False Gods – No Symmetry… Only Disillusion (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONENo Symmetry… Only Disillusion (2020) è il primo full-length degli americani False Gods.
GENEREUno sludge metal simile a quanto sentito nell’EP The Serpent and the Ladder (2019), ma con un approccio meno atmosferico e più diretto.
PUNTI DI FORZAUn songwriting valido, con riff potenti sostenuti da una registrazione adatta al contesto e atmosfere oscure e nichiliste, piene di sfumature.
PUNTI DEBOLIUno stile a tratti un po’ scontato, una certa discontinuità, un po’ di inconsistenza. In più, la scaletta presenta una flessione al centro senza cui il livello poteva essere più alto.
CANZONI MIGLIORIEnemy Territory (ascolta), Stay Frosty (ascolta)
CONCLUSIONISeppur forse i False Gods potessero aspirare a qualcosa di meglio, No Symmetry… Only Disillusion è un album solido e buonissimo. È consigliato a tutti i fan dello sludge metal disposti ad andare oltre la sua impenetrabilità!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
80
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Incoraggiante: così, circa un anno e mezzo fa, avevo descritto The Serpent and the Ladder, terzo EP dei False Gods. In effetti, lo sludge metal atmosferico ed espanso di questo gruppo da Patchogue, nello stato di New York, prometteva molto bene per il futuro. E così, è stato con grande curiosità che sono andato alla scoperta di No Symmetry… Only Disillusion. Primo full-length dei False Gods, uscito lo scorso 16 ottobre grazie a Seeing Red Records, è un album che conferma in buona parte le doti che avevo apprezzato nell’EP, seppur tratti siano presenti anche qualche sbavatura. Colpa in primis dello stile: se gli elementi di base sono gli stessi di The Serpent and the Ladder, qui l’approccio del gruppo è cambiato. Meno atmosferico e con meno melodie, No Symmetry… Only Disillusion conta su uno sludge metal più diretto. Vi sono potenza e nichilismo, al centro della musica dei False Gods, seppur non manchino frazioni espanse (a tratti di influssi atmospheric e post-metal) e fraseggi musicali. Di solito è un genere molto incisivo, ma a tratti la sua minor personalità e l’aderenza maggiore ai canoni dello sludge pesa.

Non è però questo il maggior problema di No Symmetry… Only Disillusion, quanto la discontinuità. Discontinuità non solo nella scaletta, ma anche nelle stesse canzoni: a tratti i False Gods ne perdono il filo, cadendo in alcune ingenuità. In certi brani, è un limite notevole; in più, il disco soffre di inconsistenza, vista la sua durata di poco superiore ai trentacinque minuti. In un genere come lo sludge, in fondo abbastanza atmosferica, si può fare di più. Per fortuna, però, No Symmetry… Only Disillusion riesce ad andare oltre tutte queste pecche: i False Gods sono riusciti in buona parte a preservare anche i pregi di The Serpent and the Ladder. Lo si sente per esempio nella bontà del songwriting, che si esplica in riff potenti, sostenuti anche da una registrazione un po’ secca ma adatta al contesto. Soprattutto però i False Gods schierano buone atmosfere, con ancor più sfumature di oscurità e nichilismo che in passato. Insieme a melodie valide ma poco immediate, sono queste ultime a rendere No Symmetry… Only Disillusion difficile da penetrare, anche dopo tanti ascolti. Ma se ci si riesce, ci si trova davanti un lavoro solido e di buonissimo livello!

Senza il minimo intro, Enemy Territory entra in scena subito feroce, con le urla di Mike Stack su una base non potentissima ma densa. È il punto di partenza per una traccia che poi si fa anche più graffiante, quando accelera. Il riff di base si rifà molto al punk da cui lo sludge deriva: lo si sente sia nelle strofe, quasi tipiche del genere non fosse per la nota doom, sia in parte nelle sezioni che le dividono. Più grasse e cattive, ricordano una versione più nichilista dei Mastodon. È una corsa che però dura poco: quasi alla metà esatta, la musica svolta. A parte un ritorno di fiamma della velocità sulla trequarti – seppur in forma più melodica, con melodie lacrimose e dissonanti che si avvicinano persino al black metal – tutto il resto è molto lento. Si passa da momenti un filo più potenti, di vago retrogusto stoner, ad altri davvero depressi, pessimismo allo stato puro. Arricchiscono di molto un pezzo splendido, subito tra i picchi di No Symmetry… Only Disillusion! Ma la storia non cambia con Stay Frosty, che subito dopo si apre in maniera più espansa. Sin dal dimesso e fangoso avvio, i False Gods tornano alla natura più espansa sentita in The Serpent and the Ladder. Abbiamo una base divisa tra un bel riff e belle armonizzazioni, sognante ma in un senso oscuro, senza speranza: una base splendida, ma anche il resto non è da meno. Questa norma si alterna spesso con strofe più energiche, ma giusto di poco. Più che aggredire, il riffage di Nick Luisi e Greg March cerca di evocare tristezza, cosa che ai due chitarristi riesce bene. Pian piano inoltre la stessa falsariga di base comincia a farsi più espansa, ma è una falsa tendenza: al centro la situazione si fa più tempestosa. Prima c’è un breve sfogo, pestatissimo e molto urlato da parte di Stack, per poi lasciare spazio a qualcosa di sfilacciato ma sempre minaccioso. Dura poco prima di spegnersi in una coda lievissima, con una chitarra pulita. Ma il brano non è ancora finito: c’è spazio per una nuova ripresa, seppur lentissima e di depressione nichilista, lancinante. In tutto ciò, ottime inoltre le venature solistiche di Luisi che punteggiano la canzone, sempre ben fatte. Sono un ulteriore arricchimento per un altro brano splendido, insieme al precedente il meglio che il disco abbia da dare!

Dopo un uno-due del genere, purtroppo i False Gods abbassano il livello di No Symmetry… Only Disillusion con I Know Too Much. Un inizio lento e sinistro si concretizza dopo una quarantina di secondi, quando all’improvviso la lentezza si trasforma in urgenza. Ci ritroviamo allora in un tratto vorticoso, quasi death metal per ritmiche e anche per il growl basso di Stack. Ma questa situazione non dura: presto la musica si apre, in ritornelli che, con ritmiche dimesse e il cantante che passa all’urlato, cercano l’infelicità. Purtroppo, non la evocano granché: suonano anzi perfino lagnosi. Per fortuna, il resto si difende, specie nella seconda metà, che cambia strada verso lidi più espansi. Tra momenti truci, cupi e altri invece quasi speranzosi con le loro belle armonizzazioni, tra assoli splendidi e persino cori è una lunga fase molto avvolgente. Aiuta un brano a due facce a essere ottimo, anche se resta un rammarico: fosse stato tutto come la seconda metà, poteva essere anch’esso tra i picchi del disco! È quindi il turno di The Call of the Neanderthal, più una pausa a metà disco che un vero pezzo. Tutta strumentale, al suo interno la band fonde le dissonanze e le atmosfere dello sludge con un’impostazione drone. Senza neppure la batteria, il tutto procede sugli accordi dei due chitarristi per cinque lunghi minuti terrificanti. E anche ossessivi: l’unica variazione sono i suoni dissonanti presenti a tratti, e piccoli dettagli che cambiano di tanto in tanto nel riff. Per il resto, abbiamo una traccia molto statico, ma non importa: svolge bene il suo lavoro. No Symmetry… Only Disillusion riparte quindi con All That’s Left Behind che si attacca al finale della precedente. All’inizio i False Gods si muovono sempre lenti ed espansi, ma quando la batteria di Paulie Stack torna preannuncia una nuova ripartenza. Seppur non velocissima, ha una gran pesantezza, graffiante al punto giusto, ben evocata dall’incastro di ritmiche che si susseguono man mano. Il tutto scorre placido, sulla linea tracciata da una depressione di nuovo mogia, ma non senza calore. Poi però l’aggressività prende il sopravvento nella seconda metà, con frazioni più martellanti. Tra la sezione ritmica e il riff, che a tratti tocca di nuovo lidi death, è una lunga evoluzione minacciosa. Un senso che dura fino alla fine, nel lungo outro lento e strisciante, ma sempre molto sinistro. Chiude un pezzo non eccezionale ma di buona qualità, seppur non spicchi molto nel disco.

Lords of Emptiness parte da un breve preludio con un fuzz, per poi entrare in scena come il tipico pezzo sludge – forse anche troppo. Il riff della coppia Luisi/March sa abbastanza di già sentito, e pur graffiando all’inizio non riesce a brillare. Ma man mano col tempo la situazione migliora: all’inizio il merito è di semplici passaggi più nichilisti, lenti ma efficaci il giusto. Si alternano con la norma di base, fino a che gli americani non conducono il brano in un’evoluzione più aperta. Tra momenti eterei, quasi vicini al post-metal con le loro chitarre pulite ed echeggiate, ed altri più potenti ma meno truci che in precedenza, si crea una bella progressione. Lenta ma di buona atmosfera, incide fino alla fine, in cui l’anima più melodica e quella più potente si mischiano. Si tratta della giusta chiusura per un brano che anche col suo difetto si rivela più che discreto, anche se questo significa anche essere il punto più basso di No Symmetry… Only Disillusion! Per fortuna, i False Gods lo ritirano su alle ultime battute con An Eternity of Failure: inizia in maniera soffice, dilatata, da cupo post-rock. È un intro che va avanti più a lungo, stavolta, ospitando anche le urla lontane, effettate dello Stack cantante. Il tutto va avanti per quasi un minuto e mezzo, prima che esca fuori un pezzo più roccioso e tetro. Nella prima metà è la potenza che domina: non eccessiva, visto che un po’ di espansione rimane, evoca però la giusta tensione, oltre a una certa oscurità. Le ritmiche sono un continuo fluire, e insieme al cantante generano un ambiente avvolgente e d’impatto. Poi però la canzone inizia un ritorno verso le origini, fino a che non ci ritroviamo in una seconda metà anche più dilatata. A parte qualche momento più pesante, il resto ha moltissimi elementi eterei, per la fase più orientata al post-metal dell’intero disco. Tra un assolo lontano, piccoli fraseggi, suoni indistinti, è a questo genere che gli americani guardano. E lo fanno bene: ne risulta un’aura mogia, desolata, molto bella col suo misto di freddezza e un tocco quasi introverso. Il risultato di tutto ciò una buona chiusura per un brano ottimo, neppure lontanissimo dal duo di apertura: come finale dell’album, insomma, va benissimo!

A questo punto, rimane un po’ un rammarico: senza la flessione al centro, No Symmetry… Only Disillusion sarebbe stato molto meglio. Forse avrebbe potuto persino aspirare al capolavoro; ciò non toglie, tuttavia, che anche così si rivela un album di alto livello e godibilissimo. Non sarà per tutti i palati: come ho già detto, le sue atmosfere e le melodie ben poco immediate lo rendono abbastanza difficile da assorbire. Se però hai voglia di penetrare oltre la superficie, allora ti consiglio di concedere qualche ascolto ai False Gods!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Enemy Territory03:44
2Stay Frosty04:58
3I Know Too Much06:11
4Call of the Neanderthal04:51
5All That’s Left Behind04:47
6Lords of Emptiness04:44
7An Eternity of Failure06:28
Durata totale: 35:43
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Mike Stackvoce
Nick Luisichitarra solista
Greg Marchchitarra
Johnny Gierakbasso
Paulie Stackbatteria
ETICHETTA/E:Seeing Reds Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa, la band stessa

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