Silent Obsession – Lost (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONELost (2020) è l’EP d’esordio degli algerini Silent Obsession.
GENEREUn death metal sui generis con influssi punk e in parte anche moderni.
PUNTI DI FORZAUno stile meno banale di tanti altri, una buona varietà soprattutto a livello di atmosfera, ottime doti tecniche; in generale, idee piuttosto chiare.
PUNTI DEBOLIUna forte ingenuità, che si riverbera in molte delle scelte del gruppo e nell’incapacità, a tratti, di andare oltre certi cliché. In più, una registrazione molto sporca e una durata un po’ troppo ridotta per valutare a dovere il gruppo.
CANZONI MIGLIORID.E.A.D. (ascolta)
CONCLUSIONILost è un EP ingenuo, ma che mette in mostra anche diversi buoni spunti. Per i Silent Obsession c’è molta strada da fare, ma i loro margini di miglioramento sono importanti.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
64
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Nel metal di oggi, “globalizzato” ma non troppo, le band che vengono da luoghi lontani rispetto alle solite scene possono essere di due tipi. O la loro musica è derivativa e piena di cliché, e non aggiunge nulla al proprio genere, oppure è fresca, così lontana dai canoni da risultare originale e spesso anche valida. Certo, non ci sono solo questi due poli: tra di essi, si trovano diverse sfumature. Per esempio, i Silent Obsession si trovano in pratica al centro esatto: band nata nel 2017 ad Algeri, col suo primo EP Lost, pubblicato lo scorso 2 giugno, mostra luci e ombre. Tra le prime, si può di sicuro annoverare lo stile: è un death metal sui generis, a cui la band affianca un bel lato punk. A tratti inoltre i nordafricani presentano influssi grind, ma senza che siano così spinti: lo stesso vale per quelli più moderni, da metalcore, presenti in alcuni spunti come tante altre piccole influenze. Il tutto all’insegna di una grande voglia di fare, di spaccare tutto: quella di Lost è una bella energia distruttiva, seppur non monotematica come in tanti altri casi nel death. Al contrario, i Silent Obsession sanno variare, sia a livello musicale che, soprattutto, di atmosfera. Merito anche di ottime doti tecniche, che gli algerini esprimono in svolazzi e a tratti persino al limite col techno death. In generale, parliamo di un gruppo già più consapevole e con più idee chiare di tanti, anche ben più famosi: purtroppo però con questo EP dimostra anche di aver bisogno di una bella maturazione. I Silent Obsession sono infatti ancora molto ingenui: lo si nota in alcune scelte e nell’incapacità, a tratti, di andare oltre certi cliché. In più, Lost soffre anche di una registrazione molto sporca: ci sta, però, contando che parliamo pur sempre di un esordio. E, in generale, l’intero EP dà l’idea che la band nordafricana, al di là dei difetti, possieda notevoli margini di miglioramento.

Al contrario di quanto possa sembrare dal titolo, più che un preludio Intro è un pezzo vero e proprio, seppur breve. Comincia strisciante, un piglio quasi da alternative metal, ma poi il tutto si fa più vorticoso e caotico. La melodia oscura della chitarra domina, sia nella prima fase che in quella rallentata conclusiva, di vago impulso doomy. Ma al centro c’è spazio anche per un momento martellanti, retto spesso dal blast di Ben Der in alternanza con frazioni punkeggianti, il tutto valorizzati da Danny, che svaria tra scream e growl. In pratica non c’è altro in un brano che passa davvero in un lampo: forse è un po’ inconsistente vista la brevità, ma per il resto si rivela piacevole e apre bene Lost. La seguente Paranoia Activity inizia lenta, in una maniera atmosferica molto interessante. La sua evoluzione all’inizio non la allontana da queste coordinate, ma poi i Silent Obsession svoltano su qualcosa di meno incisivo. Influssi metalcore/metal moderno cercano di evocare un’atmosfera plumbea, ma il tutto suona un pelo troppo scontato per raggiungerla. Non aiuta poi una progressione che attraversa terreni obliqui e tecnici però poco funzionali, oltre che non studiati al meglio dal punto di vista della musicalità. In generale, per lunghi tratti lo sviluppo del pezzo sembra molto casuale, senza una linea ben precisa. Solo alcuni frangenti funzionano, guarda caso i più ordinati: si può citare per esempio il rallentamento centrale, rabbioso e con quasi un retrogusto sludge, o l’assolo più veloce che lo segue. Per il resto, abbiamo un pezzo con poco senso, il punto più basso dell’EP, oltre che un segnale per gli algerini: quando punta su una maggiore immediatezza, la loro musica funziona meglio!

Per fortuna, a questo punto è il turno di D.E.A.D., che sin dall’inizio si pone frenetica. Ma non è una frenesia cupa: anzi, spesso la traccia ha un’energia vitale notevole, magari non allegra ma meno oscura rispetto agli standard del death metal. Questo la rende non solo originale, ma anche esplosiva: i suoi momenti vorticosi sono un pugno in faccia anche al di là del suono scarso del disco. Funzionano bene anche quelli più cadenzati e moderni in cui la cupezza torna: contribuiscono a rendere più vario il pezzo e non stonano. Il meglio tuttavia è rappresentato dai momenti in cui gli algerini puntano più sul loro lato punk, in un ibrido rabbia/potenza/ombra di grandissimo impatto. Il risultato è una bella scheggia, senza quasi momenti morti nei suoi tre intensi minuti. Basta questo a renderla il meglio che Lost abbia da offrire, e non solo: si rivela anche il pezzo che promette meglio per il futuro dei Silent Obsession! A chiudere quest’ultimo, è arrivato il turno di Destruction of the Spirit: comincia lenta ma rocciosa, con le chitarre di Danny e Max Marginal in bella vista a disegnare riff compatti. Poi però, dopo una quarantina di secondi, svolta all’improvviso su qualcosa di molto più animato, di stampo punk ma con accenni al lato più death del gruppo algerino. L’alternanza tra le due anime connota quasi tutto il pezzo, una cavalcata all’insegna della ferocia e della cupezza che solo nel finale si spezzano. C’è spazio allora per una breve coda obliqua, di indirizzo tecnico, che evoca però una buona preoccupazione. Ottima per mettere fine a un episodio forse non eccezionale, ma ancora di livello più che discreto.

Se si vuole trovare un altro difetto a Lost, è la sua brevità: dodici minuti sono pochi, per valutare a pieno le qualità dei Silent Obsession. Ciò che ne viene fuori però è un EP sì ingenuo, ma in cui si notano già ottimi semi. Se saranno coltivati a dovere, potrebbero far sorgere una band interessante e originale come solo queste band provenienti da luoghi “esotici” sanno esserlo. La strada da fare è ancora lunga, ma io mi auguro (e auguro loro) che gli algerini possano percorrerla fino in fondo.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Intro02:34
2Paranoia Activity04:32
3D.E.A.D.03:11
4Destruction of the Spirit02:22
Durata totale: 12:39
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Dannyvoce e chitarra
Max Marginalchitarra
Manilbasso
Ben Derbatteria
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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