LaColpa – Post Tenebras Lux (2020)

SCHEDA DEL DISCO
Per chi ha fretta
PRESENTAZIONEPost Tenebras Lux (2020) è il secondo album degli alessandrini LaColpa.
GENEREDi base lo stesso mix di sludge metal atmosferico e noise sentito nel precedente Mea Maxima Culpa (2017), ma con un piglio più espanso.
PUNTI DI FORZAUna maggiore maturità rispetto al passato: consente al gruppo di costruire in maniera consapevole atmosfere opprimenti e orrorifiche. E, in generale, di impostare un album di sostanza.
PUNTI DEBOLIUna certa mancanza di memorabilità, una scaletta con qualche momento morto, la mancanza di una vera hit, una registrazione non buonissima. Ma nessun difetto castra troppo la resa del disco.
CANZONI MIGLIORIWelcoming the Agony (ascolta), Black Opal (ascolta)
CONCLUSIONIPur non essendo un capolavoro, Post Tenebras Lux si rivela un buon album, da provare per chi apprezza i generi che i LaColpa uniscono.
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VOTO FINALE
Su un massimo di 100
77
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Dopo le tenebre, altre tenebre ancora più oscure. Ho già avuto modo di conoscere i LaColpa, in passato: sono passati tre anni quasi esatti da quando, nel 2018, ho recensito il loro esordio Mea Maxima Culpa. Allora, avevo apprezzato il nichilismo di questa band di Alessandria, in Piemonte. Al tempo stesso però avevo criticato l’immaturità della band, che la rendeva a tratti troppo caotica ma senza un perché. Anche per questo, avevo qualche riserva quando, qualche tempo fa, mi è stato proposto Post Tenebras Lux.
Secondo album dei LaColpa, alla fine ho deciso di recensirlo. E col senno di poi, si è rivelata la scelta giusta: al suo interno, i piemontesi si rivelano molto più maturi rispetto al passato. Di base, il loro stile mescola sempre sludge metal e noise, con qualche influsso black (ma meno che in passato). Lo fa però in maniera più rarefatta: i momenti più potenti sono di meno, mentre per il resto la band punta di più sulle sensazioni evocate. Ben più curate rispetto all’esordio.
Il merito è soprattutto della maturazione dei LaColpa, che ora affrontano con più cognizione di causa anche i momenti più caotici. E, soprattutto, riescono a dare un grande impatto alle loro atmosfere: Post Tenebras Lux è un album di oscurità incredibile, totale. Tra i momenti più metallici e le tantissime pause inquietanti, senza riff ma in compenso piene di urla e dissonanze, è un suono davvero spaventoso e opprimente. Lo definirei addirittura horror metal: il suono del disco è un po’ diverso da ciò che di solito si intende con questa etichetta. Ma secondo me si adatta benissimo alla musica così asfissiante dei LaColpa.
Insomma, Post Tenebras Lux ha risolto la poca consapevolezza che affliggeva la band in Mea Maxima Culpa. E anche dal punto della vista della incisività, gli alessandrini sono migliorati, seppur a tratti la loro musica soffra ancora di questo problema. Non tutto nel disco è memorabile, e soprattutto manca una vera hit che possa valorizzarlo davvero. Anche se ciò non gli impedisce di essere almeno buono.
Neppure la presenza di qualche momento morto riesce a farlo. E nemmeno una registrazione volutamente sporca, che funziona quasi sempre ma nei momenti più potenti limita un po’ l’impatto dei LaColpa ha un effetto troppo negativo su Post Tenebras Lux. Che anche così risulta un album onesto e tutto da ascoltare!

Theosophy of Pain è un lungo preludio che dà esattamente ciò che promette: dolore e sofferenza. Nei primi secondi può persino sembrare calmo, etereo col suo effetto rumore ma a basso volume. Presto però esso diventa più stridente, e soprattutto comincia a fare da base per scream, growl e urla che si intrecciano, per un effetto davvero angosciante. E ben studiato per riuscire in questo intento, anche.
Nei suoi oltre tre minuti e mezzo, ci trascina in una spirale discendente nell’abisso, sempre più estrema, tanto che quando il tutto comincia a spegnersi è quasi un sollievo. Ma un sollievo di breve durata, perché di lì a breve Black Opal irrompe in scena.
Subito cupa col suo lead lontano, va avanti così per una cinquantina di secondi, poi all’improvviso il metal deflagra con gran potenza. Reso battente, alienato dalla cassa di Davide Boeri, è il punto di partenza di una progressione cupa e nichilista. E ancora piuttosto confusionaria: non c’è solo la potenza – peraltro molto espansa – ma anche i tanti effetti di Cecco Testa, che rendono il tutto più dissonante.
Questa situazione però non dura troppo: presto il tutto si calma un po’, almeno a livello ritmico. È il turno allora di una fase molto più lenta, espansa e doom. Ma l’atmosfera non è meno sinistra, anzi: lo scream feroce di Mario Olivieri e dissonanze sludge rendono il tutto ben poco confortante.
Si tratta in pratica di un ponte per la seconda, lunghissima metà, che poi lascia perdere del tutto il metal per spostarsi sul noise più puro. Un genere che, lo ammetto, non ho mai approfondito molto, quindi non saprei descriverlo in maniera “competente”. Ciò che so è però che questi oltre cinque minuti sono davvero spaventosi. Tra rumori allucinanti, come da colonna sonora di film thriller ma distorti all’inverosimile, echi vocali, scatti repentini del batterista e chitarre suonate in apparenza a caso, ma al tempo stesso ben piazzate per allucinare, il risultato è un lungo bad trip. Un bad trip di buonissimo impatto: forse è persino la parte migliore dell’intera canzone, pur non avendo nulla di metal!
Anche il resto però è tutt’altro che da buttare. Nel complesso, abbiamo un pezzo forse non eccezionale ma valido, poco lontano dal meglio di Post Tenebras Lux!

Martyrdrome è l’episodio in cui i LaColpa raggiungono l’apice per quanto riguarda la loro anima caotica. Da un inizio di retrogusto industrial, lieve, cresce in breve qualcosa che all’inizio risulta espanso, persino con un filo di solennità. Ma presto il rumore prende il sopravvento, con un incrocio di effetti che ricorda la seconda parte della traccia precedente. Con uno spirito ancor più disorganizzato, però: in pratica il tutto avanza senza una struttura, puro astrattismo musicale che cerca solo oscurità e orrore.
In parte ci riesce anche, specie nei momenti più dominati dalle dissonanze della chitarra di Davide Destro o quelli un po’ più strutturati in cui compare la voce di Olivieri. A tratti però il complesso risulta un po’ ridondante, il che gli fa perdere un po’ di impatto sonoro. Non aiuta poi la durata di quasi otto minuti: il risultato è un pezzo carino e con spunti validi. Ma che, nel complesso, risulta l’apice in negativo del lavoro.
Di sicuro va meglio con Welcoming the Agony, che parte dalla prima, vera melodia presente in Post Tenebras Lux. È qualcosa di vecchio, a giudicare dalla registrazione, con una voce femminile che scandisce qualcosa di ossessivo, come in un disco incantato. Ha già subito un effetto da film horror, aumentato poi da quelle che sembrano voci di bambini effettate ed echeggiate per essere glaciali.
Già così risulta abbastanza minaccioso, ma poi i LaColpa di colpo staccano verso lidi penetranti, di pesantezza assurda. Già il riff iniziale di Destro, con quasi un accenno drone, è devastante, poi il pezzo lo diventa anche di più. La progressione lo porta ad avere sempre più aggressività e sempre più nichilismo, che a parte i rumori di Testa sono quelli classici dello sludge.
In ogni caso, la macrostruttura stavolta è semplice: alterna momenti più statici come all’inizio e questa nuova norma in qualcosa di però roboante, in continuo movimento. È lento, ma costante, e avvolge molto bene dall’inizio fino alla fine, che riprende l’intro inquietante. Sono i segreti di un pezzo ottimo, il picco assoluto del disco!

A questo punto, Post Tenebras Lux è già alle ultime battute: per l’occasione, i LaColpa optano per Relics, il brano più lungo del disco per distacco coi suoi diciotto minuti. Anche per questo, all’inizio se la prende con molta calma: per oltre un minuto, in scena c’è solo un effetto basso, piatto in maniera voluta. È su di esso che poi spunta la batteria di Boeri: scandisce per un po’ un ritmo lento, echeggiato per poi dare il là al pezzo vero e proprio.
Subito torvo e sinistro, non è niente di diverso da quello che i piemontesi ci hanno proposto finora. Ma se possibile, ha un filo di nichilismo in più: con dissonanze a tratti di influsso black, ci ritroviamo in un nuovo ambiente alienante. Un ambiente che si evolve spesso, tra momenti più doom e altri più stridenti, in qualcosa a tratti lento, ma sempre pieno d’angoscia. Specie nella seconda falsariga, in cui si mette in evidenza anche il lato noise del gruppo.
Quest’ultimo col tempo cresce anche nell’altra norma, fino a che il tutto non diventa davvero solo rumore. Un rumore bianco, monocorde, che però non dura troppo a lungo. Presto dal suo mare esce fuori una lenta melodia del basso di Andrea Moio (o forse di una chitarra iper-ribassata, difficile dirlo), mogia e dimessa. È la base su cui Olivieri stavolta bisbiglia solamente, almeno all’inizio.
Per lunghi minuti, questo ambiente si perpetra, per poi spegnersi alla fine. Ma ancora non è finita: si riaccende poi, stavolta con lievi melodie di chitarre, persino malinconiche. Il tutto a tratti è un po’ prolisso, ma in generale avvolge bene, e rappresenta una calma introspettiva dopo la tempesta. Il che lo rende una buona chiusura sia per il disco che per una canzone tutto sommato valida, anche col suo piccolo difetto!

Per concludere, come già detto Post Tenebras Lux è un album sostanzioso e di gran effetto. Certo, non sarà un capolavoro, né del noise e del metal, ma ha davvero importanza? Se ti piacciono entrambi i generi e soprattutto le loro branche più oscure e inaccessibili, è un lavoro almeno da provare. Con la sua oscurità e il suo orrore cosmico, è difficile che tu non possa apprezzare questa nuova incarnazione, più matura e migliore, dei LaColpa!

DATI DEL DISCO
TRACKLIST
1Theosophy of Pain03:38
2Black Opal08:21
3Martyrdrome07:50
4Welcoming the Agony05:48
5Relics18:03
Durata totale: 
FORMAZIONE DEL GRUPPO
Mario Olivierivoce
Davide Destrochitarra
Cecco Testasynth, rumori, sample
Andrea Moiobasso
Davide Boeribatteria
ETICHETTA/E:Brucia Records
CHI CI HA RICHIESTO LA RECENSIONE:l’etichetta stessa

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