Marmalade Knives – Amnesia (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEAmnesia (2020) è il primo album dei californiani Marmalade Knives.
GENEREUn rock psichedelico tutto strumentale, che si ammanta di una patina più hard e punta molto sull’atmosfera, più che sull’impatto.
PUNTI DI FORZAUno stile vintage ma senza troppa nostalgia, buone sensazioni evocate, un songwriting di ottimo livello che consente a ogni canzone di avere la propria personalità e qualcosa di distintivo a livello sonoro.
PUNTI DEBOLIAlcuni pezzi anonimi in una scaletta un po’ ondivaga; colpa anche di una certa mancanza di mordente a tratti.
CANZONI MIGLIORIAstrology Domine (ascolta), Best-Laid Plans (ascolta)
CONCLUSIONIAmnesia è un ottimo esordio da parte dei Marmalade Knives, che sono perciò consigliati ai fan dell’hard e in generale del rock più psichedelico.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
81
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Psichedelia unica via: potrebbe essere questo il motto dei Marmalade Knives. Band di Santa Cruz, in California, ha pubblicato lo scorso 24 aprile il suo primo album, Amnesia, grazie alla nostrana Electric Valley Records. Si tratta di un lavoro, come detto, che punta molto sull’espansione: più che essere hard rock della branca psichedelica, parte direttamente dallo psych rock e lo ammanta di una patina più energica. Ma senza cercare, se non in rarissime occasioni, l’impatto vero e proprio: spesso la potenza dei Marmalade Knives è vitale. E anche quando Amnesia assume toni più oscuri, non sono quasi mai opprimenti come potevano esserlo, per esempio, i Black Sabbath. Peraltro, ciò non accade troppo spesso: di solito anzi le atmosfere sono più distese, a tratti polverose e solari, altrove invece un po’ più intimiste. Si tratta insomma di uno stile molto vintage, ma per fortuna non nel senso più nostalgico e stantio del genere. Al contrario, a tratti i Marmalade Knives assumono piccoli tocchi più moderni, provenienti dalla musica elettronica o dal post-rock, peraltro ben inseriti in Amnesia senza stonare.

Parliamo insomma di un genere suonando cui è facile perdersi e risultare poco incisivi, specie contando poi che la musica degli americani è del tutto strumentale. Ma quest’ultimo fatto non è un problema: in questo caso, le trame musicali parlano già bene per i Marmalade Knives. Amnesia infatti può contare su un ottimo livello compositivo: le melodie si stampano bene in mente, e ogni canzone ha la sua personalità, oltre a qualche esperimento a livello di registrazione. Questo consente a diverse di spiccare anche al di là della mancanza del cantato: purtroppo però alcuni rimangono più anonimi. Colpa di una qualità che non riesce a mantenersi alta per tutta la durata di Amnesia: colpa anche di una certa mancanza di mordente da parte dei Marmalade Knives a tratti. Ma niente di drammatico: al di là del difetto, parliamo comunque di un disco godibile per quasi tutta la sua durata, e con alcune puntate davvero splendide.

Più un’introduzione che un brano vero e proprio, l’iniziale Amnesia è anche l’unico del disco che presenti un lato vocale. Non cantato, però: su una base di effetti psichedelici, di chitarre pulite e distorte, una voce rimbombata e distorta parla per un po’, per poi diventare anch’essa un eco espanso. Il tutto dura meno di due minuti, prima di spegnersi: un attimo di vuoto, poi Rivuleting sorge con suoni dilatati, quasi ambient, molto oscuri. È però solo un ulteriore preludio: pochi istanti, poi la musica devia in un senso molto più diretto. La norma di base, col suo riff animato è un rock duro più che classico, con un riff neppure troppo grintoso: piuttosto, punta più a evocare un’aura rilassata, serena. La sua norma si alterna però con molto altro: a tratti la stessa norma viene seguita dall’assolo di chitarra, mentre altrove la norma si apre, e fanno capolino le tastiere eteree di Clinton Wilkins. C’è spazio poi anche per momenti più densi e preoccupati: anch’essi alternano momenti solisti e altri di buon impatto a livello ritmico. Il complesso procede sul ritmo tenuto da Kyle Herrenkohl, non veloce ma incalzante il giusto, anche grazie all’abilità del batterista. Questa situazione va avanti fino alla trequarti, quando la musica all’improvviso si spegne. I tre minuti rimanenti del brano sono occupati da qualcosa di ancor più dilatato e psichedelico del resto, un panorama da allucinazione (nel senso buono del termine). Al suo interno trovano spazio distorsioni, brevi assoli e suoni dilatati, che rendono l’intero passaggio sempre avvolgente. Si tratta insomma di un finale appropriato per un buonissimo episodio, che apre Amnesia a dovere.

Best-Laid Plans attacca crepuscolare, col riff di Wilkins e Justin Spivey a intrecciarsi con degli effetti espansi. È un caos da cui però i Marmalade Knives tirano fuori presto l’ordine. Seppur la sua oscurità rimanga in una base più melodica che ritmica, ma dissonante, la musica è più animata, ed evoca una sensazione più nervosa che opprimente. In ogni caso, qui la band californiana dà il meglio per quanto riguarda il lato delle armonie, sempre ben disegnate. E che, col tempo, si evolvono in maniera convincente verso toni sempre più cupi e sinistri, oltre che densi: se ci sono tratti più espansi, altri sono condensati, hard rock bello tenace. Il tutto è inoltre pieno di dettagli diversi e di cambiamenti: anche questo fa sì che, nonostante la brevità, parliamo di un pezzo significativo e ottimo, poco lontano dal meglio del disco! Rebel Coryell comincia quindi eterea, con dei synth lo-fi dal sapore vintage, per poi virare subito su toni più rock ma altrettanto rilassati. Stavolta, di hard rock c’è davvero poco, a parte qualche vaga venatura: anche i momenti più ritmati rimangono psichedelici al massimo. Con la scansione ossessiva del basso di Mark Robinson, ricordano molto le jam dei Deep Purple dei tempi d’oro, un tributo che forse è voluto. Al di sopra, gli americani fanno il pieno di effetti: spesso essi sono protagonisti anche dei momenti più calmi. Con le quattro corde sempre protagoniste, al di sopra si staglia allora l’organo di Nathan Warrick, per lunghe melodie effettate, a tratti appena udibili. Il tutto è disteso e tranquillo, in certi casi anche troppo: seppur piacevole, a tratti il brano dà un po’ l’idea di non avere una direzione precisa, come fosse un divertissment e nulla più. La sua breve durata, e la sua anima un po’ troppo caotica fanno il resto: ne risulta il pezzo meno bello di Amnesia, seppur anche qui i Marmalade Knives mantengano un livello più che discreto!

Xayante torna all’hard rock ma in un senso che più vintage non si può, con un riff dalla distorsione che guarda agli anni sessanta e settanta. Più giocoso che incisivo, accompagna un assolo sempre in primo piano stavolta, in qualcosa di bluesy, sensuale e sereno, almeno all’inizio. Poi però la densità della musica comincia a salire, tra ritmiche che assumono più energia man mano e un florilegio di melodia tra chitarre e tastiere. Qualche fluttuazione, con nel mezzo persino dei giri dissonanti che da lontano ricordano addirittura il metal estremo (!), poi però il processo si inverte, finché nel giro di poco la musica si spegne. Per circa un minuto e mezzo, c’è perciò spazio per qualcosa di ancor più psicotropo e lo-fi, con percussioni in bella vista e melodie allucinate, un trip malato seppur non troppo oscuro. È insomma una buona chiusura per una traccia che lo è altrettanto, pur non spiccando troppo in Amnesia! I Marmalade Knives fanno però meglio con Ez-Ra: inizia con un ritmo che sa molto di blues, sensazione amplificata dalla melodia di Robinson e della chitarra alle sue spalle. Se poi si devia verso toni più pesanti, la stessa sensazione rimane in scena: seppur la musica sia vitale, l’aura è sempre di vaga malinconia. Merito sia del bassista, sempre in evidenza col suo lento lavoro, sia delle chitarre di Wilkins e Spivey, che spesso disegnano assoli vecchio stile, di buon pathos. Stavolta inoltre la struttura non varia molto, con la stessa base più o meno sempre fissa su cui le melodie si stagliano. Ma non per questo il brano si rivela noioso, anzi: i panorami che i californiani disegnano si rivelano sempre interessanti, e avvolgono bene. Il risultato di tutto ciò è una bella cavalcata, lenta ma avvolgente dall’inizio fino alla fine, che si perde stavolta in una coda di effetti quasi post-rock/noise. Non rovina la resa di una traccia che anche così si rivela buonissima!

Se finora Amnesia si era tenuto su buonissimi livelli, i Marmalade Knives si sono riservati il meglio per il finale, rappresentato da Astrology Domine. Traccia più lunga del disco coi suoi dieci minuti, si segnala però quasi subito quando, da un breve intro di ambient monocorde, viene fuori un riff di basso pulsante. Si imprime con facilità in mente, e incide sia da solo sia quando viene accompagnato dalle tastiere e dalle chitarre hard rock. Queste ultime in certi momenti si concentrano, per regalarci un panorama cupo, persino sinistro a tratti. Anche quando gli scenari sono più dilatati, però, l’ombra rimane, accompagnata anche da una certa malinconia; solo di rado, invece, gli americani ci regalano qualche sprazzo luminoso. Neppure quando il tutto, dopo qualche minuto, si spegne la faccenda diventa più allegra: per un po’, ci ritroviamo in un’enigmatica apertura ambient, che si spezza soltanto all’arrivo di un nuovo assalto hard rock. Stavolta è lento, disteso, ma sempre oscuro: merito del riffage di Wilkins e Spivey, che ricorda i Black Sabbath e anche certo doom in certi frangenti, seppur la chitarra solista renda il tutto più leggero, almeno all’inizio. Pian piano tuttavia il brano devia verso sonorità allucinate, a tratti di influsso post-rock e shoegaze, finché tutto non si spegne di nuovo. Ma non è ancora finita: una breve frazione di effetti, poi la norma iniziale si riprende con forza, per una fiammata stavolta più breve. Nel giro di poco, anch’essa torna nell’ombra, che stavolta è definitiva. Un esteso outro inquieto, cupo, pieno di effetti elettronici e di chitarra arriva così a chiudere un piccolo gioiello, il meglio in assoluto che abbia da offrire il disco che qui si chiude!

Per concludere, con qualche squillo assoluto e un buono spessore generale, Amnesia si rivela un album valido, specie contando che è un esordio. Certo, i Marmalade Knives possono ancora limare qualche spigolo: se riusciranno a produrre in futuro un album tutto del livello del meglio qui, potrebbe rivelarsi addirittura un capolavoro. Questo sarà da vedere; nel frattempo, se ti piace l’hard o anche solo il rock psichedelico, ti consiglio almeno di fare un pensierino su questa loro prima fatica!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Amnesia01:55
2Rivuleting08:40
3Best-Laid Plans05:21
4Rebel Coryell04:07
5Xayante05:30
6Ez-Ra05:34
7Astrology Domine10:05
Durata totale: 41:11
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Justin Spiveychitarra elettrica
Clinton Wilkinschitarra elettrica e acustica, synth
Nathan Warrickorgano
Mark Robinsonbasso
Kyle Herrenkohlbatteria e percussioni
OSPITI
Adam Krineypercussioni
ETICHETTA/E:Electrive Valley Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Qabar PR

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