Chrysilia – Et in Arcadia Ego (2017)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEEt in Arcadia Ego (2017) è il primo e finora unico album dei greci Chrysilia.
GENEREUn symphonic metal con voce femminile di base piuttosto classico. Ma il gruppo lo personalizza aggiungendo una forte componente folk melodico e altri piccoli influssi.
PUNTI DI FORZAUno stile non originalissimo nelle sue componenti di base ma che nelle mani dei greci funziona bene, grazie alla loro qualità. Si esplicano in un buonissimo lavoro per quanto riguarda atmosfere calde e soprattutto melodie catturanti.
PUNTI DEBOLIUna certa discontinuità, con troppi pezzi che deviano dal metal: seppur validi, spezzettano una scaletta peraltro ondivaga, con alcuni alti ma anche qualche basso. Non aiutano la registrazione piatta e qualche cliché di troppo; in generale, la band risulta ancora troppo immatura per sfruttare a pieno le proprie buone qualità.
CANZONI MIGLIORIThe Menalon Trail (ascolta), King of a Stellar War (ascolta), The Fifth Season (ascolta)
CONCLUSIONIEt in Arcadia Ego è un album piacevole e meno scontato della media del genere, apprezzabile da chi ama il folk e soprattutto il symphonic metal. Tuttavia, è probabile che i Chrysilia potranno fare meglio in futuro.
ASCOLTA L’ALBUM SU:Youtube Spotify 
ACQUISTA L’ALBUM SU:Amazon | Ebay
SCOPRI IL GRUPPO SU:Sito ufficiale | Facebook | Instagram | Youtube | Spotify | Metal-Archives
VOTO FINALE
Su un massimo di 100
76
COPERTINA
Clicca per aprire

La frenesia così accentuata nei tempi che viviamo ha parecchie conseguenze, in gran parte negative, su tantissimi ambiti della vita. Neppure il metal ne è immune: negli ultimi anni, qui su Heavy Metal Heaven, ho parlato spesso di quanto la fretta di esordire, di pubblicare un disco a tutti i costi abbia contagiato diverse band, per un risultato sotto le attese. Tra gli ultimi casi che mi siano capitati, in ordine di tempo, ci sono anche i Chrysilia, scoperti per caso qualche mese fa. Band nata nel 2015 ad Atene, ha esordito giusto un paio di anni dopo subito sulla lunga distanza con Et in Arcadia Ego. Si tratta di un album in cui ottime intuizioni e capacità notevoli convivono con ingenuità e scelte poco felici, per un risultato che poteva di sicuro essere studiato meglio. Da un lato, i Chrysilia fanno bene a partire dallo stile. Ad animare Et in Arcadia Ego, è di base il classico symphonic metal con voce femminile, a cui però i greci uniscono un’anima da folk, anch’essa molto melodica. C’è anche spazio per qualche venatura power a tratti, come vaghi influssi da altri generi, di norma ben intersecati con i generi principali della band.

Il risultato è un genere non originalissimo, specie contando le componenti di base, ma che nelle mani dei Chrysilia funziona bene. Merito soprattutto di un buonissimo lavoro sul lato delle melodie, sempre molto catturanti all’interno di Et in Arcadia Ego. Anche il resto però è curato a dovere: per esempio, le atmosfere sono sempre calde e avvolgenti, e presentano spesso un ottimo lato emotivo. Peccato che, dall’altro lato, il tutto suoni fin troppo discontinuo. Colpa in primis della scelta di schierare fin troppi pezzi che deviano dal metal: tutti validi, spezzettano però la scaletta in maniera eccessiva. Non aiutano poi l’ondeggiare dei Chrysilia tra lidi eccellenti e altri che lo sono molto meno, una registrazione piatta e la presenza all’interno di Et in Arcadia Ego di diversi cliché di troppo. In generale, gli ateniesi dimostrano qui buone potenzialità, ma non ancora del tutto sviluppate. È probabile che la causa sia stata l’assenza quasi totale di gavetta: l’idea che esce da questo esordio è che la band abbia bisogno di una bella crescita.

Le danze partono da un lungo preludio: all’inizio solenne e mogio, coi suoi cori in solitaria, nel tempo diventa più oscuro quando penetra l’ambient. Ma poi la direzione musicale cambia di nuovo, quando la By the Gates of Ypsus vera e propria entra in scena. All’inizio sorge come un pezzo molto espanso, ma poi si stabilisce su una norma più incalzante. Non velocissima, ha però un’influenza power ben udibile sia nelle ritmiche che in alcuni passaggi neoclassici che spuntano qua e là. Altri momenti però si rifanno più al folk e al symphonic, come le strofe: più espanse, metto in mostra per la prima volta la bella voce di Chryso. La cantante è protagonista anche della crescita di volume che passa per i bridge, preoccupati, e arriva poi ai ritornelli. All’inizio sono quasi soavi, ma col tempo l’ansia cresce, nello scambio tra la frontwoman e i cori, fino ad arrivare a lidi piuttosto oscuri. È una progressione tutto sommato buona, pur non brillando per personalità: lo stesso appunto che si può fare al pezzo nella sua interezza, del resto. È anche per questo che, pur essendo valida come norma di base, e pur avendo variazioni degne di nota (come la lunga parte finale, espansa e avvolgente tra cori e l’assolo di un ospite d’eccezione come Bob Katsionis dei Firewind) nel complesso il brano non brilla, anzi a tratti suona banale, quasi scolastico. Il suo livello è decente, ma niente più: questo la condanna a non aprire molto bene Et in Arcadia Ego, di cui è addirittura l’episodio peggiore.

Per fortuna, i Chrysilia si risollevano subito alla grande con The Menalon Trail, brano che pende di più sul loro lato folk. Dopo un breve preludio espanso e misterioso, entra poi nel vivo a partire da orchestrazioni solenni, che poi si addensano sempre di più. Sono il preludio a un pezzo che lo è altrettanto, come si può sentire già dalle strofe. Più spoglie, sono però molto incalzanti, fino all’epicità; ancor meglio da questo punto di vista fanno i ritornelli. Con una melodia quasi al limite con la banalità, sanno però avere una profondità splendida. Il merito è soprattutto di Chryso e dell’ospite Margarita Papadimitriou con cui duetta: riescono a dar loro ricercatezza e soprattutto una musicalità meravigliosa, espressiva e molto catchy. Ma non c’è solo il livello vocale: anche la band lavora bene per dare tante sfumature emotive al pezzo. Che anche per questo risulta sempre avvolgente: ne è un buon esempio la variazione più grande, nella fase centrale. Che vira di nuovo su lidi power, in maniera meno velata e più convinta stavolta. Tra l’assolo e ottime venature di tastiera, è un contraltare perfetto per un piccolo gioiello, il picco dell’intero album! È quindi il turno di Desperate Wings, prima ballad della scaletta: si apre con le note delicate degli strumenti folk, ma presto devia su lidi anche più morbidi. All’inizio accanto alla voce c’è solo l’arpa, ma pian piano il tutto si addensa, con orchestrazioni, percussioni e il ritorno di flauti e violini. All’inizio rimane lieve, ma poi la traccia ingloba addirittura elementi metal. Sempre melodici, aggiungono un po’ di impatto alla nostalgia evocata dalle melodie della base. Un’aura che conta molto per i greci: dai cori agli strumenti folk, passando per il rallentamento col piano sulla trequarti, ogni elemento punta al pathos. Un intento che riesce bene ai Chrysilia: pur non essendo tra i migliori di Et in Arcadia Ego, si rivela un brano piuttosto buono!

Un breve preludio di suoni d’ambiente, poi Arcadia comincia con una melodia lontana del violino di Odysseas. È la stessa che esplode poi: oltre all’inizio, fa da base anche per i ritornelli. Forse un pelo banali, vedono Chryso duettare con l’ospite Nikos Roussakis su una base dinamica, che avvolge in maniera carina. Validi si rivelano invece i momenti in cui il violinista evoca qualcosa di preoccupato: spesso sono il preludio a strofe fantasiose, dall’aura magica. Anche di meglio propone sezione centrale, con una melodia folk tipica ma molto incisiva, anche vista la sua particolare progressione. Tra cori, momenti più oscuri e altri più espansi, elementi persino prog a tratti, è il momento migliore di un pezzo per il resto non eccezionale. Almeno però ha il merito di essere discreto e godibile! Tuttavia, è un’altra storia con Et in Arcadia Ego, più un lungo interludio: posto a metà del disco, ne costituisce un vero e proprio spartiacque. Al suo interno, i Chrysilia abbandonano il metal e in parte anche il folk, per quello che, a parte l’intro quasi ambient, è quasi un piccolo poema sinfonico. Tra momenti più delicati e altri invece rutilanti, di grandi epicità, passando per melodie che riprendono quelle già sentite finora nel disco, è un bellissimo affresco. Merito non solo di elementi come le percussioni, che danno un tocco più “etnico” al tutto, i dettagli che danno ricercatezza o quelli che a tratti rendono il tutto più oscuro. Il meglio sono le atmosfere: variano parecchio, ma mostrano sempre panorami interessanti, avvolgenti al massimo. In generale, qui la band greca mostra un ottimo gusto compositivo, con ogni frazione che ha un suo perché. Il risultato è davvero ottimo: nonostante la differenza stilistica, si rivela addirittura non troppo lontano dal meglio del disco omonimo!

A questo punto, è arrivato il turno di Chrysilia, traccia con cui però Et in Arcadia Ego non ritorna al metal. Al contrario, la band dopo un pezzo già melodico schiera un’altra ballata, una scelta un po’ discutibile. Per fortuna, la bontà del pezzo limita in parte la possibile negatività di questa decisione. Il suo livello è percepibile sin quasi dall’inizio, quando, dopo un intro con un carillon, ci ritroviamo in un lieve ambiente folk, dal sapore antico. Tra momenti più ombrosi e preoccupati, resi a tratti lancinanti da Chryso e altri invece delicati e caldi, comincia così una crescita. Basata sempre sugli stessi temi, pian piano diviene sempre più densa, con l’entrata in scena anche delle orchestrazioni. E poi, alla fine, anche di elementi più duri: il finale, per quanto etereo, è più duro. Ma dei cori ossessivi la rendono sognante, oltre che avvolgente. È un elemento che aggiunge valore a un episodio già di suo molto buono: in un album così non sfigura, anzi tutto il contrario! Il ritorno vero e proprio del metal si concretizza quindi con Altar of Silence, che dopo un preludio quasi sinistro esplode come un pezzo symphonic metal serioso. È un’anima che a tratti tornerà, seppur il pezzo sia monopolizzato da uno scambio diverso, tra strofe ancora un filo ombroso ma anche distesi, e i ritornelli. Introdotti da bridge delicati, cambiano verso in qualcosa di più aperto, seppur sia presente un filo di nostalgia nella voce di Chryso e nei cori. In tutto ciò, ci sono tante piccole variazioni minori, ma in generale la canzone è molto lineare. L’unico vero cambio di rotta è al centro, che comincia piano e poi esplode, con un bell’assolo di tastiera sulle ritmiche possenti di Teo Ross. È il giusto contraltare per un pezzo molto carino: non farà gridare al miracolo, ma si rivela almeno valido!

A questo punto, i Chrysilia prendono un’altra decisione che può spiazzare, ma che risulta una delle migliori per quanto riguarda Et in Arcadia Ego. Il black metal melodico di King of a Stellar War dei conterranei Rotting Christ è molto lontano dal loro genere, ma la band greca riesce comunque ad adattarla benissimo. Il risultato è impressionante: sembra quasi di sentire un pezzo di loro creazione, più che una cover. Incidono alla grande sia la norma di base, all’inizio solida per poi diventare più espressiva, sia soprattutto i ritornelli. Mogi, laceranti nella loro calma che però nasconde una tristezza estrema, cosmica, riadattano alla grande quelli dell’originale. Ottima anche la parte strumentale, che il gruppo riadatta a modo suo, con chitarre, tastiere e cori in un florilegio di melodie che non perde il lato emotivo. In generale, parliamo di un’ottima rilettura: pur non essendo originale del gruppo, per quanto mi riguarda è addirittura il picco assoluto del disco dopo The Menalon Trail! La seguente The Fifth Season riabbassa i toni, anche più di quanto sentito finora. Di base, il tutto è gestito dalla voce di Chryso, stavolta sempre dolce e bassa, e dal pianoforte al di sotto, a cui a tratti si uniscono lievi orchestrazione. Il tutto è dimesso e malinconico in una maniera davvero soffice; solo nei ritornelli la musica si addensa un po’. Sempre docili, hanno però una tensione maggiore, il che aumenta anche il pathos. In pratica, a parte l’assolo di pianoforte di Elias Pero dalle vaghe reminiscenze prog, non c’è altro in un pezzo compassato, che nonostante ciò funziona bene. Tanto da essere la migliore tra le ballad di Et in Arcadia Ego. Di sicuro meglio di Desperate Wings (orchestral version), con cui i Chrysilia chiudono i giochi. Come dice il nome, non è che la versione sinfonica e senza tracce di metal della canzone già sentita in precedenza. Carina come variante, ma in fondo non aggiunge molto al disco, specie essendo una traccia regolare invece di una bonus track. Non aiuta poi l’essere piazzata subito dopo un altro pezzo lieve: il risultato è un riempitivo inutile, che allunga solo il brodo. E poteva essere di certo evitato!

Nonostante le scelte discutibili e l’immaturità che filtra dalle sue tracce, alla fine Et in Arcadia Ego si rivela un buon album. Piacevole per quasi tutta la sua durata, può essere apprezzabile per chi ama il folk e soprattutto il metal sinfonico con voce femminile, che vi troverà qualcosa di meno scontato della media del genere. Tuttavia, la mia idea è che i Chrysilia possano fare meglio di così. Visto che, nonostante i quattro anni di assenza totale in campo discografico, la band è ancora molto attiva – come dimostra se non altro la pagina Facebook – sono curioso di sapere se il prossimo disco sarà più maturo. O almeno, pensato con meno fretta!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1By the Gates of Ypsus06:20
2The Menalon Trail04:49
3Desperate Wings05:08
4Arcadia04:34
5Et in Arcadia Ego06:05
6Chrysilia05:23
7Altar of Silence04:38
8King of a Stellar War (Rotting Christ cover)05:50
9The Fifth Season05:39
10Desperate Wings (orchestral version)05:08
Durata totale: 53:34
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Chrysovoce
Teo Rosschitarra
John Matzakostastiera
Odysseasviola e violino
Jim Ramsesbasso
Panos Geobatteria
OSPITI
Bob Katsionischitarra solista, tastiera
Elias Peropianoforte, tastiere addizionali
Margarita Papadimitriouvoce (traccia 2)
Nikos Roussakisvoce (traccia 4)
ETICHETTA/E:Lion Music
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:

Potrebbero interessarti anche...

Aggiungi il tuo commento

Google-Translate it!