Opera IX – The Black Opera (Symphoniae Mysteriorum in Laudem Tenebrarum) (2000)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEThe Black Opera (Symphoniae Mysteriorum in Laudem Tenebrarum) (2000) è il terzo, sottovalutato album dei biellesi Opera IX.
GENEREMescola black metal sinfonico, gothic, doom e altre influenze in qualcosa di ben poco scontato.
PUNTI DI FORZAUn suono mai banale, ma anzi ricchissimo di sfumature, la bravura di Cadaveria nell’interpretare le varie canzoni, tantissimi spunti di qualità in un disco con davvero pochi momenti morti.
PUNTI DEBOLIQualche sbavatura, una registrazione troppo piatta: entrambi i difetti però non incidono granché.
CANZONI MIGLIORIAct I: The First Seal (asc0lta), Act V: The Magic Temple (asc0lta), Act III: Carnal Delight in the Vortex of Evil (asc0lta)
CONCLUSIONIThe Black Opera è un album difficile in tutti i sensi. Se però si riesce a penetrarlo, ci si trova davanti a un vero capolavoro, da recuperare per chi ama sonorità sfaccettate come quelle degli Opera IX.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
95
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Seppur sottovalutato in primis dai suoi stessi conterranei, il mondo del metal italiano al suo interno nasconde dei veri e propri gioielli, spesso dimenticati. Alcuni sono così belli da lasciare grossi rammarichi: fossero stati valorizzati meglio, magari da una scena come quella di altri paesi, potevano essere tra i dischi cardine del genere. Per quanto mi riguarda, è proprio questo il caso di The Black Opera (“Symphoniae Mysteriorum in Laudem Tenebrarum” è il suo sottotitolo), terzo album degli Opera IX: parliamo di una band che, nonostante il relativo successo, non ha raccolto quanto meritava nel corso della sua carriera. È probabile che, fosse nata in Norvegia o in Svezia invece che a Biella, sarebbe almeno una seconda linea di lusso della scena mondiale, se non addirittura nel gotha dei più grandi. E lo stesso vale per il disco: gli Opera IX al suo interno compiono un lavoro così valido che non avrebbe potuto non raggiungere la fama, fosse stato valorizzato. E invece, The Black Opera rimane soltanto un album di puro culto.

Parliamo di un lavoro davvero denso, un mare nero in cui ci si perde, ma che nonostante questo avvolge sempre senza mai annoiare. Merito in primis di uno stile al cui interno confluiscono black metal sinfonico, gothic, doom e a tratti anche altre influenze. Ma è tutt’altro che un’accozzaglia senza capo ne coda: quello degli Opera IX è anzi un genere unitario, in cui è difficile separare un influsso dall’altro. Un genere, peraltro, pienissimo di dettagli: ciò rende tra l’altro The Black Opera un lavoro molto difficile da seguire, o anche solo da penetrare. Parliamo di un album davvero complesso e pieno di sfumature, sia a livello di atmosfere che di musica se però riesci a entrare, ti ritrovi in una meravigliosa magia oscura. Vi contribuisce Cadaveria, vero valore aggiunto per il disco: varia molto tra pulito e scream, ma adattandosi sempre benissimo a ogni traccia. La sua performance, teatrale e di livello superiore, dà un tocco di più a The Black Opera. Ma soprattutto, gli Opera IX hanno dalla loro un’interpretazione mai banale: per esempio, intendono solo di rado il doom nella sua accezione più lenta. Spesso anzi i piemontesi lo manipolano in un senso più duro e roccioso; anche il lato sinfonico non è così pervasivo come nei canoni, e quando è presente dà un tocco elegante alla musica. Peraltro, il suo suono vintage e sporco non dà fastidio: lo stesso non si può dire della registrazione generale del disco, poco pulito e anche un po’ piatto. Ma più che di un difetto parlerei di una lieve sbavatura, che incide in minima parte in negativo su The Black Opera; lo stesso vale per i rarissimi momenti morti in cui gli Opera IX incappano. In generale, è roba davvero da poco per un album che, per il resto, rimane davvero grande!

Vista la sua complessità, è difficile fare una disamina descrittiva come le mie solite dell’album. Lo è già a partire da The First Seal, (“Act I” di un arco tematico che ne prevederà altri cinque) che all’inizio è semplice, con un breve intro molto calmo in cui però la voce pulita di Cadaveria e i cori sintetici alle sue spalle già evocano la solennità generale del disco. È una sensazione che poi accompagna anche il prosieguo della canzone, all’inizio molto doom e lento, ma che nel giro di un paio di minuti si fa molto movimentata. Ci ritroviamo allora in una lunga fuga, tortuosa e piena di svolte: in certi momenti è semplice e incalzante, altrove invece si fa più esasperata per oscurità e tenebra. Ne è un perfetto esempio la sezione di trequarti, lunga e martellante, una corsa a perdifiato nell’oscurità che colpisce alla grande. Ma ci sono anche lati in cui la lentezza torna alla carica: a tratti è sempre un’oppressione oscura a dominare, mentre altrove sono presenti melodie disperate. Le due sensazioni si uniscono anche al centro, che torna verso un doom molto classico, ma con in più le tastiere arcane di Lunaris. Degno di nota anche il finale, in cui l’anima goth degli Opera IX torna fuori con la sua potenza drammatica. Si chiude così alla grande un episodio lungo oltre nove minuti e mezzo ma senza il minimo momento di noia, che apre col botto The Black Opera!

All’inizio, Beyond the Black Diamond Gates sfodera ancora l’anima doomy della band piemontese qui, intesa in un senso molto lugubre. Un senso che si mantiene quando il pezzo comincia a crescere, all’inizio con lentezza, per poi farsi però più dinamico. Con il riff del mastermind Ossian particolare, tra gothic, doom e persino influssi dal metal classico, crea quasi un effetto estraniante in coppia con le tastiere di Lunaris e anche con la voce di Cadaveria, che come sempre svaria parecchio. Tuttavia, più in là anche questa norma viene superata in velocità: al centro il ritmo si fa pestatissimo, col blast di Flegias e un riff duro, quasi da death o da metal moderno. Il che comunque non spezza la magia sempre presente, data dalle venature black melodico: essa è protagonista anche quando, a metà esatta, il doom torna a fluire. E quando poco più tardi il ritmo torna ad aumentare, seppur non troppo, si accentua pure: merito di una linea melodica a metà tra il sinfonico e influssi persino esotici, piazzati a dovere. Corredano quest’ultima tranche di una traccia non grande come altre nel disco, ma che si difende. Il risultato è sempre ottimo, e l’unico motivo per cui sfigura (giusto un po’) qui è che i Opera IX lo hanno piazzato tra due degli squilli di The Black Opera!

Carnal Delight in the Vortex of Evil punta molto su nervosismo e spesso anche frenesia. Il primo è già udibile all’inizio, un attacco vorticoso, il riffage black di Ossian contaminato a tratti anche dal death e persino dal thrash. Ma senza che l’aura misteriosa della band scompaia: grazie sempre al lavoro di Lunaris e di Cadaveria, qui molto graffiante, rimane al centro dell’intera prima parte. E anche in quelle successive: che sia il tratto poco prima del centro, di puro black allucinato e fuori dal mondo, oppure quello seguente, che torna verso influssi thrash per qualcosa di graffiante, la solita aura occulta dei biellesi resta un punto fermo. Solo nel finale il suo effetto estraniante, ipnotico, si spezza, quando dopo un momento obliquo, corale e molto gotico, la cantante urla. Lancia una fuga furiosa, ancora un po’ alienante ma di gran impatto, e colpisce in una maniera che quasi ti risveglia da un sogno. Insieme al breve outro melodico, è il finale perfetto per una traccia fantastica, non al livello della opener ma giusto per poco!

Congresuus Cum Daemone è il brano più lungo di The Black Opera: anche per questo, a tratti risulta un pelo dispersivo. Ma per il resto, gli Opera IX riescono a dire la loro con la solita classe: sin dal lungo, esitante intro a crearsi è un’aura dimessa, a cui Cadaveria dona un tocco di aggressività. Tocco a cui poi, dopo un minuto, contribuisce anche la musica: più acida del solito, col suo piglio black spinto accanto a un influsso doom comunque non celato, rimane elegante grazie alle lievi orchestrazioni. Nello scorrere del pezzo, a tratti questa rabbia si nasconde, anche in momenti riflessivi ma più pesanti a livello musicale. Altrove però viene fuori di più, in passaggi davvero esplosivi: pur mantenendo il lato melodico del gruppo hanno un grande impatto. Quest’ultima anima ha corso sia nella prima metà, sia nella lunga cavalcata finale, che pure ha un grande lato melodico. In particolare sezioni ben riconoscibili con i fraseggi eleganti della chitarra di Ossian, ripresi a tratti dalla tastiera: generano un effetto aperto, persino trionfale a suo modo, seppur il tono rimanga oscuro e rituale. Non mancano però anche dei momenti più aggressivi e vorticosi, che si alternano con gli altri in qualcosa di particolare, ma ben congegnato. Degno di nota anche il fatto il passaggio di centro, più aperta coi suoi toni gothic/doom: il primo all’inizio e alla fine ha il comando, raccordandosi con l’anima più scatenata del pezzo. Il tutto rappresenta un grande arricchimento per un brano lungo ma molto valido, un piccolo gioiellino che in molti dischi rappresenterebbe uno dei punti più alti: il fatto che qui non lo sia la dice lunga su The Black Opera!

Con The Magic Temple, gli Opera IX cambiano direzione rispetto a quanto sentito finora. Invece di un pezzo metal, sin dall’inizio il tutto si muove su toni ambient oscuri, arcani, inquietanti grazie ai numerosi echi e sussurri. Da questa sorta di caos, emerge dopo poco meno di un minuto dell’ordine: la musica rimane espansa, gestita dalla tastiera di Lunaris, ma ha una melodia più definita. Una melodia su cui Cadaveria scandisce ossessiva delle parole occulte, come in un rituale oscuro. Le ripete due volte, prima di urlare “e ora, giura!”: è il segnale che il metal aspettava per deflagrare anche con discreta cattiveria, da qui in poi tutta strumentale. Ma non manca anche l’eleganza, data dalle oscure orchestrazioni con cui il riffage si intreccia. Ne risulta una fase affascinante, quasi esotica per melodie, che dura per un po’ fino a spegnersi in un’apertura doom molto mogia. Ma il pezzo non è finito: c’è ancora spazio per un’ultima fiammata finale, potente e ossessiva col suo riff che rende più aggressivo il gothic. È un assalto ben riuscito alla fine di un pezzo breve e molto particolare, ma riuscitissimo. Per quanto mi riguarda, le sue atmosfere sono così avvolgenti e belle da renderla addirittura il meglio che il disco abbia da offrire insieme alla opener!

The Sixth Seal inizia con un assalto black metal, seppur reso più melodico e preoccupato dalle solite melodie di Lunaris. Col tempo, ciò si accentua: tra momenti doom però veloci e altri macinanti del tipo a cui gli Opera IX ci hanno già abituato in The Black Opera, si crea un gran nervosismo. Poi però questa sensazione inizia ad alternarsi con una grande disperazione, che col tempo rende i toni più distesi. Di sicuro però l’aura non è accogliente, anzi: a dispetto delle belle melodie proposte da Ossian e da Cadaveria, che qui dimostra una volta per tutte la sua bravura, rimane piuttosto oscura. E col tempo lo diventa anche di più, tra passaggi gothic/doom e altri di vero dramma, penetrante, specie nelle sue fasi finali quando Flegias sfodera il blast. Raggiunto quest’apice però il pezzo implode: persa l’eleganza precedente, ci ritroviamo in uno scatto di gran cattiveria, black metal più spoglio e incattivito, con influssi thrash e persino punk. Il suo esaurirsi sembra coincidere con quello della canzone, ma c’è anche spazio per un breve outro martellante e occulto. È il giusto finale per un brano ancora di alto livello: non è tra i migliori qui, ma come chiusura per l’arco concettuale dell’album rimane valido! Il finale vero e proprio di The Black Opera è rappresentato però da Bela Lugosi’s Dead: cover dei celebri Bauhaus, tra i creatori del gothic rock, viene adattata bene allo stile degli Opera IX. Il risultato è semplice e pende molto sul lato più melodico dei biellesi, in quello che si rivela come un convincente pezzo gothic metal, malinconico e magico al punto giusto, oltre che molto orecchiabile. Certo, a livello stilistico la sua semplicità forse lo rende troppo distante dal resto del disco; ciò nonostante, alla fine non stona, e anzi come cover l’ho trovata sempre molto riuscita!

In chiusura, The Black Opera (Symphoniae Mysteriorum in Laudem Tenebrarum) è un album difficile: difficile da ascoltare, difficile da penetrare, difficile in ogni senso, anche da valutare. Ma per quanto mi riguarda, anche questo è un elemento della magia di un capolavoro tanto splendido quanto sottovalutato nella nostra scena metal nazionale. Il suo unico, vero problema è il rammarico che lascia la sua scarsa fama: di sicuro, come detto all’inizio, avrebbe meritato molto di più di quanto ha raccolto, come del resto gli Opera IX. Anche per questo, se ti piacciono il genere di commistioni occulte proposto dai piemontesi e un po’ di melodia nel metal estremo non ti disturba, posso solo consigliarti di correre a recuperarlo!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Act I: The First Seal09:39
2Act II: Beyond the Black Diamond Gates07:14
3Act III: Carnal Delight in the Vortex of Evil06:13
4Act IV: Congressus Cum Daemone10:24
5Act V: The Magic Temple04:16
6Act VI: The Sixth Seal07:50
7Bela Lugosi’s Dead (Bauhaus cover)05:28
Durata totale: 51:04
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Cadaveriavoce
Ossianchitarra
Lunaristastiere
Vlad basso
Flegiasbatteria
ETICHETTA/E:Peaceville Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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