Druon Antigon – Desontstijging (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEDesontstijging (2020) è il full length d’esordio assoluto di Druon Antigon, one man band del musicista belga Lennart Jannsen.
GENEREUn black metal atmosferico moderno intersecato con copiosi influssi ed elettronici e qualche influenza doom.
PUNTI DI FORZAUno stile tutto sommato personale e che funziona bene, grazie a un songwriting già abbastanza consapevole e a un buon gusto in fatto di dissonanze, riff e melodie. Ne derivano ottime atmosfere, oscure, alienanti, ipnotiche e con diverse sfumature.
PUNTI DEBOLIA tratti c’è un po’ di immaturità nel mescolare le due componenti del progetto. A volte inoltre il disco suona un pelo prolisso: entrambi i difetti però non incidono troppo.
CANZONI MIGLIORIHerrijzenis (ascolta), Weavess (ascolta)
CONCLUSIONIDesontstijging è un ottimo album, breve ma tutto da ascoltare per chi ama il black metal e non ha paura di contaminazioni più audaci. Tuttavia, Druon Antigon è un progetto che può crescere ancora moltissimo!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
86
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Anche se qualche purista potrebbe storcere il naso, io non ho mai fatto mistero di apprezzare le commistioni tra metal e musica elettronica. Specie se realizzata con criterio, l’unione tra i due generi può produrre capolavori, o almeno album ottimi: è quest’ultimo il caso di Desontstijging di Druon Antigon.
Esordio assoluto di questo progetto del musicista belga Lennart Janssen, uscito lo scorso 4 dicembre, è un disco molto interessante a partire dal lato stilistico. La one man band mescola infatti un black metal atmosferico moderno, martellante e ripetitivo in maniera voluta, con copiosi influssi industrial ed elettronici. Ricorda da lontano i Darkspace ma con una maggiore attenzione e un maggiore spazio dedicato alla seconda componente, vicina agli australiani Mesarthim – di cui però Druon Antigon sostituisce calore e apertura con una forte oscurità.
In più, Desontstijging presenta qualche influsso doom, specie nei momenti più lenti. Aiuta a dare personalità a uno stile che Janssen fa funzionare abbastanza bene, attraverso un songwriting già piuttosto consapevole. Con un buon gusto in fatto di dissonanze, riff e melodie, parliamo di un disco ben composto e col giusto respiro. Elettronica e metal sono bene in equilibrio, e le atmosfere ne beneficiano: sempre oscure, con diverse sfumature, spesso risultano alienanti e ipnotiche.
E così, poco importa se a tratti Druon Antigon sembra un po’ immaturo, specie nel mescolare le sue due componenti. Come importa poco se a tratti Desontstijging risulta un pelo prolisso. In generale, parliamo di un progetto che già in questo esordio mostra idee molto chiare. E di ottimo livello, anche!

Zinloos se la prende con molta calma a entrare nel vivo. Parte da un lungo intro profondo, musica elettronica di cupezza allucinante e abissale, su cui poi spuntano delle dissonanze. Queste ultime danno il là alla prima escalation black metal: entra in scena potente e caotica, forse anche un filo troppo, con le due anime che non si sposano benissimo. Almeno in questa fase, quando Janssen usa il blast beat: quando poi il pezzo rallenta, la sua ombra si sprigiona molto meglio.
Non parliamo poi di quando la confusione si dirada del tutto e ci ritroviamo in una lunga sezione di influsso doom ben più che vago. Tra brevi sfuriate e momenti alienati, lenti e con synth dissonanti, si crea un panorama spaziale, in cui albergano orrori cosmici. Un panorama che va avanti a lungo, fino a decadere in una coda sfilacciata, di effetti sempre più lievi.
Ma il pezzo non è ancora finito, anzi siamo appena a metà. Dal nulla in cui la musica è precipitata, dopo poco la musica elettronica comincia a risollevarsi. E in maniera stupefacente: stavolta è ricercata, notturna, persino con un suo calore. All’inizio espansa, prende poi ritmo, in una maniera new age che mi ha ricordato artisti che apprezzo come Asura o i Carbon Based Lifeforms.
Ma il black non è stato accantonato: torna a riesplodere dopo un’altra pausa, unendosi a questo nuovo lato del progetto. E il risultato è una fuga martellante ma di grandissima profondità. Divisa tra melodie sintetiche e metal, suoni dissonanti e soprattutto un’atmosfera avvolgente, cosmica ma al tempo stesso con un suo calore malinconico, incide benissimo. È la ciliegina sulla torta di un episodio che, a causa del suo difetto, risulta il meno bello di Desontstijging. Ma anche così, il lavoro di Druon Antigon si rivela ottimo!

Herrijzenis comincia di nuovo su coordinate elettroniche e oscure. All’inizio in pratica solo un drone, presto intraprende una crescita che lo rende sempre più denso, tra beat, elementi industrial e fraseggi sintetici, che creano anche una certa preoccupazione. Oltre un minuto così, poi esplode un brevissimo scatto di dissonanze, che si perde quindi in un vuoto allucinante, un bad trip fatto di suoni paurosi e voci parlate. Un vuoto che però presto torna a riempirsi, fino a che la parte metal del progetto metal non torna a fluire.
All’inizio anch’essa è strisciante, con un riffage doom ancor più penetrante che in precedenza. Ma è solo la calma prima di una tempesta: annunciata da altre dissonanze elettroniche, esplode alla fine con gran foga.
Ci ritroviamo allora in un ambiente graffiante, black metal del tipo più tagliente. Il blast beat e le ritmiche sono di impatto assoluto, ma anche la parte di synth funziona alla grande in tal senso. Come del resto lo scream di Janssen, che dà al tutto il giusto tocco disperato al complesso.
Si crea così qualcosa di intensità assurda, atmosferico ma al tempo stesso graffiante. Ciò è vero in special modo negli stacchi più pestati che hanno luogo a tratti: sinistri e pesantissimi, colpiscono con la cattiveria di un pugno in faccia. Ma anche il resto non è da sottovalutare: il risultato è una splendida progressione, che va avanti a lungo.
Ottima anche l’unica, grande variazione in questa parte prima della fine. Ha luogo sulla trequarti, e con il suo incedere minaccioso, dissonante, apre un breve scorcio di tensione fredda in un pezzo che già di suo ne ha parecchia. Si integra perciò bene in un brano davvero bello, il picco assoluto di Desontstijging.

Come da norma di Druon Antigon, Like Gods attacca in maniera elettronica e cupa, con un ambiente stavolta dissonante, ancor più industrial rispetto a quanto sentito in precedenza. È una falsariga che va avanti a lungo, forse anche un filo troppo: nonostante sia suggestiva, alla fine dei suoi oltre tre minuti finisce per venire un pelo a noia.
Per fortuna, ciò che segue è molto meglio. Una breve pausa di riflessione, poi il lato più pesante del progetto di Lennart Janssen torna a scorrere. All’inizio è un fluire lento, quasi funereo, seppur stavolta dominino le dissonanze elettroniche, mentre il tocco doom è lievissimo. Sono il centro della musica anche quando questa poi si sfoga: di nuovo col blast, è un assalto monotono, quasi ripetitivo non fosse per gli effetti sintetici e industriali al di sopra.
Nonostante questo, però, il tutto incide alla grande, con la sua aura ipnotica, sempre avvolgente al massimo. Rende questa seconda metà di brano eccezionale, uno dei momenti migliori dell’intero disco. E valorizza di molto un brano che anche col suo (peraltro lieve) problema in esordio si rivela ottimo.

A questo punto, i Druon Antigon chiudono Desontstijging con Weavess, la sua traccia più lunga. E che, per una volta, entra nel vivo quasi subito: un breve intro ancora una volta fatto di vuoto, in cui si stagliano voci parlate ed effettate, con echi inquietanti, poi ci ritroviamo subito nel suo vortice.
Con blast beat e riffage martellante, è una base che va avanti a lungo, seppur con variazioni di rilievo. A tratti, come all’inizio, si pone fredda come il ghiaccio, convulso, cosmico nel modo più orrorifico possibile. La sua piattezza è quasi spaventosa, e insieme a urla dolorose creano un effetto da pura allucinazione. Altrove però questa impostazione assume un’anima diversa. Sempre cupa, risulta però angosciosa, profonda: merito di melodie lancinanti che spuntano sopra al suo tappeto. Una componente che a tratti è soffice, ma altrove possente, in un continuo oscillare tra i due poli entro cui il pezzo è compreso.
In tutto questo, c’è spazio anche per tratti più aperti e lenti. Di solito rievocano la prima norma del pezzo, quella più cupa. Con i loro riff strascicati e dissonanti e le tastiere ambient che ricordano il Burzum più inquietante, non riposano affatto le orecchie. Risultano anzi frangenti ancor più spaventosi, in cui l’abisso si spalanca sotto i piedi dell’ascoltatore.
Passata la metà però la musica cambia. Ci ritroviamo in un momento calmo in maniera autentica, persino malinconico. Inizia con echi sussurrati retti da chitarre addirittura nostalgiche, sostituite presto da una base elettronica delicata, che però ne preserva l’animo. È un momento lungo, avvolgente, e prepara bene il campo per il finale, che riprende la norma di base in chiave ancor più emozionante.
Con la guida di una melodia sempre tragica ma stavolta quasi delicata, oltre che depressa, va avanti a lungo. Finché sua carica ritmica non si spegne, in un outro stanco: con lentezza, ci riporta nel silenzio, ponendo fine nel modo migliore a questi quasi tredici, eccezionali minuti. Poco lontani dal meglio del disco!

Insomma, seppur non gli manchino ingenuità e difetti, Desontstijging ha così tanto da dare che riesce ad andare oltre. Si rivela un ottimo album, breve ma tutto da ascoltare: per chi ama il black metal e non ha paura di contaminazioni audaci, è insomma consigliatissimo. Il meglio è però che il progetto Druon Antigon mostra ampissimi margini di miglioramento. Come sempre in questi casi, non è detto che arrivi mai a coprirli del tutto: io però spero proprio di sì. E di poter ascoltare il capolavoro immortale che, son convinto, Lennart Janssen abbia nelle sue corde!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Zinloos10:13
2Herrijzenis08:45
3Like Gods07:37
4Weavess12:46
Durata totale: 39:21
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Lennart Jannssenvoce, tutti gli strumenti
ETICHETTA/E:Onism Productions
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:Imperative PR

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