Eurynome – Obsequies (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONE Obsequies (2020) è il primo album dei nostrani Eurynome, band fondata nel 2018.
GENERE Un funeral doom metal che, prendendo spunto dalle formazioni classiche, riesce a rendersi personale.
PUNTI DI FORZA I testi sono chiaramente il punto di forza dell’album, mettendosi in risalto attraverso la loro originalità e il loro stampo poetico. Ma la componente strumentale si presenta come un bellissimo contorno.
PUNTI DEBOLI
CANZONI MIGLIORI Conducting Our Own Funeral (ascolta), The End of All We Know (ascolta)
CONCLUSIONI Quello degli Eurynome è un lavoro decisamente meritevole di attenzione da parte di tutti gli appassionati del genere. Obsequies emerge come un album fresco, personale e tipicamente funeral doom.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
75
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L’Italia, nel mondo del metal, non è indietro a nessuno. Nel corso degli anni si sono sempre messi in mostra nuovi monicker vogliosi di immettersi nel mercato musicale, e uno degli ultimi esempi sono proprio gli Eurynome. Nato nel 2018 a Milano, il duo formato da Jacopo Marinelli e Nicole Delacroix riesce a debuttare nel 2020 con il primo full-length assoluto Obsequies, un lavoro che riesce, nel vero senso della parola, a conferire all’ascoltatore un senso di disperazione ed oppressione. La band, infatti, utilizza bassi elettrici al posto delle chitarre e definisce il suo stile “19th century funeral doom metal” a causa dell’accordatura a 436 Hz. Questa frequenza era comune negli strumenti dell’Ottocento, quindi il duo adotta questa caratteristica in ognuna delle sette tracce per dare al suono una tendenza più decadente e malinconica. Intento che riesce benissimo, dato che ogni brano si sussegue come un unico episodio che avvolge l’ascoltatore in ogni suo passaggio, nella sua totale e pura perdizione. Il “dialogo compositivo” tra i componenti funziona egregiamente e lo si nota sin da subito: Marinelli sprigiona il suo growl cupo e remoto che incarna a pieno l’animo tormentato del disco, duettando con il basso assieme a Delacroix che si destreggia magistralmente anche con il pianoforte. Non ci sono, invece, sovrapposizioni o duetti vocali dei due componenti (fatta eccezione per la parte conclusiva), ma questo non sembra essere un aspetto che possa intaccare o rovinare uno stile così ben studiato ed elaborato.

D’altronde, ciò che incarna al meglio l’animo degli Eurynome è proprio il songwriting: se da un lato i testi sembrano essere dei veri e propri requiem, dall’altro mostrano un animo poetico come ben pochi eguali. Lo si nota già nel primo brano dal titolo Eloquence of the Doomsday Fog, in cui Marinelli con delle liriche pesanti, cupe e pessimistiche, ci accompagna in un viaggio parallelo verso la morte, facendoci sentire impotenti e insicuri di ciò che può accadere in un mondo desolato e in rovina, dominato dalla solitudine e dal tempo che, immoto, rimane l’unico testimone dell’esistenza. E così, l’album prosegue in una decadenza poetica tra brani freddi e tenebrosi come The Ancient Stele of Eurynome, lenta e scheletrica, che ci ricorda il nostro avverso destino di fronte alla dea Eurinòme (da cui deriva il nome della band) che non perdonerà le nostre azioni e ci accompagnerà nell’oltretomba. Sono presenti anche due episodi strumentali, ovvero The Dead Warden e One with the Graveyard’s Undergrowth, che smorzeranno le avversità alle quali andiamo incontro, senza una sola parola che ce lo ricordi. Ma sono due casi brevi e isolati, dato che At the Solitary Crypt e Conducting Our Own Funeral, i brani chiave del disco nonché i più lunghi, ci rendono nuovamente consapevoli della decadenza del genere umano, della disperazione più macabra che avvolge le nostre anime fino alla morte e alla fine di tutto ciò che noi conosciamo. Proprio come recita il titolo della conclusiva The End of All We Know che pone definitivamente la pietra tombale sopra le nostre anime in un duetto che, per la prima ed unica volta, contrappone il growl opprimente di Marinelli alla voce quasi sovrannaturale di Delacroix, guidandoci adagio verso un mondo ultraterreno con angoscia e afflizione.

Questo è un lavoro decisamente meritevole di attenzione da parte di tutti gli appassionati del genere. Obsequies emerge come un album fresco e tipicamente funeral doom nel senso più stretto del termine, in cui la componente strumentale, di certo già utilizzata da altre reclute ormai ben più note come Esoteric, Skepticism e Bell Witch, si presenta come un bellissimo contorno delle elaborate e introspettive liriche, il vero punto di forza del disco, espresse in maniera del tutto personale. Sarà impossibile non immergersi nelle esequie della dea oceanina per tutta la loro durata.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Eloquence of the Doomsday Fog09:10
2The Ancient Stele of Eurynome09:05
3The Dead Warden02:64
4At the Solitary Crypt08:04
5Conducting Our Own Funeral12:40
6One with the Graveyard’s Undergrowth02:23
7The End of All We Know05:46
Durata totale: 50:02
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Nicole Delacroixvoce pulita, orchestrazioni, pianoforte, basso
Jacopo Marinellivoce harsh
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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