Domande e Risposte – Acacia

INTRODUZIONE

Se conosci almeno un po’ il mondo del metal, sai che una delle tendenze degli ultimi decenni è quella delle reunion. Una tendenza esasperata negli ultimi tempi: si sono riformate tante band anche oscure, con poca carriera alle spalle prima dell’oblio. In diversi casi, si tratta di operazioni con poco da dire, fatte per capitalizzare l’interesse per il metal classico rinnovato oggi nel mondo. Per fortuna, non è sempre così: c’è anche chi si riunisce per seguire la propria rinnovata ispirazione musicale, come dimostrano gli Acacia. Band siciliana attiva in origine tra negli anni novanta, è tornata di recente con Resurrection, secondo album che ho avuto il piacere di recensire il mese scorso. Si tratta di un lavoro così elegante e ben fatto nel suo mix tra heavy e progressive metal da raggiungere il capolavoro. Come sempre in casi di giudizi tanto positivi, ci tengo a far partecipare le band alle nostre classiche “Domande e Risposte”. In questo caso, a nome degli Acacia, ha risposto il leader e unico membro presente dalla fondazione, il chitarrista Martino Lo Cascio.

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MATTIA LORONI:Come prima cosa, ti andrebbe di raccontare la storia della band ai lettori di Heavy Metal Heaven?
MARTINO LO CASCIO:Ciao a tutti, sono veramente contento e onorato di essere con voi, seppure in modo virtuale. Ho fondato la band nel 1990 a Palermo, la città in cui sono nato e vivo. Da tempo avevo il grande desiderio di condividere con un gruppo di amici un’affascinante avventura artistica… ascoltavamo tutti musica rock e metal e fin da subito ci fu chiaro che volevamo creare e registrare della musica nostra per farci conoscere. Dopo la pubblicazione di quattro demo e la partecipazione ad un’importante compilation con le band più interessanti del periodo, prodotta dall’allora emergente etichetta metal italiana Underground Symphony, siamo arrivati nel 1996 al nostro primo album Deeper Secret, pubblicato sempre dalla stessa label. Nel 1998, però, nel pieno della sua attività, la band si è fermata per una serie di motivazioni personali e differenti scelte artistiche dei vari membri.
MATTIA LORONI:Il vostro “Resurrection” è uscito oltre un anno fa, a fine 2019. Da allora, avrete di certo potuto tracciarne un bilancio: come è stato recepito dalla critica di settore? E come dai fan del metal?
MARTINO LO CASCIO:È vero, ancora oggi a distanza di più di un anno continuiamo a ricevere tanti riscontri positivi. Ti confesso che, sebbene mi aspettassi un discreto interesse per il ritorno del progetto, non mi aspettavo di ricevere una risposta così fortemente positiva ed entusiasta sia dalla critica italiana ed estera che dai vecchi e nuovi fan. Dappertutto “Resurrection” è stato ritenuto un lavoro di raffinata composizione, denso di contenuti maturi e, soprattutto, animato da una grande tensione emotiva. Questo è stato per tutti noi, e per me in particolare, umanamente e artisticamente gratificante.
MATTIA LORONI:Ciò che mi ha colpito fin dai primi ascolti dell’album è la sua capacità di imprimersi in mente: diverse canzoni hanno melodie molto orecchiabili. E, in generale, nonostante la spigolosità del prog avvertibile in certi frangenti, si tratta di un disco che scorre benissimo. È stato un duro lavoro, riuscire a impostare della musica del genere, al tempo stesso semplice e complessa?
MARTINO LO CASCIO:Ti ringrazio per l’osservazione. In effetti la ricerca melodica è la caratteristica principale di ogni canzone ed è quello che, essendomi occupato personalmente di comporre tutte le musiche e di scrivere tutti testi, ho cercato di ottenere… Per me è stato un processo naturale, perché quando scrivo ho bisogno di esprimere e condividere le emozioni più profonde attraverso delle melodie avvincenti che possano rimanere impresse fin dal primo ascolto.
MATTIA LORONI:Di Resurrection, ho apprezzato anche la perfetta convivenza tra una base classica e spunti più moderni. L’equilibrio che si è venuto a creare tra le due componenti è qualcosa che avevate pianificato, o vi è venuta fuori naturale?
MARTINO LO CASCIO:Quando scrivi una canzone tiri fuori inconsapevolmente tutto ciò che nel tempo ti ha formato, tutti gli ascolti che ti hanno lasciato il segno e tutti i gruppi che ti hanno emozionato. È un processo che avviene in maniera naturale, senza che tu te ne accorga. Per fortuna io sono sempre stato un ascoltatore aperto ad ogni proposta musicale e ho sempre ascoltato di tutto senza alcun pregiudizio… per me esistono solo canzoni che hanno qualcosa da dire, e che rimangono nel tempo, e canzoni nate solo per scopi commerciali, che spariscono subito. Quindi nulla è stato pianificato, ma tutto è stato il risultato di un processo compositivo naturale.
MATTIA LORONI:Come ho scritto nella recensione, i miei pezzi preferiti sono “Light in Shadows”, “Gone Away” e “The Age of Glory”. Hai qualcosa da raccontarci su queste tre canzoni, magari qualche aneddoto?
MARTINO LO CASCIO:Ti ringrazio… sono tre canzoni diverse tra loro, ma con un’unica anima. Del resto tutto l’album “Resurrection”, pur non essendo in senso stretto un concept album, lo è per il tema comune presente in tutti i brani: la continua ricerca di se stessi in un processo di continua evoluzione e di resurrezione perenne. Musicalmente tutti e tre i brani si muovono sulle coordinate del progressive metal emozionale, ricco di arpeggi e di momenti soft alternati a momenti più elettrici, con la presenza di una melodia vocale molto riconoscibile e di ritornelli potenti e orecchiabili.
MATTIA LORONI:Domanda classica: quali ritieni che siano le tue maggiori influenze musicali?
MARTINO LO CASCIO:Personalmente durante l’adolescenza adoravo il synth pop e le band anni ’80 come, ad esempio, i Duran Duran, i Tears for Fears, i Depeche Mode… poi mi sono innamorato del metal. Come band, inizialmente siamo cresciuti con il sound dei Maiden, ma poi ci siamo spostati verso un progressive metal emozionale alla Queensryche e Fates Warning. È quello il mondo sonoro che sentiamo nostro.
MATTIA LORONI:Un’altra cosa che chiedo sempre: ci sono artisti che suonano generi lontani dal progressive e dal metal che però ami, o addirittura che per vie traverse riescono a influenzare la musica del tuo gruppo?
MARTINO LO CASCIO:Come ti dicevo prima, a mio parere, chi suona e soprattutto chi compone musica e scrive testi non può fossilizzarsi solo ascoltando un unico o pochi generi. Ci sono tanti artisti che, pur non avendo nulla a che fare con il nostro genere, sono dentro le nostri canzoni, non solo per le loro scelte musicali, ma anche e soprattutto per il loro modo di scrivere… del resto la musica non è che l’espressione di un certo modo di sentire e di vedere la vita.
MATTIA LORONI:L’ho chiesto a tante altre band negli scorsi mesi, e anche con te vorrei fare lo stesso: quale credi che sia stata l’incidenza della pandemia globale sulla scena metal e in particolare su quella italiana? E come pensi che possa essere il suo futuro, una volta che il contagio sarà passato?
MARTINO LO CASCIO:È stato un periodo particolarmente difficile per tutti, nuovo e anomalo soprattutto per la sua gestione emotiva. Tutte le band hanno sofferto, dalle più importanti e blasonate a livello internazionale alle piccole… E sicuramente ne ha sofferto anche la scena italiana, perché da noi fin da subito la situazione è stata sicuramente più invalidante, con il blocco di ogni attività culturale. Naturalmente è stato e continua ad essere un momento particolarmente stressante anche per noi, soprattutto perché avremmo voluto promuovere live il nostro album. Adesso si guarda avanti con la speranza che si possa riprendere quanto prima a suonare in sicurezza e che si possa far ripartire la scena. Ne abbiamo tutti bisogno…
MATTIA LORONI:Sempre parlando del domani: quali sono i piani futuri degli Acacia?
MARTINO LO CASCIO:Il nostro ritorno dopo tanti anni ha destato molto interesse e il nostro album “Resurrection” ha avuto ovunque recensioni positive. Quando tutto ritornerà alla normalità, il nostro grande sogno è quello di condividere la nostra musica e trasmettere con essa le nostre emozioni nei concerti, perché siamo sicuri che il palco, per band come la nostra, sia l’elemento assolutamente naturale e fondamentale.
MATTIA LORONI:L’ultima risposta è sempre a piacere. A te concludere come vuoi quest’intervista.
MARTINO LO CASCIO:Innanzitutto vi ringrazio per avere seguito questa intervista e mi auguro che possiate avere la curiosità di ascoltare il nostro album “Resurrection”. Spero che possiate apprezzarlo e che vogliate acquistarlo… mi raccomando, il vostro supporto è fondamentale! Grazie!
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