Speed Stroke – Scene of the Crime (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEScene of the Crime (2020) è il terzo album dei romagnoli Speed Stroke.
GENEREUn hard rock più vario rispetto al precedente “Fury”. In particolare, la band ha abbandonato il suo lato hair e ridimensionato quello sleaze, per uno stile che guarda al rock duro con un respiro molto più ampio, che prende da diverse ere.
PUNTI DI FORZAUn genere meno derivativo che in passato, ben supportato da un’ottima abilità nella costruzione di ottime melodie e da una grande energia. Il che consente al gruppo di divertire bene.
PUNTI DEBOLIRispetto al passato, il gruppo ha perso un po’ di spontaneità, il che si esplica in qualche sbavatura e in alcune canzoni senza il giusto mordente.
CANZONI MIGLIORIScene of the Crime (ascolta), Hero no. 1 (ascolta), Soul Punx (ascolta), Who Fkd Who (ascolta)
CONCLUSIONISeppur il predecessore degli Speed Stroke fosse meglio, Scene of the Crime rimane un buonissimo album. Intrattiene nella giusta maniera e si rivela qualche gradino sopra alla media dell’hard rock odierno!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
81
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Come ho già spiegato in passato, parecchi degli album di cui mi occupo per Heavy Metal Heaven non mi colpiscono tantissimo. Per questo, una volta accantonati dopo averne scritto la recensione, tendono a uscire dalla mia mente; sono molti meno, invece, quelli che ricordo ancora. Di solito, si tratta di capolavori o al massimo poco di meno: è quest’ultimo il caso di Fury, secondo album degli Speed Stroke.
Recensito nell’ormai lontano 2016, è però un album che ricordo con grande favore. Non sarà stato un masterpiece, ma questi romagnoli nati sei anni prima non volavano molto lontano da quel livello. Il suo mix di hair e sleaze metal era derivativo, ma anche divertente all’estremo. È stato anche per questo che quasi non ci ho pensato quando mi è stato proposto di recensire il successore, Scene of the Crime. Terzo album degli Speed Stroke, uscito lo scorso 6 novembre tramite Street Symphonies e Burning Minds Group, è un album che riserva alcune sorprese. A partire dal genere.

In effetti, la distanza da Fury non è elevata solo per gli oltre quattro anni passati: anche a livello stilistico, Scene of the Crime mostra una piccola rivoluzione. Abbandonato del tutto l’hair metal, gli Speed Stroke conservano in parte il loro lato sleaze, in un hard rock che ha assunto un respiro molto più ampio. Guarda soprattutto alle varie incarnazioni degli anni ottanta, ma non solo: è presente anche una bella componente dalla scena americana del decennio precedente. Convivono anche con influssi più duri e heavy e con venature da altri stili; in generale, la band non ha paura di apparire istrionica.
Si tratta di una scelta lodevole, ma che per Scene of the Crime rappresenta croce e delizia. Da un lato, è vero che ha reso la musica degli Speed Stroke più variegata e personale, ma dall’altro ha tolto loro un po’ di impatto e soprattutto di spontaneità. Ed è un fattore che a tratto pesa: alcuni dei brani lungo la scaletta mostrano, di conseguenza, poco mordente.
C’è da dire che, per fortuna, ciò accade di rado: di solito si possono piuttosto sentire le buone qualità già apprezzate in Fury. In special modo, gli Speed Stroke rimangono dei maestri nella costruzione delle canzoni, che risultano sempre incisive e molto orecchiabili. Merito anche dell’energia di Scene of the Crime, mutuata dal predecessore e che si sposa alla grande anche col nuovo genere.
E così, poco importa se è presente qualche caduta di stile: parliamo lo stesso di un album concreto e solido. Che svolge molto bene lo scopo per cui è stato concepito, ossia intrattenere!

Già dalle prime note di Heartbeat, si sente il nuovo corso affrontato dagli Speed Stroke in Scene of the Crime. Abbiamo un intro da hard rock classico misto addirittura a blues, ma anche cori di echi hair metal: un ibrido che poi si propagherà lungo la canzone. Lo si sente già nelle strofe, un po’ AC/DC e un po’ W.A.S.P. – oltre a una nota un po’ più dura, che ricorda gruppi metal come i Saxon.
Questo tipo di strofa si rivela energica e scanzonata, ma poi arrivano i bridge, più riflessivi e anche un pelo preoccupati. Sono il perfetto intro ai ritornelli: più calmi, vivono di accelerazioni e di rallentamenti corali, che li rendono intensi e anche catchy il giusto. Il momento migliore è però l’assolo di D.B. al centro, puro rock, molto musicale. Valorizza molto un pezzo buono, seppur il meglio del disco debba ancora arrivare.
Gli Speed Stroke lo dimostrano con Scene of the Crime, brano scanzonato come da norma dell’hard rock anni ottanta. Lo si può apprezzare sin dall’avvio, ancora con dei cori sostenuti dalla batteria di Andrew. Preannunciano la falsariga del ritornello, che le sviluppa in maniera più potente: la base lo è molto, ma la vera energia è data dai cori, davvero intensi e catturanti. Colpiscono benissimo, e rappresentano l’apice del pezzo. Da citare sono però anche le strofe: divertenti, istrioniche alla maniera dello sleaze ma senza essere troppo pesanti, intrattengono bene. Ottima anche la tipica parte centrale, la più grande tra le piccole variazioni che arricchiscono il pezzo di momenti spesso divertenti. Coronano un pezzo breve e semplice ma splendido, uno dei picchi assoluti dell’album omonimo!

Dopo tanto divertimento, con After Dark la band vira su toni più malinconici. Lo si sente sin dall’attacco: un breve intro, poi ci troviamo in una norma che unisce lo shuffle della sezione ritmica a influssi quasi AOR. La voce di Jack la aiuta, nel dipingere un ambiente intenso, di buon pathos.
Nell’evoluzione del brano questo sentimento sale in bridge più potenti e sentiti. Ma poi i ritornelli lo smorzano un po’, seppur per una buona causa: sono nostalgia pura, leggera e accogliente. Lo stesso non si può dire invece della fase centrale, davvero potente a livello emotivo. Il risultato è un bel collage di stati emotivi: forse non sarà eccezionale, ma fa la sua buona figura in Scene of the Crime.
Un altro campionamento da qualche film, poi gli Speed Stroke tornano a scatenarsi con Soul Punx. Sin dall’attacco smorzato, si sente la voglia di correre, che poi si libera nella canzone.
Sia le parti strumentali di hard rock magmatico nelle chitarre di Michael e D.B., sia le strofe, più spezzettate e sottotraccia, sia i chorus semplici ma catchy il giusto hanno una gran frenesia vitale. Una frenesia che coinvolge molto bene: merito di una bella spontaneità e anche di qualche rallentamento ben piazzato nei giusti punti strategici. L’unico difetto del pezzo è invece la sua eccessiva brevità: coi suoi tre minuti esatti, sembra un filo frettoloso. Ma in fondo non è un grande problema: anche così parliamo di un pezzo divertente al massimo, poco lontano dal meglio del disco!

A questo punto, per Scene of the Crime è arrivato il momento della ballad: gli Speed Stroke per l’occasione ci propongono No Love. È il classico pezzo a cui reagisci pensando “dove l’ho già sentita questa?”: in effetti, non è niente di diverso dallo standard del classico lento anni ottanta. Un “niente di diverso” però realizzato a dovere: si sente che il pathos è genuino, non come in una di quelle ballad fatte “perché sì”.
Questo pathos viene evocato bene dalla parte principale, divisa tra momenti calmi gestiti dal pianoforte oltre che dalla sezione ritmica e altri più potenti, con chitarre più dure. Quest’ultime sono presenti anche nei ritornelli, in cui le due parti si uniscono in qualcosa di intenso, lancinante. Ricorda addirittura i Savatage, seppur in chiave più rock: la classe dei romagnoli non sarà la stessa, ma è lo stesso un piacere da ascoltare.
Da citare anche la parte centrale, ispirata al flamenco in principio, prima di un’escalation che ricorda quasi l’omologa parte di November Rain. Nonostante la sua differenza dal resto della canzone, si inserisce al suo interno in maniera efficace. E la rende un altro pezzo di ottimo livello!
A questo punto, il disco torna all’animazione con Red Eyes, che pure è preoccupata, come si può sentire nel riff iniziale di Michael. È lo stesso che regge anche i ritornelli, con un altro coro pieno a supportare la voce di Jack: evoca una gran angoscia, molto palpabile. Più duri sono invece le strofe: ispirate di nuovo agli W.A.S.P. per quanto riguarda i cori, cominciano piano ma a tratti assumono riff più heavy.
A parte la classica sezione strumentale con assolo, anch’esso ispirato a tratti a qualcosa di più pesante dell’hard rock, non c’è altro in un pezzo che scorre bene. Non sarà tra i più in vista di Scene of the Crime ma si difende e rimane valido!

Un brevissimo intro col suono di una moneta, poi Out of Money attacca con un fraseggio velocissimo di chitarra. È il prodromo di un brano quasi altrettanto dinamico: condotto quasi sempre da Andrew su un ritmo medio-alto, la sua energia principale è però nel riff. È uno dei più pesanti prodotti dagli Speed Stroke, e rende le strofe tese, ma a modo loro anche allegre, divertite. Lo stesso senso si moltiplica poi nei ritornelli, corali e semplici ma efficaci al punto giusto.
Un rapido assolo centrale, veloce e scatenato, seguita da uno “special” ritmato e leggero ma catturante, è tutto il resto di una scheggia brevissima. E fulminante: non sarà tra i pezzi più in vista del disco, ma sa bene il fatto suo!
La situazione non cambia di molto con Who Fkd Who: un altro breve preludio parlato, poi ci ritroviamo da qualche parte tra AC/DC e hard rock da strada. È quanto filtra soprattutto dall’avvio, una norma che a tratti torna, seppur di solito il pezzo sia meno roccioso. Ma non è un problema: funzionano benissimo sia le strofe, puro rock adatto come sfondo per guidare su una highway americana, sia i più stradaioli refrain.
Non c’è molto altro da dire di un altro pezzo davvero semplice ma efficace, che per il resto presenta solo il classico assolo di D.B., come da norma degli Speed Stroke. Ed è quanto basta: non sarà tra i picchi assoluti di Scene of the Crime, ma non vola neppure troppo più in basso rispetto a quel livello!

Seconda e ultima ballad del disco, One Last Day è più un interludio che altro. La sua base con la chitarra sudista ricorda da lontano Wanted Dead or Alive, e accompagna la voce di Jack a lungo. Ci sono dei momenti in cui l’intensità sale, mentre altrove la musica è davvero delicata. Il brano però non si schioda mai da queste coordinate per tutta la sua durata. La durata più breve del disco, peraltro, coi suoi due minuti e mezzo scarsi: in fondo però non importa. Anche così parliamo di un interludio buono, adatto a riposare le orecchie prima del gran finale, rappresentato da Hero no.1.
Sin dall’inizio, quest’ultima torna ad alti livelli di elettricità, con un attacco veloce e molto sleaze, stradaiolo e disimpegnato come da norma del genere. Sembra l’inizio dell’ennesimo pezzo allegrotto di Scene of the Crime, ma qui gli Speed Stroke hanno un ultima sorpresa in serbo. Lo si può già sentire in parte nelle strofe: seppur briose, hanno qualcosa di diverso in sottofondo. Qualcosa che poi si scopre essere angoscia.
Latente a lungo, esplode però nei ritornelli: col frontman che duetta coi cori, si pongono sentiti, quasi angoscianti. Ma è un bell’effetto: insieme alla melodia, sempre di facile presa, rende il tutto efficace.
Ottima anche la scelta, dopo un assolo in linea con le due anime del pezzo, di mettere nel finale un ritornello più in alto di tono. È la ciliegina sulla torta di un’altra traccia di ottimo livello, appena sotto alla title-track per qualità!

Da un lato, è vero che Fury nel confronto mi era piaciuto di più: questo però non è un buon motivo per sottovalutare Scene of the Crime. Pur da un gradino più in basso rispetto al predecessore, guarda dall’alto di tre o quattro la media dell’hard rock moderno, col suo intrattenimento assoluto, breve ma intenso.
Certo, forse gli Speed Stroke possono fare anche di meglio: se trovassero una sintesi tra la carica di Fury e la nuova personalità, il risultato potrebbe essere stratosferico. Ma anche se i romagnoli non ci riuscissero e continuassero a muoversi su queste coordinate, ben venga. Di sicuro meglio la loro carica dei tanti che si limitano a copiare senza idee l’hard rock degli anni ottanta!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Heartbeat04:24
2Scene of the Crime03:22
3After Dark03:16
4Soul Punx03:01
5No Love06:10
6Red Eyes03:31
7Out of Money02:52
8Who Fkd Who03:32
9One Last Day02:29
10Hero No. 103:10
Durata totale: 35:45
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Jackvoce
D.B.chitarra solista
Michaelchitarra ritmica
Fungobasso
Andrewbatteria
ETICHETTA/E:Street Symphonies Records, Burning Minds Music Group
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Atomic Stuff Promotion

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