Wax Mekanix – Mobocracy (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEMobocracy (2020) è il primo EP di Wax Mekanix, progetto solista del musicista americano Waxim “Wax” Ulysses Mekanix.
GENEREDi base un hard rock che pesca da diverse delle incarnazioni tradizionali del genere, ma possiede anche un’anima espansa e persino sperimentale. La sua personalità maggiore è la presenza di influssi di tutti i tipi, specie da industiral/musica elettronica e dall’alternative.
PUNTI DI FORZAUno stile originalissimo e anche ben amalgamato, che sa come intrattenere con suoni esotici e atmosfere tipiche dell’hard rock. Beneficia anche di ottime idee e di una scelta di suoni ben studiata e valida.
PUNTI DEBOLIUna registrazione un po’ secca, ma soprattutto una certa discontinuità stilistica a tratti: è come se il mastermind non avesse ancora ben chiara la via giusta da prendere.
CANZONI MIGLIORIMad World (ascolta), Victorious (ascolta), Black (ascolta)
CONCLUSIONINonostante il progetto Wax Mekanix sia ancora un po’ immaturo, Mobocracy è una prima esplorazione valida, che promette bene per il futuro del progetto!
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VOTO FINALE
Su un massimo di 80 per gli EP
73
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Se nel metal sperimentare non è peccato, e anzi si trovano tantissimi gruppi che lo fanno, nell’hard rock da cui esso deriva questa tendenza è ben poco diffusa. Al di là delle sue evoluzioni naturali, di gruppi che hanno mescolato tanti stili diversi ve ne sono ben pochi, specie che abbiano raggiunto anche solo un minimo di fama. Ciò non significa però che non esistano band simili: nel tempo me ne è capitata davanti qualcuna anche a me. Come per esempio Wax Mekanix.
Progetto solista del musicista americano di lungo corso Waxim “Wax” Ulysses Mekanix, si è rivelato al mondo lo scorso venti novembre, all’uscita di Mobocracy. Primo EP uscito grazie a Electric Talon Records, rivela da un lato l’amore del mastermind per l’hard rock, qui affrontato in una maniera che di volta in volta recupera varie tradizioni. Ma non per questo lo si può considerare classico, anzi: di sicuro, Wax Mekanix non ci tiene a copiare i grandi nomi del genere. La proposta di Mobocracy tende piuttosto verso coordinate particolari, spesso espanse, atmosferiche come di rado si sente nel genere.
La personalità maggiore del progetto sta però nel suo continuo sperimentare: all’interno di Mobocracy sono presenti influssi di tutti i tipi. A tratti Wax Mekanix accosta all’hard rock l’elettronica e l’industrial, a tratti invece è l’alternative, altrove ancora sono presenti altre venature.
In ogni caso, sono spesso sonorità dai toni negativi nelle loro incarnazioni originali. Ma il polistrumentista americano riesce a portarli nel suo stile senza condizionarlo in quella direzione. Il suo hard rock forse non sarà allegrissimo (se non a tratti), ma risulta lo stesso calmo, sereno, senza troppa oscurità. Beneficiando al tempo stesso dell’effetto delle sue venature, di solito ben amalgamate con la base.

Si tratta di uno dei pregi di un EP che riesce ad andare molto oltre l’originalità. Al suo interno infatti sono presenti ottime idee, specie sul versante melodico: ottimo, da questo punto di vista, il gusto di Wax Mekanix. Gusto che si riverbera anche nella valida fantasia nella scelta dei suoni: un versante su cui si sente che Mobocracy è ben studiato. Lo è meno, purtroppo, dal punto di vista della registrazione, un po’ secca e approssimativa. Ma in fondo non è un gran difetto: specie a livello di energia, riesce lo stesso a trasmettere l’anima della band, anche al di là di qualche momento un po’ caotico.
In più, l’intero lavoro può contare sulla giusta varietà, un fattore spesso dimenticato dalle band all’esordio. L’esperienza di Wax Mekanix fa sì invece che ogni canzone di Mobocracy abbia la sua personalità. Se però è un pregio, ciò rappresenta anche il principale difetto dell’EP: tra una canzone e l’altra si sentono spesso discontinuità stilistiche – e a tratti persino di suoni e volumi.
È probabile che la colpa sia dello stesso Wax Mekanix: seppur le sue idee musicali siano già chiare, quelle sullo stile da intraprendere ancora no. Per ora, Mobocracy esplora in diverse direzioni, ma senza abbracciarne nessuna e senza cercare una base coerente da cui sperimentare. Il che limita parecchio la resa dell’EP, creando scalini poco piacevoli durante l’ascolto. Ma niente paura: anche così, parliamo di un prodotto interessante, con tanti spunti da riuscire a superare il problema e risultare lo stesso valido!

Un brevissimo intro parlato, probabilmente in russo, poi Blood in My Eyes attacca in maniera allegra. O almeno, così è in apparenza: si sviluppa subito in una direzione più ombrosa, seppur non del tutto oscuro. Lo si sente per esempio nelle strofe, seriose e sottotraccia, con la batteria e il basso distorto a reggere la voce di Mekanix.
C’è giusto qualche stacco più leggero, come per esempio i bridge – peraltro neppure troppo riusciti, con la loro eccessiva estrosità hard rock anni ‘70. Per il resto il tutto è preoccupato, e tende a diventarlo di più, fino a toccare l’apice nei ritornelli. Non troppo catchy, sono però suggestivi, con i veli di chitarre echeggiate e i cori che si intersecano, creando un buon effetto atmosferico. Riflessivo, incide però il giusto.
Buona anche la sezione centrale, malinconica nei cori che sostituiscono l’assolo, e quest’ultimo presente solo in un ritmato, incalzante secondo momento. La chitarra vena il pezzo anche nel finale, che sviluppa ancora il refrain. È la giusta chiusura di un pezzo buono nelle sue componenti, ma che risulta discreto per il suo difetto. Questo non gli consente di aprire molto bene Mobocracy, visto che è il suo punto più basso!
Di sicuro, è un’altra storia con Victorious: si avvia in maniera corale e ossessiva, anticipando in qualche modo i ritornelli. Che Wax Mekanix sviluppa poi in un senso molto catchy, accompagnato da cori in una melodia vocale semplice ma vincente: si lascia cantare benissimo, anche nella sua aura semplice, serena, zuccherosa.
Ottimo anche il resto: la base di solito è il più classico degli hard rock, solare e aperto, non fosse che il beat di base e anche la voce a tratti effettati fanno pensare più all’industrial. Un ibrido che però funziona bene; lo stesso si può dire della fase centrale. Ritmata, ancora una volta quasi semplicistica all’inizio, si evolve poi nel classico assolo hard rock, giusto di poco reso cadenzato dal solito ritmo. E in fondo, non serve altro a un pezzo semplice per essere grandioso, tra i picchi assoluto del disco!

All Freaks inizia bizzarra, e col tempo la situazione non migliora, anzi. Se la base che emerge dall’intro è puro hard rock, è accompagnata da suoni particolari, elettronici, inediti per il genere.
È una falsariga che a tratti torna, soprattutto all’interno delle strofe, seppur di solito in versione addolcita. Convive al loro interno con un’anima ritmata, semplice di suo ma non esente dalla stranezza del resto. Colpa soprattutto di un vago senso teatrale, che a me ha ricordato (da lontano) l’avant-garde metal. Un senso che si accentua nei chorus: pieni di sovraincisioni, densissimi, risultano però musicali al punto giusto.
Niente male neppure la fase centrale: inizia nella maniera più classica nel rock duro del pezzo, pur avendo un mucchio di suoni in sottofondo. E poi, progredisce verso qualcosa di più espanso, quasi allucinato, pur mantenendo la sua aura giocosa. Niente di meglio, quindi, per concludere un pezzo ottimo: non sarà tra i migliori della scaletta, ma sa bene il fatto suo. Tuttavia, non l’aiuta essere compresa tra i due picchi di Mobocracy: sì, perché ora Wax Mekanix opta per Mad World!
Se la prende con calma, con un altro intro bislacco a dir poco. Sembra quasi una parodia della musica mediorientale, con tanto di muezzin, ma poi svolta verso qualcosa di ben più diretto. I suoni industrial in sottofondo rimangono, ma il resto è hard rock energico, con persino un influsso heavy metal a tratti. Lo si può sentire soprattutto nel riff iniziale; più leggere, ma sempre animate, si rivelano invece le strofe. Senza raccordi, portano dritte verso refrain lunghi ma scanzonati. Con una melodia vocale più che godibile e tanto divertimento, avvolgono sempre fino alla fine, quando tornano verso una dimensione più dura.
Ottimo anche l’assolo centrale, da tipico hard rock col suo misto di lieve pathos e le ritmiche classiche del genere a sostenerlo. Poi però sfocia in una coda strana, con la voce effettata, che ci ricorda la vera anima del progetto. Anch’essa contribuisce bene a un brano ottima: pur nella sua relativa essenza classica (specie rispetto agli altri della scaletta), risulta splendida, il migliore dell’EP con Victorious e forse anche meglio!

Con Ghostland, Mobocracy torna sul suo lato più melodico, anche più di quanto sentito finora. Inizia con la batteria lieve di Wax Mekanix, un rullo che però crea un’atmosfera intima su cui il mastermind comincia a cantare con altrettanta dolcezza. Un avvio che preannuncia una canzone senza grandissimi spigoli.
Le strofe sono espanse, tanto da poter essere definite “hard rock atmosferico”. Dal suono abbastanza classico, sono sovrastate da lievi scambi vocali e da piccoli cori, che aiutano per risultare eteree. Un po’ più intensi sono invece gli stacchi che si aprono qua e là, ma senza grande forza: è più la malinconia a dominarle, grazie a mogi cori in accoppiate con la voce del frontman.
Un po’ il tono si apre nella fase centrale, che ha anche un che di obliquo, di crepuscolare a tratti. Di norma però è più potente, col suo navigare tra l’heavy progressive, con il suo ritmo scomposto, e dei cori che ricordano da lontano i Queen. Dà il là a un assolo calmo, in cui l’influsso blues del resto viene fuori con più forza. Da citare è anche il finale, che sviluppa l’inizio in qualcosa di chiaro influsso r’n’b. Ma non stona con una traccia placida come questa, anzi la valorizza e l’aiuta a essere di ottimo livello!
A questo punto, Mobocracy è ormai agli sgoccioli: per l’occasione, Wax Mekanix sceglie Black, che dopo un avvio eccentrico come sempre vira su qualcosa di molto più classico. A livello stilistico sembra il tipico pezzo solo voce e chitarra, un’impostazione che varia dal canone rock e pop solo per battiti di mani e le percussioni di Isaac Wilson alle spalle. Ma per quanto classica, la malinconia che ne esce è incisiva, e ha qualcosa di misterioso. Qualcosa che poi esce fuori alla distanza.
Già lo si sente un po’ nei bridge, un po’ più cupi: la stessa cupezza che filtra poi nei refrain. Con quasi una certa freddezza, data dagli elementi elettronici e dal beat industrial, hanno però anche un bel pathos. E possono contare su una bella melodia, piatta in maniera voluta ma di impatto valido.
Ottima anche la fase centrale, invece calda ed emozionante, pur durando poco. Sigilla al meglio una ballad tutt’altro che convenzionale, e non solo. Anche la qualità è elevata insieme alla personalità: questo le consente di essere addirittura di poco alle spalle rispetto al meglio del disco che chiude!

Per concludere, Mobocracy è un’ottima prima esplorazione per Wax Mekanix, valida e piena di spunti interessanti. Certo, come detto il musicista statunitense deve ancora trovare la propria strada e mettere bene a fuoco il proprio stile. L’impressione che questo EP dà è che suo potenziale sia elevatissimo: per questo, sono più che curioso di vedere come andrà avanti. Sicuro che, se risolverà il problema e continuerà a muoversi su questi livelli qualitativi, in futuro potremmo vederne delle belle!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Blood in My Eyes04:42
2Victorious04:52
3All Freaks03:00
4Mad World04:43
5Ghostland04:38
6Black05:05
Durata totale: 26:59
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Waxim “Wax” Ulysses Mekanixvoce, chitarra, batteria e percussioni
OSPITI
Maxim “Lectriq” Laskavychitarra e backing vocals
Brandon Yeagleybacking vocals
Tom Altmanchitarra e basso (tracce 1-3, 5)
Wendell Pops Sewellchitarra e basso (tracce 1-3, 5)
Chris Bishopchitarra (traccia 2,3 e 6)
John Hazelchitarra e basso (traccia 4)
Isaac Wilsonpercussioni (traccia 6)
Tommy Conwellbacking vocals (traccia 2)
Nataliya Odudbacking vocals (traccia 2)
Eli Goldmanbacking vocals (traccia 2)
M11Sonbacking vocals (traccia 2)
Raje Shwaribacking vocals (traccia 3)
ETICHETTA/E:Electric Talon Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa, l’etichetta stessa

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