stona troppo, specie quando viene evoluto nelle riottose strofe. Anch’esse molto incalzanti, ci portano dritte verso ritornelli imperiosi, arrabbiati anche se Pellacani usa la voce pulita, grazie alle chitarre taglienti di Annicchiarico e Meglio. Oppure, come accade un paio di volte, verso parti strumentali altrettanto plumbee: anch’esse valorizzano un buona scheggia, brevissima ma non troppo distante dalla precedente precedente per qualità.

Dopo due pezzi così tirati, a sorpresa ora i forlivesi schierano I Am the Mountain, ballata docile – forse anche troppo. Già all’inizio, i toni non sono solo morbidi, ma anche di gran dolcezza e malinconia: niente di male, non fosse per la differenza radicale con l’oscurità sentita finora. Ma soprattutto, nel suo crescendo il pezzo assume sempre più melodie classiche, da lento rock moderno, il che la penalizza. Se per lunghi tratti l’emozione evocata è almeno decente, il senso di già sentito le impedisce di esplodere davvero. Neppure i momenti più duri, in cui torna parte della potenza della band, riescono a fare qualcosa: si può dire anzi che stonino quasi, nel tessuto della canzone. Non aiuta poi una lunghezza eccessiva, non riempita in maniera adeguata. Il risultato è una ballad anche gradevole, ma niente di più: rappresenta insomma il punto più basso di Theia, con cui peraltro c’entra davvero poco – i Kalahari potevano evitarla senza problemi. Per fortuna, quest’ultimo si ritira su in parte nel finale con Cabled Core, che pure non è immune dai difetti della band di Forlì. Comincia infatti grintosa, con anche un bel riffage, di gran impatto, a cui Pellacani dà una bella aggressività. Lungo il pezzo, si scambia con ritornelli che invece mostrano un’anima molto più melodica, d’effetto quasi solenne, nostalgico. Anch’essi non sono niente male; il problema è che tra le due parti non c’è una connessione molto forte, e lo scalino è percepibile. Non aiutano poi dettagli di contorno non troppo incisivi, come per esempio una fase finale che mescola le due anime in maniera però non troppo riuscita. Ne risulta un brano così così, certo non negativo ma che non va oltre una comoda sufficienza, e come chiusura per un EP così risulta sotto alla media.

Per concludere, se la formula proposta dai Kalahari va migliorata, Theia rimane un album che promette discrete cose per il futuro. L’energia dei romagnoli è quella giusta, e anche la loro filosofia, che non si ferma ai soliti cliché, è apprezzabile. Come detto all’inizio, ciò che manca è il controllo, e una maggior consapevolezza: non sempre quella arriva col tempo, ma io conto che con l’esperienza la band possa andar oltre i suoi peccati di gioventù. E che, la prossima volta che li ascolterò, sappiano proporre qualcosa all’altezza di quelle che sembrano le loro potenzialità!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Theia05:36
2Followers of the Lich03:34
3Zombie Night02:27
4I Am the Mountain06:11
5Cabled Core04:24
Durata totale: 22:12
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Nicola Pellacanivoce
Gino Annicchiaricochitarra
Gabriele Megliochitarra
Joshua Pinibasso
Alessandro Visanibatteria
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:The Metallist PR

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