Marduk – Panzer Division Marduk (1999)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEPanzer Division Marduk (1999), sesto album dei Marduk, è un lavoro speciale.
GENEREUn black metal serratissimo e sempre molto aggressivo, col blast beat quasi fisso e riff taglientissimi.
PUNTI DI FORZAUn genere che, nonostante la sua monotonia, aggredisce molto bene. Merito di una grande ispirazione, che contribuisce a evocare una grandissima cattiveria e atmosfere plumbee. Il risultato è una convincente rappresentazione della guerra, tema al centro del disco: valorizza ogni canzone, in special modo alcuni picchi grandiosi.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORIBaptism by Fire (ascolta), Christraping Black Metal (ascolta), Bloddawn (ascolta), Panzer Division Marduk (ascolta)
CONCLUSIONIPanzer Division Marduk è uno degli album più estremi di sempre: anche per questo, non è per tutti i palati. Per chi però è disposto a non fermarsi alla prima impressione e a tuffarsi nella guerra allucinante congegnata dai Marduk, troverà al suo interno un gioiello quasi perfetto!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
98
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Qual è la cosa più importante, per una band metal? Nel corso di questi anni, attraverso le centinaia di recensioni di Heavy Metal Heaven, ho provato a dare una sorta di risposta, per quanto non univoca. Per esempio, l’originalità è un fattore molto importante; ancor di più lo è la presenza di buone idee, e di spunti in grado di spiccare, di evitare l’omogeneità. Eppure, forse la risposta è un’altra ancora: a essere fondamentale è l’ispirazione. Si potrebbe pensare che è sovrapponibile alle già citate idee, ma in realtà è un concetto un po’ diverso, più impalpabile. L’ispirazione è qualcosa di più generale, che avvolge tutta la musica e può fare miracoli, se elevatissima. Può, per esempio, andare oltre difetti che di solito mi farebbero storcere il naso, e non farli pesare. Una situazione rara, ma in cui a volte mi sono imbattuto in questi anni: l’ultima in ordine di tempo è quella di Panzer Division Marduk. Nella maggioranza dei casi simili, il mio giudizio sarebbe uno solo: omogeneità, poca varietà, monotonia, persino noia. E, a essere obiettivi, il sesto album dei Marduk è davvero ridondante all’estremo: a dominare a livello ritmico è sempre il blast beat martellante di Frederik Andersson – ci sarà un minuto in cui esso assente nella mezz’ora dell’album.

È però un fattore che non pesa troppo su Panzer Division Marduk: merito, come detto del grande livello di ispirazione degli svedesi. Ispirazione già visibile a livello musicale: seppur gli elementi siano gli stessi, quasi ogni canzone riesce ad avere una personalità propria, un risultato difficilissimo quando ci si spinge tanto verso l’estremo. Il risultato, più di un lavoro di otto tracce, assomiglia a una lunga, unica traccia che si muove sugli stessi temi, ma con tante variazioni che scongiurano il rischio noia. A rendere davvero grande Panzer Division Marduk è però il suo concept, parte della trilogia tematica che i Marduk hanno costruito su cosa significa il black metal per loro. Se il precedente Nightwing aveva come punto centrale il sangue e il successivo La Grande Danse Macabre la morte, questo si base sulla guerra. E lo fa alla grande: l’atmosfera che si respira è davvero spaventosa, estrema, allucinante come se ci si trovasse nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. Ma anche i riff, sempre macinanti ed estremi, valorizzati anche da una registrazione tagliente come un rasoio, vanno nella stessa direzione. La cattiveria che Panzer Division Marduk evoca è notevolissima, e rappresenta il suo punto di forza assoluto. Ci porta davvero in guerra, all’interno di un bombardamento continuo: un fattore che può essere quasi repulsivo, anche per chi è avvezzo al metal estremo. Ma se riesci a entrare nella ferocia congegnata dai Marduk, ciò che ti ritrovi in mano è eccellente!

È difficile applicare la mia solita disamina a un album come questo: a livello descrittivo, le canzoni sono tutte più o meno uguali, come già detto. Ecco perché ho deciso una forma più concisa, più adatta a canzoni lineari come per esempio l’opener Panzer Division Marduk. Un breve intro con suoni guerreschi ed esplosioni, poi ci ritroviamo subito in una scheggia breve e impazzita. Alterna per tutta la sua durata momenti un filo più cupi e altri macinanti al massimo, in una tempesta già di gran cupezza. Tagliente anche la sezione centrale, abissale e nera come la notte: insieme a qualche variazione più acida è sufficiente al brano per essere subito efficace all’estremo, non tra i migliori del disco a cui dà il là in maniera clamorosa ma poco distante! Va però ancora meglio con Baptism by Fire, schiacciasassi da subito dopo l’intro, ancora con suoni di un bombardamento. È un mare quasi amorfo di cattiveria, tra il riff debordante del leader Evil e lo scream raspato e cattivissimo di Legion. Quasi ci si perde al suo interno, ma poi spuntano bridge acidi e spaventosi, e quindi ritornelli imperiosi e malvagi al massimo. Sono il momento più in vista del pezzo; ottime anche le variazioni, stavolta più presenti, anche nel ritmo di Andersson a volte (ma non troppe per quanto riguarda quest’ultimo). Il tutto è un meraviglioso vortice, di grandissimo impatto, senza dubbio, uno dei punti più alti dell’intero disco! Christraping Black Metal esordisce quindi quasi melodica, almeno per gli standard del disco. La sua anima viene poi sviluppata nel pezzo, tra momenti pestati al massimo e altri invece più ansiogeni, coi fraseggi di Evil a creare insicurezza. È presente persino un po’ di calore, nei momenti strumentali da puro black che spuntano a tratti, frenetici ma più alienanti che aggressivi. C’è però spazio per frazioni da pura guerra: imperiosi risultano sia i bridge, di cattiveria unica, sia i refrain, che la accentuano ancora di più, un vero e proprio schiaffo in faccia per ferocia estrema. Sono i segreti di un pezzo davvero meraviglioso, non solo tra i picchi di Panzer Division Marduk ma del black metal in generale!

Dopo un inizio così grandioso, l’asticella si abbassa con Scorched Earth, ma non troppo. Un inizio che spiazza, lento e minaccioso, diventa presto un pezzo di nuovo senza compromessi nel suo assalto totale. È quasi monotono nel suo riff a valanga, ma sa lo stesso graffiare in maniera eccelsa, sia con le lineari strofe, sia coi più riottosi ritornelli. Ottimi anche le tante variazioni stavolta presenti: sia quelle più convulse che quelle più nascoste, come il breve stacco centrale, funzionano a dovere. E se il livello non è alto come in precedenza, non importa: rimaniamo comunque nel campo dell’eccellenza! Lo stesso si può dire di Beast of Prey, che segue: dopo un breve intro, comincia subito tempestosa all’estremo. Il suo assalto è ancora valido e genuino nella sua attitudine selvaggia, senza fronzoli, una slavina ritmica da parte Evil davvero incredibile. Di passaggi memorabili stavolta ce ne sono pochi, il che può essere considerata una pecca, ma i Marduk compensano con una ferocia ancor più spinta che in passato. Il risultato finale è un terremoto continuo, che colpisce alla grande. E poco importa se a tratti il senso di già sentito vola alto: anche così, parliamo di un pezzo di livello molto alto, più che degno di stare all’interno di un album eccezionale come Panzer Division Marduk!

Quando sembra che il disco possa cominciare a ripetersi in maniera negativa, Blooddawn spazza via questi dubbi. Un attacco estroverso, quasi da black ‘n’ roll, ma poi vira con forza sul lato più angosciato e oscuro degli svedesi. Queste due anime si inseguono varie volte lungo la traccia: le strofe sono rappresentanti della prima, rese molto aggressive dallo scream di Legion. L’altra invece regge sia i molti momenti strumentali che in parte i chorus: le uniscono però una gran potenza, mutuata dall’altro lato, in una perfetta sintesi del brano. Un lungo momento truce e cupo al centro fa il resto: ne risulta il picco assoluto del disco insieme a Baptism of Fire e Christraping Black Metal! A questo punto, è il turno di 502: sin dall’inizio mostra uno spirito graffiante, con un vago retrogusto quasi slayeriano. È qualcosa che il gruppo porta avanti a lungo, in alternanza con momenti più espansi, in cui si sentono campionamenti da guerra. In più, stavolta i Marduk variano molto di più, virando persino su un momento espanso al centro, con addirittura un assolo del basso di Bogge. Certo, a tratti le soluzioni suonano un po’ trite, ma non è un problema così grande: di solito il tutto ha la giusta ferocia, come nel massacrante finale. Abbiamo, è vero, il punto più basso di Panzer Division Marduk, ma la qualità rimane ottima: ciò la dice lunga sul disco. Quest’ultimo, in ogni caso, è ormai alla fine: c’è rimasto spazio solo per Fistfucking God’s Planet, che come al solito comincia come la solita bufera di Evil. Rimane su questa linea a lungo, ma senza suonare troppo stantia: l’aggressività presente già di suo la rende un bel macigno. Ancor di più fanno le venature death metal che appaiono a tratti, e rendono il suono degli svedesi persino più pesante e teso. Anche i momenti da puro black però funzionano alla grande, col loro suono acido che è un muro, sia nei momenti più d’impatto che in quelli più ombrosi. Ne risulta l’ennesimo grande affresco, neppure troppo lontano dal meglio del disco che, dopo meno di quattro minuti di fuoco termina con un breve outro, composto da suoni di mitragliartici e boati.

Insomma, in definitiva Panzer Division Marduk si rivela una delle esperienze più estreme mai prodotte nella musica. Anche questo lo rende un piccolo gioiello, quasi perfetto. Ma al tempo stesso, non è per tutti: persino chi ama il black metal potrebbe essere respinto dal suo impeto e dalla sua attitudine senza alcun compromesso. Oppure, al contrario, potrebbe trovarlo monocorde e noioso: una sensazione che del resto è normalissima, ai primi ascolti. Ma chi ha la pazienza ad andare oltre la prima impressione ed entrare nella guerra allucinante imbastita dai Marduk, si ritroverà davanti un vero gioiello, quasi perfetto. Se anche tu sei disposto a farlo, perciò, ti consiglio di recuperare l’album a tutti i costi… e poi goderti il suo meraviglioso bombardamento!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Panzer Division Marduk02:39
2Baptism by Fire03:51
3Christraping Black Metal03:46
4Scorched Earth0337
5Beast of Prey04:07
6Bloddawn04:20
750203:14
8Fistfucking God’s Planet04:28
Durata totale: 30:02
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Legionvoce
Evilchitarra
Boggebasso
Frederik Anderssonbatteria
ETICHETTA/E:Osmose Productions
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

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