Heavy Metal Heaven – Best of Requests 2020

I migliori dischi recensiti su richiesta nell'anno passato

INTRODUZIONE

Come a ogni inizio dell’anno dall’ormai lontano 2015, anche stavolta è arrivato il tempo del Best of Requests, il bilancio di 365 giorni di recensioni su richiesta. Il nostro 2020 è stato davvero pieno e prolifico, e non solo: nonostante gli ovvi problemi, per Heavy Metal Heaven è stato un anno molto positivo, con la sua crescita esponenziale e soprattutto il trasferimento al nuovo sito. E anche sul lato della qualità, non c’è male: anche nel 2020, le cinque classifiche ormai diventate tradizionali sono piene di album degni di nota. Scoprili con noi qui di seguito!

Miglior album italiano
1Stilema – Utopia: il 2020 è stato un po’ magro in fatto di grandi uscite italiane, ma alcune vere gemme si sono vista anche quest’anno. E, senza dubbio, la più splendente tra di esse è il disco d’esordio di questa band del Lazio, già seconda nella classifica degli EP del 2017. Col suo folk metal personale e di altissimo livello, pieno di melodie eccelse e di testi in italiano significativi al massimo, questo esordio sulla lunga distanza fa anche meglio: sbaraglia ogni resistenza e si issa sul gradino più alto del podio!
2Dvm Spiro – MMXIX – In Frigidvm Lectvm: più che seconda, si potrebbe dire che questa band torinese sia arrivata “quasi prima”! Il suo mix tra doom e black metal all’insegna dell’atmosfera è originalissimo, e seppur sia ostico da ascoltare si rivela di livello altissimo. Tanto alto che in pratica è a pari merito con la precedente: medaglia d’argento, insomma, che è per metà d’oro.
3Revoltons – Underwater Bells pt II – October 9th 1963 – Act I: commovente. Non si può definire in altro modo l’album che si nasconde dietro questo lunghissimo titolo, un concept album sul disastro del Vajont che esprime al meglio la tragicità di quell’evento. Ma non c’è solo l’emozione: c’è anche un heavy/power metal di alta classe, che rende questi friulani ancor più meritevoli del podio, sia pure del gradino più basso
4Rossometile – Desdemona: il symphonic metal con voce femminile e diverse venature gothic è un genere molto sfruttato negli ultimi decenni. Ma nelle mani del gruppo campano suona davvero efficace, grazie a un songwriting di altissimo livello, che porta con merito il disco addirittura ai piedi del podio!
5Dream Company – The Wildest Season: non servono per forza atmosfere impegnate o strutture intricate per fare bene, come dimostra questa band! Il suo hard rock è semplice e di orientamento classico, ma una grande maturità, l’abilità nel darsi una personalità e una grande energia rendono l’album scoppiettante, nonché degno di un posto nel nostro Best of Requests!
6Wicked Asylum – Out of the Mist: ci sono alcuni che considerano le all female band quasi un fenomeno di costume, ma queste comasche dimostrano che si sbagliano! Il loro heavy metal variegato, con tante belle melodie e atmosfere coinvolgenti, rende il loro esordio un piccolo gioiello: sesto posto più che meritato! 
7Deep Valley Blues – Demonic Sunset: verranno pure dalla Calabria, ma il loro suono riporta alla mente le highway nell’ovest degli Stati Uniti! Per quanto ispirata al classico stoner rock, la musica del gruppo non è scontato, anzi: tra partiture strumentali da urlo e tanti spunti vincenti, il risultato è ottimo, più che degno di una citazione in questa classifica
8Bullring – Break Down the Gate: l’hard rock quest’anno è andato forte in Italia, e anche l’ottava posizione è occupata da un disco del genere, seppur stavolta in accoppiata con un anima più heavy e con altri influssi, con cui il gruppo sa sperimentare bene. Tra una buona varietà e una grande energia, ne risulta un altro lavoro più che degno di nota! 
9Constraint – Tides of Entropy: passione, emozione, dinamismo. Sono questi i pregi maggiori del symphonic metal venato di progressive che questa band di Modena affronta in maniera minimale ma efficace all’estremo. Tanto da donarci un altro tra i migliori dischi italiani recensiti quest’anno!
10Echo – Below the Cover of Clouds: , il loro secondo album Head First into Shadows aveva mancato il Best of Requests annuale per un soffio. Quest’anno invece i bresciani ce l’hanno fatta: col loro eccellente death/doom dai tocchi atmosferici e “post”, riescono ad agguantare una posizione nella nostra classifica italiana, sia pure l’ultimo disponibile! 
Miglior album dall’estero
1Chrome Ghost – The Diving Bell: in un anno ricco di capolavori provenienti da ogni parte del mondo, a spuntarla per il gradino più alto del podio sono questi californiani, che suonano un progressive/post-metal molto espressivo. Il grande livello emotivo raggiunto in questo secondo album, unito anche a ottime doti in fatto di riff e melodie, lascia spazio a pochi dubbi: un primato più che giusto per gli americani! 
2Odraza – Rzeczom: black metal, e può bastare anche così. Il secondo disco di questo duo polacco esplora il genere in lungo e in largo, dai lidi più classici a quelli più moderni. E, soprattutto, lo fa con grandissima competenza: il risultato è un capolavoro di oscurità, aggressività ma anche intelligenza, che sa sempre stupire. E conduce il gruppo a un secondo posto a pochissima distanza dal primo!
3Bring Out Your Dead – Bring Out Your Dead: la battaglia per il terzo posto è stata davvero combattuta, ma alla fine la spuntano questi progster spagnoli. Il loro suono a trecentosessanta gradi abbraccia moltissime influenze, con un’incisività difficile da trovare specie per una band all’esordio come loro. Un’incisività che, tra l’altro, consente loro di battere la concorrenza e di strappare una posizione così in alto! 
4Woodhawk – Violent Nature: giù dal podio, ma per un nonnulla, si piazzano questi canadesi. Il loro secondo album è di gran maturità, e riesce a esprimere al meglio gli intenti del loro mix tra stoner e un hard rock più classico. Il risultato è così pregevole che non avrebbe demeritato anche un piazzamento più elevato!
5Dead End Finland – Inter Vivos: come suggerisce il nome stesso, è di una band di Helsinki che si parla. Ma in questo caso non suona uno dei classici generi per cui la Finlandia è famosa: parliamo invece di un death metal ipermelodico con risvolti progressivi e sinfonici. Un genere fresco, ma soprattutto capace di strappare vere emozioni, così forti da meritare, forse, un posto anche sopra la metà della classifica!
6Tiberius – A Peaceful Annihilation: ancora progressive metal, seppur lo stile suonato da questo gruppo scozzese sia molto più melodico degli altri, oltre che di orientamento moderno. Ma il risultato non cambia: anche in questo caso abbiamo un piccolo gioiello nel suo genere! 
7Folian – Blue Mirror: un po’ più al limite dei generi trattati da Heavy Metal Heaven, il suono a metà tra post-metal e post-rock di questa one man band statunitense merita comunque una citazione. Se non altro, la sua fantasia compositiva e il lato emotivo ben spinto ci consegnano un album che è impossibile non amare, anche se va oltre i canoni più stringenti del nostro genere preferito! 
8Denied – The Decade of Disruption: nel Best of Requests 2018, questa band di Stoccolma aveva raggiunto il nono posto. Nel 2020, gli svedesi sono riusciti a fare anche meglio: non per niente, il loro connubio tra thrash e heavy melodico continua a incidere alla grande, e a meritare tutte le lodi del caso! 
9Singularity – Place of Chains: due generi lontanissimi come il black sinfonico e il death tecnico si possono unire? Sì, e anche alla grande, come dimostra questa band americana. Ne risulta un album pieno di sfaccettature, intersecate così bene grazie a una scrittura eccelsa che almeno un posticino in questa classifica era d’obbligo!
10Love Your Witch – Fucking Relentless: sfiora solo il capolavoro, il terzo album di questi israeliani, ma non è un buon motivo per sottovalutarlo! Il suo stoner/sludge metal dalle molte influenze è pregno di emozioni e di spunti vincenti, quanto basta per meritare una citazione almeno nell’ultimo posto disponibile di questa categoria!
Miglior demo/EP/mini (non d’esordio)
1Necrodeath – Neraka: tra le tante band underground di questo Best of Requests, la prima posizione in questa categoria va però a una vera leggenda. Ai Necrodeath non servono presentazioni, e il motivo di questa loro fama echeggia chiarissimo anche in questo EP, quasi una celebrazione dei trentacinque anni dalla fondazione del gruppo. È in effetti più l’altissimo livello del disco che il nome altisonante a consentir loro di raggiungere il gradino più alto del podio tra gli EP di quest’anno! 
2Sutrah – Aletheia: quasi alla pari coi precedenti, si devono accontentare giusto di un pelo della medaglia d’argento. Che però è quasi un oro: il progressive death metal della band canadese, avanguardistico e dalle mille influenze, si rivela valido all’estremo. Tanto di portare queste quattro lunghe tracce a un passo dalla perfezione!
3Skulld – Reinventing Darkness: davvero un peccato che questa band nostrana pochi mesi prima abbia pubblicato un demo (peraltro con alcune delle stesse canzoni). Altrimenti, questo EP sarebbe stato senza dubbio il primo nella categoria degli esordi più promettenti! Anche così, comunque, non può che finire in classifica: il suo originalissimo death metal con voce femminile semi-pulita (!) rimane non solo interessante all’estremo in chiave futura, ma validissimo anche nel presente! 
4Osyron – Foundations: di nuovo dal Canada, di nuovo progressive, anche se stavolta parliamo di un genere più melodico, con influssi dal groove meno aggressivo e dal symphonic. Il risultato però cambia poco: seppur non perfetto, abbiamo un piccolo gioiellino nel suo genere
Overt Enemy – Possession: a chiudere il classico quintetto di questa categoria, abbiamo una band texana autrice di un thrash metal duro e aggressivo, sospeso tra classico e moderno. Un ibrido che funziona bene, grazie alla grinta e alla passione degli americani: il risultato è un altro EP di grande valore!
Demo/EP/mini d’esordio più promettente
1Consumer – Consumer: in quest’anno in cui abbiamo ricevuto pochi esordi, ma molti eccellenti da parte di band italiane (tanto che alcune sono rimaste fuori per un pelo), la spunta per poco questa band sicula. Autrice di un mix tra sludge, black e death metal personale e valido, all’insegna del puro nichilismo, con la sua cattiveria ha sconfitto la pur valida concorrenza per la prima posizione!
2BS Bone – Inside Insanity: niente battute facili, per favore, questo trio molisano esiste, e per fortuna! Il suo hard ‘n’ heavy tra classico e moderno, con tante influenze, è un genere un filo acerbo e più interessante in prospettiva futura. Ma oggi è già valido: una medaglia d’argento più che meritata! 
3Ghost on Mars – Lost Signals: sul gradino più basso del podio finisce questa band capitolina, forse la più originale della classifica. Il suo post-metal con influssi progressive e tante piccole venature ancora è un po’ acerbo, ma melodie molto penetranti e atmosfere malinconiche promettono comunque alla grande per il futuro!
4André Comeau – Wrong Within: unico progetto americano in una classifica dominata da italiani, la one man band del musicista di Detroit è anche quella più canonica col suo hard rock. Ma non è un problema: anche così, parliamo di un lavoro ispiratissimo e coinvolgente, con prospettive eccellenti per il futuro!
Giuseppe Zaupa – (Re)birth: altra one man band, stavolta di un musicista veneto, ma il risultato è il medesimo! Il progressive metal tutto strumentale e con influssi djent del progetto si rivela infatti di ottimo livello, grazie anche a un’orecchiabilità difficile da trovare nel genere. Sono solo tre tracce, ma l’idea è che siano un ottima base di partenza per una carriera molto interessante! 
Miglior copertina
1Korgonthurus – Kuolleestasyntynyt: quest’anno, abbiamo ricevuto parecchi album con copertine piacevoli, ma solo poche ci hanno impressionato davvero. Quella che lo ha fatto di più appartiene a una band di culto finlandese, che accompagna un black metal valido con un piccolo gioiello di oscurità. Non solo ben realizzato, con un tocco sfumato e fine, ma espressivo al massimo, si merita a pieno il titolo di miglior artwork tra i dischi dell’anno!
2Skulld – Reinventing Darkness: nel 2020 in questa categoria si potrebbe parlare di “kalokagathia”, il concetto relativo agli eroi greci totalmente buoni e di conseguenza anche belli a livello estetico. Allo stesso modo, molti dei dischi migliori hanno brillato anche a livello di copertina, come in questo caso. Forse non rappresenta bene la ferocia del gruppo, con la sua eleganza; ciò non toglie che sia un artwork eccelso a livello artistico!
3Chrome Ghost – The Diving Bell: la band californiana non si accontenta della vittoria nella categoria dei dischi esteri e porta a casa un’altra medaglia, seppur sia solo di bronzo. Anche stavolta, peraltro, meritata: come il disco, anche la copertina ha una grande profondità di sentimenti e una delicatezza eccellente, molto adatta al contesto!
4Empathica – The Fire Symphony: per quello che è il soggetto, forse poteva uscirne un artwork ancora migliore, forse addirittura uno in grado di arrivare primo in questa classifica. Anche così, tuttavia, la copertina per l’esordio di questa band di Verona è suggestivo e con un tocco artistico molto bello: in questa categoria raggiunge addirittura i piedi del podio!
5Tithe – Penance: di copertine orrorifiche o truculente il metal estremo ne è pieno, e questa è sia l’una che l’altra. Ma lo è con fantasia assoluta: di rado in un ambito simile si trova un tocco così personale e tanto impatto. Anche ciò fa spiccare l’album d’esordio di questa band americana, che anche di suo si rivela buonissimo! 
6Osyron – Foundations: se l’EP dei canadesi è molto bello, anche la copertina non scherza. Legata al concept del disco, quello di ritrovare le “radici” della storia del loro paese, è un artwork sfumato, atmosferico, molto suggestivo. Di certo, più che degno di entrare anche in questa classifica, oltre a quella del migliore EP!
7Echo – Below the Cover of Clouds: non sempre le copertine astratte sono apprezzabili, anzi. Questa però è realizzata molto bene: con le sue forme e i suoi colori caldi, riesce a comunicare molto anche nella sua natura semi-astratta. Non per niente è stata realizzata da Costin Chioreanu, una garanzia quando si parla di artwork significativi!
8Odraza – Rzeczom: forse non la copertina più bella dell’anno di Heavy Metal Heaven, ma la più particolare di sicuro! Se contiamo che, come già detto, questa band polacca suona black metal, quasi spiazza il volto di donna scelto per la sua oscurità. Ma è una sensazione di gran impatto: anche per questo, come scelta è molto riuscita, e si merita una citazione qui!
9Convocation – Ashes Coalesce: il death e il doom nel 2020 monopolizzano questa graduatoria, specie se in unione; contribuisce a ciò anche questo gruppo finlandese. Spostato verso il funeral, per quanto non memorabile la sua musica ha una bella desolazione che viene espressa con forza anche dall’artwork, dal tocco persino impressionista. Difficile lasciarlo fuori da questa classifica! 
10Stillness – Hermit: delicata e paesaggistico, questo artwork brilla per i suoi toni azzurri ma al tempo stesso caldi e la bontà del disegno (forse sovrapposto addirittura a una foto). Il risultato è persino migliore del disco (che pure è buono), e gli consente di vincere la concorrenza agguerrita per questo ultimo posto!
Le recensioni celebrative del 2020
 Black Sabbath – Black Sabbath: scelto in occasione del suo cinquantesimo anniversario perché è l’inizio per la band più influente di tutte per la creazione del metal, perché ha ispirato migliaia di band e in generale perché può essere visto come “l’inizio di tutto” nell’ambito del nostro genere preferito.
 Iron Maiden – Iron Maiden: scelto in occasione del suo quarantesimo anniversario perché segna l’avvio della carriera di una delle band metal più famose di sempre, e vede la creazione di un suono altrettanto celebre, a cui poi in migliaia si sono ispirati.
 Judas Priest – British Steel: scelto in occasione del suo quarantennale perché è un album iconico dell’heavy metal classico, di cui rappresenta uno tra gli esempi più splendenti.
 Bathory – Hammerheart: scelto in occasione dei suoi trent’anni perché rappresenta non solo una svolta decisiva per una delle più importanti band del metal estremo, ma segna anche la nascita, quasi dal nulla, del sottogenere viking metal. 
 Entombed – Left Hand Path: scelto in occasione del suo trentesimo anniversario perché è il punto di inizio del death metal svedese, un genere che poi si diffonderà anche in questa incarnazione primigenia ma soprattutto si ramificherà e porterà ad alcune delle più importanti innovazioni nell’ambito del metal estremo.

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