Saarkoth – Cult of Nature (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONECult of Nature (2020) è il secondo album dei Saarkoth, band inglese fondata nel 2016
GENEREUn black metal pregno di diverse influenze provenienti dagli altri sottogeneri, soprattutto melodic e atmospheric.
PUNTI DI FORZAUn disco reso personale dal sapiente mix influssi in ogni brano, nonché avvincente per il profondo songwriting del gruppo.
PUNTI DEBOLILa produzione non sembra essere quella di un gruppo moderno, pur non essendo pessima.
CANZONI MIGLIORIRains over a Dying World (ascolta), Praying to Man (ascolta)
CONCLUSIONIIn grado di colpire gli ascoltatori tramite un black metal non originale, ma vario e per niente scontato, Cult of Nature rientra tra gli album più interessanti del 2020 nel genere dei Saarkoth,
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
85
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I Saarkoth sono un duo inglese proveniente da Lichfield, Staffordshire. Attivi sin dal 2016, Ellis Arnott e Lewis Baker hanno prodotto un demo, un EP e un full-length di debutto intitolato Jera, affrontando un black metal melodico, atmosferico e per niente banale nella sua costruzione, con trame complesse divise tra momenti più tirati ed altri più eterei e meditativi. Giunti al 2020, i Saarkoth si ripresentano con il secondo album Cult of Nature, in cui la formula vincente non cambia, ma anzi migliora, riuscendo a soddisfare le aspettative dei fan e della critica in otto lunghe tracce che sembrano susseguirsi tutto d’un fiato.

Si parte con Never the End: viene introdotta da un monologo ipnotico che si erge sopra un tappeto di note di chitarra sognanti. Dopo quasi due minuti, però, la chitarra inizia ad emettere incredibili suoni in tremolo che accompagnano all’esplosione definitiva del brano, il quale avanza dapprima in una sezione più lenta e contornata da cori per poi immettersi nei funesti binari del classico black metal fatto di scream, blast beats e assoli fulminei. I Saarkoth trasmettono in 9 minuti di durata un senso di angoscia e solitudine degno del più classico depressive black, e se tutto ciò è possibile è grazie al songwriting ispiratissimo legato alla natura e al destino dell’umanità e che si riversa inevitabilmente anche nella sezione strumentale. La traccia lascia il posto a Rains over a Dying World, l’episodio più lungo dell’album: sembra decisamente una traccia molto più old school ricordando per molti versi i Carpathian Forest. In questi lunghi 10 minuti, i Nostri mettono in mostra tutto il loro repertorio in maniera molto incisiva, non disdegnando anche una buona sezione ambient verso la fine. The Great Filter non modifica la sostanza dell’album, ma si differenzia per le sue sezioni al cardiopalma che mantengono la stessa intensità in momenti più prolungati, introducendo anche una parte caratterizzata dalle call vocals. Burn the Forest Down si presenta come l’ennesimo episodio eccezionale per ciò che riguarda la ferocia più esplicita del black metal, ma al contempo offre un incredibile bufera di tristezza nel suo ritornello che colpisce dritto l’anima. Sanctuaries of Oak, altro episodio lunghissimo, ci regala dell’altra musica avvincente, così come Praying to Man che accoglie come ospite Ryan Willis dei Deadwood Lake, autore di un assolo pazzesco verso il finale. May Winter Bury the April Flowers e Questions for the Heavens rappresentano il doppio sprint finale dell’album, in cui non viene aggiunto niente di nuovo, ma conferma il suo ricco insieme di abilità e di emozioni infinite.

L’Inghilterra è ormai abituata a veder nascere formazioni black metal validissime (basti pensare ai Winterfylleth e ai Lychgate), ma i Saarkoth sono una delle più sorprendenti. Cult of Nature rientra sicuramente tra gli album black metal più interessanti del 2020, in grado di colpire gli ascoltatori tramite uno stile sicuramente non originale, ma vario e per niente scontato, attingendo da quasi tutti i sottogeneri del black metal in un unico calderone. L’unica pecca dell’album è la produzione, non pessima ma neanche ottima, e da una band recente questa è l’ultima cosa che ci si potrebbe mai aspettare. In ogni caso questo non rovina assolutamente il giudizio finale di questo lavoro, imperdibile per gli appassionati del black metal.

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Never the End09:36
2Rains over a Dying World10:11
3The Great Filter06:17
4Burn the Forests Down05:28
5Sanctuaries of Oak08:48
6Praying to Man07:42
7May Winter Bury the April Flowers05:02
8Questions for the Heavens07:32
Durata totale: 01:00:36
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Ellis Arnottvoce, chitarra, basso, synth, cori
Lewis Bakerchitarra
OSPITI
Mike Hardistychitarra solista (traccia 3), batteria
Ryan Willschitarra solista (traccia 6)
ETICHETTA/E:autoprodotto
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:la band stessa

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