Soulwound – The Suffering (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEI Soulwound sono una band finlandese attiva dal 2005, The Suffering (2020) è il terzo album in studio prodotto dal gruppo.
GENEREThrash metal con qualche divagazione nel death e nel groove, il giusto compromesso fra Sepultura e Testament, con una strizzata d’occhio ai Death.
PUNTI DI FORZAUn prodotto di ottima qualità, canzoni ben strutturate e potenza allo stato puro
PUNTI DEBOLILa band è fin troppo allineata al proprio genere.
CANZONI MIGLIORIWaste of Life (ascolta), Pleasures (ascolta), Death of the Sun (ascolta)
CONCLUSIONIThe Suffering è un’ ottima prova di maturità dei Soulwound; per il prossimo lavoro è però auspicabile un’ evoluzione nel sound.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
75
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Dall’ anonima Kouvola, nel sud est della Finlandia, arrivano i Soulwound.
Attiva sulla scena dal 2005, la band pubblica 4 demo prima di arrivare, nel 2013, all’ uscita di un primo vero album di esordio, una prova già abbastanza matura e una direzione sonora chiara.
Nell’ estate del 2019, con una line up rinnovata,il gruppo entra in studio per registrare The Suffering, la terza pubblicazione ufficiale.
Il disco ti arriva in faccia con 10 tracce che sono pure martellate nei denti, metal old school senza compromessi.
Essi stessi affermano che il loro approccio alla musica è quello di suonare fregandosene di strizzare l’occhio a chi li ascolta; i Soulwound suonano per loro stessi e suonano ciò che gli piace; ed è proprio la band a coniare il motto “fuck what anyone else thinks”, fanculo cosa pensano gli altri.
Le influenze dei Soulwound sono chiare e nette, si sentono Sepultura, Testament, Fear Factory e qua e là, la tipica uscita melodica che ha contraddistinto le composizioni di Schuldiner coi Death.
The Suffering è un disco maturo e ben scritto, innegabili le doti tecniche e la voglia di spaccare senza scendere a compromessi. Il drumming è incisivo e incalzante, colonna portante del sound, le chitarre sono taglienti e precise e la voce di Ilkka Valkonen, vecchio singer ripescato per la registrazione di questo disco, è una furia che guida il combo finlandese nei gironi degli inferi metal.
Il basso, praticamente inesistente, potrebbe tranquillamente venir messo in risalto con qualche linea accattivante ed un suono che buchi maggiormente il mix. Questo vorrebbe dire stravolgere degli schemi pesantemente prefissati, e non credo, ahimè, sia nelle intenzioni dei Soulwound.
Quello che non fa gridare al miracolo è proprio l ‘atteggiamento del gruppo di essersi seduto comodamente su quello che hanno sempre suonato. Torno a ripetermi: questi ragazzi sanno scrivere canzoni ed hanno capito ed assimilato la lezione dei loro predecessori, nessuna sbavatura e niente che sia fuori posto. Manca però una vera e propria ricerca stilistica, la band è matura e pronta per palchi importanti, ma ancora si nota troppo attaccamento ad uno stile che sa di già sentito e, come già detto, a degli schemi che sono veri e propri dogmi; e allora perché si arriva all’ultimo brano Death of the Sun e viene da domandarsi se ci stessero prendendo per il culo?
Esatto, perché ascolto 9 brani e butto giù la prima parte della recensione convinto di tutta la mia analisi, poi arriva la song 10 e tutto crolla.
La band si riserva il diritto di sperimentare e tira fuori un pezzo che corre intorno ai confini del black metal, senza mai calpestarne la linea, ma traendone i giusti benefici mescolando sapientemente le atmosfere tetre e cupe del genere alla violenza del thrash in un bel mix tra Dimmu Borgir (senza tastiere) e Meshuggah della prima ora.
Proprio per questo, mi è sembrato che l’ approccio dei duri e puri sia quasi più un atteggiamento che una vera e propria esigenza.

Certo, il territorio in cui si muovono li vede sciolti e rilassati, ma dal disco si evince anche una voglia di cambiamento, piccola, ma significativa. Questo vorrebbe dire che, affidandosi ad un produttore serio, scelta che secondo me dovrebbero fare per il prossimo lavoro, potrebbero realmente tirar fuori qualcosa che li identifichi come una band di alto livello, per spiccare il grande salto ed ergersi dall’ anonimato in cui altrimenti resteranno per sempre sepolti.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Waste of Life04:10
2Ritual Cleansing04:51
3Pleasures06:02
4The Cult of I04:28
5Enter the Hivemind05:12
6Meat Puppets04:13
7Error in the System04:03
8This Hatred04:45
9Apex Parasite04:14
10Death of the Sun06:09
Durata totale: 48:07
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Ilkka Valkonenvoce
Mikko Huusarichitarra
Niko Huusarichitarra
Joni Järvenmäkibasso
Janne Huusaribatteria
ETICHETTA/E:Inverse Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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