Domande e Risposte – Stilema

INTRODUZIONE

Per quanto mi riguarda, gli Stilema hanno di sicuro un posto tra le band metal italiane da tenere d’occhio. Anni fa, li avevo trovati già speciali quando mi era capitato di occuparmi del loro EP Ithaka: allora, avevo previsto un grande futuro per loro. Non sempre, quando mi auguro questo di una band, poi accade davvero, ma il caso della band di Ladispoli (Roma) è diverso. Nell’anno appena passato, ne ha dato conferma alla grande con Utopia, un lavoro così bello da arrivare addirittura al primo posto nel tradizionale Best of Requests dell’anno, uscito la scorsa settimana. Con premesse del genere, come potevo non chiedere al gruppo di partecipare alla nostra rubrica Domande e Risposte? Lo avrei voluto già ai tempi di Ithaka, ma la cosa per vari motivi non era stata possibile allora. Per fortuna stavolta stavolta l’intervista è invece andata in porto: a rispondermi sono stati il cantante Gianni Izzo e il chitarrista Federico Mari.

LOGO DEL GRUPPO
Clicca per aprire
  
MATTIA LORONI:Come prima cosa, vi va di raccontare la vostra storia ai lettori di Heavy Metal Heaven?
GIANNI IZZO:Ciao a voi ed a tutti i lettori di Heavy Metal Heaven. La band nasce diversi anni fa, all’inizio come act acustico. Per quanto ami il folk, la mia prima passione rimane il metal, ma l’idea di fare qualcosa di completamente diverso dal solito mi stuzzicava, così come provare a scrivere i testi in italiano e non in inglese. Girammo per un po’ in questa veste tra pub e centri sociali. Poi cominciai ad avere nostalgia del mondo musicale in cui mi sento più a mio agio, l’heavy metal. Chiamai Federico Mari alla chitarra elettrica, e cercammo di virare il sound, registrammo una demo intitolata “2:3”, ma da li seguì un lungo periodo di inattività. Anni dopo Federico e Alessia (la nostra ex flautista che ha partecipato alle registrazioni di “Ithaka”), mi richiamarono e decidemmo di riprovarci, conservando lo spirito folk, i testi in madre lingua, ma ampliando la nostra proposta musicale con tutto ciò che si può ascoltare nell’EP del 2017 “Ithaka” ed ora con “Utòpia”.
FEDERICO MARI:Gli attuali Stilema infatti possiamo dire che nascono nel 2014 dopo ben 6 anni di inattività. Abbiamo reclutato Frenk e Domenico Pastore, il nostro ex batterista che ha partecipato alle registrazioni di “Ithaka” e “Utòpia”, e, anche grazie a loro, abbiamo conferito al sound un’impronta più aggressiva e contemporaneamente più ricercata negli arrangiamenti. Dal 2018, con l’ingresso di Wiktoria Denkiewicz, abbiamo finalmente una violinista e voce femminile fissa, e dal 2019, quando Domenico ha dovuto lasciare la band, abbiamo completato la formazione con Sergio Lanzalonga e Gianluca Lancianese, rispettivamente alla batteria e al basso.
MATTIA LORONI:“Utopia” è uscito ormai diversi mesi fa, e ormai potrete tracciarne un bilancio. Come è stato recepito dai fan, e come dalla critica del settore?
GIANNI IZZO:“Utòpia” è stato accolto davvero bene. Molti ci hanno conosciuto attraverso i singoli “Tra Leggende e Realtà” e “Il Volo Eterno”, la risposta ha decisamente superato le nostre aspettative. Nonostante la pandemia, che ci ha permesso di fare una sola serata dall’uscita del disco, abbiamo notato molto più coinvolgimento da parte dei ragazzi ed un più grande numero di persone che, incuriosite dai singoli, ci è venuta a sentire per la prima volta. Non possiamo che essere soddisfatti.
FEDERICO MARI:La cosa che maggiormente ci soddisfa di “Utòpia” è che ascoltandolo ci appare un lavoro di squadra in cui le singole individualità sono armoniosamente in equilibrio tra di loro. Siamo rimasti positivamente colpiti dalle ottime recensioni che ha ricevuto e ciò ci spinge da una parte a proseguire per questa via ma dall’altra ci indica chiaramente che sarebbe un errore ripetersi.
MATTIA LORONI:Rispetto a “Ithaka”, “Utopia” è un album molto più complesso e pieno di sfaccettature, sia per le strutture delle canzoni che a livello stilistico. Avete lavorato molto per rendere così ricco il vostro genere, negli anni passati dall’EP?
GIANNI IZZO:“Ithaka”, per me fu un piccolo esperimento per vedere se al popolo metal poteva interessare questo nostro approccio musicale. Un primo passo nella direzione in cui volevamo portare la nostra musica. Fermo restando il fulcro folk, ho sempre pensato che la cosa più naturale per noi era quella di non avere confini musicali, ed inserire tutto ciò che ci piace nei nostri pezzi. Punto sempre sull’emotività quando scrivo un brano: allegria, rabbia, tristezza, ecc. Ne consegue, che se i brani sono lo specchio di date emozioni, devono essere sfaccettati come queste e si devono poter esprimere attraverso diversi stili. Il fine è rendere comunque il tutto più naturale possibile, e la base di questo lo si trova nell’arrangiamento, devo dire che ci abbiamo lavorato molto. Il risultato mi sembra soddisfacente, ma continuiamo a studiare per rendere i futuri brani ancora migliori.
FEDERICO MARI:Crediamo che “Utòpia” sia la naturale evoluzione di “Ithaka”, ci è venuto tutto in modo abbastanza istintivo. Abbiamo speso molto tempo nella ricerca del suono attuale e per questo ci teniamo molto a ringraziare Gianmarco Bellumori che ci ha accolto nel suo Wolf Recording Studio, spronandoci a non accontentarsi del primo risultato.
MATTIA LORONI:Un’altra cosa che ho apprezzato moltissimo del disco, come scritto nella recensione, sono stati i testi, sempre molto evocativi. Non è solo merito del cantato in italiano: anche le tematiche in sé mi hanno colpito molto. Avete speso molto tempo per raggiungere questa efficacia, o è qualcosa che vi è venuto naturale?
GIANNI IZZO:Come ascoltatore ho sempre amato sia i testi fantasy, anche se fini a se stessi, ma che sanno fare spettacolo, e dall’altra i testi più legati al sociale come quelli di Guccini o Bob Dylan per intenderci. Fin dagli inizi abbiamo cercato di unire questi due modi di intendere la musica. Si può parlare di cose reali, dando però loro una dimensione spettacolare che fa leva sulla fantasia, e dosare di volta in volta gli ingredienti. Quindi questo tipo di scrittura l’ho sempre trovato una mia forma naturale di esprimermi, ovviamente niente viene da niente, probabilmente se rileggessi i primi testi che ho scritto, oggi avrei qualcosa da obiettare sulla loro efficacia. Probabilmente tra qualche anno mi guarderò indietro e penserò che si poteva fare di più per questi testi di oggi, il punto è cercare di migliorarsi sempre.
MATTIA LORONII miei pezzi preferiti di Utopia sono “Tra Leggende e Realtà”, “Da Qui non si Passerà” e soprattutto la title-track. Avete qualcosa di più da raccontarci su queste tre canzoni, magari qualche aneddoto?
GIANNI IZZO:Per “Tra Leggende E Realtà” mi posso ricollegare alla risposta precedente. Musicalmente cercavo un qualcosa di anthemico, forse un po’ piratesco, per creare una sorta di dichiarazione d’intenti, il vero io che si esprime attraverso la musica, attraverso tematiche reali ma metaforizzate con paesaggi, simbolismi e epoche fantastiche.
“Utòpia” e “Da Qui Non Si Passerà” sono nate dopo la lettura di “Kobane Calling” di Zerocalcare che racconta di questo suo viaggio nella regione siriana ponendo lo sguardo sulla situazione curda. Cominciai a scrivere la musica di “Utòpia”, l’idea era di raccontare musicalmente ciò che stavo leggendo. Infatti “Utòpia” si poggia spesso su soluzioni esotiche ispirate dalla musica mediorientale. Poi pensai che più che un brano descrittivo e musicalmente articolato, ci voleva una vera e propria combat song, più semplice e diretta. Nacque quindi “Da Qui Non Si Passerà”. Mentre l’esoticità dell’altro pezzo poteva fare da cornice al testo di “Utòpia” che in parte si ispira a romanzi/saggi storici come “La nuova Atlantide” di Francis Bacon, ed in parte punta il dito contro alcune scelte politiche e sociali che guardano più al guadagno che alla persona, più ad escludere che ad includere.
FEDERICO MARI:Mi piace che tu abbia nominato “Da Qui non si Passerà”, la nostra combat folk song. Gianni ce la presentò quando eravamo già nel mezzo delle registrazioni, infatti fu l’ultimo brano aggiunto al disco e l’abbiamo arrangiata in pochissimi giorni. Per questo motivo lo trovo un brano molto essenziale ma che colpisce duro in ogni sua parte.
MATTIA LORONI:Domanda secca: quali ritenete che siano gli artisti che influenzano di più la vostra musica?
GIANNI IZZO:Siamo un gruppo molto eterogeneo, ascoltiamo in realtà cose molto diverse gli uni dagli altri. Direi che il mio modo di scrivere sia principalmente legato a: Iron Maiden, Mago De Oz, Rhapsody, Blind Guardian, Elvenking, Amorphis, ma anche Jethro Tull e Queen, oltre ovviamente alla musica etnica, a cominciare dal folk irlandese che adoro, così come la Sevdah bosniaca ed i canti russi.
FEDERICO MARI:Per quello che mi riguarda quasi tutto il metal degli anni ‘90. Gli anni della mia adolescenza.
MATTIA LORONI:Un’altra domanda per me solita: ci sono artisti molto lontani dal folk e dal metal che però apprezzate, o addirittura che riescono a influenzarvi per vie traverse?
GIANNI IZZO:Come già detto, ognuno di noi ascolta cose anche molto lontane dal metal, per dire, il nostro tastierista Francesco Pastore è un grande estimatore del jazz, Wiktoria ama molto anche il pop e la musica leggera. Per quel che mi riguarda, ti direi su tutti De Andrè, Battiato, ma anche Caparezza. Così come il rock progressive della PFM, i Goblin. Tra le band straniere non metal, i Pink Floyd ed i loro testi sono stati allo stesso modo fondamentali per me. Così come le colonne sonore, in particolare quelle del maestro Morricone, passando per John Williams, Zimmer e Danny Elfman. La poesia inoltre da sempre ci ha ispirato, pensa ad “Ithaka” di Kavafis, e abbiamo in cantiere una trasposizione musicale di “Ninna Nanna Della Guerra” di Trilussa. Il brano “Armonie” inoltre cita esplicitamente “Le tre età della donna” di Klimt, un po’ più implicitamente Tolkien e Kandinsky
FEDERICO MARI:Trattandosi di un artista di cui mi sono nutrito sin dalla più tenera età, credo che Franco Battiato rappresenti per me un’influenza primordiale. Poi sono un grande fruitore di musica antica e medievale. Tra gli interpreti che apprezzo maggiormente per il loro valore musicale e umano, sicuramente c’è Jordi Savall con i suoi Hesperion XXI
MATTIA LORONI:Nell’anno appena passato ho chiesto la stessa cosa a tutti quelli che ho intervistato, e anche con voi vorrei fare lo stesso: quali e quanti sono stati, a vostro parere, gli effetti negativi della pandemia di coronavirus sulla scena metal? E come vedete il futuro del genere e della musica in generale, una volta che l’emergenza sarà finita?
GIANNI IZZO:Qui da noi, il metal già arrancava di per se. Prima di tutto questo, anche di fronte a nomi altisonanti, si vedeva spesso una moria di spettatori durante le serate. A causa della pandemia e l’ovvio stop degli eventi, molti locali si sono trovati definitivamente con l’acqua alla gola, ed anche i più importanti hanno dovuto chiudere i battenti, e non si sa se troveranno le risorse per poter cominciare. Allo stesso modo molte band che devono lavorare costantemente per poter vivere di musica, si sono dovute reinventare. Quindi la pandemia in questo senso ha dato un ulteriore duro colpo su tutti i lavoratori del settore. Spero che almeno ci possa essere un nuovo inizio, sia nel metal che nella musica in generale, in particolare nel mondo underground, un mutuo soccorso tra noi band, locali e ascoltatori. Che si possa cominciare di nuovo cercando di aiutarci gli uni con gli altri.
FEDERICO MARI:Penso ai tanti professionisti (musicisti e tecnici) di ogni genere musicale che in questo momento stanno facendo i salti mortali per campare e spero che alla fine di questo incubo, nel momento in cui torneremo liberi, saremo maggiormente capaci di apprezzare e vivere la buona musica dandole il valore che merita.
MATTIA LORONI:Andando invece più sullo specifico: quali sono i piani degli Stilema per il futuro?
GIANNI IZZO:Per i live è tutto fermo al momento, per ora abbiamo una data a Napoli che dovevamo fare già un paio di mesi fa, ma abbiamo dovuto rimandare, causa Covid. Se le cose miglioreranno dovremmo recuperare il 13 febbraio all’ex Evilution Club, ora “Utòpia Club”. Insomma presenteremo il nostro album “Utòpia” in un club omonimo 😊 . Non appena tutto tornerà alla normalità ovviamente l’idea è di portare il nostro album in giro per l’Italia e abbiamo avuto qualche feedback anche dall’estero. Per il resto, visto il lungo tempo senza serate, abbiamo tirato giù molto materiale per il prossimo disco, almeno metà delle canzoni sono già in quella che sarà la loro forma finale.
FEDERICO MARI:Si siamo già al lavoro sui nuovi brani ma dobbiamo ancora far conoscere “Utòpia” dal vivo. Quindi speriamo di portarlo presto on stage insieme già a qualche inedito.
MATTIA LORONI:L’ultima risposta è sempre a piacere. A voi concludere questa intervista come preferite.
GIANNI IZZO:Ringraziamo voi di Heavy Metal Heaven per lo spazio che ci date già dai tempi di “Ithaka”. Allo stesso modo ringraziamo chiunque stia supportando la scena. Invitiamo a seguirci, qualora lo vogliate, sulla nostra pagina Facebook e Instagram: “@stilemaofficial”. Oltre alle webzine, alla nostra label Hellbones Records e il buon Mister Folk che stanno mandando in giro il nostro disco, ci teniamo a ringraziare le varie community di Facebook che sono nate con lo scopo di supportare l’underground, in particolare i ragazzi di WE FUCKIN’ ROCK. Speriamo di tornare al più presto ad abbracciarvi tutti in qualche locale e alzare insieme qualche calice di birra per un nuovo inizio
FEDERICO MARI:La vita è troppo breve per non ascoltare gli Stilema, e, aspettando di poter tornare a suonare dal vivo, potete intanto dare un ascolto all’intero “Utòpia” anche su Spotify.
RECENSIONI DI HEAVY METAL HEAVEN SUL GRUPPO:Ithaka
Utopia
SCOPRI IL GRUPPO SU:

Facebook
Instagram
Bandcamp
Youtube
Spotify
Metal-Archives

LA COPERTINA DI UTOPIA
LA LINEUP DEGLI STILEMA

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento

Google-Translate it!