Incursion – The Hunter (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEThe Hunter (2020) è il nuovo EP degli Incursion, band nata nel 1982 ma sciolta dopo un solo demo nel 1986, per poi riformarsi solo nel 2018.
GENERENiente di diverso dall’heavy metal più classico.
PUNTI DI FORZAUno stile tradizionale ma a tratti con la giusta carica, una buona esperienza, un paio di ottime zampate.
PUNTI DEBOLINon sempre i cliché vengono riletti in maniera efficace; a tratti, anzi, la musica del gruppo finisce per essere anacronistica. In più, ogni tanto il focus compositivo si perde.
CANZONI MIGLIORIWarrior of Destruction
CONCLUSIONIThe Hunter è un EP carino, ma gli Incursion devono un po’ lavorare per aggiornarsi e sfruttare le proprie buone doti al meglio.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
66
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A volte ritornano: è questo il proverbio giusto per descrivere la carriera degli Incursion. Band nata a Miami negli anni d’oro del genere, non ha avuto però grande fortuna in quel periodo. Come tanti altri gruppi minori allora, nei quattro anni di esistenza dal 1982 al 1986, gli americani non sono riusciti ad andare oltre un demo, prima di sparire nel nulla. Tuttavia, come già detto, non sempre una storia è chiusa per sempre – specie nel metal, che al contrario ci ha abituato a molti ritorni a distanza di anni. È stato anche il fato degli Incursion, che nel 2018 si sono riformati con tre dei quattro membri originali e due nuovi musicisti. Una reunion coronata quest’anno con The Hunter: primo disco in trentacinque anni dei floridiani, è un EP di brani concepiti negli anni ottanta. E si sente: al suo interno non c’è niente di diverso dall’heavy metal più classico. Per fortuna, è un genere che gli Incursion affrontano con la giusta carica: in The Hunter i cliché non mancano, ma in diversi casi hanno un loro perché. E il risultato non suona troppo nostalgico o stantio.

Si sente, insomma, che gli americani sono dei veterani. Tuttavia, la loro grande esperienza non è sempre un pregio per l’EP: a tratti anzi è proprio un difetto. Come già detto, gli stereotipi non sempre sono fastidiosi, ma a tratti è così: la musica degli Incursion finisce allora per diventare anacronistica. Ma il problema principale di The Hunter è che a tratti si perde un po’ il focus compositivo, alternando a spunti maturi passaggi invece un po’ ingenui. In generale, l’opera di recuperare il passato e dargli nuova vita è riuscito a metà: la mia idea è che il gruppo debba ancora adattarsi un po’ ai tempi moderni. Non servono grandi ammodernamenti, ma c’è bisogno di qualche piccolo adeguamento al presente. Quanto potrebbe bastare a evitare di suonare ingenui e a valorizzare bene le buone doti compositive e le idee valide degli Incursion. Che, anche coi suoi difetti, vengono fuori in diverse occasioni anche da questo EP.

The Hunter si apre con l’intro omonimo, come indica anche lo stesso “Prologue” nel sottotitolo. Lento, tra una prima fase più melodica, aperta e una seconda guidata dalla rullata di Buddy Norris, è un frammento crepuscolare. Niente di speciale, ma almeno apre bene il disco, prima che Warrior of Destruction si apra con un lead energico, di alto voltaggio, divertente. È una base che torna anche nelle strofe, in alternanza con momenti più lineari, cantati da Steve Samson senza troppi svolazzi. Il tutto conduce a ritornelli corali: anch’essi sono molto classici, ma con la loro carica catchy e un’aura interessante, aperta ma al tempo stesso di vaga epicità, svolgono bene il loro compito. Lo stesso vale per l’assolo, più che tradizionale ma valido per arricchire il contesto, e per il battagliero passaggio di trequarti. Arricchiscono un episodio semplice e senza nulla di nuovo, ma che intrattiene al punto giusto e risulta perciò il brano più valido dell’EP! Guiding Faith non è però molto da meno: inizia ancora con un tono di vaga epicità, con le lente ritmiche di Maxx Havick e Mike Lashinsky a cui si sovrappongono dei cori. Poi però intraprende una strada diversa, più oscura: lo è di certo la falsariga principale, animata ma al tempo stesso ombrosa, con un che di sulfureo. È una cappa che sembra aprirsi nei bridge, un po’ meno crepuscolari e più nel canone dell’heavy. Poi però arrivano chorus strani: a metà tra oscurità e qualcosa di bizzarro, sono però di buon impatto. Ottima anche la parte centrale, in cui prima si mette in mostra Norris e poi un altro assolo niente male di chitarra. Sono di nuovo elementi ben riusciti per un pezzo buonissimo, non troppo distante dal precedente per qualità!

Se finora The Hunter ha messo in evidenza il suo lato migliore, da Fade to Black gli Incursion mostrano il rovescio della medaglia. Non che sia così male, anzi: il suo attacco è bello potente, e anche ciò che segue è interessante. Parliamo di un pezzo che segue il precedente con un’aura bella oscura, evocata sia dai momenti più aperti, in cui il riff è lieve ma oscuro e Samson è al centro, sia in quelli più esplosivi, con la giusta pesantezza. Il suo vero problema invece è il refrain: coi suoi cori quasi zuccherosi e il suo lato più classico, spezza la cupezza (che torna solo alla fine) e crea uno scalino. Non sono neppure male presi a sé stante, ma sembrano parti di tutt’altro pezzo inseriti qui in maniera forzata. Per fortuna, il resto si difende, compresa la fase centrale, che mescola le due anime del pezzo in qualcosa di invece riuscito. Il risultato è un pezzo discreto, seppur visti gli spunti potesse essere di certo meglio. La successiva Kingdom of the Dead fa sperare meglio col suo avvio, ancora di tono piuttosto cupo: lento, a tratti abbraccia persino influssi doom. Poi però la band svolta su qualcosa di più classico e movimentato: le strofe hanno un giro che ricorda molto gli Iron Maiden. Una suggestione che si accentua anche nei momenti strumentali, con gli incroci che ricordano proprio quelli storici di Adrian Smith e Dave Murray. Alla lunga però questa base perde un po’ di tono; il peggio sono però i ritornelli. Ancora una volta con poco mordente, sono un brutto cliché, e non riescono a incidere. Non aiuta poi una sezione centrale a tratti riuscita in maniera discreta, ma che altrove si perde: la sua lunghezza appare un po’ troppo elevata. Lo stesso vale per il pezzo stesso: per quanto sia decente e gradevole, parliamo comunque del punto più basso dell’EP. Che, subito dopo, si conclude con The Hunter: King of All the Land, outro che nelle melodie riprende il preludio e lo sviluppa come un breve pezzo semi-strumentale, tutto basato su riff heavy. Ancora una volta, niente di speciale, ma il tutto è piacevole: insomma, come chiusura può andare!

Come credo sia chiaro a questo punto, The Hunter non è certo un EP imprescindibile, o anche solo un prodotto che aggiunga qualcosa all’heavy metal. In compenso però è molto piacevole: in un mondo in cui molti non fanno che copiare le band del periodo in cui gli Incursion erano grandi, è già qualcosa. Qualcosa a cui però bisogna dare seguito: la band statunitense infatti dovrà lavorare per aggiornarsi e utilizzare meglio le proprie doti. Difficile, forse, per una band così veterana… ma mai dire mai!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1The Hunter: Prologue01:10
2Warrior of Destruction05:19
3Guiding Faith04:19
4Fade to Black03:39
5Kingdom of the Dead06:00
6The Hunter: King of All the Land01:47
Durata totale: 22:14
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Steve Samsonvoce
Maxx Havickchitarra
Mike Lashinskychitarra
Stone Jamessbasso
Buddy Norrisbatteria
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa, Metal Devastation Radio

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