Stilema – Utopia (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEUtopia (2020) è il primo full-length dei laziali Stilema
GENEREUn folk metal che parte dalla base calda, elegante, mediterranea ed epica già sentita nel precedente EP Ithaka (2017), ma lo evolve con molte altre influenze.
PUNTI DI FORZAUn suono ancor più personale e sfaccettato, con tante influenze tutte ben messe in strutture complesse ma ben gestite da un songwriting curato. Una grande varietà, ben gestita dalle buone doti del gruppo, tante melodie vincenti.
PUNTI DEBOLIQualche pezzo meno bello, ma niente di troppo castrante.
CANZONI MIGLIORITra Leggende e Realtà (ascolta), Utopia (ascolta), Da Qui Non si Passerà (ascolta)
CONCLUSIONIUtopia è un lavoro davvero splendido, e conferma gli Stilema tra le band italiane più interessanti del settore!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
92
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“Se riusciranno a mantenere questo livello faranno il botto”: questo scrivevo nel 2017 a proposito degli Stilema, nella recensione del loro Ithaka. Ricordo bene, in effetti, quanto l’EP di questa band di Ladispoli, in provincia di Roma, mi aveva colpito all’epoca, con tre canzoni per meno di un quarto d’ora, ma tutte di altissimo livello. Per questo, le mie aspettative sul futuro del gruppo erano altissime; tuttavia, avevo anche qualche timore. Per esperienza, so che non tutte le band riescono a produrre un seguito all’altezza dopo un album eccezionale. Per fortuna però non è stato questo il destino degli Stilema: con Utopia, si confermano su livelli molto alti. Primo full-length della loro carriera, uscito lo scorso 24 giugno grazie all’ottima etichetta nostrana Hellbones Records, è un lavoro con molto di interessante, a partire dal genere.

Di base, parte dal folk metal già sentito in Ithaka, un suono caldo elegante e mediterraneo, e lo evolve in un senso molto più sfaccettato. Gli Stilema non hanno solo assunto tocchi da altre tradizioni popolari, a volte esotici: Utopia ha una tendenza ad andare oltre la linearità sentita nell’EP. Più complesso e pieno di influssi, a tratti da heavy, power, dal metal estremo o addirittura dal progressive, si tratta di un album davvero denso di dettagli. Anche le atmosfere sono un po’ più articolate rispetto al passato: se una certa epicità è spesso presente, in Utopia c’è anche tanto altro. Quello organizzato dagli Stilema è un affresco variopinto, in cui peraltro ogni colore si mescola in maniera riuscita con gli altri. L’abilità della band laziale è intatta rispetto al passato, e anzi ha vissuto una maturazione. La si può sentire nella competenza del songwriting, sempre curato, e nella grande presenza di melodie vincenti: erano il punto forte di Ithaka e anche qui sono presenti in numero più che adeguato. Anche per questo, in fondo non importa granché se nella scaletta di Utopia ci sia qualche pezzo meno bello. Anche così, parliamo di un lavoro ben al di sopra alla media, con cui gli Stilema si confermano come una band di livello superiore.

L’iniziale Il Volo Eterno comincia da un preludio vuoto, con lievi suoni di ambiente naturale a cui, dopo pochi secondi, si sovrappone la melodia di un violino. È quella che regge una delle norme principali del pezzo: la si sente quando il metal comincia a fluire, preoccupata e crepuscolare. È un senso presente anche nelle strofe, espanse e di buona potenza, col riffage quasi doom di Federico Mari che domina in maniera spoglia. Ma il violino di Wiktoria Denkiewicz torna nei bridge, quasi power per ritmiche e di gran epicità. Quest’ultima è ancor più spinta nei lunghi ritornelli: all’inizio lenti, solenni, con cori alle spalle di Gianni Izzo, si trasformano poi in qualcosa di veloce e di nuovo di gusto power, con la doppia cassa di Domenico Pastore a reggere. Sono una bella parte, anche se la loro melodia ricorda certe cose sentite in Ithaka; il loro difetto principale è però quando la band li allunga troppo, col cantante che diventa un po’ troppo verboso: a perdere – seppur non troppo – è la musicalità. Il che è un peccato, visto che il resto è ottimo, sia per quanto riguarda la norma principale, sia la frazione centrale. All’inizio molto lieve e ricercata, di gusto medievaleggiante, poi accoglie però chitarre pesanti. Spoglie all’inizio, presto si amalgamano col ritorno del violino, per qualcosa di ancora intimista, dolce, di buona atmosfera. Ottimo anche lo stacco che la raccorda al resto del pezzo nel finale, di chiaro indirizzo prog metal coi suoi controtempi. Il risultato di tutto ciò, nonostante il difetto è comunque molto buono; al tempo stesso però non spicca troppo all’interno del disco. Il che fa già capire bene il livello di Utopia.

Con Tra Leggende e Realtà, gli Stilema fanno vedere davvero di che pasta sono fatti. Sin dall’attacco, già molto suggestivo, presenta la melodia che poi reggerà anche le strofe. Se nel primo caso è suonata dagli strumenti folk, nel secondo è cantata da Izzo su una base retta da un gran bel riff, quasi di retrogusto melodeath. Già è un ottimo punto di partenza, grazie anche al testo, con parole molto efficaci; ciò che segue però è ancora meglio. I bridge presentano una grande carica evocativa, col loro maggior dinamismo. Più lenti sono invece i ritornelli, ma hanno una potenza assurda con la melodia semplice, quasi banale, eppure di impatto davvero unico, grazie alla passione palpabile che ne trasuda. Ottimi anche i momenti strumentali: di norma brevi, solo al centro si sviluppano di più. Tra un passaggio particolare, con addirittura un organo, e un assolo mogio, calmo di violino su una base tranquilla, che poi tende a crescere in qualcosa di musicale, armonioso. Introducono bene una sezione di trequarti ancora suggestiva per merito del cantante, che a sua volte un nuovo scoppio, ancor più ardente ed emotivo, uno dei momenti più alti dell’intero disco. Ne risulta una traccia davvero splendida, una punta di diamante per Utopia!

Dopo un paio di pezzi più potenti, con Ophelia gli Stilema rallentano i ritmi, per la prima semi-ballata del disco. All’inizio davvero docile, delicata, con la chitarra acustica di Izzo a cui poi si sovrappone la voce lontana, soave di Denkiewicz e il suo violino, comincia poi a crescere, fino a raggiungere lidi metal. Ma è un folk metal espanso, malinconico, di buon pathos sin dall’inizio. E quando il frontman comincia a cantare, l’effetto si accentua ancora: le strofe sono drammatiche, sin quasi allo straziante, grazie al bel riff di Mari e alle melodie al di sopra. Anche il resto evoca più o meno lo stesso: da citare è per esempio la parte centrale, che alterna momenti quasi intimisti e altri possenti, con influssi heavy/power. Purtroppo, a tutto ciò fanno eccezione i ritornelli: cercano di andare nella stessa direzione ma sono un po’ privi di mordente e scontati. A parte questo però non sono così male, anzi. Non condizionano troppo un pezzo che risulta comunque molto buono, seppur in un album come questo risulti addirittura il punto più basso!

Anche Mondi Paralleli si muove all’inizio in maniera molto espansa, melodica, con una bella nostalgia nell’assolo di Denkiewicz. Poi però il drummer Pastore parte con qualcosa di più ritmato, su cui si posa un pezzo subito incalzante, di gran impatto grazie al riff di Mari. L’unico difetto di questa parte è di durare poco, prima di confluire in bridge più sottotraccia, seppur siano veloci, on speed, e abbiano una melodia vocale come sempre riuscita. Sfociano a loro volta in ritornelli di grandissima efficacia: all’inizio sono lenti ed evocativi, ma poi la loro melodia si velocizza, per un effetto di nuovo riuscito. C’è spazio anche per qualche momento che torna alla malinconia iniziale: di norma sono brevi, a eccezione della lunghissima parte centrale. Inizia in maniera davvero lieve, espansa, ipnotica, con in evidenza il basso di Francesco “Frenk” Pastore a creare un’aura quasi mistica. Ma col tempo l’energia cresce: tra chitarre acustiche (e poi distorte) e orchestrazioni, alla fine ci ritroviamo in un panorama più estroverso. All’inizio è sempre malinconico, quasi tragico coi suoi toni dissonanti, ma poi si velocizza. Ci ritroviamo allora in un momento dinamico e di vago influsso power, cavalcante, ma soprattutto di aura truce, grazie al ritorno di Izzo con le solite liriche suggestive. Ottime anche le tante variazioni a cui gli Stilema sottopongono gli oltre sette minuti del pezzo: sempre ben messe, scongiurano quasi del tutto la presenza (rara) di momenti morti. È la ricetta di una canzone forse non tra le migliori di Utopia ma di altissimo livello!

Da Qui Non si Passerà inizia in maniera addirittura lugubre, con una sirena anti-aerea; poi però svolta su qualcosa di solenne, maestoso, seppur ancora di tono oscuro. È evidente sin dalla norma iniziale: la stessa che poi reggerà anche i chorus. Tra momenti più melodici, col violino di Denkiewicz, e altri molto heavy con le ritmiche espansive di Mari, risultano però battaglieri al massimo. Ottimi anche i ritornelli, forse il momento più power metal del disco con la loro bella energia: si accoppiano alla grande con l’altra sezione. Entrambi corredano al meglio un testo che inneggia a resistere a qualsiasi invasore, molto fascinoso e incisivo. Allo stesso scopo lavorano anche passaggi come quelli che corredano i ritornelli, di chiaro orientamento folk. Brilla in particolare quella nel finale, di tono più alto e di gran impatto. Non male anche la parte centrale, in cui gli Stilema stupiscono virando su lidi addirittura black/folk, di gran cattiveria col growl di Mari, intervallati però da momenti più malinconici e dilatati. Valorizza ancor di più un pezzo già splendido così, poco lontano dal meglio assoluto del disco!

Anacrusis è un breve interludio (meno di un minuto di durata) a carattere orchestrale. All’inizio è molto lieve, ma poi si arricchisce di giri e di influssi che la rendono preoccupata, prima di sfociare nell’intenso ritorno al metal di Utopia. La pura potenza domina in principio, e diventa anche aggressiva quando il ritmo sale, ma poi la linea musicale si sposta verso qualcosa di atmosferico, con influssi orientaleggianti. Ha un che di ombroso, ma tutto sommato l’aura è serena: la stessa, dopo brevi bridge malinconici, torna ancor più forte nei ritornelli. Divisi tra momenti lievi, molto da musica medievale, e altri invece fragorosi, con quest’ultima che poi prende il sopravvento alla fine, sono allegri e sognanti, e avvolgono alla grande. Merito ancora una volta del testo, che espone appunto il concetto di utopia in una maniera davvero immaginifica. Sembra davvero di vedere questa visione, ed è meravigliosa, con l’ottimismo di cui c’è sempre bisogno, specie in periodi così cupi un po’ per tutto: è forse questo il punto di forza più grande del pezzo. Ma anche sul lato musicale tutto funziona, sia per la norma che nella fase centrale, ancora una volta lunga ed espansa. Al suo interno, la band laziale accumula di tutto: da momenti di chiaro carattere prog ad altri intimi e calmi, passando per un buon numero di momenti di gran malinconia e per una lunga coda eterea, celestiale, magica con la lieve voce di Denkiewicz e influssi ancora esotici. È un altro grande elemento per un pezzo in pratica perfetto, il migliore del disco omonimo insieme a Tra Leggende e Realtà!

A questo punto, Utopia è ormai alla fine: per l’occasione, gli Stilema fanno una scelta strana ma riuscita con Armonie. Seconda e ultima ballata della scaletta, è anche quella più lieve: di metal stavolta non c’è niente, la base musicale è gestita tutta dal pianoforte del Pastore bassista, su cui Izzo canta delicato. È semplice, ma risulta caldo e delicato al punto giusto: la sua dolcezza colpisce al cuore sia nei momenti più tranquilli che in quelli di poco più intensi. Merito delle parole pronunciate dal frontman e della sua melodia di influsso folk, davvero splendida. Valorizza sia le strofe, più mogie, sia i ritornelli, placidi eppure di grandissima profondità sentimentale, grazie anche all’intervento di orchestrazioni e dell’altrettanto lieve violino di Denkiewicz. Ottimo anche la seconda metà, con un ottimo assolo di pianoforte che sfocia in un tratto dai toni insieme oscuri e fantastici. Sfocia così in un finale triste e cupo: non c’è male per una ballata davvero bella, forse non tra il meglio del disco che chiude ma non troppo lontana da quel livello!

Se si vuole fare una critica a Utopia, si può dire che in proporzione Ithaka era migliore, vista la sua assenza di momenti morti. Ma, oltre a essere giustificato dalla durata ridotta dell’EP, non è comunque un buon motivo per sottovalutare quest’album, la cui qualità rimane altissima. Certo, forse con un paio di pezzi in più (quelli effettivi in fondo sono solo sette) dello stesso livello poteva aspirare a un livello ancor più alto. Ma direi che ci si possa anche accontentare di un gioiellino simile. Ecco perché, se ti piace il folk metal della branca meno estrema, il consiglio può essere uno solo: corri a scoprire gli Stilema!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Il Volo Eterno06:24
2Tra Leggende e Realtà04:29
3Ophelia05:57
4Mondi Paralleli07:18
5Da Qui Non si Passerà04:26
6Anacrusis00:44
7Utopia08:18
8Armonia04:27
Durata totale: 42:03
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Gianni Izzovoce e chitarra acustica
Federico Marichitarra, voce harsh
Francesco “Frenk” Pastoretastiere e basso
Wiktoria Denkiewiczviolino, backing vocals
Domenico Pastorebatteria e percussione
ETICHETTA/E:Hellbones Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Mister Folk Promotions

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